ANIMALI & PALAZZI

PUNTATA DI LUNEDÌ 2 AGOSTO, ORE 12.00

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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Ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva. Alla Camera continua spedito l’iter per l’approvazione in seconda lettura della riforma dell’art. 9 della Costituzione: tutte le Commissioni hanno dato parere positivo al testo approvato dal Senato. Nella Commissione Giustizia del Senato, dopo la sconvocazione dei lavori di Commissione della scorsa settimana, è stato ricalendarizzato per mercoledì prossimo il ddl di riforma del codice penale che dovrebbe inasprire la normativa sul maltrattamento degli animali. Mercoledì 4 agosto, nella Commissione Agricoltura della Camera, si svolgeranno le audizioni di Ispra, Coldiretti e Agrinsieme nell’ambito delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, l’obiettivo è di allargare oltremodo le maglie della caccia : cacciare sempre, cacciare senza limiti.

Fuori dai Palazzi: continua senza sosta l’impegno dei volontari della Lav per salvare gli animali scampati dalle fiamme degli incendi che hanno devastato la zona dell’Oristanese, in Sardegna. Tantissimi animali non ce l’hanno fatta e, purtroppo, molti cani sono arsi vivi perché legati alle catene. La Lav ha chiesto ai Comuni interessati di emanare un’ordinanza urgente per vietare la detenzione degli animali a catena.

In questo momento la priorità è mettere in salvo quanti più animali possibile: sul posto è arrivata da Roma anche l’ambulanza della Lav, ma l’impegno per soccorrere e curare in cliniche specializzate tutti gli animali è veramente oneroso. E’ possibile sostenere l’attività di soccorso della LAV effettuando una donazione a questo indirizzo: https://bit.ly/Emergenza-Incendi-Sardegna. Anche un piccolo contributo potrà fare la differenza.

ANIMALI & PALAZZI riprenderà le trasmissioni a partire da lunedì 13 settembre, sempre alle ore 12.00.

Buon ascolto e buone vacanze!

ATTACCO A BAGHDAD. LE CONSEGUENZE NELL’AREA MEDIORIENTALE.

RISIKO- con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione del sen. Massimo Candura, vicepresidente della Commissione Difesa del Senato.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 28 LUGLIO, ORE 17.00

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La tensione sull’Iraq è molto forte. L’attentato del 19 luglio scorso al mercato Sadr City di Bagdad, dove un uomo dell’Isis si è fatto esplodere usando una cintura esplosiva che ha ucciso più di 35 persone, è solo l’ultimo episodio di una situazione alquanto critica. E mentre il presidente Mustafa al-Kazemi è impegnato all’estero per un giro di incontri con i maggiori leader mondiali ( da ultimo l’incontro del 26 luglio alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden), la sicurezza in Iraq è compromessa da una serie di fattori che stanno destabilizzando il Paese.

Da una parte gli scontri contro il PKK nella zona del Kurdistan iracheno, dall’altra l’azione dell’Isis che sta cercando letteralmente di “lasciare al buio” il Paese, abbattendo le torri per l’elettricità ( tra tralicci e centrali elettriche). Da ultimo, il problema dell’acqua, con il fiume Shatt al-Arab che si sta prosciugando: la siccità, i cambiamenti climatici e le dighe turche che hanno bloccato di fatto il corso dell’acqua del Tigri e l’Eufrate, stanno rendendo la situazione sempre più preoccupante per la popolazione. In tutto questo contesto, grande incertezza incombe sulle elezioni di ottobre, e l’instabilità dell’Iraq andrà inevitabilmente a riposizionare i rapporti di forza in tutto il Medio Oriente.

Buon ascolto…

A tu per tu con suor Monia Alfieri – ECCO COS’È SUCCESSO IN SENATO SUL DDL ZAN.LA VERITÀ IN PUNTO DI DIRITTO CHE I MEDIA NON RACCONTANO.

Puntata di giovedì 22 luglio ore 19.45

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Il Parlamento italiano dovrebbe approvare una legge per prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza fondata su motivi legati all’orientamento sessuale? Assolutamente sì. Tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono espresse a favore di un provvedimento che vada in questa direzione. Ecco perché riteniamo che il racconto mediatico secondo cui una parte del Parlamento è contro l’approvazione del ddl Zan sia tanto fuorviante quanto pericoloso per l’opinione pubblica. Attorno a questo provvedimento, infatti, si sono volutamente creati due schieramenti contrapposti che stanno dividendo il Paese e ledendo proprio i diritti di quanti il ddl dovrebbe tutelare.

Le ragioni per cui una parte della politica, tra l’altro molto trasversale, si sta opponendo all’approvazione non di una legge sull’omotransfobia ma di questo specifico testo di legge, riguardano questioni di diritto. Sul banco degli imputati ci sono gli articoli 1,4 e 7 del disegno di legge, che presentano evidenti profili di costituzionalità. Una legge non può definire la “persona”: ha il compito di garantirla e tutelarla. Ogni definizione contiene in sé una limitazione, dei confini che se stabiliti per legge vanno a creare un pericoloso precedente di diritto. L’invito è quindi a ragionare con consapevolezza, poiché i pregiudizi di opinione di qualsiasi genere ( pro o contro qualcosa) quando si parla di diritti civili vanno ad inficiare il buon senso dei nostri ragionamenti. In questo podcast, suor Monia Alfieri ci mette davanti a delle evidenze giuridiche, filosofiche ed etiche, che costituiscono un grande contributo per riportare la discussione su questo ddl sulla giusta strada della ragione e del buon senso.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 19 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. Alla Camera approvata all’interno del decreto sostegni-bis una norma (bipartisan PD/Lega) che riduce per tutto il 2021 l’IVA al 10% per l’acquisto di animali vivi per uso venatorio: la norma pro caccia costerà ai contribuenti un minino di 500 mila euro.

Presentata un’interrogazione da parte dell’on. Filippo Maturi, responsabile del Dipartimento animali della Lega, per chiedere un intervento immediato del Ministro Speranza in merito all’epidemia di brucellosi scoppiata in un allevamento di cani nelle Marche a seguito dell’importazione di alcuni cuccioli dalla Russia, malattia tra l’altro trasmissibile anche all’uomo. Gravi le responsabilità tanto del servizio veterinario locale, per non avere effettuato le verifiche necessarie, quanto della Regione Marche che dopo mesi ancora non è intervenuta per debellare l’epidemia. Al momento sono morti più di 200 cani.

Sempre a Montecitorio l’on. Patrizia Prestipino (PD), autrice dell’emendamento che ha previsto la possibilità per i veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Ministro Speranza una campagna informativa per la corretta applicazione di questa disposizione: una richiesta arrivata dopo le dichiarazioni di un dirigente del Ministero della Salute che ha pubblicamente criticato questa misura esortando i veterinari a non applicarla.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – DIALOGO SUL DDL ZAN

Con la partecipazione del sen. Andrea OSTELLARI, presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Puntata di venerdì 16 luglio, ore 10.30

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La questione relativa all’approvazione del c.d. ddl Zan ha ben poco a che vedere con il contrasto della discriminazione per sesso o genere, piuttosto con la libertà di pensiero che questo provvedimento va pesantemente a ledere. “Una legge dello Stato dovrebbe garantire i diritti della persona, non definirla” , ha commentato suor Monia in opposizione al testo in discussione in Senato. Condividiamo le preoccupazione di suor Monia in merito al tentativo di certa politica di far prevalere la propria visione (minoritaria) della società, inculcando attraverso una forzata opera di indottrinamento una cultura fondata sulla sessualità liquida. Su questa vicenda si sta spaccando il paese e si stanno compromettendo proprio i diritti di coloro che la legge dovrebbe andare a tutelare. In aggiunta a ciò, il buon senso dovrebbe indurre il legislatore a introdurre cambiamenti radicali in termini di diritti civili laddove è sicuro di rappresentare il pensiero della maggioranza del paese, quando invece questo Parlamento è espressione di maggioranze ( di volta in volta diverse) costruite da gruppi politici avulsi dal sentire della popolazione.

Ad ogni modo, tra bocciare questo provvedimento e approvarlo nel testo attuale c’è una terza via: quella del compromesso, che il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari, ha chiesto a tutte le forze politiche nel tentativo di migliorare un testo scritto “pericolosamente” male. Non è necessario essere dei giuristi per capire che una legge non può definire l’orientamento sessuale come un’autopercezione soggettiva slegata completamente da qualsiasi parametro biologico, punendo penalmente chiunque esprima opinioni o convincimenti diversi che possono presumibilmente istigare all’odio e alla discriminazione sessuale. Perchè è questo che è stabilito nell’articolo 4 dell’attuale ddl Zan, laddove recita ” Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. In altre parole, sarà la magistratura a giudicare caso per caso se un individuo ha espresso la propria opinione come manifestazione del proprio convincimento oppure se determinate esternazioni erano animate dall’odio e discriminazione, quindi passibili di condanna.

Nella speranza che questo #podcast possa essere un valido contributo per riflettere nel merito sul ddl Zan, riportiamo di seguito per completezza d’informazione il testo del ddl Zan, invitandovi alla lettura dello stesso per comprenderne la reale portata. In particolare, vi invitiamo a riflettere sull’art. 1, che stabilisce per legge le diverse definizioni di “sessualità”: “Ai fini della presente legge:a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per l’attrazione di persone sesso, o di orientamento sessuale si intende sessuale o affettiva nei confronti di sesso opposto, dello stesso o entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Riteniamo che la libertà sessuale sia un diritto soggettivo assoluto, ma non compete ad una legge definire e quindi delimitare i comportamenti umani: si tratterebbe di un pericoloso precedente.

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TESTO DDL ZAN

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 12 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. La Commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato gli emendamenti che miravano a togliere il riferimento alla tutela degli animali nella riforma dell’art. 9 della Costituzione: il provvedimento andrà a settembre all’esame dell’Aula di Montecitorio nel medesimo testo approvato dal Senato. Fuori dai Palazzi: il Tar ha rigettato il ricorso di Big Pharma, teso ad impedire ai veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano anche per gli animali. Perplessità per la posizione “nuova” posizione del Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, in merito al consumo di carne: solo quattro mesi fa sosteneva la necessità di ridurre il consumo di carne per questioni di impatto ambientale e sanitarie, oggi invece si è schierato a favore delle grandi industrie della carne. Nel frattempo, Coldiretti dichiara “guerra ai cinghiali” davanti Montecitorio, riscuotendo il sostegno trasversale di diversi parlamentari.

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SUBITO UNA NORMATIVA PER I PICCOLI COMUNI: NON DISPERDERE IL PATRIMONIO ITALIANO.

Con il sen. Marco PEROSINO (FI), Sindaco del Comune di Priocca, e Franca BIGLIO, presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia (ANPCI) e Sindaco di Marsaglia.

Puntata di mercoledì 7 luglio, ore 9.15

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Oltre il 72% dei quasi 8 mila Comuni italiani ( 7.904 per la precisione) è rappresentato da piccole realtà territoriali fino a 15 mila abitanti. Nello specifico, sono 5.521 i Comuni sotto i 5 mila abitanti. Nonostante questa evidenza, l’Associazione nazionale Piccoli Comuni italiani (ANPCI) non è legittimata a partecipare alla Conferenza Stato-Città e autonomie locali, così come alle diverse Conferenze e Tavoli di lavoro in cui ci si confronta sulle esigenze delle autonomie territoriali. In pratica, le istanze delle piccole comunità non sono rappresentate nei consessi istituzionali dove si decidono gli equilibri legislativi.

Anzitutto – ha affermato il presidente Franca Biglio – occorre creare una normativa specifica per le esigenze dei piccoli Comuni, che sono sicuramente diverse da quelle delle grandi città. Parimenti, anche il ruolo del “primo cittadino” nei Comuni sotto i 15 abitanti non può essere paragonato a quello dei Sindaci delle c.d. metropoli. Il Sindaco di un piccolo Comune è parte del territorio, lo conosce, appartiene a quella determinata comunità e la rappresenta, non può essere una figura “manageriale” catapultata in una realtà a lui estranea. Ecco perché, per queste piccole realtà, è di fondamentale importanza l’eliminazione del limite del doppio mandato, almeno per i Comuni fino a 5 abitanti.

E a proposito del ruolo e delle funzioni svolte dai Sindaci, il legislatore deve prioritariamente mettere mano alla normativa penale che regola l’abuso d’ufficio. Alcuni dati possono chiarire la situazione attuale. Secondo l’Istat nel 2017 sono notificati 6.582 casi di abuso di ufficio: le condanne definitive sono state 57, ossia meno dell’1 per cento. E’ sufficiente un avviso di garanzia per compromettere l’operato di un Sindaco e bloccare per anni l’attività amministrativa di un Comune: tutto a discapito dei cittadini e del territorio. Il recente caso del sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, è eclatante: un avviso di garanzia ricevuto dopo che un bambino si è fatto male incastrando le dita nella porta tagliafuoco di pertinenza comunale. A fronte di ciò, è un dovere del legislatore intervenire con celerità.

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CONCESSIONI AUTOSTRADALI: LAVORI IN CORSO.

Con la sen. Simona PERGREFFI, capogruppo LEGA nella Commissione Lavori pubblici del Senato.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 18.00

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La questione delle concessioni autostradali ha a che fare soprattutto con lo stato di salute delle infrastrutture del nostro Paese. La scorsa settimana il Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, nell’ambito della sua audizione nella Commissione Lavori pubblici del Senato ha delineato una situazioni poco confortante. “Le ispezioni straordinarie del ministero – ha dichiarato il Ministro – hanno evidenziato un avanzato stato obsolescenza delle infrastrutture”.

Dal crollo del ponte Morandi è in corso un braccio di ferro tra lo Stato e le 22 società concessionarie che gestiscono 5880 km di autostrade nazionali. Attualmente è in corso un procedimento di revisione degli schemi di convenzioni che interessa ben 15 concessionarie: l’intento è quello di riequilibrare le pattuizioni di particolare “favore” nei confronti delle società convenzionali ed evitare le continue azioni giudiziali in ambito interpretativo, che pertengono in particolare la questione delle tariffe. La priorità – ci ha spiegato la senatrice Simona Pergreffi – è quella di ristabilire certezza nei rapporti tra concedente e concessionari, soprattutto a tutela dei cittadini.

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INDAGINE SULLA PROSTITUZIONE IN ITALIA

Con la sen. Alessandra MAIORINO (M5S), Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 11.00

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La scorsa settimana la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il documento conclusivo sull’indagine conoscitiva relativa al fenomeno della prostituzione in Italia, avviata su iniziativa della senatrice Alessandra Maiorino. “La prostituzione – si legge nel documento – “è la terza industria illegale al mondo per fatturato dopo armi e droga, comporta non solo l’abuso di soggetti appartenenti a categorie sociali o economiche vulnerabili, ma realizza una catena di sopraffazioni che culmina con il cliente e che viola qualsivoglia prerogativa dello Stato di diritto”. L’analisi dei dati, infatti, ci mette difronte ad una realtà fatta di violenza, di sfruttamento e coercizione, di mercificazione del corpo della donna: ben lontani dall’idea della prostituzione “libera” frutto dell’autodeterminazione sessuale dei singoli individui.

Non solo. Dall’indagine conoscitiva è emerso che in quei paesi ( come la Germania) in cui vige il modello regolamentarista, in base al quale la prostituzione è considerata una mera attività economica, si è registrato negli ultimi anni un aumento della tratta e dello sfruttamento delle donne: a dimostrazione del fatto che creare dei “luoghi del sesso” non favorisce la liceità delle condotte. Occorre un cambio di mentalità, che deve necessariamente passare attraverso la responsabilizzazione dei c.d. soggetti fruitori, ossia dei clienti. E, a quanto pare, anche quella parte della politica da sempre favorevole alla creazione dei c.d. quartieri a luci rosse, a seguito dei dati forniti dagli esperti nell’ambito dell’indagine conoscitiva hanno cominciato a rivedere le loro posizioni.

