NOTIZIE DAL MONDO

PUNTATA DI LUNEDÌ 2 AGOSTO, ORE 19.00

Con Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni internazionali.

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In evidenza questa settimana. Gli USA continueranno il supporto aereo in Afghanistan per sostenere l’esercito afghano contro i talebani. E’ morto a 86 anni Bob Moses, leader dei diritti civili negli Stati Uniti e noto soprattutto per il suo impegno contro la segregazione razziale negli anni ’60. Il Giappone si schiera al fianco di Taiwan e in favore dell’indipendenza dell’isola: subito la dura reazione della Cina. In Germania il debito pubblico arriva al suo massimo storico, raggiungendo i 2.195,1 miliardi di euro. Il presidente della 75esima Assemblea generale dell’ONU, Volkan Bozkir, in visita in Kuwait. L’ex presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev, ha espresso la speranza di un dialogo tra Usa e Russia per una riduzione dei rispettivi arsenali nucleari. L’Italia interviene in favore della Tunisia nella lotta al Covid: arrivata al porto di Tunisi la prima nave carica di beni umanitari dalla Cooperazione italiana. Il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, oggi in Libia per la quinta volta dall’inizio dell’anno: attesi incontri a Tripoli, Bengasi e Tobruk.

Buone vacanze e buon ascolto…

Notizie dal mondo riprenderà le sue trasmissioni a partire da lunedì 13 settembre, sempre alle ore 19.00

ANIMALI & PALAZZI

PUNTATA DI LUNEDÌ 2 AGOSTO, ORE 12.00

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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Ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva. Alla Camera continua spedito l’iter per l’approvazione in seconda lettura della riforma dell’art. 9 della Costituzione: tutte le Commissioni hanno dato parere positivo al testo approvato dal Senato. Nella Commissione Giustizia del Senato, dopo la sconvocazione dei lavori di Commissione della scorsa settimana, è stato ricalendarizzato per mercoledì prossimo il ddl di riforma del codice penale che dovrebbe inasprire la normativa sul maltrattamento degli animali. Mercoledì 4 agosto, nella Commissione Agricoltura della Camera, si svolgeranno le audizioni di Ispra, Coldiretti e Agrinsieme nell’ambito delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, l’obiettivo è di allargare oltremodo le maglie della caccia : cacciare sempre, cacciare senza limiti.

Fuori dai Palazzi: continua senza sosta l’impegno dei volontari della Lav per salvare gli animali scampati dalle fiamme degli incendi che hanno devastato la zona dell’Oristanese, in Sardegna. Tantissimi animali non ce l’hanno fatta e, purtroppo, molti cani sono arsi vivi perché legati alle catene. La Lav ha chiesto ai Comuni interessati di emanare un’ordinanza urgente per vietare la detenzione degli animali a catena.

In questo momento la priorità è mettere in salvo quanti più animali possibile: sul posto è arrivata da Roma anche l’ambulanza della Lav, ma l’impegno per soccorrere e curare in cliniche specializzate tutti gli animali è veramente oneroso. E’ possibile sostenere l’attività di soccorso della LAV effettuando una donazione a questo indirizzo: https://bit.ly/Emergenza-Incendi-Sardegna. Anche un piccolo contributo potrà fare la differenza.

ANIMALI & PALAZZI riprenderà le trasmissioni a partire da lunedì 13 settembre, sempre alle ore 12.00.

Buon ascolto e buone vacanze!

FOLLIA A DUE. ANALISI PSICO-CRIMINOLOGICA DELLA COPPIA CRIMINALE.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa.

PUNTATA DI LUNEDÌ 26 LUGLIO, ORE 17.30

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Giulia Scioppetto

In questa puntata la criminologa Giulia Schioppetto ci ha introdotto nella psicologia delle coppie criminali, per conoscere quelle modalità relazionali che creano connubi di morte: dipendenza, suggestionabilità, attaccamento. Un’interessante analisi psico-criminologica che ci sollecita a confrontarci con la nostra sfera personale e affettiva, poiché in ogni società c’è sempre una sorta di “induzione” di un individuo sull’altro.

Alla fine di questo podcast, troverete anche dei “consigli di lettura” per l’estate: libri suggeriti da Giulia Schioppetto che approfondiscono le tematiche che abbiamo affrontato all’ambito della nostre puntate a “Nella mente del serial Killer”.

Buon ascolto…

LIBRI PER L’ESTATE

RITRATTO DI UNA MENTE ASSASSINA, di SIlvio Ciappi

IL LEGAME INVISIBILE.Come superare i conflitti nella coppia e nella famiglia e mantenere l’equilibrio, di Andrea Candoni e Silvio Ciappi

IL RITIRO SOCIALE NEGLI ADOLESCENTI, di Massimo Lancini

IO SONO OK, TU SEI OK, di Thomas Anthony

LA FOLLIA CHE È ANCHE IN NOI, di Eugenio Borgna

ATTACCO A BAGHDAD. LE CONSEGUENZE NELL’AREA MEDIORIENTALE.

RISIKO- con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione del sen. Massimo Candura, vicepresidente della Commissione Difesa del Senato.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 28 LUGLIO, ORE 17.00

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La tensione sull’Iraq è molto forte. L’attentato del 19 luglio scorso al mercato Sadr City di Bagdad, dove un uomo dell’Isis si è fatto esplodere usando una cintura esplosiva che ha ucciso più di 35 persone, è solo l’ultimo episodio di una situazione alquanto critica. E mentre il presidente Mustafa al-Kazemi è impegnato all’estero per un giro di incontri con i maggiori leader mondiali ( da ultimo l’incontro del 26 luglio alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden), la sicurezza in Iraq è compromessa da una serie di fattori che stanno destabilizzando il Paese.