Nel frattempo, la sen. Maiorino ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per trasformare in un provvedimento legislativo le risultanze esposte nel documento redatto dalla I° Commissione. Ci auguriamo possa essere l’inizio di un percorso atto a stimolare un vero dibattito pubblico su una questione etica da sempre considerata troppo scomoda.

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ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua alla Camera l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione: mercoledì nella Commissione Affari costituzionali l’esame degli emendamenti al testo approvato dal Senato. Approvata all’unanimità nella Commissione agricoltura del Senato la risoluzione sui (presunti) danni all’agricoltura causati dalla fauna selvatica, che ha accolto le richieste dei cacciatori.

Due buone notizie, invece, arrivano dall’Europa. Il Consiglio europeo dell’agricoltura ha dato l’ok alla proposta di vietare gli allevamenti di visoni: la Commissione dovrà avviare una proposta legislativa per recepire la decisione dei Ministri dell’Agricoltura. Inoltre, la Commissione europea ha annunciato un provvedimento per l’abolizione delle gabbie negli allevamenti intensivi, che dovrebbe entrare in vigore in tutti i Paesi dell’Unione entro il 2027.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua spedito l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione nella Commissione Affari costituzionali della Camera: stabilito il termine per la presentazione degli emendamenti. Nella Commissione Agricoltura del Senato continua il ciclo delle audizioni nell’ambito del ddl sulla disciplina della professioni cinofile. Attesa la decisione del Consiglio europeo sull’agricoltura sulla chiusura degli allevamenti di visoni.

Fuori dai Palazzi: polemica a Roma per un’opera “artistica” situata a Trastevere che raffigura una porchetta con il volto di un maiale: la statua fa parte di un progetto artistico dedicato alla rigenerazione urbana ( finanziato con soldi pubblici): chiesta la rimozione.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – NON LASCIAMO SOLI I DISABILI.

Con l’on. Giusy Versace e la partecipazione del Ministro per le disabilità, sen. Erika Stefani.

Puntata di giovedì 24 giugno, ore 16.30

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Accessibilità, qualità della vita, parità di partecipazione alla vita sociale e democratica del Paese. Sono questi gli obiettivi da perseguire per superare le barriere che costituiscono un impedimento alla vita dei disabili, e delle loro famiglie: perché la disabilità non è una condizione meramente personale, ma investe tutta la famiglia. In questo senso, se ai 7,5 milioni di disabili italiani aggiungiamo i rispettivi nuclei familiari, possiamo affermare che circa un terzo della popolazione italiana ogni giorno deve confrontarsi con problematiche di varia natura relative alla condizione di disabilità: ecco perché l’approvazione della legge sui caregiver familiari dovrebbe diventare una priorità per il nostro Parlamento.

Il mondo della disabilità è estremamente variegato, poichè le categorie di persone coinvolte sono diverse e diverse sono le problematiche da risolvere. Il Ministero per le disabilità da questo punto di vista sta svolgendo un importante ruolo di raccordo tra i diversi Ministeri coinvolti, per proporre una tabella di marcia concretamente realizzabile. E’ una questione di “metodo” – ha fatto presente suor Monia – che denota un approccio diverso e più maturo rispetto al passato. Il banco di prova sarà l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ringraziamo vivamente il Ministro Erika Stefani, per il tempo che ci ha dedicato e le preziose informazioni che ci ha fornito.

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ITALIA SORVEGLIATO SPECIALE. PROIEZIONI DI FMI E LE PROSPETTIVE DEL GOVERNO DRAGHI.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione del sen. Marco Perosino (Forza Italia), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di mercoledì 9 giugno, ore 15.00

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Il 3 giugno scorso il Comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha reso note le ultime proiezioni economiche che riguardano l’Italia. Rispetto alle stime di crescita di gennaio, quelle di giugno sono maggiormente positive: con un rimbalzo del PIL atteso al 4% nel 2021. Ad ogni modo, come scritto nel report, sulla ripresa italiana aleggia una grande incertezza. Due le incognite per il futuro: l’esito della campagna di vaccinazione ( quindi la capacità di sconfiggere il Covid) e l’attuazione delle riforme strutturali che sono alla base del PNRR. Il FMI, infatti, avverte che le cicatrici economiche a lungo termine per il nostro paese potrebbero essere considerevoli. Senonché, nello scenario internazionale la figura di Mario Draghi costituisce un valore aggiunto: una sorta di garanzia sull’operato dell’Italia.

Da questo punto di vista, il vero banco di prova è costituito dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede tempistiche per la realizzazione degli interventi impensabili per gli standard italiani. Il sen. Perosino, infatti, ci ha ricordato che le risorse del PNRR dovranno essere impegnate entro il 2023, ciò significa che per quella data i progetti dovranno essere nella fase esecutiva e prossimi all’appalto. Insomma, per il momento l’effetto Draghi sta agendo fuori i confini nazionali alla stregua di un’iniezione di fiducia, ad ogni modo rimaniamo dei “sorvegliati speciali” in attesa di giudizio.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV, e la partecipazione della sen. Alessandra MAIORINO (M5S), relatrice della riforma dell’art. 9 della Costituzione.

Puntata di lunedì 24 maggio, ore 12.00

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Puntata speciale dedicata alla riforma dell’art.9 della Costituzione, con la partecipazione della senatrice Alessandra Maiorino, relatrice del provvedimento. Mercoledì 18 maggio, infatti, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha votato all’unanimità il primo SÌ al testo presentato dalla sen. Maiorino. Un risultato che, a fronte della ferrea opposizione della Lega all’inserimento in Costituzione della tutela degli animali, non era per niente scontato: eppure ce l’abbiamo fatta! Il testo approvato mercoledì scorso recita: “(La Repubblica) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Adesso, il disegno di legge dovrà passare all’Aula di Palazzo Madama. In base all’art. 138 della Costituzione, ciascuna Camera dovrà approvare il testo di riforma con due diverse deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi: non c’è quindi tempo da perdere, se si vuole raggiungere questo importante risultato entro la fine della Legislatura.

Sempre in Senato, questa settimana è previsto nella Commissione Giustizia l’esame degli emendamenti al provvedimento per la riforma dei Codici per la tutela degli animali. Anche in questo caso, si cerca un compromesso politico per fare andare avanti l’iter del disegno di legge, fermo oramai dallo scorso dicembre.

Inoltre, è stato finalmente pubblicato in G.U. il Decreto del Ministro della Salute, Roberto Speranza, dello scorso 12 aprile: finalmente i veterinari possono prescrivere farmaci per uso umano che contengano gli stessi principi attivi dei farmaci veterinari, con un notevole risparmio per le famiglie e rifugi per animali.

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AL VIA LA COMMISSIONE SULLE CONDIZIONI DI LAVORO IN ITALIA.

Con il sen. Ugo GRASSI, capogruppo Lega nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 10.30

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Ugo Grassi

La scorsa settimana in Senato è stata costituita la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. La recente morte sul lavoro della giovane Luana D’Orazio ha contribuito a dare uno slancio all’avvio dei lavori di questa Commissione, nella consapevolezza che non è più accettabile perdere la vita sul luogo di lavoro a cagione di incidenti che possono essere evitati. Con il sen. Ugo Grassi abbiamo parlato degli obiettivi che la Commissione intende perseguire e della prossima programmazione dei lavori, che vedrà il coinvolgimento delle parti sociali e della società civile. Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA – MISSIONE 5: COESIONE E INCLUSIONE

Con il sen. Tommaso NANNICINI (PD), presidente della Commissione parlamentare di controllo per l’attività degli gestori di forme di previdenza e assistenza sociale.

Puntata di martedì 18 maggio, ore 13.00

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Lo scorso 22 aprile il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi di euro, di cui: 191,5 miliardi finanziati attraverso il Recovery Plan; 13,5 miliardi riferiti al fondo supplementare per la politica di coesione, c.d. React-EU; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. In generale, secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, del 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni o macro aree di intervento: 1- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 – rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione e coesione; 6- salute.

Le risorse impiegate nella Missione 5 sono pari a circa 27,63 miliardi di euro, suddivise in 3 Componenti o linee di azione: (i) Politiche per il lavoro; (ii) Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore; (iii) Interventi speciali di coesione territoriale. Il Piano specifica che per ciascuna componente sarà accompagnata da una serie di riforme di sostegno.

La Componente 1, Politiche per il lavoro, mira a sostenere i livelli di occupazione, in particolare quella giovanile, attraverso: la definizione e l’ampliamento di misure di politiche attive del lavoro; la riduzione del disallineamento tra le competenze in possesso dei lavoratori e quelle richieste dalle imprese; il sostegno all’imprenditorialità femminile; il potenziamento del Servizio civile universale per i giovani nella fascia tra i 18 e i 28 anni. Nello specifico, si prevede: l’istituzione di un Programma nazionale denominato GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), che prevede un sistema di presa in carico unico dei disoccupati e delle persone in transizione occupazionale che associ la profilazione dei servizi al lavoro alla formazione; il rafforzamento dei Centri per l’impiego e della loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati; lo sviluppo di un Piano nazionale nuove competenze. Per i lavoratori occupati è istituito il Fondo nuove competenze per permettere alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro dei lavoratori al fine di favorire attività di formazione. Altra linea di intervento è costituita dalle misure di decontribuzione per il lavoro al Sud e per le nuove assunzioni di giovani e donne.

La componente 2, infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore, mira a supportare situazioni di fragilità sociale ed economica, a sostenere le famiglie e la genitorialità, potenziando le infrastrutture sociali. In particolare, il rafforzamento delle infrastrutture sociali è volto a migliorare la qualità della vita dei minori, degli anziani e delle persone con disabilità e favorire l’occupazione femminile. Sono previsti anche interventi di rigenerazione urbana e housing sociale. E’ altresì riconosciuto il ruolo dello sport nell’inclusione e integrazione sociale, come strumento di contrasto alla marginalizzazione di soggetti e comunità locali.

La Componente 3, interviene sul riequilibrio territoriale. Nello specifico, è previsto il rafforzamento della Strategia nazionale per le aree interne, con interventi sulle infrastrutture sociali e misure a supporto del miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici e sanitari e dell’imprenditoria giovanile, in particolare nel settore turistico e agroalimentare, nonché investimenti per la sostenibilità delle aree colpite dai terremoti. Sono altresì previsti interventi specifici nelle regioni del Sud, per realizzare infrastrutture e laboratori per il trasferimento tecnologico in contesti urbani marginalizzati da rigenerare. Infine, è previsto l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie ai fini della valorizzazione economica e sociale dei territori.

Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella predisposizione del c.d. cronoprogramma, che dovrà definire le modalità di attuazione di quanto declinato nel PNRR. Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Tommaso Nannicini per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

NEXT GENERATION ITALIA. MISSIONE 6: SALUTE.

Con la senatrice Maria DOMENICA CASTELLONE (M5S), Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Puntata di lunedì 17 maggio, ore 15.00

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Lo scorso 22 aprile il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi, di cui: 191,5 miliardi di euro finanziati attraverso il Recovery Plan; 13,5 miliardi riferiti al fondo supplementare per la politica di coesione, c.d. React-EU; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. In generale, secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, del 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 – rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione E coesione; 6 – salute.

Per la Missione Salute il PNRR ha destinato complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dalle risorse del Next Generation e 2,9 miliardi dal Fondo complementare nazionale, e si articola in 2 Componenti.

La Componente 1 riguarda le reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Gli interventi di questa componente intendono rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari. Più nello specifico, le Case della Comunità diventeranno un punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie, in cui opereranno team multidisciplinari di medici, infermieri di comunità e altri professionisti della salute. L’ Ospedale di Comunità, invece, rappresenta una struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve ( da 20 fino a 40 posti letto) e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Contribuirà, inoltre, ad una riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche. Infine, sono previsti interventi per aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare, nell’ottica di considerare la casa come primo luogo di cura, specialmente per i malati cronici, gli anziani e le persone con disabilità.

La Componente 2 riguarda, invece, l’innovazione, la ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale. Il punto importante di questa componente consiste nel completamento e diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), che consentirà anche una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica, al trasferimento tecnologico e al rafforzamento delle competenze del personale. In particolare, l’investimento prevede l’ammodernamento digitale del parco tecnologico ospedaliero, tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi). Inoltre, è previsto il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva, il consolidamento della separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso e l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari.

E’ altresì prevista la valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN. Per il perseguimento di questi obiettivi si prevedono 3 tipi di intervento: (i) il finanziamento di progetti Proof of Concept (PoC), volti a ridurre il gap fra i risultati del settore della ricerca scientifica e quello dell’applicazione per scopi industriali; (II) il finanziamento di programmi di ricerca o progetti nel campo delle malattie rare e dei tumori rari; (iii) il finanziamento per programmi di ricerca su malattie altamente invalidanti. Infine, in merito allo sviluppo delle competenze professionali del personale del sistema sanitario, è previsto l’incremento delle borse di studio in medicina generale ( fino a 2.700 borse di studio); l’avvio di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere a tutto il personale sanitario e non sanitario degli ospedali; l’attivazione di un percorso di acquisizione di competenze di management per professionisti sanitari del SSN; l’incremento dei contratti di formazione specialistica per affrontare il cosiddetto “imbuto formativo”, vale a dire la differenza tra il numero di laureati in medicina e il numero di posti di specializzazione post-lauream previsto, garantendo così un adeguato turn-over dei medici specialisti del SSN ( sono previsti 4.200 contratti di formazione specialistica aggiuntivi).

Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella predisposizione del c.d. cronoprogramma, che dovrà definire le modalità di attuazione di quanto declinato nel PNRR. Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo la senatrice Maria Domenica Castellone per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

Puntata di lunedì 10 maggio, ore 12.00

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In evidenza, in questa puntata. Settimana decisiva per l’inserimento della tutela degli animali in Costituzione: dopo il parere positivo della Commissione Ambiente, attesa nella Commissione Affari costituzionali del Senato la riformulazione del testo base della riforma dell’art.9. Sempre al Senato, nella Commissione Giustizia, dovrebbe riprendere martedì ( dopo oltre 5 mesi di stop) l’iter della riforma dei Codici per la tutela degli animali. Per quanto riguarda le interrogazioni, si segnala quella presentata dalla sen. Gabriella Di Girolamo per la prevenzione degli incidenti stradali che vedono coinvolti animali selvatici.

Inoltre, è stata presentata dall’on. Patrizia Prestipino una proposta di legge per vietare l’uso di pelli di canguro per la fabbricazione di scarpe da calcio, tute motociclistiche, capi di abbigliamento e accessori di lusso. Al riguardo, è possibile aderire alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla LAV, per chiedere all’azienda LOTTO di rinunciare ad utilizzare le pelli di canguro, così come hanno già fatto altre aziende sportive. FIRMA L’APPELLO: https://www.lav.it/news/video-lotto-salva-canguri

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A tu per tu con suor Monia Alfieri. MINORI NELLA TRAPPOLA DELLA RETE.

A TU PER TU CON SUOR MONIA ALFIERI – Con la partecipazione del sen. Andrea CANGINI (FI), Commissione Istruzione del Senato.

Puntata di venerdì 7 maggio, ore 10.00

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Un tempo eravamo soliti pensare alle dipendenze in relazione all’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Nella nostra epoca, però, a destare preoccupazione è l’uso ossessivo nei giovani dei più comuni mezzi comunicazione, in primis lo smartphone. Una dipendenza che per i minori sta avendo conseguenze drammatiche, eppure non se ne parla: probabilmente perché affrontare il problema dovrebbe imporre alla nostra società uno stile di vita diverso. Nella Commissione Istruzione del Senato è in corso un’indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sui giovani. Le audizioni degli esperti, nazionali e internazionali, stanno facendo emergere un quadro allarmante sull’uso prolungato di social e videogiochi. Oltre ai danni fisici (miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete), a destare maggiore preoccupazione sono le conseguenze neuropsicologiche e comportamentali: sono state riscontrate non solo tendenze all’alienazione, alla depressione, all’irascibilità e un aumento esponenenziale degli istinti suicidari, soprattutto è stata ravvisata una progressiva perdita di facoltà mentali essenziali: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico.

L’utilizzo dello smartphone non è soltanto uno strumento per comunicare, poichè col tempo si trasforma in un modo di pensare: uno stile di vita che deforma la nostra percezione della realtà e interferisce nel nostro modo di relazionarci col mondo. Occorre, quindi, una “rete di sicurezza” da parte delle famiglie e delle Istituzioni, che deve iniziare col “dare il buon esempio“: poichè per i ragazzi gli adulti sono dei modelli da seguire e con cui confrontarsi. La situazione ci impone di essere attenti alle conseguenze del nostro agire e di riflettere sulle motivazioni che spingono i giovani a rifugiarsi nella rete del web. Dietro alla voglia di “occupare il tempo per non annoiarsi” si nasconde, infatti, una pericolosa dissociazione dalla realtà: la necessità di prendere le distanze dall’ansia, dalla tristezza, dalle preoccupazioni della vita. In altri termini, per strappare i nostri giovani dal web, dobbiamo offrirgli un’alternativa “reale”: infondergli una rinnovata voglia di vivere come antidoto all’istinto di scappare da un mondo che percepiscono come ostile.

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NEXT GENERATION ITALIA: RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Con il sen. Paolo ARRIGONI, Questore del Senato e responsabile Dipartimento Energia della Lega

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 11.00

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Gli assi strategici del Next Generation Italia, delineati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sono la digitalizzazione e la transizione ecologica. In particolare, il pilastro della transizione verde ( che nel PNRR corrisponde alla c.d. Missione 2), discende direttamente dall’European Green Deal, il cui obiettivo principale è quello di raggiungere entro il 2050 a livello europeo la neutralità climatica.

Alla Missione 2 il PNRR ha assegnato circa 70 miliardi di euro, che serviranno a realizzare questa transizione ecologica ed a raggiungere nel 2030 ( obiettivo intermedio del Green Deal) l’abbattimento del 55% delle emissioni climalteranti rispetto a quelle del 1990. In particolare, la Missione 2 si articola in 4 Componenti o aree di intervento: l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile; l’energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; la tutela del territorio e della risorsa idrica. Gli interventi a cui sono destinate maggiori risorse interessano i settori dell’energia rinnovabile, della mobilità sostenibile e dell’efficienza energetica, per un totale di circa 50 miliardi di investimenti.

Con il sen. Paolo Arrigoni, responsabile del Dipartimento Energia della Lega, abbiamo approfondito, in particolare, l’aspetto della transizione energetica. Soprattutto, ci siamo soffermati a riflettere sulla strategia che il nostro Paese intende adottare per compiere questa rivoluzione green. Anzitutto, è necessario precisare che stiamo parlando di risorse che devono essere “spese e rendicontate”, ha chiarito il senatore Arrigoni. Ciò implica la necessità di mettere in piedi un sistema burocratico e autorizzatorio capace di utilizzare le risorse del NextGeneration EU entro i tempi previsti dall’Europa: il 2026 per le risorse del Recovery Plan; il 2023 per le risorse del REACT-EU. L’altro scoglio da superare è il rispetto degli obiettivi a medio termine, propedeutici per superare le verifiche semestrali da parte della Commissione europea. In altre parole, se la tabella di marcia non sarà rispettata, si bloccherà il meccanismo di finanziamento. Nel merito del Piano, bisognerà valutare l’efficacia delle “politiche green” ai fini della transizione ecologica. Da questo punto di vista, il senatore Paolo Arrigoni è risoluto: “senza pragmatismo non raggiungeremo i target previsti”. In termini pratici, ciò significa dapprima valutare la situazione di partenza, ossia a che punto è il nostro Paese con lo sviluppo delle rinnovabili; in secondo luogo adottare un approccio che faccia camminare sullo stesso binario sostenibilità e competitività, che significa perseguire la sostenibilità ambientale coniugandola con la sostenibilità economica e sociale; infine, applicare il principio di “neutralità tecnologica”, ossia dare “pari dignità” e incentivare tutte le fonti rinnovabili che possono dare un fattivo contributo per ridurre le emissioni inquinanti.

L’attuale situazione nazionale in ambito di sviluppo di energia rinnovabile non è delle migliori, quanto meno senza un cambio di rotta gli obiettivi del 2030 non sembrano realisticamente raggiungibili. Alcuni esempi. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) approvato lo scorso anno, ha previsto che al 2030 dovrebbero circolare in Italia 6 milioni di auto a spina (elettriche), di cui 4 milioni totalmente elettriche e 2 milioni ibride plug-in. Ebbene, attualmente secondo i dati aggiornati a dicembre 2020, sul territorio nazionale sono in circolazione soltanto 100 mila auto elettriche. Oltre a ciò, manca ancora una classificazione nazionale delle aree idonee e non idonee per installazione degli impianti eolici e dei parchi fotovoltaici. Un ritardo dovuto soprattutto a ragioni burocratiche. Anche i bandi pubblicati dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per accedere agli incentivi messi a disposizione dal decreto FER 1, sono “un mezzo fallimento”. All’ultimo bando di marzo – ci ricorda il sen. Arrigoni – è stato messo a disposizione un contingente d 1.880 MW di potenza incentivabile per fotovoltaico, eolico e idroelettrico: le domande presentare sono state pari al 25% della capacità totale. Il giorno dopo al bando di GSE, la Spagna pubblicava un bando similare per una capacità incentivabile di 3.000 MW: alla gara sono state presentate il triplo delle domande rispetto alla capacità incentivabile. Non è solo, quindi, una questione di burocrazia, ma anche di scelte politiche.

Riguardo la mobilità sostenibile, secondo il senatore Arrigoni bisogna incentivare maggiormente i carburanti alternativi, come il biometano, il gas liquefatto e il Gpl. Oggi il nostro parco macchine è costituito da circa 40 milioni di autovetture, di cui 30 milioni sono auto a benzina o diesel tra euro0 e euro5. Da questo punto di vista, per il sen. Arrigoni sarebbero utili incentivi statali per cambiare la trazione dell’auto con impianti a gpl o biometano. Ciò non solo darebbe un forte impulso in ambito di sostenibilità ambientale, ma contribuirebbe anche a ridurre le disuguaglianze sociali. Le auto elettriche oggi sono ancora un bene di lusso e, specialmente a seguito della pandemia, sempre meno persone possono permettersi di cambiare autovettura.

Anche la questione dell’idrogeno, secondo il senatore della Lega, dovrebbe essere affrontata con maggiore pragmatismo. C’è chi vorrebbe incentivare soltanto l’idrogeno verde ( che è prodotto tramite processo di elettrolisi unicamente da fonte elettrica rinnovabile) lasciando fuori l’idrogeno blu (che si ottiene partendo dal gas naturale con processi che catturano la C02). In attesa dello sviluppo di tecnologie per l’idrogeno verde, sarebbe molto utile incentivare anche quello blu, che peraltro ha un costo decisamente inferiore rispetto all’idrogeno verde. Inoltre, rimanendo nell’ambito della competitività, in Italia abbiamo diverse aziende che stanno sviluppando impianti di stoccaggio della C02 e che andrebbero incentivate. Da questo punto di vista, la politica dovrebbe essere maggiormente attenta allo sviluppo di strutture tecnologiche, essendoci per il nostro Paese tutti i presupposti per diventare leader di filiere industriali, come nel campo degli elettrolizzatori.

Un’altra componente importante che darà un forte contributo nella transizione ecologica, riguarda l’efficientamento energetico. Tra le novità previste nel PNRR c’è lo stanziamento di 2,2 miliardi di euro per sostenere la nascita delle comunità energetiche: l’“autoconsumo sostenibile” che permette a gruppi di cittadini, enti locali e piccole imprese di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. Le risorse previste nel PNRR sono destinate ai Comuni al di sotto dei 5 mila abitanti, tuttavia ci potrebbe essere nei prossimi mesi un allargamento del perimetro, anche ad opera del decreto attuativo della Direttiva RED II. Parimenti, si sta spingendo a livello parlamentare( in maniera trasversale) per l’estensione per tutto il 2023 del superbonus 110%.

I prossimi mesi saranno decisivi per definire nei dettagli il PNRR: c’è tempo fino a giugno prima dell’approvazione definitiva del Piano da parte del Consiglio europeo. Un tempo abbastanza utile non solo per fissare le tappe precise degli interventi, ma anche per cercare di applicare meglio il principio di “neutralità tecnologica”. Il senatore Paolo Arrigoni è in questo senso è ottimista. Il presidente Mario Draghi, infatti, ha accolto le richieste della Lega di introdurre nel PNRR fonti rinnovabili quali il biometano e il teleriscaldamento, che non figuravano nel Piano che era stato presentato dal Governo Conte-2. E’, quindi, probabile che prima dell’estate possano esserci altre interessanti novità, anche perchè non possiamo permetterci margini di errore.Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Paolo Arrigoni per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

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NEXT GENERATION ITALIA: INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE.

Con Bruno ASTORRE (PD), Commissione Lavori pubblici del Senato.

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 15.30

Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) il Governo di unità nazionale ha “riscritto”, in 273 pagine, il futuro dell’Italia. Il compito di realizzare la ripresa economica e le riforme strutturali che dovranno rendere competitivo il nostro Paese, è stato affidato a 6 missioni o macro aree di intervento. In particolare, la Missione 3 riguarda le infrastrutture per la mobilità sostenibile, e mira a rendere il sistema infrastrutturale italiano più moderno, digitale e sostenibile. Una strategia di investimenti che ha come obiettivo principale quello di “connettere” l’Italia, per garantire una migliore mobilità su tutto il territorio nazionale e collegarla meglio al resto dell’Europa. Una missione oltremodo ambiziosa, ma assolutamente necessaria per uscire fuori dalla crisi generata dal Covid-19. A disposizione ci sono 25,13 miliardi del Recovery Fund , che diventano 31,46 miliardi con le risorse messe a disposizione dal REACT-EU. Se poi aggiungiamo gli investimenti nazionali, si arriva ad interventi per circa 60 miliardi di euro.

L’asse principale della Missione è volto ad implementare le infrastrutture ferroviarie. Oggi, in Italia, il 90% del traffico di passeggeri avviene su strada, così come viaggia su gomma il 54,5% delle merci: non a caso, l’estensione della rete ferroviaria italiana in rapporto alla popolazione risulta essere la più bassa tra i principali Stati europei. Per favorire la connettività del territorio e il trasferimento del traffico da gomma a ferro sulle lunghe percorrenze e lungo gli assi prioritari del Paese Nord-Sud ed Est-Ovest, è previsto lo sviluppo dell’alta velocità ( che oggi si ferma alla Napoli/Salerno, escludendo tutta la popolazione residente non servita da questa tratta); la velocizzazione della rete ferroviaria; l‘incremento della capacità dei trasporti ferroviari per le merci. Un’attenzione particolare sarà quindi riservata alle ferrovie regionali, al miglioramento dei collegamenti tra la rete ferroviaria, porti ed aeroporti, al rafforzamento dei nodi transfrontalieri (soprattutto per velocizzare il traffico delle merci), nonchè interventi per migliorare la competitività del sistema della logistica. Gli investimenti nazionali permetteranno interventi sulle c.d. “opere infrastrutturali incompiute”. Di recente il Governo ha provveduto al commissariamento di 58 opere, mentre un altro elenco di opere cantierabili si attende per giugno.

Il criterio di “selezione” delle opere confluite nel PNRR ha riguardato, soprattutto, la loro fattiva realizzazione nel breve periodo. E proprio il “fattore tempo” sarà determinante per la riuscita di questo grande progetto di sviluppo del Paese. Le opere finanziate dal Next Generation EU devono essere realizzate improrogabilmente entro la fine del 2026 ( i fondi del REACT entro il 2023) e – come ha osservato il sen. Bruno Astorre – questa sarà la sfida più grande per l’Italia. E’ necessaria, anzitutto, una “transizione burocratica” (a partire dal Codice degli appalti), senza la quale rischiamo di non superare le verifiche semestrali della Commissione europea. In altre parole, se non rispetteremo pedissequamente gli obiettivi a breve termine previsti dal PNRR, non arriveranno i soldi dall’Europa. E’ per questo che la governance predisposta dall’Esecutivo ha previsto una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero del’Economia, che dovrà supervisionare l’attuazione del Piano e interfacciarsi con la Commissione europea, nonchè delle task force locali gestite da Palazzo Chigi, che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure.

Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Astorre per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

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IL RUOLO DEL BIOGAS NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Con il sen. Gianpaolo VALLARDI (Lega), presidente della Commissione Agricoltura del Senato.

Puntata di giovedì 29 aprile, ore 18.30

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L’azienda agricola 4.0 non è più un miraggio, ma una realtà che si sta realizzando su tutto il territorio nazionale. Ci vorrà del tempo, ma la rivoluzione green dell’agricoltura è iniziata, e l’Italia può vantare competenze di alta professionalità. In questo contesto, una delle sfide più ambiziose è quella di creare un’economia circolare all’interno dell’impresa agricola, capace di produrre e consumare combustibile all’interno dall’azienda. E proprio gli impianti di biogas e biometano sono la risposta rinnovabile per all’abbattimento delle emissioni inquinanti.

Con le risorse che saranno messe a disposizione dal PNRR ( Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), sarà possibile investire in ricerca e nello sviluppo tecnologico della meccanica agraria, così come nel rinnovo del parco macchine esistente. Allo stesso tempo, il legislatore deve impegnarsi anche a prevedere una normativa del settore più snella e veloce. Una sburocratizzazione che sarà particolarmente utile per i piccoli imprenditori, che non riescono a sostenere il costo di lungaggini burocratiche che arrivo a potrarsi anche per diversi anni. In particolare, la Commissione Agricoltura del Senato, guidata dal presidente Gianpaolo Vallardi, è molto impegnata nel sostenere questa sfida ambientale nell’agricoltura. Al centro di questa rivoluzione green c’è la consapevolezza della necessità di trovare le giuste soluzioni per un uso sostenibile del suolo, il che significa: sostenibilità degli spazi disponibili, riduzione e maggiore efficienza del consumo delle risorse idriche, passaggio dai concimi chimici ai fertilizzanti organici, forte riduzione di pesticidi e diserbanti.

La ricerca e il progresso tecnologico saranno fondamentali per realizzare questi cambiamenti. Parimenti, sarà necessario agire anche sulla consapevolezza del singolo cittadino/consumatore. La tutela dell’ambiente, infatti, ha un costo che graverà su tutta la comunità. Si tratta di un costo necessario, tuttavia le scelte dei consumatori possono agevolare questa transizione premiando quelle aziende che sono maggiormente impegnate a salvaguardare il nostro Pianeta. In questo senso, sarebbe agevole un’etichettatura che permetta una scelta consapevole nell’acquisto dei prodotti. Una battaglia che si gioca, però, sul terreno europeo e che al momento non sembra di facile soluzione. E’ chiaro che se Bruxelles decide di applicare il “bollino verde” alla Coca-Cola light mentre l’olio d’oliva italiano ne merita uno “rosso”, significa c’è un problema di fondo che va oltre le questioni ambientali.

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COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AREA DI CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA DI GELA?

Con Paolo RIPAMONTI (Lega), vicepresidente della Commissione Industria del Senato.

Puntata di mercoledì 28 aprile, ore 19.00

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Le aree di crisi industriale complessa riguardano territori che hanno subito una forte recessione economica e una rilevante perdita occupazionale che, proprio in ragione della complessità delle dinamiche ivi presenti, necessitano di un intervento nazionale. Tuttavia, il caso dell’area di crisi di Gela rappresenta una sorta di anomalia nel panorama della gestione delle aree di crisi esistenti.