Da una parte gli scontri contro il PKK nella zona del Kurdistan iracheno, dall’altra l’azione dell’Isis che sta cercando letteralmente di “lasciare al buio” il Paese, abbattendo le torri per l’elettricità ( tra tralicci e centrali elettriche). Da ultimo, il problema dell’acqua, con il fiume Shatt al-Arab che si sta prosciugando: la siccità, i cambiamenti climatici e le dighe turche che hanno bloccato di fatto il corso dell’acqua del Tigri e l’Eufrate, stanno rendendo la situazione sempre più preoccupante per la popolazione. In tutto questo contesto, grande incertezza incombe sulle elezioni di ottobre, e l’instabilità dell’Iraq andrà inevitabilmente a riposizionare i rapporti di forza in tutto il Medio Oriente.

Buon ascolto…

BANDI EUROPEI. UN’OPPORTUNITÀ PER RIPARTIRE.

Con Isabella TOVAGLIERI, europarlamentare Gruppo Lega – Identità e Democrazia e Juraj JURKOVIC responsabile Europa PMI Imprese Italia.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 28 LUGLIO, ORE 18.30

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I Bandi europei diretti ed indiretti rappresentano una grande opportunità per imprese, amministrazioni locali e singoli cittadini. In questo particolare momento storico c’è bisogno di una forte iniezione di liquidità e di risorse per far ripartire l’economia: ecco perchè i finanziamenti europei possono rivelarsi uno strumento molto efficace. L’Italia, purtroppo, è da sempre tra i Paesi che utilizza meno queste risorse ( è il penultimo Paese in termini di capacità di impiego delle risorse messe a disposizione dalla UE), nonostante sia il terzo contributore dell’Unione Europa. Il risultato è che versiamo a Bruxelles più di quanto riceviamo.

Il motivo di questo gap è dovuto soprattutto ad un’informazione carente sulle opportunità esistenti, che non consente a cittadini e imprese di districarsi nella complessa macchina dei bandi europei. Da questo punto di vista, l’on. Isabella Tovaglieri si è fatta promotrice, proprio in queste settimane, di una importante iniziativa volta ad aiutare i cittadini, le imprese e le amministrazioni locali ad individuare in maniera semplice ed efficace i bandi europei che meglio rispondono alle proprie esigenze. Si tratta di un portale web accessibile a tutti che dà la possibilità di selezionare progetti tra più di 10 mila bandi messi a disposizione dalla UE ( diretti e indiretti). Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito a questo link.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

PUNTATA DI LUNEDÌ 26 LUGLIO, ORE 12.00

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. In Senato, nella Commissione Giustizia riprende l’iter dei ddl per la riforma del codice penale, che dovrebbe inasprire le pene per i maltrattamenti sugli animali. Alla Camera, attesi per questa settimana i pareri delle Commissioni Ambienti, Agricoltura e Affari sociali sul testo di riforma dell’art. 9 della Costituzione. Nella Commissione Agricoltura del Senato è in calendario il ddl per il contrasto del bracconaggio ittico nelle acque interne. Nella Commissione Ambiente della Camera, audizione di Stefano Laporta nell’ambito della proposta di nomina dello stesso a presidente dell’Ispra.

Fuori dai Palazzi parlamentari: continua la campagna per salvare e mettere in sicurezza i cani dell’allevamento privato di Trecastelli, in provincia di Ancona, dopo lo scoppio dell’epidemia di brucellosi, a cui è seguita anche quella di parvovirosi. Le associazioni animaliste, tra cui la LAV, hanno ottenuto un incontro la scorsa settimana con gli Assessori all’Ambiente e alla Sanità della Regione Marche. Dal 31 luglio sarà possibile adottare i cani salvati. Per info: http://www.amicianimali.org/

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – ECCO COS’È SUCCESSO IN SENATO SUL DDL ZAN.LA VERITÀ IN PUNTO DI DIRITTO CHE I MEDIA NON RACCONTANO.

Puntata di giovedì 22 luglio ore 19.45

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Il Parlamento italiano dovrebbe approvare una legge per prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza fondata su motivi legati all’orientamento sessuale? Assolutamente sì. Tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si sono espresse a favore di un provvedimento che vada in questa direzione. Ecco perché riteniamo che il racconto mediatico secondo cui una parte del Parlamento è contro l’approvazione del ddl Zan sia tanto fuorviante quanto pericoloso per l’opinione pubblica. Attorno a questo provvedimento, infatti, si sono volutamente creati due schieramenti contrapposti che stanno dividendo il Paese e ledendo proprio i diritti di quanti il ddl dovrebbe tutelare.

Le ragioni per cui una parte della politica, tra l’altro molto trasversale, si sta opponendo all’approvazione non di una legge sull’omotransfobia ma di questo specifico testo di legge, riguardano questioni di diritto. Sul banco degli imputati ci sono gli articoli 1,4 e 7 del disegno di legge, che presentano evidenti profili di costituzionalità. Una legge non può definire la “persona”: ha il compito di garantirla e tutelarla. Ogni definizione contiene in sé una limitazione, dei confini che se stabiliti per legge vanno a creare un pericoloso precedente di diritto. L’invito è quindi a ragionare con consapevolezza, poiché i pregiudizi di opinione di qualsiasi genere ( pro o contro qualcosa) quando si parla di diritti civili vanno ad inficiare il buon senso dei nostri ragionamenti. In questo podcast, suor Monia Alfieri ci mette davanti a delle evidenze giuridiche, filosofiche ed etiche, che costituiscono un grande contributo per riportare la discussione su questo ddl sulla giusta strada della ragione e del buon senso.

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Futuro chiama Europa, con Luisa Regimenti – GREEN PASS MA NON TROPPO. QUALE EQUILIBRIO TRA LIBERTÀ PERSONALE E COLLETTIVA?