A seguito della crisi della raffineria RaGe del Gruppo Eni, la regione Sicilia ha chiesto e ottenuto il riconoscimento di un’area di crisi complessa, per dare respiro ad un indotto economico e occupazionale particolarmente in sofferenza. Sono state messe a disposizione risorse per 25 milioni di euro, di cui 15 milioni stanziati dal MISE (Ministero dello Sviluppo economico) e 10 milioni dalla regione Sicilia. La manifestazione d’interesse avviata dal MISE e da Invitalia portò all’individuazione di circa 430 imprese, che potevano attivarsi sul territorio con un indotto occupazione potenziale di circa 7 mila addetti. Senonché, al successivo bando hanno presentato domanda soltanto 6 aziende. Di queste, 5 domande sono risultate inammissibili: 3 non ammissibili, 1 non accoglibile, 1 non esaminabile. L’unica azienda ammessa al bando riguarda un investimento di poco più di 4 milioni di euro e un valore occupazionale di 21 unità lavorative. Ergo, più di 20 milioni di euro non sono stati utilizzati.

L’aspetto che più di altri salta agli occhi è la discrasia tra la manifestazione di interesse di oltre di 400 imprese ( che, quindi, conoscevano il bando) e le 6 aziende che hanno partecipato al bando. Oltretutto, l’azienda che si è aggiudicata il bando ha chiesto la revisione del progetto, quindi non ha ancora iniziato ad operare nell’area.

Abbiamo chiesto al senatore Paolo RIPAMONTI, vicepresidente della Commissione Industria del Senato, di spiegarci cosa è andato storto in questa faccenda, che ricordiamo costituisce un “unicum” nella gestione delle aree di crisi industriali complesse. E necessario, infatti, comprendere quelle specificità territoriali che, se non adeguatamente intercettate, possono risultare un ostacolo al rilancio economico. Il rischio è di ritrovarsi nella stessa condizione anche al prossimo bando. Non da ultimo, questa situazione desta qualche preoccupazione anche in vista della gestione a livello “locale” delle risorse che saranno messe a disposizione con il PNRR. Un motivo in più per attenzionare la questione e trovare per tempo i giusti correttivi.

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COVID-19 E USURA: È ALLARME SOCIALE.

Con il sen. Giuseppe CUCCA (Italia Viva), Commissione Giustizia del Senato e l’avv. Cira DI FEO, presidente di Legal Professional Network.

Puntata di mercoledì 21 aprile, ore 13.00

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In questo lungo anno oltre alla pandemia è dilagato anche il fenomeno dell’usura. I dati di questa mattina divulgati dall’Ufficio Studi di Confcommercio parlano della chiusura definitiva di 300 mila imprese, di queste circa 240 mila chiuderanno esclusivamente in ragione del Covid: ossia a causa del mancato fatturato e, soprattutto, della mancanza di liquidità. E non è tutto. Circa 40 mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio, sono a immediato rischio usura. Dati che secondo l’avv. Cira Di Feo, sono anche sottostimati. Il fenomeno dell’usura è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, tuttavia anche nel ricco Nord sempre più imprese si rivolgono agli usurai per non dover chiudere le proprie aziende o essere costretti a svenderle ai competitor internazionali, che da mesi stanno comprando “a saldi” pezzi importanti del nostro sistema produttivo.

E’ chiaro che qualcosa a livello legislativo non abbia funzionato. Si potevano prevedere, ad esempio, delle tutele per imprese e professionisti che, tracciati come “cattivi pagatori”, non possono accedere ai prestiti bancari. Si poteva intervenire maggiormente anche su quei settori che sono stati messi in ginocchio dalle restrizioni causate dalla pandemia, per consentirgli di avere la liquidità necessaria alla sopravvivenza delle loro attività. Oltre a ciò, l’attuale impianto normativo che dovrebbe tutelare le vittime di usura è estremamente farraginoso, così come appare poco incisivo il Fondo di solidarietà che dovrebbe ristorare le vittime. Inoltre, è quasi assente la parte del percorso che dovrebbe sostenere le vittime di usura a rilanciare l’attività economica interessata alle vicende delittuose e a reinserire le vittime all’interno del circuito produttivo legale. Tutte questioni che scoraggiano le vittime a denunciare e a fidarsi dello Stato. Lo stesso Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, nella relazione trasmessa lo scorso marzo alle Camere, ha segnalato una scarsissima conoscenza dell’esistenza del Fondo.

Le scelte politiche dei prossimi mesi saranno fondamentali, poiché decideranno la chiusura o il mantenimento in vita di tante imprese e attività. Nonostante queste allarmanti evidenze, il Parlamento non ha ancora avviato una discussione per trovare delle adeguate soluzioni legislative. Da questo punto di vista un plauso va al senatore Giuseppe Cucca, per l’impegno preso a sensibilizzare la Commissione Giustizia su questa emergenza, affinché il problema dell’usura possa diventare una priorità nell’agenda dei lavori parlamentari. Prima che sia troppo tardi.

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SENZA L’ACCIAIO L’ITALIA NON RIPARTE. VERSO UN PIANO STRATEGICO PER LA SIDERURGIA.

Con il sen. Adolfo URSO (FdI), Commissione Esteri del Senato e presidente della Fondazione Farefuturo.

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 14.00

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Nel 2019 il settore siderurgico italiano ha fatturato 40 miliardi di euro, e in termini occupazionali fornisce lavoro a circa 70 mila dipendenti, che arrivano a 300 mila considerando tutto l’indotto (dati Mise). Tuttavia, la pandemia non ha risparmiato nemmeno questo settore, che in questo momento vive una doppia crisi: nazionale ed europea. L’Italia è tra i primi produttori di acciaio al mondo, e sul territorio nazionale sono dislocati i siti produttivi tra i più grandi in Europa: Taranto, Piombino, Terni, Genova, Trieste. Tre di questi hanno ormai proprietà straniere che, a giorni alterni, minacciano chiusure degli stabilimenti e licenziamenti. E i tavoli di crisi presso il Ministero dello Sviluppo economico sono aperti da anni. Non di meno, la minaccia più insidiosa arriva dai Paesi asiatici, in primis dalla Cina che da sola produce il 53% di tutto l’acciaio mondiale. Ma anche la Turchia e l’India sono diventati competitor pericolosi, soprattutto in ragione della “concorrenza sleale” che operano nei confronti delle industrie europee: mancato rispetto delle norme ambientali e lavoro a basso costo pesano sul prezzo finale dell’acciaio.

In tutta questa situazione l’Italia manca di un Piano nazionale strategico per la siderurgia, e infatti si naviga a vista. In queste settimane, però, a chiederlo a gran voce è stato il sen. Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, a cui va il merito di aver riportato la “questione dell’acciaio”, attraverso la presentazione di una mozione, all’attenzione del Parlamento e del Governo. L’ultima informativa parlamentare sul settore siderurgico, infatti, risale al maggio 2020. Un Ordine del giorno che alla fine è stato sottoscritto da ben otto Gruppi parlamentari e che impegna l’Esecutivo ad adottare un piano d’azione nazionale per il settore dell’acciaio. Un cambio di passo? Sicuramente, considerando che è stato proprio l’unico partito di opposizione a fare la voce grossa in Parlamento sulla questione siderurgica, qualche dubbio sovviene. Di certo, il settore siderurgico è indiscutibilmente fondamentale per la ripresa economica del Paese e costituisce la colonna portante del settore manifatturiero, che in Europa vede l’Italia seconda soltanto alla Germania. Fino a prova contraria, l’acciaio è la “materia prima” per il settore dell’automotive, per quello delle costruzioni, per l’industria aerospaziale, così come per la fabbricazione di qualsiasi macchinario e utensile. Sarà bene tenerlo a mente.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 12.00

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Questa settimana in evidenza dai Palazzi della politica. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto attuativo che consentirà ai veterinari di poter prescrivere farmaci “ad uso umano”, i c.d. equivalenti, per curare gli animali. Il provvedimento sarà in vigore dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In Senato si attente la definitiva approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi. Nella Commissione Affari costituzionali del Senato, il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl di riforma dell’art.9 della Costituzione, è slittato a domani ( era previsto per la scorsa settimana). Attesa nella Commissione Agricoltura del Senato la relazione ai danni ( presunti) causati dalla fauna selvatica. E proprio in relazione alla fauna selvatica e alla mancanza di norme adeguate per la tutela degli animali, si segnala un episodio di cronaca: i carabinieri della Forestale hanno “interrotto” un pranzo illegale tra circa 20 dipendenti della Comunità Montana Valtrompia a base di specie di uccelli protetti. Al riguardo, si attende ancora la calendarizzazione da parte della Commissione Giustizia del Senato, dei ddl per la riforma dei codici per la tutela degli animali. Una buona notizia, invece, che riguarda l’Orsa JJ4: vinto il ricordo al Tar presentato dalla LAV e altre associazioni. L’orsa e i sui cuccioli potranno continuare a vivere liberamente nei boschi!

Buon ascolto!

LE COMUNITÀ ENERGETICHE: L’AUTOCONSUMO COLLETTIVO SOSTENIBILE.

Con Gianni GIROTTO, presidente della Commissione Industria del Senato

Puntata di mercoledì 14 aprile, ore 17.00

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Finalmente anche in Italia sono “legali” e operative le c.d. “Comunità energetiche”. I vantaggi di questo sistema di produzione energetico collettivo sono molteplici, e toccano diversi ambiti. In questa intervista, il senatore Gianni Girotto, ci ha fornito un’informativa chiara ed esaustiva della materia, attraverso cui ognuno di noi sarà in grado di attivarsi per diventare un “produttore di energia rinnovabile”. Cominciamo dai benefici più diretti. I cittadini, le imprese, gli artigiani, gli enti locali, che condivideranno un impianto per la produzione di energia elettrica rinnovabile, risparmieranno tra il 20 e il 25 per cento del costo dell’energia sulle bollette.

In generale, grazie a questo sistema nei prossimi anni sarà possibile ridurre il consumo di gas a livello nazionale. Ciò vuol dire: meno emissioni inquinanti, meno costi per il cittadino ( dacché gli impianti per la casa passeranno al consumo energetico); maggiore indipendenza dell’Italia dall’approvvigionamento di gas da paesi stranieri ( il 94 per cento del gas utilizzato in Italia è importato); meno guerre a livello mondiale (dal momento che oggi la stragrande maggioranza dei conflitti si combattono per questioni legate allo sfruttamento delle risorse energetiche). A ciò si aggiunge anche il minor consumo di benzina, con il passaggio più vantaggioso alle auto elettriche. Inoltre, tanto più facciamo aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tanto più il costo all’ingrosso dell’elettricità si abbasserà. Insomma, un effetto domino di benefici in grado di creare nell’arco di un decennio una società più sostenibile e resiliente, da ogni punto di vista. Realizzare una comunità energetica è semplice. Gli incentivi fiscali consentono, infatti, l’installazione dell’impianto a costi accessibili (detrazione del 50% per gli impianti fotovoltaici). Diversamente, si può utilizzare il superbonus 110%, che copre interamente il costo dell’impianto, tuttavia in questo caso la procedura burocratica è più farraginosa.

Lo scorso 12 marzo è stata inaugurata, in Piemonte, la prima comunità energetica italiana, realizzata grazie all’impegno del sindaco del Comune di Magliano Alpi. Un pannello fotovoltaico sull’edificio del Comune fornisce energia a biblioteche, scuole, palestre, alcune imprese artigianali e diversi nuclei familiari. E proprio gli enti locali potranno avere un ruolo importante per realizzare le comunità energetiche sul territorio, dal momento che possono utilizzare i fondi pubblici nazionali per l’efficientamento energetico per la costruzione degli impianti.

La rivoluzione delle Comunità energetiche, è appena cominciata!

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SI RIPARTE DAL DECRETO SOSTEGNI.

Con il sen. Emiliano FENU (M5S), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di mercoledì 14 aprile, ore 12.00

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Sono 11 i miliardi messi in campo dal decreto sostegni per cercare di contenere le conseguenze delle chiusure imposte dalla pandemia. Continuità o cambio di passo, rispetto alla logica dei ristori? Entrambe le cose. Continuità, in quanto lo stanziamento deriva dallo scostamento di 32 miliardi ottenuto dal Governo Conte. Discontinuità, poiché finalmente si è superata la logica dei “codici ateco”, potendo così dare liquidità anche alle categorie precedentemente escluse dai ristori, con particolare riguardo al mondo delle Partite Iva. Non solo. Parlamento e Governo stanno lavorando per rendere più efficace la portata degli interventi economici, attraverso proposte emendative, che saranno inserite nell’ambito della conversione del decreto, ma soprattutto con l’emanazione di un nuovo decreto: il “sostegni-bis” o “decreto imprese”. E questa volta sarà previsto il doppio dello stanziamento, e si agirà su due mensilità.

Le linee direttive su cui la maggioranza di Governo sta basando la sua politica sono due: il sostegno al fatturato e i costi fissi. “Bisogna mettere gli imprenditori nella condizione di non dovere pagare alcun debito”, ha spiegato il senatore Emiliano Fenu ai microfoni di Radio Sparlamento. In questo senso, si agirà sulla proroga del bonus affitti, così come sull’esonero delle tasse locali ( come Imu e Tosap), e si sta ragionando anche sull’esonero del canone Rai per gli esercizi pubblici. E questa volta anche le Partite Iva potranno beneficiare di questi interventi. C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto perché l’attuale complessità del sistema contrattuale italiano rende difficile l’individuazione di tutte le categorie produttive. E il senatore Fenu annuncia che già sono stati presentati emendamenti al decreto sostegni per includere gli operatori stagionali del settore agricolo nella platea dei beneficiari dei sostegni. Nel frattempo, si cerca di stabilire un calendario per le riaperture, perchè l’unico modo per superare la crisi economica è tornare a lavorare!

Quel che è certo, è che quando ci saremo lasciati alle spalle la fase critica di questa pandemia, sarà necessario ripensare a tutto il sistema lavoro. “Oggi è ancora più evidente la profonda disparità tra soggetti garantiti e non garantiti” – ha affermato il sen. Fenu – “perché esiste una popolazione di produttori di reddito e di ricchezza che non ha alcuna forma di garanzia. Dopo la pandemia occorrerà affrontare questo problema”. Un auspicio che non possiamo non condividere.

Buon ascolto!

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

Puntata di lunedì 12 aprile, ore 12.00

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Questa settimana dal Parlamento. Prosegue in Senato l’iter della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che nel testo presentato dal Comitato ristretto prevede anche l’inserimento della tutela degli animali: fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, che dovranno essere approvati dalla Commissione Affari costituzionali nelle prossime settimane. Sempre in Senato, terza e ultima lettura dell’inter di approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi.La scorsa settimana alla Camera bocciati gli emendamenti che chiedevano la cancellazione della delega. Seconda lettura anche per la legge europea, che al suo interno prevede (purtroppo) la proroga di sei mesi dello stop ai test sugli animali per le sostanze di abuso. Si attende nelle prossime settimane la calendarizzazione alla Camera dei deputati di una proposta di legge, a prima firma dell’on. Sara Moretto (IV), per il riconoscimento dell’”attività di toelettatura degli animali di affezione”, la cui approvazione eliminerebbe anche la confusione sulle aperture e chiusure relative alla pandemia.

Fuori dai “Palazzi”. Grazie alla Lav, che ha fatto richiesta di accesso agli atti, si è scoperto un focolaio in un allevamento di visoni a Padova. A riprova che l’ordinanza del Ministro della Salute in merito alla sospensione delle attività di queste aziende, non basta: occorre un divieto definitivo, alla stregua di quanto deciso da diversi Paesi europei. Nel frattempo altri 2000 visioni saranno soppressi la prossima settimana. Ancora soldi a pioggia ai circhi che utilizzano animali dal vivo: non accolto l’appello della LAV di condizionare la corresponsione economica con concrete azioni per superare l’suo degli animali negli spettacoli.

Si ricorda, infine, che sabato 17 aprile, dalle ore 15.00, sul sito lav.it e sulla pagina facebook dell’associazione sarà possibile partecipare al convegno scientifico “Convivere con gli orsi in Trentino”.

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L’ITALIA È PRONTA PER RIPARTIRE? VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 25-26 MARZO.

Con il sen. Marco PEROSINO (FI-UDC), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di giovedì 25 marzo, ore 11.00

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Mentre il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è impegnato nell’ambito del Consiglio europeo a trattare sulla gestione della campagna di vaccinazione dell’Europa, ne abbiamo approfittato per parlare di “ripartenza” con il sen. Marco Perosino. Non di riaperture, che diamo per scontate, ma di creare le condizione necessarie affinché l’Italia possa essere di nuovo competitiva, quando la convivenza con il Covid-19 diventerà una questione di amministrazione sanitaria. Purtroppo, anche alla luce del dibattito parlamentare che è seguito alle Comunicazioni del presidente Draghi, dobbiamo constatare che la maggioranza della politica nostrana appare tuttora immobilizzata nell’emergenza, senza mostrare la capacità di avanzare proposte in grado di traghettarci nel nuovo futuro che ci attende di vivere. Il mondo globale post-Covid, infatti, sarà molto diverso da quello che ha preceduto la pandemia, poiché in questo ultimo anno gli equilibri economici e geopolitici sono mutati. Senza una discussione costruttiva a più livelli – ha dichiarato il senatore Perosino ai microfoni di Radio Sparlamento – il rischio più grande sarà quello di trovarci, dopo la campagna di vaccinazione, con un’Italia meno italiana, perchè mentre a livello nazionale si continuano ad alimentare discussioni tra chi dovrebbe fare cosa, Francia, Germania e Cina stanno comprando “a saldi” pezzi importanti del nostro Made in Italy.

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MISSIONE LAVORO. DISUGUAGLIANZA SOCIALE E NUOVE POVERTÀ.

Con il sen. Tommaso NANNICINI, presidente della Commissione di controllo dell’attività degli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, e il dott. Domenico COSENTINO, responsabile nazionale Formazione del sindacato INPAS.

PUNTATA DI MARTEDÌ 26 MARZO 2021 ORE 15.00

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Gli ultimi dati Istat ci hanno fornito una fotografia dell’Italia tanto impietosa quanto preoccupante: oltre 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di persone che vivono in stato di povertà assoluta. E questi numeri sono destinati a crescere. I prossimi mesi saranno cruciali per la tenuta sociale del nostro paese, poiché di pari passo alla povertà cresce la disuguaglianza sociale. Ci sarebbe molto da dire sui criteri che la politica ha adottato in questo lungo anno di pandemia per arginare la caduta economica nazionale. Ma non è questo il momento per amplificare gli errori commessi. E’ questo il momento di costruire una “rete di protezione” che non faccia più distinzione tra tipologie di lavoratori, disoccupati e poveri. “C’è bisogno di un nuovo patto sociale che metta al centro l’essere umano” suggerisce Domenico Cosentino, e non possiamo che essere d’accordo con questa affermazione. L’auspicio è che questo cambio di paradigma avvenga immediatamente, dacché l’Italia dopo il 30 giugno ci mostrerà un altro volto della pandemia. Per quel momento lo Stato deve essere pronto, diversamente si rischierà una guerra sociale.

Da questo punto di vista, le parole del senatore Tommaso Nannicini mostrano un cambio di passo evidente. Il presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, parla di creare un “welfare universale”, di superare la divisione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, di riportare il Reddito di cittadinanza nel perimetro di quella che era la sua funzione ( assicurare un reddito minimo alle persone che si trovano in una condizione di fragilità economica), ed affiancarlo ad un Reddito di formazione. “Ci sono persone che hanno bisogno di servizi di attivazione sociale ancora prima che dei servizi al lavoro, perché non tutti i poveri sono immediatamente occupabili e non tutti i disoccupati sono poveri” ha detto ai microfoni di Radio Sparlamento il sen. Nannicini, e con molta onestà intellettuale ha ammesso che i grandi dimenticati di questa pandemia sono stati i disoccupati, le Partite Iva, i giovani che ancora devono fare il loro ingresso nel mercato del lavoro. “Ci siamo concentrati soltanto sulla cassa integrazione per chi già ce l’aveva”, ha affermato il senatore. E adesso si pensa ad una sorta di Naspi rafforzata per chi è stato escluso.

Si tratta di un rinnovamento, anche dal punto di vista della comunicazione, che ci proietta nel futuro: quello che la pandemia fino ad oggi ci ha impedito di vedere. E’ un primo ma importante cambiamento. Il passo successivo sarà quello di far ripartire l’economia per creare posti di lavoro. Da dove cominciare? Domenico Cosentino non ha dubbi: bisogna sburocratizzare e riformare ( questa volta veramente) i Centri per l’impiego, superando l’esperienza dei navigator.

Buon ascolto!

RIFIUTI NUCLEARI. COSA SONO, COME SI PRODUCONO, COME VENGONO SMALTITI.

Con il sen. Gianni Pietro GIROTTO, presidente della Commissione Industria del Senato e il prof. Francesco TROIANI, direttore funzione sviluppo business e innovazione tecnologica di SOGIN

PUNTATA DI LUNEDÌ 15 MARZO 2021 ORE 15.00

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In questo podcast abbiamo cercato di fare chiarezza su un argomento nei confronti del quale molto spesso ci si approccia per stereotipi. Sono diverse le attività umane che producono rifiuti radioattivi, come sono diverse le modalità di smaltimento previste dalla normativa vigente, che variano a seconda della tipologia del materiale radioattivo.

In Italia il 60% dei rifiuti radioattivi deriva dalla produzione di energia elettrica da fonte nucleare, il restante 40% riguarda la ricerca scientifica, l’industria, la diagnostica e terapia medica ( soprattutto per ciò che riguarda le terapie oncologiche). Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, oggetto di tante proteste territoriali da parte dei cittadini, riguarda proprio lo smaltimento di questo 40% di rifiuti biomedicali, prodotti sostanzialmente per migliorare e per salvare le nostre vite. Questa considerazione dovrebbe indurci ad approfondire la nostra conoscenza su questa materia, per sviluppare un approccio maggiormente pragmatico e sicuramente più consapevole ( e coerente) con i nostri stili di vita.

In questo podcast, grazie agli ospiti che sono intervenuti, abbiamo cercato di fornirvi delle notizie chiare e puntuali sull’argomento, sia dal punto di vista tecnico che politico. Purtroppo, il nostro Paese sta scontando decenni di lassismo in questo settore, nel quale per decenni è stata adottata la “politica del rimando”. Non è mai facile prendere scelte impopolari, eppure il nostro legislatore oggi sta dimostrando coraggio nel volere finalmente risolvere il problema per il bene di tutta la collettività. Stante questo impegno, ogni cittadino dovrebbe fare la sua parte, quanto meno informandosi adeguatamente sulla materia e ascoltando le soluzioni che ci vengono prospettate. Questo è il contributo che vogliamo condividere con i nostri ascoltatori.

Buon ascolto!

GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELLE DONNE, 8 MARZO 2021.

Con la senatrice Cinzia Leone (M5S), vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del femminicidio.

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Probabilmente, chiamarla “festa della donna” è fuorviante. Con ben 12 donne vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno, rimane poco da celebrare e molto da riflettere. Oggi, però, vogliamo focalizzare l’attenzione sui diritti della donna anziché sulla violenza che viene consumata a suo danno, anche perché non vogliamo confondere questa ricorrenza con la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che, istituita nel dicembre 1999, si svolge ogni anno il 25 di novembre.

Qualsiasi forma di discriminazione trova le sue radici nella mancanza di una cultura del rispetto che porta a non vedere l’altro, e non riconoscendolo lo si umilia fino alla distruzione: morale e fisica. Motivo per cui in questo podcast, insieme alla senatrice Cinzia Leone, abbiamo cercato di intraprendere una discussione sui diritti ancora negati alle donne, a volte riconosciuti solo a parole.

Abbiamo, quindi, preso spunto dal testo di una famosa canzone scritta nel 1972 da John Lennon e Joko Ono: un vero manifesto di denuncia della condizione femminile. “La donna è il negro del mondo” – cantava il grande cantautore – “la costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare. Se non vuole essere una schiava, le diciamo che non ci ama. Se è vera, le diciamo che cerca di essere un uomo. Mentre la umiliamo, fingiamo che ci sia superiore (…) la costringiamo a portare in grembo e allevare i nostri figli e poi la lasciamo avvilita perché è diventata una femmina vecchia e grassa. La insultiamo tutti i giorni in TV e ci meravigliamo perché non ha coraggio o fiducia. Quando è giovane uccidiamo la sua voglia di essere libera (…) La donna è la schiava degli schiavi (…) se non mi credi dà un’occhiata a quella con cui stai (…) se mi credi, è meglio che tu lo grida forte … pensaci … fa’ qualcosa in proposito”.

In questo momento storico “fare” diventa un imperativo, significa soprattutto non rimanere a guardare con indifferenza o armarsi solo di buone intenzioni. La senatrice Cinzia Leone è animata da caparbietà e determinazione, lo si comprende dalla forza delle sue esternazioni. Occuparsi a tempo pieno di femminicidio significa confrontarsi ogni giorno con casi di violenza e di morte. Sono immagini e sensazioni che o ti scivolano addosso oppure ti rimangono aggrappate, e fanno male. Una donna forte, e Cinzia Leone lo è, ha la capacità di trasformare la sofferenza in qualcosa di costruttivo e spezzare quel circolo vizioso che si nutre di violenza. Questa è una peculiarità delle donne, e per questo è importante che ad esse sia data la possibilità di rappresentare la società in posti in cui possano fare la differenza. In questo caso, possiamo dire che Cinzia Leone è la donna giusta al posto giusto per avviare l’auspicato cambiamento.

Tra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare, c’è una società che di dice cosa dobbiamo essere attraverso stereotipi che per secoli hanno lasciato la figura della donna ai margini. Detto in altro modo, nell’evoluto Occidente c’è chi pensa ancora che la donna sia una costola di Adamo. Il dramma è che molte donne, anche solo inconsciamente, credono ancora a questa versione dei fatti. C’è una voce atavica che bisbiglia nella mente di ogni donna, anche la più emancipata, ricondandole questa storia. A quella voce non dobbiamo più credere. A quella voce, non dobbiamo più dare forza.

Buon ascolto!

LA COSTITUZIONE ECOLOGICA. LA RIFORMA DELL’ART. 9 DELLA COSTITUZIONE.

Con la sen. Alessandra MAIORINO (M5S), relatrice della riforma dell’art. 9 nella Commissione Affari Costituzionali del Senato.

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L’introduzione della tutela dell’ambiente nei principi fondamentali della nostra Costituzione costituirebbe un cambio di paradigma, che sposterebbe il baricentro dal modello antropocentrico a quello del biocentrismo. In quest’ottica l’essere umano non è considerato il “dominus” del Pianeta, quanto un elemento di un sistema formato da innumerevoli forme di vita, animali e vegetali, che insieme costituiscono un unico ecosistema. L’unità della biodiversità può essere preservata soltanto assicurando l’armonia ( e l’equilibrio) tra tutte le forme di vita. Il principio su cui si fonda il modello del biocentrismo, infatti, è la sacralità della vita.

Questa è la portata innovativa della riforma dell’art. 9 della Costituzione, attualmente all’esame nella Commissione Affari Costituzionali del Senato. Ed è proprio questo innovativo cambio di paradigma a “spaventare” i detrattori di questa riforma, che già in passato, e in diverse occasioni, sono riusciti ad affossarla.

Nella XIV Legislatura, agli inizi del nuovo Millennio, fu la stessa senatrice a vita Rita Levi-Montalcini a farsi sostenitrice di questa riforma, promuovendo i principi contenuti nella “Magna Charta dei doveri dell’uomo”, poiché il rispetto della vita e dell’ambiente si fonda sulla responsabilità. “La Terra è la casa nella quale viviamo popolata da una straordinaria varietà di culture e forme di vita ma sempre e comunque in un’unica comunità terrestre con un destino comune”, è scritto nella Magna Carta dei doveri. Il fine ultimo dell’inserimento del rispetto dell’ambiente nella Carta Costituente è, quindi, quello di risvegliare le coscienze di ogni individuo per creare una “cultura del valore della vita” da trasmettere alle nuove generazioni. Non abbiamo soltanto il dovere di preservare il Pianeta per le nuove generazioni, ma anche di insegnare loro ad adempiere coscientemente al fondamentale compito di creare una società sostenibile.

L’on. Alessandra Maiorino, in quanto relatrice di questa proposta di riforma, avrà il difficile compito di trovare una sintesi tra le diverse sensibilità politiche presenti in Parlamento. Sarà un percorso tutt’altro che facile, e per nulla scontato. L’auspicio è che in questa Legislatura finalmente la riforma dell’art. 9 possa trovare il suo compimento.

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STOP ALLA MORATORIA MUTUI. CE LO CHIEDE L’EUROPA, E IL GOVERNO NON SE NE È ACCORTO.

Con il senatore Andrea DE BERTOLDI (FdI), Commissione d”inchiesta sul sistema bancario e l’avvocato Cira DI FEO, presidente di Legal Professional Network.

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Lo scorso dicembre, il Governo ha inserito nella legge di bilancio una disposizione che proroga la moratoria su mutui e prestiti fino al 30 giugno 2021. Peccato che la norma in questione va contro le norme previste in sede europea dall’EBA (European Banking Authority), secondo cui le moratorie ( salvo eccezioni preventivamente concordate) possono essere prorogate per un massimo di 9 mesi. Il giorno 26 gennaio, il Governo avrebbe dovuto incontrare i rappresentanti dell’ABI, che avevano chiesto all’Esecutivo di avviare una trattativa con l’EBA, senza la quale la normativa nazionale non può essere applicata dalle banche. Ma Palazzo Chigi, in questi giorni è impegnato a trovare un’altra maggioranza. In conseguenza di ciò, molti istituti di credito hanno già avviato comunicazioni ai loro clienti, per la ripresa dei pagamenti delle rate sospese ( e degli interessi) già da febbraio. Senza un tempestivo intervento legislativo, milioni di professionisti e Partite Iva si avviano verso il fallimento sicuro. Intanto, la rabbia sociale sta raggiungendo la soglia limite: la miccia può accendersi in qualsiasi momento.

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LA GIUSTIZIA CIVILE AL TEMPO DEL COVID: DAL CAOS NEL TRIBUNALI, ALLE PROTESTE DEGLI AVVOCATI.

Con la partecipazione della sen. Fianmmetta Modena (FI), Commissione Giustizia del Senato e dell’avv. Cira Di Feo, presidente di Legal Professional Network.

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La pandemia ha letteralmente paralizzato le attività nei tribunali, negando a milioni di italiani il diritto ad un giusto processo. Eppure il mainstream, che parla ogni giorno di piste da sci, della riapertura delle scuole, dell’orario delle messe e del cenone della fine dell’anno, si è praticamente dimenticato della “questione giustizia”, dando in certo senso un alibi alla politica, che non ha ancora trovato la quadra per far ripartire la macchina dei tribunali.

In questa puntata, abbiamo aperto una “linea diretta” tra le Istituzioni e il mondo dell’avvocatura, attraverso un costruttivo dibattito tra la senatrice Fiammetta Modena, componente della Commissione Giustizia del Senato, e l’avvocato Cira Di Feo, presidente di Legal Professional Network. E le questioni su cui discutere non sono mancate. Dagli uffici delle cancellerie che non sono in grado di lavorare da remoto; al processo telematico che fatica a partire, con udienze rinviate addirittura al 2025; alla piattaforma del Ministero che non funziona. Insomma, la giustizia italiana è letteralmente paralizzata. Una situazione non più sostenibile anche dall’avvocatura, che con la sospensione delle udienze è al collasso economico. La legge di bilancio, così come i decreti ristori, possono essere uno strumento per cercare di migliorare l’impasse che si è venuto a creare.

Il punto è: c’è la volontà politica di farlo? La senatrice Fiammetta Modena, ai microfoni di Radio Sparlamento ha illustrato le proposte delle opposizioni, in linea con le richieste degli operatori della giustizia. Bisognerà attendere il 14 dicembre per sapere se queste proposte emendative potranno diventare norme di legge a tutti gli effetti. Nel frattempo, continua il pressing delle opposizioni nei confronti della maggioranza, per trovare un accordo almeno sui punti più critici.