Con l’on.Luisa Regimenti, europarlamentare Guppo PPE-Forza Italia.

Puntata di giovedì 22 luglio, ore 18.00

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A che punto siamo arrivati nella lotta al Covid? Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda insieme all’on. Luisa Regimenti, che ci ha fornito importanti informazioni utili per approcciarsi in maniera responsabile e senza paure immotivate con il virus che ha cambiato il mondo. Abbiamo a disposizione molte linee terapeutiche efficaci; ci sono centri di monitoraggio europei che valutano ogni tipo di mutazione; c’è in corso una campagna vaccinale che ha consentito di quasi azzerare i decessi e i ricoveri nelle terapie intensive. Insomma, secondo l’on. Regimenti non dobbiamo più temere il Covid, perché la situazione è radicalmente cambiata dallo scorso anno: abbiamo gli strumenti per poter “convivere” con questo virus.

A non essere cambiata, invece, è una comunicazione di massa grossolana, che invece di informare confonde e spaventa i cittadini lasciandoli con molti dubbi e poche risposte. Da questo punto di vista, la politica dovrebbe fare molto di più e di diverso. A fare la differenza ( come sempre) sarà il senso di responsabilità dei cittadini: è necessario arrivare al prossimo autunno scongiurando qualsiasi tipo di restrizione alle libertà personali che possono compromettere la ripresa economica.

E a proposito del “green pass” – ci ha ricordato l’on. Regimenti – è bene tenere a mente che il “certificato digitale Covid” non è un passaporto vaccinale, si limita invece a certificare che una persona si è sottoposta alla vaccinazione contro il Covid, che è guarita da questa patologia ovvero si è sottoposta a tampone con risultato negativo.

Ciò ci riporta a quanto deciso dal Consiglio d’Europa, ossia che la vaccinazione non può essere obbligatoria e che ogni Stato deve “garantire che nessuno sarà discriminato se non è vaccinato”. Forse non stiamo andando proprio in questa direzione.

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ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 19 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. Alla Camera approvata all’interno del decreto sostegni-bis una norma (bipartisan PD/Lega) che riduce per tutto il 2021 l’IVA al 10% per l’acquisto di animali vivi per uso venatorio: la norma pro caccia costerà ai contribuenti un minino di 500 mila euro.

Presentata un’interrogazione da parte dell’on. Filippo Maturi, responsabile del Dipartimento animali della Lega, per chiedere un intervento immediato del Ministro Speranza in merito all’epidemia di brucellosi scoppiata in un allevamento di cani nelle Marche a seguito dell’importazione di alcuni cuccioli dalla Russia, malattia tra l’altro trasmissibile anche all’uomo. Gravi le responsabilità tanto del servizio veterinario locale, per non avere effettuato le verifiche necessarie, quanto della Regione Marche che dopo mesi ancora non è intervenuta per debellare l’epidemia. Al momento sono morti più di 200 cani.

Sempre a Montecitorio l’on. Patrizia Prestipino (PD), autrice dell’emendamento che ha previsto la possibilità per i veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Ministro Speranza una campagna informativa per la corretta applicazione di questa disposizione: una richiesta arrivata dopo le dichiarazioni di un dirigente del Ministero della Salute che ha pubblicamente criticato questa misura esortando i veterinari a non applicarla.

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NOTIZIE DAL MONDO

Con Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 19 luglio, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. In Sudafrica ondata di violenze dopo l’arresto dell’ex presidente Zuma. In Francia l’Antitrust infligge a Google una multa record da 500 milioni di euro. La Ue propone lo stop delle macchine diesel dal 2030 e quelle a benzina e ibride (anche plug-in) dal 2035. In Usa il presidente Biden valuta la possibilità di installare una linea diretta d’emergenza, il c.d. “telefono rosso”,  con la Cina per ridurre il rischio di conflitti tra i due Stati. La Cina respinge le accuse dell’OMS in merito alla mancata condivisione dei dati per fare luce sull’origine del Covid. Il presidente cinese Xi Jinping al summit dell’Apec chiede di “rimuovere le barriere, aprire e cercare l’integrazione” per accelerare la ripresa post Covid. In Germania, dopo l’alluvione dei giorni scorsi, è corsa contro il tempo per salvare i dispersi. Il quotidiano inglese The Guardian rivela una rete di spionaggio da parte di governi autoritari ( anche europei) nei confronti di giornalisti e attivisti politici di tutto il mondo: sotto accusa lo spyware Pegasus.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – DIALOGO SUL DDL ZAN

Con la partecipazione del sen. Andrea OSTELLARI, presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Puntata di venerdì 16 luglio, ore 10.30

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La questione relativa all’approvazione del c.d. ddl Zan ha ben poco a che vedere con il contrasto della discriminazione per sesso o genere, piuttosto con la libertà di pensiero che questo provvedimento va pesantemente a ledere. “Una legge dello Stato dovrebbe garantire i diritti della persona, non definirla” , ha commentato suor Monia in opposizione al testo in discussione in Senato. Condividiamo le preoccupazione di suor Monia in merito al tentativo di certa politica di far prevalere la propria visione (minoritaria) della società, inculcando attraverso una forzata opera di indottrinamento una cultura fondata sulla sessualità liquida. Su questa vicenda si sta spaccando il paese e si stanno compromettendo proprio i diritti di coloro che la legge dovrebbe andare a tutelare. In aggiunta a ciò, il buon senso dovrebbe indurre il legislatore a introdurre cambiamenti radicali in termini di diritti civili laddove è sicuro di rappresentare il pensiero della maggioranza del paese, quando invece questo Parlamento è espressione di maggioranze ( di volta in volta diverse) costruite da gruppi politici avulsi dal sentire della popolazione.

Ad ogni modo, tra bocciare questo provvedimento e approvarlo nel testo attuale c’è una terza via: quella del compromesso, che il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari, ha chiesto a tutte le forze politiche nel tentativo di migliorare un testo scritto “pericolosamente” male. Non è necessario essere dei giuristi per capire che una legge non può definire l’orientamento sessuale come un’autopercezione soggettiva slegata completamente da qualsiasi parametro biologico, punendo penalmente chiunque esprima opinioni o convincimenti diversi che possono presumibilmente istigare all’odio e alla discriminazione sessuale. Perchè è questo che è stabilito nell’articolo 4 dell’attuale ddl Zan, laddove recita ” Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. In altre parole, sarà la magistratura a giudicare caso per caso se un individuo ha espresso la propria opinione come manifestazione del proprio convincimento oppure se determinate esternazioni erano animate dall’odio e discriminazione, quindi passibili di condanna.

Nella speranza che questo #podcast possa essere un valido contributo per riflettere nel merito sul ddl Zan, riportiamo di seguito per completezza d’informazione il testo del ddl Zan, invitandovi alla lettura dello stesso per comprenderne la reale portata. In particolare, vi invitiamo a riflettere sull’art. 1, che stabilisce per legge le diverse definizioni di “sessualità”: “Ai fini della presente legge:a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per l’attrazione di persone sesso, o di orientamento sessuale si intende sessuale o affettiva nei confronti di sesso opposto, dello stesso o entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Riteniamo che la libertà sessuale sia un diritto soggettivo assoluto, ma non compete ad una legge definire e quindi delimitare i comportamenti umani: si tratterebbe di un pericoloso precedente.

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TESTO DDL ZAN

Futuro chiama Europa, con Luisa Regimenti – DIRITTI DELLE DONNE: LA TURCHIA FUORI DALLA CONVENZIONE DI ISTANBUL.

Con l’on. Luisa Regimenti, europarlamentare Gruppo PPE – Forza Italia.

Puntata di martedì 13 luglio, ore 16.00

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La Convenzione di Istanbul, approvata dal Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011, rappresenta una pietra miliare nella lotta alla violenza sulle donne. A dieci anni dalla sua approvazione la Turchia è passata dall’essere il primo Paese ad avere ratificato la Convenzione a diventare il primo Stato ad averla “ripudiata”. Si tratta indubbiamente di un enorme passo indietro che rischia di compromette la protezione delle donne e, purtroppo, altri Governi stanno pensando di seguire l’esempio della Turchia. Questa volta, però, stiamo parlando di Paesi membri della UE, come Polonia e Ungheria.

Oggi più che mai, quindi, l’Europa deve dare prova di essere dalla parte delle donne e mettere in campo tutte le necessarie iniziative per rafforzare le politiche a favore delle donne e contro ogni forma di discriminazione e violenza. In questa direzione va letta l’approvazione a larghissima maggioranza di un progetto di relazione sull’impatto della violenza domestica e dei diritti di affidamento su donne e bambini, avvenuta in queste ore nelle Commissioni congiunte JURI e FEMM del Parlamento europeo, di cui proprio l’on. Luisa Regimenti è una delle relatici. La strada da percorrere è ancora molto lunga, ma c’è la volontà e la determinazione a non arretrare di un passo sui diritti e le tutele delle donne.

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COSA C’È DIETRO L’AUMENTO DEI PREZZI DELLE MATERIE PRIME.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di lunedì 12 luglio, ore 18.00

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L’aumento dei prezzi e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, rischiano di compromettere la ripresa economica europea e italiana. Rame, acciaio, polimeri, stanno diventando merce rara da reperire, con rincari che superano anche il 70%. Un fenomeno che – ci hanno spiegato Antonio Albanese e Graziella Giangiulio – risente della concomitanza di diversi fattori: dalla mancanza di container a livello mondiale, che dallo scoppio della pandemia sono stati utilizzati per DPI (dispositivi di protezione individuale); al rallentamento della produzione industriale dovuto alle restrizioni causate dal Covid; alla forte richiesta di alcune materie prime per attuare a livello mondiale la c.d. transizione green.

E’ ancora presto per capire se ci troviamo di fronte ad un fenomeno destinato a stabilizzarsi nel breve periodo ovvero all’alba di un “super ciclo” nuovo nelle materie prime. Sta di fatto che in Italia la situazione sta divenendo preoccupante, con il rischio imminente del blocco dei cantieri. Ad ogni modo, il problema riguarda tutta l’Europa e senza un intervento da parte di Bruxelles l’efficacia del Next Generation EU rischia concretamente di essere compromessa. E mentre la UE medita sul da farsi, questa nuova situazione sta modificando repentinamente le dinamiche geopolitiche: il mondo post-pandemia potrebbe trovare equilibri molto diversi da quelli che conosciamo.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA DI POLITICA ESTERA – Con Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni istituzionali.

Puntata di lunedì 12 luglio, ore 19.30

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In evidenza questa settimana. La Russia è preoccupata per gli sviluppi nelle regioni di confine dell’Afghanistan a seguito del ritiro delle truppe statunitensi, lo ha dichiarato il ​​portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. L’ONU lancia l’allarme climatico: con il Covid sono peggiorati gli interventi per la lotta all’emergenza climatica: nel 2020 temperatura media vicina al massimo previsto da Accordi di Parigi. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha affermato che la UE continuerà a costruire relazioni con la Turchia stabilendo relazioni “faccia a faccia, proporzionate e irreversibili”. L’11 luglio si sono svolte Sarajevo le cerimonie di commemorazione del 26mo anniversario del genocidio di Srebrenica: seppellite nel cimitero memoriale di Potocari i resti di 19 vittime bosniache identificate nel corso degli anni.  Il Fondo Monetario Internazionale effettua una nuova allocazione di 650 miliardi di dollari per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia. Il presidente USA, Joe Biden, ha firmato un ordine esecutivo per mantenere e aumentare la concorrenza in settori critici, che abbasserà i prezzi per le famiglie, aumenterà i salari per i lavoratori e promuoverà l’innovazione e una crescita economica. Il Segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha condannato le minacce Isis contro l’Italia e il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a seguito della Conferenza ministeriale della Coalizione contro l’Isis che si è tenuta a Roma. A Cuba si stanno svolgendo in diverse città dell’isola imponenti manifestazioni dei cittadini per protestare contro il regime.