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VIOLENZA SULLE DONNE. IN CHE “STATO” SIAMO?

PER AMMAZZARTI MEGLIO – Con Ilaria Bonuccelli e la partecipazione del sen. Giuseppe Cucca, Commissione Giustizia del Senato.

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Questa settimana a “Per ammazzarti meglio”, abbiamo ospitato per la prima volta un rappresentante delle Istituzioni. Dopo tante puntate in cui abbiamo ascoltato i contributi di diversi esperti della materia, di operatori del settore, nonché le testimonianze di donne che sono state vittime di violenza o dei loro familiari, ci è sembrato opportuno coinvolgere il decisore politico, perché il cambiamento abbisogna di interventi legislativi.

Ne è uscito fuori un lungo e interessante confronto tra Ilaria Bonuccelli e il sen. Giuseppe Cucca, componente della Commissione Giustizia del Senato, da cui sono emerse concrete possibilità per modificare la normativa vigente, soprattutto la consapevolezza della necessità di stanziare adeguate risorse economiche per realizzare fattivamente la formazione di tutti gli operatori, così come per rendere operativi su tutto il territorio nazionale tanto i Centri anti violenza, quanto i Centri di recupero per gli autori di reato.

Ringraziamo il senatore Cucca per essersi dimostrato un interlocutore attento, preparato e, soprattutto, fortemente motivato a cambiare la situazione attuale. Ci auguriamo che questo possa essere l’inizio di una proficua collaborazione.

Buon ascolto!

LE IMPRESE SOCIALI DI COMUNITÀ

PRESENTAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1650, DEL SENATORE EMILIANO FENU (M5S).

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sen. Emiliano Fenu

L’impresa sociale di comunità è un nuovo modo di organizzare la produzione di beni e servizi di una determinata comunità, fondato sulla partecipazione diretta degli abitanti di un determinato luogo. Le parole chiave di questo progetto sono due: “appartenenza e “partecipazione”. Non è, quindi, soltanto un diverso modo di fare impresa, è un’alternativa di vita in chiave sostenibile. Si parte dalla riqualificazione del territorio per perseguire un maggiore benessere e una migliore qualità della vita. Le imprese sociali di comunità intendono, infatti, invertite la tendenza dello spopolamento, del degrado urbano e sociale, recuperando borghi e territori lasciati a se stessi, in un’ottica di interesse generale della comunità coinvolta. Questa settimana il disegno di legge presentato dal sen. Emiliano Fenu, a cui hanno aderito i senatori D’Alfonso, Comincini e De Petris, è stato incardinato nei lavori della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Ci vorrà del tempo affinché diventi legge dello Stato, tuttavia abbiamo ritenuto utile portarlo all’attenzione dei cittadini. In questo particolare momento storico, in cui la pandemia ci ha costretto a ripensare alle nostre priorità di vita, così come a rimetterci in gioco in maniera diversa, questa proposta legislativa può aprire nuovi scenari e speranze. Di certo, ci auguriamo un iter veloce e condiviso tra le diverse forze politiche in Parlamento. Buon ascolto!

SUPERBONUS. SI PARTE O NO?

CON IL SENATORE ANDREA DE BERTOLDI (FDI), COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA SULL’ANAGRAFE TRIBUTARIA.

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sen. Andrea de Bertoldi

Sono 14 i miliardi messi a disposizione dallo Stato per il c.d. “Superbonus 110%“, introdotto dal Decreto Rilancio dello scorso maggio (art. 119 del decreto-legge n.34/20). Si tratta di detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica e rischio sismico, utilizzabili mediante uno sconto in fattura oppure con la cessione del credito di imposta. Una misura che rappresenta una grande opportunità per il rilancio del Paese, ma che rischia di essere vanificata a causa dell’estrema complessità della disciplina, in alcune parti financo contraddittoria. Troppi gli adempimenti e i dubbi interpretativi sulle singole disposizioni. Il rischio è di vanificare la portata di questa agevolazione, dal momento che molti professionisti davanti all’incertezza normativa si troveranno a desistere dall’utilizzare questo beneficio. A sostenerlo sono stati i rappresentanti dei diversi settori coinvolti, intervenuti nell’ambito dell’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria. In assenza di un intervento legislativo risolutivo, il compito di fornire un’interpretazione delle norme è ricaduto sull’Agenzia delle Entrate che, anche a seguito dei numerosi interpelli ricevuti, in questi mesi è intervenuta con due Circolari. Mercoledì mattina nella Commissione di Vigilanza Tributaria è stato ascoltato, per la seconda volta, il Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, chiamato dalla Commissione a dirimere le criticità emerse durante la fase delle audizioni. Una relazione di oltre trenta pagine, fitte di tecnicismi, che vanno ad aumentare la mole normativa già esistente,e che non dirimono tutti i dubbi. E il direttore Ruffini ha annunciato una nuova e complessa Circolare, che sarà emanata tra un paio di settimane. Con il sen. Andrea de Bertoldi, che ha seguito tutto l’iter dell’indagine conoscitiva nella Commissione Tributaria, abbiamo cercato di commentare “a caldo” le dichiarazioni del direttore Ruffini. Si può uscire da questo impasse? A questa domanda il senatore de Bertoldi ha risposto con una frase pronunciata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate al termine della sua audizione: “Non si può semplificare quello che nasce come complesso”. Eppure, una via d’uscita esiste: trasformare il lavoro encomiabile svolto dalla Commissione Tributaria in un pacchetto di proposte emendative, concordate tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione, da inserire nella prossima legge di bilancio. Il Paese non si può permettere di perdere questa promettente occasione di rilancio economico. Buon ascolto!

audizione Direttore Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini

LA PROSSIMA CRISI POTREBBE NON ESSERE UNA PANDEMIA. L’ALLARME DEL GENERALE VECCIARELLI AL PARLAMENTO.

Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’esame del Documento programmatico della Difesa 2020/22 – Commissioni Riunite Difesa di Camera e Senato.

L’audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, che si è svolta lo scorso mercoledì nelle Commissioni Riunioni Difesa di Camera e Senato, ha messo in evidenza la mancanza di una visione strategica del nostro Paese in una prospettiva geopolitica globale. Il Generale Vecciarelli, seppure con il garbo istituzionale che compete ad un rappresentante delle Forze Armate, ha detto chiaramente ai parlamentari delle Commissioni Difesa di Camera e Senato che, se non ci sarà il cambio di paradigma da parte della politica, ci aspettano scenari potenzialmente disastrosi.

“La prossima crisi potrebbe non essere una pandemia.” – ha avvertito il Capo di Stato Maggiore della Difesa – “Non viviamo più in un mare calmo e ciò che sta accadendo nei Balcani, in Medio Oriente e in Africa è totalemnte diverso dallo scenario con cui ci siamo confrontati soltanto qualche anno fa”. Il Mediterraneo è diventato “un’area multivettoriale a complessità crescente, dove è sempre più marcata la competizione tra gli Stati”. In particolare, nel Medio Oriente competitor internazionali “spregiudicati” hanno recuperato posizioni e ruoli, ribaltando la situazione precedente che vedeva l’Italia in vantaggio nei rapporti bilaterali. Questa competizione – ha affermato il Generale Vecciarelli – “sta minando le basi della valenza nazionale presso numerosi interlocutori di primo piano per l’italia, destando forti preoccuazioni”.

In questo scenario, la Difesa nazionale presenta delle evidenti vulnerabilità, dovute alla mancanza delle necessarie risorse per mettere le Forze Armate in condizione di gestire le crisi che si vanno a delineare. Il Capo di Stato Maggiore parla di una “incrongruenza tra le risorse assegnate e il fabbisogno dello strumento della Difesa”, con danni evidenti in termini di operatività, prontezza ed efficienza delle risposte messe in campo. Le risorse di cui dispone la Difesa per assolvere ai suoi compiti sono pari a 22,9 miliardi di euro. A questa somma vanno tolte le risorse necessarie per mantenere la sicurezza sul territorio, demandata all’Arma dei Carabinieri. Si arriva quindi a 15,3 miliardi, che vanno suddivisi in tre voci di spesa: 10,36 miliardi sono per il personale, pari al 68% delle risorse; 2,14 miliardi per l’esercizio, pari al 14% del totale; soltanto 2,81 miliardi, pari al 18%, assegnati per gli investimenti. A questi stanziamenti, in un quadro di bilancio integrato, vanno aggiunti i Fondi del MISE e i finaziamenti per le Missioni internazionali. Tuttavia, la situazione non cambia di molto, e le criticità di bilancio sono evidenti. Di certo siamo lontani dal raggiungimento della soglia del 2% del Pil prevista dalla NATO ( attualmente la soglia italiana è dell’1,21%), così come siamo lontani dalla ripartizione del budget nelle quote 50-25-25, riconosciuta a livello internazionale come standard per il corretto funzionamento dello strumento militare.

La conseguenza di questa incapacità strutturale – spiega il Generale Vecciarelli – è quella di dovere assumere delle “scelte dolorose, di salvataggio selettivo”. Le minacce, però, sono incombenti. Siamo vulnerabili per quanto riguarda le nuove tecnologie digitali, il ciber e lo spazio e, senza un’inversione di questo trend, si potrebbero aprire scenari tragici. Ergo, servono investimenti urgenti. Uno di questi scenari, potrebbe essere l’eventuale sospensione di servizi essenziali, di cui il Paese non ha il controllo e la piena sovranità di alcune funzioni. C’è poi la questione delle operazioni spaziali, settore che sarà sempre più cruciale negli equilibri internazionali, tant’è che nei prossimi anni – spiega il Generale Vecciarelli – ci saranno migliaia di satelliti che gireranno attorno alla Terra. Gli USA hanno appena investito 20 miliardi di dollari in questo settore; la Francia di recente ha stanziato 4 miliardi; l’Italia ha aperto un Comando per le operazioni spaziali: il budget attuale è di 0,00 euro.

Occorre ripensare alla Difesa come priorità indispensabile e strategica di politica estera e di sicurezza nazionale. Occorre che queste notizie siano conosciute dai cittadini, ignari delle scelte poco avvenute del decisore politico. Stiamo perdendo di vista il futuro del Paese. Quel che è peggio, è che lo stiamo negando alle giovani generazioni.

Cristina Del Tutto
direttore Radio Sparlamento

L’ITALIA IN CRISI, MA IL GOVERNO REGALA ALLA RAI 85 MILIONI DI EURO.

COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI, AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA, ROBERTO GUALTIERI.

Cristina Del Tutto,
direttore Radio Sparlamento

L’ audizione del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è svolta mercoledì scorso nella Commissione di vigilanza Rai, ha assunto una dimensione quasi surreale. All’annuncio del Governo di voler elargire alla fallimentare gestione RAI altri 85 milioni di euro nella legge di bilancio, si sono sollevate aspre critiche tanto dalla maggioranza, quanto dall’opposizione. In un momento tragico per il Paese, in cui si stanno chiedendo sforzi immani agli italiani e a tutto il sistema produttivo del Paese, la televisione pubblica riceve un premio di quasi cento milioni di euro per aver svolto male il suo lavoro ed aver speso male i soldi che vengono prelevati d’imperio agli italiani.

L’ on. Giorgio Mulè, di Forza Italia, è stato il primo a scagliarsi contro il Ministro Gualtieri, ed ha parlato di una scelta vergognosa da parte del Governo, che in questa crisi non ha di certo mostrato la stessa disponibilità nei confronti dell’intero comparto editoriale e televisivo italiano.

E’ l’on. Federico Mollicone a ricordare che dei 100 miliardi di scostamento accordati dal Parlamento, il Governo ha assegnato al Fondo per il pluralismo soltanto lo 0,2%, ossia 200 milioni, quando la Francia ha stanziato per il settore 1 miliardo di euro. Ciò significa che, quando la pandemia sarà passata, il settore dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà in ginocchio.

Non solo. L’attuale amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, di fatto sfiduciato dal Ministro Gualtieri ma ancora ben ancorato alla sua poltrona, ha annunciato una diminuzione del badget per le fiction Rai di circa 80 miliardi. Una scelta che, come ha messo in evidenza dall’on. Alessandro Morelli, della Lega, andrà a penalizzare e mettere in crisi proprio le aziende broadcaster italiane, per le quali le fiction sono un core business essenziale. Senza contare tutto l’indotto che c’è dietro a questo mondo.

Il malumore si è fatto sentire anche nella maggioranza. L’on. Alberto Airola, del M5S, vuole vederci chiaro. Denuncia la poca trasparenza dei conti, soprattutto quelli che derivano dal canone pagato dai cittadini. La domanda che è rimasta senza risposta è: a chi vanno questi soldi, e come vengono spesi?

Ma a parlare fuori dai denti è un altro membro della maggioranza, l’on.Michele Anzaldi, di Italia Viva, che non risparmia critiche durissime all’Esecutivo. Già, perchè c’è un’altra questione. Il CdA guidato da Salini, che rimarrà in carica per altri quattro mesi, ha annunciato oltre venti nomine dirigenziali da oltre 130 mila euro ciascuna. L’on. Anzaldi fa presente che tutto il settore televisivo è in crisi in questo momento, eppure gli altri Gruppi non sono in perdita, e i loro dipendenti hanno anche optato per contratti di solidarietà. E poi c’è la questione dei contenuti, che non è irrilevante per un’azienda televisiva. L’on. Alzandi lo dice senza mezzi termini: l’informazione politica e di intrattenimento è fornita alla reti Mediaset e da La7, la Rai è quasi completamente assente nonostante abbia a disposizione ben tre reti pagate dai cittadini!

Tutte belle parole, quelle dei nostri parlamentari. C’è qualcosa, però, che non torna. E’ lo Stato l’azionista pubblico di controllo, con il quale la società Rai è legata da un contratto di servizio. E’ il Parlamento in seduta comune a nominare i componenti del CdA della Rai ( soltanto l’AD viene nominato dai consiglieri). C’è anche una Commissione bicamerale di vigilanza sull’operato della Rai. Non è chiaro allora chi fa cosa, e a nome di chi. Sopratutto, di chi è la responsabilità della gestione amministrativa della Rai e delle scelte riferite al palinsesto? Non è una questione di poco conto, perchè questo enorme mostro chiamato Rai ingurgita ogni anno oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici, e di informazione e di cultura ne vediamo veramente poca.

Questi i dati forniti ieri dal MEF. Nel 2019 la Rai ha avuto ricavi pari a 2 miliardi e 443 milioni di euro, di cui circa 1 miliardo e 758 milioni derivanti dal canone estorto ai cittadini, mentre altri 540 dai proventi della pubblicità. Il personale costa allo Stato oltre 900 milioni di euro all’anno; oltre 1 miliardo e 300 milioni ricadono nella voce “costi operativi”. Più in generale, il Ministro Gualtieri ha parlato di un peggioramento dell’indebitamento netto della società, che è passato dai 251 milioni del 2018, ai 537 milioni del 2019. E il 2020 sarà ancora più disastroso.

L’ultima parola spetterà al Parlamento, in sede di approvazione della legge di bilancio.

Questi numeri per gli italiani che cercando di sopravvivere a questi crisi economica generata allo stomaco sono peggio di un pugno allo stomaco. Se la politica vuole rispetto ed esige il rispetto delle regole, allora deve cominciare a rispettare gli italiani, perché la pazienza sta per finire. L’ultima parola sulla Rai spetterà al Parlamento, e il Parlamento questi 85 milioni di euro alla Rai non li deve concedere.