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ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 12 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. La Commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato gli emendamenti che miravano a togliere il riferimento alla tutela degli animali nella riforma dell’art. 9 della Costituzione: il provvedimento andrà a settembre all’esame dell’Aula di Montecitorio nel medesimo testo approvato dal Senato. Fuori dai Palazzi: il Tar ha rigettato il ricorso di Big Pharma, teso ad impedire ai veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano anche per gli animali. Perplessità per la posizione “nuova” posizione del Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, in merito al consumo di carne: solo quattro mesi fa sosteneva la necessità di ridurre il consumo di carne per questioni di impatto ambientale e sanitarie, oggi invece si è schierato a favore delle grandi industrie della carne. Nel frattempo, Coldiretti dichiara “guerra ai cinghiali” davanti Montecitorio, riscuotendo il sostegno trasversale di diversi parlamentari.

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SUBITO UNA NORMATIVA PER I PICCOLI COMUNI: NON DISPERDERE IL PATRIMONIO ITALIANO.

Con il sen. Marco PEROSINO (FI), Sindaco del Comune di Priocca, e Franca BIGLIO, presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia (ANPCI) e Sindaco di Marsaglia.

Puntata di mercoledì 7 luglio, ore 9.15

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Oltre il 72% dei quasi 8 mila Comuni italiani ( 7.904 per la precisione) è rappresentato da piccole realtà territoriali fino a 15 mila abitanti. Nello specifico, sono 5.521 i Comuni sotto i 5 mila abitanti. Nonostante questa evidenza, l’Associazione nazionale Piccoli Comuni italiani (ANPCI) non è legittimata a partecipare alla Conferenza Stato-Città e autonomie locali, così come alle diverse Conferenze e Tavoli di lavoro in cui ci si confronta sulle esigenze delle autonomie territoriali. In pratica, le istanze delle piccole comunità non sono rappresentate nei consessi istituzionali dove si decidono gli equilibri legislativi.

Anzitutto – ha affermato il presidente Franca Biglio – occorre creare una normativa specifica per le esigenze dei piccoli Comuni, che sono sicuramente diverse da quelle delle grandi città. Parimenti, anche il ruolo del “primo cittadino” nei Comuni sotto i 15 abitanti non può essere paragonato a quello dei Sindaci delle c.d. metropoli. Il Sindaco di un piccolo Comune è parte del territorio, lo conosce, appartiene a quella determinata comunità e la rappresenta, non può essere una figura “manageriale” catapultata in una realtà a lui estranea. Ecco perché, per queste piccole realtà, è di fondamentale importanza l’eliminazione del limite del doppio mandato, almeno per i Comuni fino a 5 abitanti.

E a proposito del ruolo e delle funzioni svolte dai Sindaci, il legislatore deve prioritariamente mettere mano alla normativa penale che regola l’abuso d’ufficio. Alcuni dati possono chiarire la situazione attuale. Secondo l’Istat nel 2017 sono notificati 6.582 casi di abuso di ufficio: le condanne definitive sono state 57, ossia meno dell’1 per cento. E’ sufficiente un avviso di garanzia per compromettere l’operato di un Sindaco e bloccare per anni l’attività amministrativa di un Comune: tutto a discapito dei cittadini e del territorio. Il recente caso del sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, è eclatante: un avviso di garanzia ricevuto dopo che un bambino si è fatto male incastrando le dita nella porta tagliafuoco di pertinenza comunale. A fronte di ciò, è un dovere del legislatore intervenire con celerità.

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CONCESSIONI AUTOSTRADALI: LAVORI IN CORSO.

Con la sen. Simona PERGREFFI, capogruppo LEGA nella Commissione Lavori pubblici del Senato.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 18.00

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La questione delle concessioni autostradali ha a che fare soprattutto con lo stato di salute delle infrastrutture del nostro Paese. La scorsa settimana il Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, nell’ambito della sua audizione nella Commissione Lavori pubblici del Senato ha delineato una situazioni poco confortante. “Le ispezioni straordinarie del ministero – ha dichiarato il Ministro – hanno evidenziato un avanzato stato obsolescenza delle infrastrutture”.

Dal crollo del ponte Morandi è in corso un braccio di ferro tra lo Stato e le 22 società concessionarie che gestiscono 5880 km di autostrade nazionali. Attualmente è in corso un procedimento di revisione degli schemi di convenzioni che interessa ben 15 concessionarie: l’intento è quello di riequilibrare le pattuizioni di particolare “favore” nei confronti delle società convenzionali ed evitare le continue azioni giudiziali in ambito interpretativo, che pertengono in particolare la questione delle tariffe. La priorità – ci ha spiegato la senatrice Simona Pergreffi – è quella di ristabilire certezza nei rapporti tra concedente e concessionari, soprattutto a tutela dei cittadini.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA DI POLITICA ESTERA – Con Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 20.00

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In evidenza questa settimana. Allarme del presidente della Banca africana di sviluppo: la vita di 1,2 miliardi di persone è a rischio a causa della scarsa assistenza sanitaria. Commercio internazionale: revocate a maggio il 49% delle restrizioni dovute alla pandemia. La Cina invita le potenze del G20 a “sposare il vero multilateralismo” e costruire un’economia mondiale aperta. La Turchia è definitivamente fuori dalla Convenzione di Istanbul: strappo di Ankara nella lotta alla violenza contro le donne. ll presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha scambiato lettere personali con il leader nordcoreano Kim Jong-un esplorando le prospettive di un vertice. Naufragio al largo della Tunisia: morti annegati almeno 43 migranti. In Afghanistan avanzano i talebani:conquistato il distretto chiave di Panjwai. Gli Usa finanziano un centro di addestramento per la Guardia costiera di Giacarta che sorgerà sull’isola di Batam in funzione anti-cinese.

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INDAGINE SULLA PROSTITUZIONE IN ITALIA

Con la sen. Alessandra MAIORINO (M5S), Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 11.00

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La scorsa settimana la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il documento conclusivo sull’indagine conoscitiva relativa al fenomeno della prostituzione in Italia, avviata su iniziativa della senatrice Alessandra Maiorino. “La prostituzione – si legge nel documento – “è la terza industria illegale al mondo per fatturato dopo armi e droga, comporta non solo l’abuso di soggetti appartenenti a categorie sociali o economiche vulnerabili, ma realizza una catena di sopraffazioni che culmina con il cliente e che viola qualsivoglia prerogativa dello Stato di diritto”. L’analisi dei dati, infatti, ci mette difronte ad una realtà fatta di violenza, di sfruttamento e coercizione, di mercificazione del corpo della donna: ben lontani dall’idea della prostituzione “libera” frutto dell’autodeterminazione sessuale dei singoli individui.

Non solo. Dall’indagine conoscitiva è emerso che in quei paesi ( come la Germania) in cui vige il modello regolamentarista, in base al quale la prostituzione è considerata una mera attività economica, si è registrato negli ultimi anni un aumento della tratta e dello sfruttamento delle donne: a dimostrazione del fatto che creare dei “luoghi del sesso” non favorisce la liceità delle condotte. Occorre un cambio di mentalità, che deve necessariamente passare attraverso la responsabilizzazione dei c.d. soggetti fruitori, ossia dei clienti. E, a quanto pare, anche quella parte della politica da sempre favorevole alla creazione dei c.d. quartieri a luci rosse, a seguito dei dati forniti dagli esperti nell’ambito dell’indagine conoscitiva hanno cominciato a rivedere le loro posizioni.

Nel frattempo, la sen. Maiorino ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per trasformare in un provvedimento legislativo le risultanze esposte nel documento redatto dalla I° Commissione. Ci auguriamo possa essere l’inizio di un percorso atto a stimolare un vero dibattito pubblico su una questione etica da sempre considerata troppo scomoda.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua alla Camera l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione: mercoledì nella Commissione Affari costituzionali l’esame degli emendamenti al testo approvato dal Senato. Approvata all’unanimità nella Commissione agricoltura del Senato la risoluzione sui (presunti) danni all’agricoltura causati dalla fauna selvatica, che ha accolto le richieste dei cacciatori.

Due buone notizie, invece, arrivano dall’Europa. Il Consiglio europeo dell’agricoltura ha dato l’ok alla proposta di vietare gli allevamenti di visoni: la Commissione dovrà avviare una proposta legislativa per recepire la decisione dei Ministri dell’Agricoltura. Inoltre, la Commissione europea ha annunciato un provvedimento per l’abolizione delle gabbie negli allevamenti intensivi, che dovrebbe entrare in vigore in tutti i Paesi dell’Unione entro il 2027.

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L’IMBARAZZO AFGANO

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication

Puntata di mercoledì 30 giugno, ore 15.00
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Lo scorso giovedì 24 giugno il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha svolto nell’Aula di Palazzo Madama un’informativa sul ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, che segna la fine della missione internazionale della NATO. Dopo venti anni le forze occidentali lasciano un territorio tutt’altro che pacificato, e il paragone con quanto avvenuto in Vietnam cinquant’anni fa è più che calzante.

“Il livello della violenza è aumentato e gli attacchi delle componenti militari e oltranziste del movimento talebano hanno come loro obiettivi non solo, come detto, le forze di sicurezza afgane e il controllo di alcune province, ma anche esponenti della società civile. Non meno rilevante, inoltre, è la minaccia posta dal terrorismo jihadista e dalle sue diramazioni nel Paese, su tutte Isis-Khorasan, che continua ad avere una forte capacità di richiamo sulle province più povere che in maniera insidiosa hanno ripreso a condurre attività cinetiche”, sono le parole pronunciate dal Ministro Guerini dinanzi i senatori.

Eppure, nessun Paese ha mosso delle rimostranze nei confronti della repentina decisione del presidente USA, Joe Biden, di lasciare l’Afghanistan al suo destino. Nel frattempo, già cominciano le rappresaglie interne contro i “collaborazionisti” afgani che hanno lavorato e sostenuto le forze della NATO in questi venti anni: vere e proprie esecuzioni, che sono appena iniziate. Il Ministro Guerini ha dato conto di un “trasporto umanitario” che conta 224 persone tra personale civile afgano impiegato in questi anni dalle forze italiane e loro famiglie. Un numero irrisorio, rispetto ad un’intera generazione che nell’ultimo ventennio a vario modo è venuta a contatto con l’Occidente liberatore e che adesso sarà costretta a vivere secondo i “sacri principi dei codici islamici”. E sono soprattutto i diritti delle donne ad essere in pericolo, con la lancetta dell’orologio che inesorabilmente sta tornando indietro di due decenni, con l’aggravante che abbiamo fatto credere ai giovani afgani di poter vivere in maniera diversa. L’ennesima riprova che la democrazia non può essere esportata.