LA REINTEGRAZIONE SOCIALE DEL REO, TRA RIEDUCAZIONE E GIUSTIZIA RIPARATIVA

ASCOLTA IL PODCAST

Con la sen. Bruna Piarulli (M5S), Commissione Giustizia del Senato, il prof. Marco Monzani, criminologo e giurista, la dr.ssa Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa

Quando viene commesso un fatto criminoso, lo Stato si trova a dover contemperare due esigenze sociali diverse. Da parte la rieducazione del condannato, che quando avrà terminato di scontare la sua pena tornerà vivere nella comunità; dall’altra la tutela delle vittime del reato, in ogni sede opportuna. Una ricerca di contemperamento tra istanze diverse che nel nostro Paese risente della ormai atavica assenza di adeguate politiche, dal momento che soltanto negli ultimi anni il legislatore è intervenuto ( e a rilento) con adeguati provvedimenti. La prolungata disattenzione del decisore politico, ha acuito la frattura sociale tra quanti rivendicano i diritti dei detenuti e coloro che reclamano anzitutto i diritti delle vittime. Ciò significa che, per ottenere i risultati sperati, la politica dovrà muovermi in maniera sincronizzata, considerando il percorso rieducativo del ristretto e la tutela delle vittime di reato come le due facce della stessa medaglia.

La senatrice Bruna Piarulli, oltre ad essere membro della Commissione Giustizia del Senato, vanta un’esperienza ventennale come direttrice di Istituti penitenziari. Ai microfoni di Radio Sparlamento ha raccontato dell’impegno del Governo in merito alle problematiche che ruotano attorno al sistema carcerario: dal provvedimento che ha previsto la possibilità di colloqui giornalieri tra detenuti e figli minori, a quello sul lavoro penitenziario (di cui peraltro la senatrice Piarulli è stata relatrice). Il legislatore ha ingranato la marcia giusta? Di certo la presenza nelle sedi legislative di professionisti del settore, che conoscono le dinamiche del sistema carcerario in prima persona, costituisce un punto di forza che può agevolare il cambiamento. La sen. Pariulli, tra l’altro, si sta battendo affinché si agisca anche a livello di edilizia penitenziaria, in particolare per eliminare nelle carceri i “bagni a vista” nelle celle, che ledono anzitutto i diritti fondamentali della persona.

Il passo successivo e fondamentale da compiere, riguarda proprio la giustizia riparativa. Il prof. Marco Monzani e la dr.ssa Giulia Schioppetto, concordano su un fatto: è essenziale risanare con urgenza la frattura sociale che si è creata, poiché al momento delle vittime, terminato il percorso giudiziario, non si occupa più nessuno. “Le vittime isolate – spiega il prof. Monzani – rischiano in questo modo di vivere una seconda vittimizzazione”. Da questo punto di vista, tutti gli interlocutori intervenuti convergono sull’importanza di valorizzare l’istituto della “mediazione”, attraverso cui la vittima e l’autore del reato possono risanare la frattura che si è venuta a creare a seguito del fatto criminoso. Tuttavia, occorrono adeguati strumenti per preparare le vittime alla conciliazione, che oggi non esistono. Una soluzione a questo problema, è stata avanzata proprio dalla dr.ssa Schioppetto, che ha ricordato l’importanza di una figura professionale che in altri Paesi ha già dato considerevoli risultati: quella del “facilitatore”, a cui dovrebbe essere affidato il compito di coinvolgere la vittima ai programmi di giustizia riparativa. In altre parole, bisogna creare un “percorso virtuoso” che coinvolga e metta in collegamento l’autore del reato, le vittime e la comunità, affinché il carcere venga considerato un contesto all’interno del territorio, non come un’entità avulsa da questo. Per raggiungere questo risultato occorre investire in figure professionali che siano in grado di trasformare una narrazione violenta in un processo di consapevolizzazione. “L’autore del reato” – ci ha spiegato il prof. Monzani – “deve avere ben chiaro che la cosa peggiore che ha fatto non è stata quella di avere violato una articolo del codice penale, bensì quella di aver provocato dolore e sofferenza ad un’altra persona”.

La senatrice Bruna Piarulli, per quanto di sua competenza, ha assicurato tutto il suo sostegno per la ripresa del percorso legislativo del provvedimento governativo sulla giustizia riparativa.

Buon ascolto!

L’ITALIA ALLA PROVA DEI CONTI. NADEF, PNRR, RECOVERY FUND

CON IL SEN. MARCO PELLEGRINI (M5S), COMMISSIONE BILANCIO DEL SENATO

Marco Pellegrini

Nei prossimi mesi l’Italia si troverà ad affrontare la sfida più importante dall’inizio della pandemia: la definizione di un piano economico di sviluppo del Paese, per impiegare al meglio le risorse che saranno rese disponibili attraverso il Next Generation EU. Dei 750 miliardi stanziati dall’Europa, circa il 28% del totale sarà assegnato all’Italia: si tratta di 208 miliardi suddivisi tra prestiti ( 127 miliardi) e sovvenzioni (81 miliardi). Il Next Generation è composto da 7 programmi ( rubriche di spesa), di cui il Recovery and Resilience Plan (Recovery Fund) rappresenta lo strumento più rilevante, con uno stanziamento di 672,5 miliardi su 750 totali.

Per accedere a queste risorse il Governo e il Parlamento dovranno presentare un Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), che dovrà definire gli interventi e gli investimenti per il 2021/2023. Successivamente, il PNRR dovrà essere approvato prima dalla Commissione e, in via definitiva, dal Consiglio europeo. Dal 15 ottobre il Governo potrà presentare in sede europea una bozza del programma con la definizione degli interventi, in modo da avviare con gli organi della Commissione un proficuo un dialogo per la definizione del cronoprogramma. Il PNRR potrà essere formalmente presentato dal prossimo gennaio del 2021 (ultima scadenza fine aprile 2021).

Podcast – Dal Nadef alla legge di bilancio

Nel contesto nazionale, questo iter si intreccia ( e per certi versi si sovrappone) alle dinamiche economiche nazionali, in particolare alla definizione della legge di bilancio. Questa settimana, infatti, il Senato è stato impegnato nella discussione del c.d. Nadef (Nota di aggiornamento al DEF 2020), attraverso il quale il Governo aggiorna gli obiettivi programmatici rispetto al DEF approvato lo scorso aprile ed anticipa le misure delle legge di bilancio. Una manovra da circa 25 miliardi che sarà finanziata quasi interamente dai fondi del Recovery Fund.

Podcast – La sfida del Revovery Fund

Di queste complesse dinamiche economiche, ne abbiamo parlato con il senatore pentastellato Marco Pellegrini, componente della Commissione Bilancio del Senato, che ai microfoni di Radio Sparlamento ha spiegato quali interventi saranno inseriti nella legge di bilancio e la “visione europea” che stimolerà la stesura del PNRR. Ad ogni modo, in questo scenario la gestione della pandemia causata dal Covid-19, rimane un’incognita per il futuro, dal punto di vista economico, sociale e, soprattutto, sanitario.

Podcast – La verità sul MES

C’è qualcuno che pensa, e vuole far credere agli italiani, che il MES ( European Stability Mechanism) rappresenti la panacea in grado di risolvere tutti i problemi sanitari connessi al Covid. Ammesso e non concesso che ciò possa essere un’opzione realistica, la domanda è: quale prezzo dovrà pagare il nostro Paese per ottenere un finanziamento immediato dal “centro di comando” di Lussemburgo? E, inoltre: ci sono delle fattibili alternative? Ai microfoni di Radio Sparlamento, il senatore Marco Pellegrini, lo ha spiegato molto bene.

Buon ascolto!

RECOVERY FUND: LE TAPPE, I TEMPI, LE PRIORITÀ.

AUDIZIONE PARLAMENTARE DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA, PAOLO GENTILONI

Il Parlamento riprendere i suoi lavori, dopo la pausa estiva, e il primo importante appuntamento è con il Commissario Europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ieri ha riferito nelle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato.

Nell’ambito dell’ audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito le tappe, i tempi e le priorità a cui dovranno attenersi i 27 Paesi dell’Unione europea nell’attuazione del Next Generation UE. “E’ un’opportunità, ma anche una grande responsabilità – ha dichiarato Paolo Gentiloni – per rendere le nostre economie più resilienti, competitive e sostenibili”. Un imponente progetto da 750 miliardi di euro. L’Italia, nell’ambito di questa strategia comune, sarà il Paese che potrà contare sul volume più alto di risorse: circa 209 miliardi ( tra sovvenzioni e prestiti) messi a disposizione attraverso il c.d. Recovery Fund (Recovery and Resilience Facility).

Per accedere a questi fondi, ogni Stato dovrà presentare un Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo percorso inizierà dal 15 di ottobre, quando i singoli governi potranno presentare le prime bozze con l’indicazione degli obiettivi generali, le linee di intervento e le priorità. La presentazione “formale” e definitiva dei Piani, avverrà dai primi mesi del 2021 e fino alla fine di aprile, definito come termine ultimo. Da quel momento, la Commissione avrà 8 settimane di tempo per proporne al Consiglio europeo l’approvazione. Il Consiglio, dopo “una esaustiva discussione”, avrà a disposizione ulteriori 4 settimane per decidere a maggioranza qualificata. Al momento dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio, allo Stato membro verrà erogato dalla Commissione il 10% dell’ammontare del Piano. Le successive erogazioni, invece, avverranno a cadenza semestrale e – ricorda il Commissario Gentiloni – saranno legate ad una procedura complessa sulla base dei risultati raggiunti a livello nazionale e sul rispetto dei tempi previsti. Quindi: l’approvazione definitiva dei Piani è prerogativa del Consiglio, le erogazioni delle risorse sono di competenza della Commissione. La restituzione del debito avrà durata trentennale, a partire dal 2026. Le “condizionalità” che ogni Paese dovrà rispettare per ricevere ulteriori erogazioni in denaro, saranno due. Non basterà attenersi soltanto alle tempistiche. I risultati raggiunti dovranno essere esattamente quelli descritti nel Piano approvato dal Consiglio europeo.

I Piani nazionali – chiarisce il Commissario all’Economia – dovranno rappresentare la giusta armonia tra responsabilità nazionali ed equilibrio europeo. Da questo punto di vista, Paolo Gentiloni ha chiarito da una parte che i Piani non saranno redatti o imposti da Bruxelles, dall’altra che la Commissione non è un intermediario finanziario, ma ha l’obbligo di garantire le priorità comuni europee. E le priorità europee sono tre. La prima priorità è contribuire alla sostenibilità ambientale. Il Next generation prevede un vincolo del 30% legato alla transizione ambientale, che all’interno dei singoli piani nazionali sarà di circa il 35% delle risorse complessive. E’ anche specificato che nei Piani nazionali non saranno accettate misure e investimenti dannosi per l’ambiente. La seconda priorità è rappresentata dalla resilienza e sostenibilità sociale. La terza priorità riguarda la transazione digitale.

C’è poi un’ulteriore indicazione che i singoli Paesi dovranno seguire nel redigere i Piani nazionali, e trattasi del rispetto del pacchetto di raccomandazioni che la Commissione ha predisposto per ogni Paese, in particolare quelle relative al 2019/2020. Per quanto riguarda il nostro Paese, esse riguardano soprattutto: la digitalizzazione, l’adeguamento delle strutture sanitarie, la riforma della giustizia civile e della Pubblica Amministrazione, l’aumento del tasso di occupazione, soprattutto riguardo al Sud e alla popolazione giovanile e delle donne.

Ciò detto, appare chiaro che le risorse del Recovery Fund saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2021. Oltre al pacchetto Sure, che è intervenuto per finanziarie la cassa integrazione, le risorse disponibili nel 2020 – chiarisce Paolo Gentiloni – sono i fondi del RIACT-UE e dell MES. L’allocazione dei 47 miliardi del RIACT-EU è ancora in corso di discussione, si tratta comunque di risorse che saranno disponibili nell’ultimo trimestre del 2020.

Esiste una evidente diffidenza nei confronti del Meccanismo Europeo di Stabilità,anzitutto perché si tratta di un organismo non comunitario ma intergovernativo, con un proprio CdA che prende le sue decisioni. Tuttavia, nell’ambito della sua audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito due punti in merito alla cancellazione delle condizionalità macroeconomiche per i prestiti straordinari destinati ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Anzitutto, a seguito di una lettera della Commissione del 7 maggio 2020 ( a firma Gentiloni/Dombrosky), il CdA del MES si è espresso per la non applicazione delle norme sul rafforzamento della “sorveglianza economica e di bilancio” per i prestiti con destinazione vincolata all’adeguamento sanitario. Da ultimo, il Parlamento europeo, in data 19 giugno ha approvato – spiega il Commissario all’Economia – un emendamento al Regolamento UE del 13 maggio 2013, che specifica in maniera inequivocabile che per la linea di prestiti per il settore sanitario non ci saranno richieste legate alla situazione macro economica degli Stati. Rimane il fatto, però, che al momento, nonostante tutte queste rassicurazioni, dei 27 Paesi della UE soltanto Cipro ha richiesto di accedere a questa linea di credito.

Un aspetto di non poco conto per decifrare la portata complessiva del Next Generation UE riguarda la reintroduzione delle norme sul patto di stabilità e sugli aiuti di Stato, e su questo punto diversi parlamentari hanno chiesto lumi al Commissario. Parrebbe, tuttavia, che al momento la questione sia stata lasciata in sospeso. L’auspicio del Commissario Gentiloni è che le clausole che hanno sospeso il patto di stabilità non vengano reintrodotte presto, in quanto potrebbero generare effetti recessivi. Allo stesso tempo – aggiunge Gentiloni – tornare a delle regole condivise, non significa tornare alle stesse regole di prima. Ma questo è soltanto un auspicio. Ad ogni modo, Gentiloni avverte il nostro Paese: “Non possiamo immaginare che questa grande operazione europea abbia cancellato il debito pubblico italiano”. E questo suona più come un avvertimento.

Di buon auspicio, e molto apprezzabile, è stato l’intervento del neo presidente della Commissione Affari europei del Senato, il sen. Dario Stefano, il quale “correggendo” un’affermazione del Commissario Gentiloni, ha voluto sottolineare che non è il Governo a dover varare il Piano nazionale, ma il Parlamento. Non solo. Ha anche esplicitamente invitato la politica ad “evitare una deriva governativa”. Davanti ad un Piano di oltre 200 miliardi, che impegnerà il Paese per circa 30 anni, non è pensabile che sia soltanto una parte politica a decidere il futuro dell’Italia. Il fatto che a pronunciare queste parole sia stato un membro dell’attuale maggioranza, nonché presidente di una Commissione cruciale in questo momento politico, ci fa ben sperare!

SINTESI AUDIZIONE PARLAMENTARE DI PAOLO GENTILONI, COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA

RISIKO – L’ARMA CINESE DEL 5G

Con il sen. Andrea DE BERTOLDI, l’on. Massimiliano CAPITANIO, Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication

PODCAST – PUNTATA DI MERCOLEDÌ 5 AGOSTO ORE 15.00

Le Istituzioni nazionali si apprestano a gestire l’inevitabile rivoluzione tecnologica. Anche in questo ambito, a destare preoccupazione è ancora una volta la politica espansionistica della Cina, che sta utilizzando l’arma tecnologica del 5G per conquistare l’Occidente.

La politica italiana, in questa prospettiva, si troverà nel breve periodo a prendere decisioni che tracceranno inesorabilmente il percorso del nostro futuro. Ogni scelta presa, fatalmente escluderà tutte le altre. Il principio di precauzione, quindi, suggerirebbe al decisore politico di valutare tutte le implicazioni della sua strategia, prima di fare le sue mosse (e non dopo).

La prospettiva di realizzare un’autostrada digitale che percorra tutto il territorio nazionale, in grado di colmare il gap tecnologico dell’Italia e aumentare significativamente il Pil, è senza dubbio una prospettiva allettante. Ma qual è il prezzo che la nostra società dovrà pagare nel lungo periodo per questa scelta?

La Cina si è preparata a vincere questa battaglia decenni fa, ed ha già pianificato tutto. Il nuovo Celeste Impero si appresta a conquistare il “barbaro” Occidente e dominarlo per millenni, non per una manciata di decenni. La forza dei cinesi è proprio quella di porsi obiettivi a lungo periodo, lavorare sodo per raggiungere lo scopo prefisso, colpire soltanto al momento opportuno.