E mentre l’Occidente si gira dall’altra parte, Turchia e Cina avanzano conquistando terreno e posizioni strategiche. Cinquant’anni fa un’intera generazione ha manifestato il proprio sdegno per la guerra in Vietnam, simbolo di una rivoluzione culturale e sociale. In quest’epoca di passione tristi i giovani si ribellano soltanto quando si lede il loro diritto “all’aperitivo” e alla movida, e la politica approfitta di questa ebbra distrazione per non dare conto delle sue scelte. Rimanere informati è un dovere civile e morale.

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QUANDO UN GENITORE UCCIDE IL FIGLIO.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa.

Puntata di lunedì 28 giugno, ore 17.30

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Giulia Scioppetto

Che cos’è la famiglia? La famiglia è un “sistema” che ha delle regole ben determinate – ci spiega Giulia Schioppetto – è un luogo fisico e psichico, una sorta di contenitore interpersonale che ha lo scopo di fornire protezione e crescita agli individui che ne fanno parte. Soprattutto, ha lo scopo primario di fornire certezze e stabilità, di soddisfare i bisogni dei membri che ne fanno parte, di gestire e dare dei “confini” agli aspetti di tipo emotivo, dal momento che ogni individuo porta nella famiglia il suo vissuto personale, fatto di sofferenze, traumi, aggressività, aspettative. Nella sistemica relazionale, infatti, si dice che uno più uno non fa due, bensì tre. Dove il terzo fattore è la relazione che crea il sistema relazionale: la famiglia in questo caso. Quando qualcosa nel sistema familiare si viene a modificare, automaticamente si modificano tutti gli altri elementi del sistema famiglia: il cambiamento di un individuo cambia il sistema di tutti gli individui e delle relazioni tra gli individui stessi. Se questi nuovi elementi non vengono adeguatamente gestiti o non vengono ad essi dati i giusti confini e quindi non si riesce a trovare un diverso equilibrio, ecco che qualcosa si rompe.

Secondo la letteratura l’uomo, ossia il soggetto maschile, ha una maggiore difficoltà a metabolizzare e fronteggiare aspetti come l’abbandono, la perdita, gli eventi traumatici che vanno a modificare la quotidianità familiare. Questo è uno dei motivi che spiega il perché solitamente sia l’uomo ad essere l’autore di omicidi intrafamiliari. Ed è sempre la letteratura scientifica a mettere in risalto quanto il più delle volte sia l’uomo a ricorrere alla violenza come modo per ottenere o mantenere il controllo, mentre per la donna tale aspetto è più correlato alla perdita di controllo. Dinamiche familiari, queste, che ci consentono una riflessione introspettiva per comprendere meglio cosa si nasconde dietro un tragico delitto, come quello commesso da Alessandro Montanaro nei confronti della figlia. E la cronaca, purtroppo, ogni giorno riporta casi similari di bambini e donne uccise o vittime di violenza.

Comprendere e razionalizzare certe dinamiche può essere per ognuno di noi un valido supporto anche per prestare maggiore attenzione alle dinamiche del nostro personale sistema familiare. Ecco perché consiglio vivamente di ascoltare con attenzione questo podcast, per andar oltre gli schemi della mera colpevolizzazione sensazionalistica proposta dal mainstream e addentrarci nell’essenza della natura umana.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua spedito l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione nella Commissione Affari costituzionali della Camera: stabilito il termine per la presentazione degli emendamenti. Nella Commissione Agricoltura del Senato continua il ciclo delle audizioni nell’ambito del ddl sulla disciplina della professioni cinofile. Attesa la decisione del Consiglio europeo sull’agricoltura sulla chiusura degli allevamenti di visoni.

Fuori dai Palazzi: polemica a Roma per un’opera “artistica” situata a Trastevere che raffigura una porchetta con il volto di un maiale: la statua fa parte di un progetto artistico dedicato alla rigenerazione urbana ( finanziato con soldi pubblici): chiesta la rimozione.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA DI POLITICA ESTERA – Con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 28 giugno, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i contagi di Covid nel mondo hanno superato i 178 milioni, mentre i decessi confermati superano i 3,8 milioni dall’inizio della pandemia. La denuncia dell’OMS: non ci sono più dosi di vaccini per i paesi più poveri, il programma Covax è in pericolo. L’allarme dell’ONU: in Nicaragua aumenta la repressione. Negli Stati Uniti presentate alla Camera 5 proposte di legge antitrust contro le multinazionali del web. In Nigeria il Ministro dell’Informazione presenta una proposta di legge che mette in pericolo la libertà dei mezzi di informazione. In Messico, scontro tra i cartelli della droga: 18 morti a Zacatecas. In Mali uccisi 7 soldati nell’ambito di sconti simultanei contro postazioni militari. Per i secondo anno la polizia di Hong Kong ( guidata da Pechino)vieta la manifestazione per la democrazia del primo luglio.

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FAMILY ACT E ASSEGNO UNICO: TUTTE LE NOVITÀ PER LE FAMIGLIE.

Con l’on. Vito DE FILIPPO (PD), relatore del disegno di legge sul Family Act e Domenico COSENTINO, presidente dell’Associazione FAREdiPiù.

Puntata di lunedì 28 giugno, ore 13.00

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Un podcast che fa chiarezza sulle misure che Governo e Parlamento stanno mettendo in campo per il sostegno della famiglia e a favore della natalità. Dal Family Act, attualmente in discussione nella Commissione Affari sociali della Camera; alla Legge n.46 del 1° aprile 2021 istitutiva dell’ Assegno unico e universale per i figli a carico, che entrerà a regime da gennaio 2022; fino alla “norma ponte” prevista dal decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, che ha introdotto l’assegno temporaneo per figli minori ( in vigore dal 1° luglio al 31 dicembre 2021) per quelle categorie fino a questo momento escluse dagli assegni al nucleo familiare ( come lavoratori autonomi e disoccupati). Chi sono i beneficiari dell’Assegno ponte, cosa cambierà dal prossimo gennaio in tema di sussidi con l’introduzione dell’Assegno Universale, quali novità saranno introdotte dal Family Act per valorizzare la genitorialità: tutte le risposte ai dubbi che sono sorti in queste settimane.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – NON LASCIAMO SOLI I DISABILI.