E il vantaggio tattico alla Cina è stato offerto proprio dal Vecchio Continente. Quando la Cina ha cominciato a considerare strategico il settore hi-tech, l’Italia e gli Stati europei hanno pensato bene che non fosse più conveniente investire nella tecnologia, dal momento che era possibile comprarla a basso costo da Pechino.

Questo il risultato: oggi è praticamente impossibile realizzare la tecnologia 5G senza stringere un “patto col diavolo” con il regime cinese. Non basta infatti escludere Huawei dalla lista dei fornitori della tecnologia 5G, giacché la Cina (che si sta preparando da tempo a questo momento) continua ad acquisire quote rilevanti in società quotate in borsa che forniscono tecnologia 5G.

C’è poi la questione dei Paesi Balcani, che a livello economico dipendono sempre di più dagli investimenti cinesi. Le antenne 5G cinesi installate in Croazia, Serbia, Bosnia, Albania, Kosovo, non avrebbero nessun problema a captare e catturare i dati italiani. Non è un caso che tra le Missioni internazionali dell’Italia per il 2020, figura il mantenimento della sicurezza cibernetica nei Balcani.

In questo momento nel Parlamento italiano coesistono almeno due posizioni, che stanno osservando il fenomeno 5G da diversi punti di vista. Una parte, che abbraccia partiti tanto di maggioranza quanto di opposizione, spinge per accelerare l’attuazione del 5G nel territorio nazionale. L’altra parte, invece, chiede di valutare con maggiore attenzione le conseguenze per la sicurezza nazionale prima di dare attuazione al 5G Action Plan italiano.

L’auspico è che queste due “anime” del Parlamento comincino a dialogare, per trovare una sintesi e una linea comune. Spiegare il 5G al Paese, significa anzitutto rendere edotta la cittadinanza in merito a tutte le conseguenze derivanti dalla rivoluzione tecnologica. Non vorremo trovarci tra vent’anni a fare la fine di Hong Kong.

LA BORSA AI TEMPI DEL COVID -Intervista al sen. Andrea de Bertoldi (FdI)

INTERVISTA AL SENATORE ANDREA DE BERTOLDI (FRATELLI D’ITALIA)

Nel periodo tra il 13 febbraio e il 18 marzo, nel pieno della pandemia, c’è stato qualcuno che ha pensato bene di approfittare della situazione di generale confusione per speculare in Borsa. E, dal momento che in quel particolare frangente l’Italia era considerata come “l’untore” d’Europa, il nostro Paese è stato oggetto di particolari “attenzioni” da parte degli speculatori. Il bilancio delle perdite è stato stimato in diverse decine di miliardi, e farne le spese sono stati soprattutto i piccoli risparmiatori. La domanda è: perché la Consob, che ha il compito di vigilare contro le speculazioni, non è intervenuta per tempo? A porsi questa domanda, già lo scorso febbraio quando l’indice della Borsa stava crollando, è stato il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi che, a distanza di mesi, pretende di fare chiarezza su una vicenda che non può cadere nel dimenticatoio. E’ stato, infatti, il sen. de Bertoldi a chiedere al presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario di audire la dirigenza della Consob, per chiedere formalmente delle spiegazioni sul loro operato. Nonostante si siano tenute ben due audizioni dei vertici della Consob ( la prima il 28 maggio, la seconda il 14 luglio) i dubbi permangono e le contraddizioni non sono state chiarite. La prima versione del Presidente della Consob è stata quella di una “mancanza di poteri” dovuta ad una legislazione carente. In quella occasione, tra l’altro, il presidente Savona, chiarì che il potere di chiudere la Borsa è in capo al Ministro dell’Economia. La seconda versione, invece, imputa all’ESMA, lEuropean Securities and Markets Authority, il potere decisionale, tant’è che – ha ricordato il presidente Paolo Savona – la decisione di sospendere i titoli allo scoperto ha necessitato della preventiva autorizzazione del board dell’ESMA. Insomma, non è chiaro chi aveva il potere di fare cosa. La scorsa settimana la Consob ha fornito alla Commissione Banche dei documenti secretati, che dovranno essere valutati. La partita ( come si dice) è quindi ancora aperta. Di certo, possiamo essere sicuri che il senatore Andrea de Bertoldi andrà fino in fondo alla questione.

SCUOLA E DINTORNI- Intervista alla sen. Luisa Angrisani (M5S)

INTERVISTA ALLA SEN. LUISA ANGRISANI (M5S)

Radio Sparlamento ha intervistato la sen. Luisa Angrisani (M5S), componente della Commissione Istruzione pubblica e beni culturali del Senato. Abbiamo parlato di scuola, soprattutto in merito all’attesa riapertura a settembre. Si sta lavorando per varare il Piano per la riapertura – ci racconta la sen. Angrisani – attraverso la convocazione di Tavoli di lavoro regionali presso gli Uffici scolastici del Ministero dell’Istruzione, a cui seguiranno apposite Conferenze di Servizi con il coinvolgimento degli Enti locali. Una programmazione capillare per agire adeguatamente sui diversi contesti territoriali. Sulla questione dei fondi alle scuole paritarie, la linea del Movimento 5 Stelle non cambia: la scuola pubblica, in special modo in questo momento, ha bisogno di tutte le risorse disponibili! Per quanto riguarda, invece, il sistema delle paritarie della scuola dell’infanzia e primaria il decreto rilancio ha stanziato 150 milioni di euro. Una priorità per il futuro – assicura la senatrice Angrisani – sarà quella di potenziare l’organico degli insegnanti di sostegno, sostituendo il rapporto 1 a 2 in favore di un rapporto individuale. Per quanto riguarda l’Università saranno previste agevolazioni per il pagamento delle tasse universitarie, proprio per evitare la diminuzione delle immatricolazioni per l’a.c. 2020/21. E poi c’è la questione dei ricercatori universitari. Anche in questo caso la senatrice Angrisani è chiara: bisogna intraprendere azioni per stabilizzare i ricercatori e non farli scappare dall’Italia. Si sta lavorando verso questa direzione, bisognerà fare di più. Come si dice: dove c’è volontà, ci sono anche le soluzioni!

NAUFRAGIO IN VISTA – Intervista al sen. Ugo Grassi (Lega)

Intervista al sen. Ugo Grassi (Lega)

Radio Sparlamento ha intervistato il sen. Ugo Grassi, esponente della Lega Salvini Premier e membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Abbiamo parlato del decreto elezioni, in particolare del referendum costituzionale e della probabile campagna elettorale sotto l’ombrellone! Soprattutto, abbiamo parlato dell’Italia: delle sfide che ci attendono, delle battaglie che non possiamo permetterci di perdere. Il punto di vista del senatore Grassi è chiaro: questo Governo manca di una visione politica in grado di trainare l’Italia fuori dalla crisi. Decreti estremamente complessi, cavillosi, con rimandi normativi che rendono difficile per lo stesso legislatore parlamentare comprendere il senso dell’intervento delle singole disposizioni, rappresentano (secondo il senatore Grassi) l’evidenza di come l’Esecutivo in carica navighi a vista senza riuscire a fare sintesi delle esigenze del Paese. “La sensazione” – ha dichiarato il sen. Ugo Grassi ai microfoni di Radio Sparlamento – “è quella di trovarmi a bordo di una barca alla deriva, senza una guida. Si avverte un senso di disordine … una sorta di precarietà che è la ricaduta di quel caos normativo che è sotto i nostri occhi“. Insomma, dalla deriva al naufragio, il passo può essere breve ed inevitabile.

SPECIALE SCUOLA, ISTRUZIONE E CULTURA. Intervista al sen. Mario Pittoni (Lega), presidente della Commissione Istruzione e beni culturali del Senato

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INTERVISTA AL SEN. MARIO PITTONI (LEGA)

Scuola, istruzione e cultura dovrebbero costituire un “bene comune”, eppure nemmeno nell’era della post-pandemia la politica non riesce a trovare un’intesa per ricostruire insieme il mondo dell’istruzione, della ricerca e della cultura in generale. Ai microfoni di Radio Sparlamento, il presidente Pittoni ha raccontato di una totale chiusura da parte della maggioranza nei confronti di qualsiasi proposta dell’opposizione. Nel frattempo, le scuole rimangono chiuse e rimangono forti perplessità sulla modalità di apertura a metà settembre. Inoltre, si prevede una diminuzione delle immatricolazioni universitarie per il prossimo anni dell’10%. Il mondo della ricerca sembra dimenticato dai decreti governativi, eppure i nostri ricercatori al pari dei docenti delle scuole avrebbero il diritto di superare un’endemico precariato fatto di contratto atipici. E poi c’è la questione delle scuole paritarie. Le risorse stanziate per fronteggiare la pandemia sono finalizzate a riportare, per quanto possibile, la situazione economica del Paese nella stessa condizione economica pre-covid. Non si tratta, quindi, di avvantaggiare un settore a discapito di un altro. I Fondi stanziati hanno una funzione di “ristoro” delle perdite subite a causa di un fattore esogeno come quello del Covid-19. Eppure le scuole paritarie sono state abbandonate, e il risultato a settembre sarà la chiusura di circa il 30% degli Istituti paritari. E poi c’è la questione della cultura e dello spettacolo. Sono previsti almeno una diecina di fondi diversi che agiscono in maniera diversa sul settore dello spettacolo , ognuno dei quali abbisogna di uno o più decreti attuativi. Questo significa che le già limitate risorse economiche stanziate, arriveranno con molto ritardo ai diretti interessati. Sono queste alcune delle questione di cui abbiamo parlato con il presidente Pittoni. Per saperne di più, ascolta l’intervista completa!

UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA. Approfondimento sul decreto-legge n. 28/20

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE A CONFRONTO. NE ABBIAMO PARLATO CON LA SEN. BRUNA PIARULLI (M5S) E CON IL SEN. ALBERTO BALBONI (FdI)

Il decreto-legge 28/20 interviene in maniera significativa sulle dinamiche della giustizia: dalle intercettazioni, al sistema penitenziario, alle sospensioni processuali causate dalla pandemia del Covid-19, alle norme sul contact tracing. La Commissione Giustizia del Senato ha svolto un lavoro approfondito e di merito del provvedimento apportando rilevanti modifiche al testo varato da Palazzo Chigi. Maggioranza ed opposizione hanno lavorato in maniera efficace, collaborativa e ( aggiungo) lungimirante, e l’approvazione di diversi emendamenti proposti dall’opposizione ne è la riprova. In queste ore il decreto è all’esame dell’Aula di Palazzo Madama e, già dal prossimo venerdì, verrà incardinato alla Camera per la definitiva conversione in legge. I problemi sono tutt’altro che risolti. Rimangono da risolvere annose questioni, soprattutto riguardo al sistema penitenziario e all’ammodernamento del sistema della giustizia. I cittadini fanno fatica a capire perché dinanzi al problema del sovraffollamento delle carceri non si adotti la strategia politica di maggior buon senso: costruirne altre nuove! Parimenti, dopo più due mesi di lockdown sono riprese ( non senza difficoltà) quasi tutte le attività “umane”, eppure i tribunali rimangono chiusi. Per quale motivo? Sono alcune delle domande che Radio Sparlamento ha posto a due importanti rappresentanti della Commissione Giustizia, la senatrice Bruna Piarulli (M5S) che è stata una delle relatrici del provvedimento, e il senatore Alberto Balboni (FdI) vicepresidente della Commissione Giustizia. Le buone notizie non mancano, dalla riapertura dei tribunali al 30 di giugno, alla costruzione di nuove carceri, all’aumento della dotazione di agenti penitenziari. Sparlamento si occupa di politica, non fa politica. Mette a disposizione contenuti, non soluzioni. Per queste ragioni, l’approccio adottato è quello di farvi ascoltare la “voce” del Parlamento dal punto di vista tanto della maggioranza, quanto dell’opposizione. Soprattutto per i non addetti ai lavori, ascoltare l’esposizione di una questione da diverse prospettive è il metodo migliore per “costruirsi” una propria e personale opinione e valutare l’operato della nostra politica. Buon ascolto!

INTERVISTA ALLA SEN. BRUNA PIARULLI (M5S)
INTERVISTA AL SEN. ALBERTO BALBONI (FdI)

La Borsa ai tempi del virus: Consob doveva intervenire prima? Savona Vs De Bertoldi

Durante la prima fase della pandemia la Borsa italiana ha subito ingenti perdite, stimate in diversi miliardi di euro. Una parte della politica chiese da subito di “mettere in sicurezza” i risparmi degli italiani. Secondo la Consob, però, l’andamento negativo della Borsa italiana non era il riflesso di attacchi speculativi. Soltanto il 18 marzo la Consob decise di vietare le vendite allo scoperto. Giovedì 28 maggio nell’ambito dell’audizione dei vertici della Consob nella Commissione bicamerale d’ichiesta sul sistema bancario c’è stata una sorta di “resa dei conti” tra il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea De Bertoldi, e il presidente della Consob, Paolo Savona. Si poteva o doveva agire diversamente? Secondo il presidente Savona, “il potere di chiudere la Borsa non ce l’ha la Consob, ce l’ha il Ministero del Tesoro”.

Fondi strutturali e d’investimento europeo. A che punto siamo?

o scorso 19 maggio il Ministro del Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, ha aggiornato la Commissione Affari europei del Senato circa l’utilizzo dei Fondi europei. Al 31 dicembre 2019, in base alla certificazione delle spese sostenute di tutti progetti attualmente operativi, risulta che il nsotro Paese ha utilizzato circa il 28,5% delle risorse su un ammontare complessivo di oltre 53 miliardi. Le ragioni di questo ritardo si possono riassumere in una mancanza di competenze progettuali delle ammnistrazioni regionali e locali, così come inella mancanza di una visione globale riferita alle finalità strategiche dei fondi. A seguito dell’emergenza causata dal Covid-19 l’Europa ha accordato all’Italia una serie di semplificazioni e la riprogrammazione di risorse pari a circa 10 miliardi di euro. La priorità, quindi, in questo momento è di riuscire a utilizzare tutte queste risorse, e al meglio. In gioco c’è la credibilità del nostro Paese.
 
 

Il contributo delle Forze armate e della Difesa italiana nella lotta al Covid-19

Lo scorso 13 maggio il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in audizione nelle Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato ha rappresentato il grande contributo che è stato fornito dal comparto della sicurezza e della difesa nella lotta al Codiv-19. Circa 500 unità tra ufficiali medici, infermieri, operatori sanitari, biologi e psicologi, sono tuttora in prima linea in questa fase emergenziale. Non solo. Sono diversi gli stabilimenti militari che sono stati messi a disposizione per dare un fattivo supporto al Paese. Lo stabilimento chimico e farmaceutico di Firenze è stato riconvertito per la produzione di disinfettante alcolico; lo stabilimento militare di Torre Annunziata sta procudento 6 milioni di mascherine al mese, così molte altre realtà militari in tutto il territorio nazionale. Ed è la politica tutta a lodare l’azione dei nostri militari, questa volta senza distinzione tra maggioranza e opposizione, come si evince dai contributi dei parlamentari che sono intevenuti nell’ambito di questa audizione.

Fondi per le imprese: i nodi da sciogliere

La ripresa economica post covid-19 passa anche attraverso il sostegno alle imprese che hanno subito un’ingente perdita di fatturato in ragione del lockdown che si è reso necessario a causa della pandemia. Il decreto liquidità è intervenuto coordinando le diverse misure che erano state previste partire dai primi di marzo, tuttavia la situazione rimane incerta. L’impressione è che anche la task force preposta per l’erogazione delle garanzie navighi a vista, senza avere una visione d’insieme del suo operato. In questo video Sparlamento propone una sintesi dell’audizione del Direttore Generale della Direzione Generale della Direzione incentivi alle imprese del Mise, che lo scorso 13 maggio ha presentato alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario i dati relativi all’erogazione dei fondi. Tuttavia, quando si è trattato di rispondere alle domande di due illustri senatori, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai (Lega) e il presidente della Commisisone Bilancio Daniele Pesco (M5S), la replica è stata alquanto deludente.