Con l’on. Giusy Versace e la partecipazione del Ministro per le disabilità, sen. Erika Stefani.

Puntata di giovedì 24 giugno, ore 16.30

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Accessibilità, qualità della vita, parità di partecipazione alla vita sociale e democratica del Paese. Sono questi gli obiettivi da perseguire per superare le barriere che costituiscono un impedimento alla vita dei disabili, e delle loro famiglie: perché la disabilità non è una condizione meramente personale, ma investe tutta la famiglia. In questo senso, se ai 7,5 milioni di disabili italiani aggiungiamo i rispettivi nuclei familiari, possiamo affermare che circa un terzo della popolazione italiana ogni giorno deve confrontarsi con problematiche di varia natura relative alla condizione di disabilità: ecco perché l’approvazione della legge sui caregiver familiari dovrebbe diventare una priorità per il nostro Parlamento.

Il mondo della disabilità è estremamente variegato, poichè le categorie di persone coinvolte sono diverse e diverse sono le problematiche da risolvere. Il Ministero per le disabilità da questo punto di vista sta svolgendo un importante ruolo di raccordo tra i diversi Ministeri coinvolti, per proporre una tabella di marcia concretamente realizzabile. E’ una questione di “metodo” – ha fatto presente suor Monia – che denota un approccio diverso e più maturo rispetto al passato. Il banco di prova sarà l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ringraziamo vivamente il Ministro Erika Stefani, per il tempo che ci ha dedicato e le preziose informazioni che ci ha fornito.

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LA QUESTIONE DEI RIFUGIATI IN MEDIO ORIENTE.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione di: sen. Gianni Pittella (PD), on. Alessandra Ermellino (Misto), on. Alessandro Panza europarlamentare (Lega-ID)

Puntata di mercoledì 23 giugno, ore 18.00

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La Giornata internazionale del rifugiato, che si è celebrata il 20 giugno scorso, ci ha dato modo di affrontare l’annosa questione che riguarda il destino di milioni di persone che scappano da guerre, persecuzioni, carestie. Al di là dei propri convincimenti personali, la gestione dei flussi dei richiedenti asilo e degli immigrati è tuttora una questione insoluta. Di certo, pensare di fermare un fenomeno migratorio che interessa milioni di persone costruendo muri e barricate, non è una soluzione percorribile.

Passata l’emergenza pandemica, l’Unione europea dovrà prendere una decisione fino ad oggi rimandata: la revisione del Trattato di Dublino. Questa volta è l’Italia guidata dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, a far la voce grossa ed a cercare soluzioni che possono essere condivise dagli altri partner europei, anche se non da tutti. “Il governo vuole gestire l’immigrazione in modo equilibrato, efficace e umano” – ha dichiarato ieri alle Camere il presidente Draghi nell’ambito delle comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo – “ma questa gestione non può essere soltanto italiana. Deve essere davvero europea. Occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l’immigrazione legale; e aiutare questi paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace”.

Oggi e domani i Capi di Stato e di Governo europei si riuniranno per cercare una soluzione comune anche su questo punto. In attesa di conoscere le risultanze del Consiglio europeo, questo podcast ricco di contributi istituzionali può senz’altro essere un valido supporto per prendere contezza delle dimensioni del problema e delle soluzioni percorribili. Buon ascolto…

EUTANASIA LEGALE: AL VIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

Con l’on. Gilda SPORTIELLO (M5S), Commissione Affari Sociali della Camera

Puntata di martedì 22 giugno, ore 12.30

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La scorsa settimana l’on. Gilda Sportiello ha ospitato alla Camera dei deputati una conferenza stampa dei rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni ( Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby) per promuovere la raccolta firme necessaria per indire un referendum popolare sulla questione del fine vita o eutanasia legale. Nella Commissione Affari sociali di Montecitorio dal 2019 si sta discutendo sulla questione, eppure dopo tre cicli di audizioni ancora non si è approdati a nessun testo base: il rischio molto probabile è di chiudere anche questa legislatura con un nulla di fatto.

E mentre il nostro legislatore non vuole assumersi la responsabilità di varare una legge su questa delicata materia, migliaia di persone ogni giorno vanno incontro a morte inevitabile dovendo patire atroci sofferenze. Al dramma personale si aggiunge l’impotenza e la sofferenza dei familiari, che assistono spesso ad un accanimento terapeutico nei confronti dei propri cari senza avere il potere di fare nulla.

Per queste ragioni ci auguriamo che i cittadini italiani possano esprimersi e dare un’indicazione alla politica su quale intendimento debba prevalere in ambito parlamentare. Il termine ultimo per la raccolta firme è il 30 settembre. Per avere maggiori informazioni su come firmare e aderire all’iniziativa, è possibile consultare il sito: https://referendum.eutanasialegale.it/.

Un sentito ringraziamento all’on. Sportiello per il suo impegno.

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RINEGOZIAZIONE CANONE LOCAZIONE PER IMMOBILI COMMERCIALI: FUMATA NERA DA PARTE DELLA MAGGIORANZA.

Con l’on. Riccardo ZUCCONI (Fratelli d’Italia), primo firmatario della proposta di legge n. 2763

Puntata di martedì 22 giungo, ore 11.00

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Questa settimana all’ordine del giorno dell’Aula di Montecitorio compare la discussione della proposta di legge concernente disposizioni per la rinegoziazione dei contratti di locazione di immobili destinati ad attività commerciali, artigianali e ricettive per l’anno 2021, presentata dall’on. Riccardo Zucconi lo scorso novembre. La proposta intende incidere sui quei “costi fissi” che durante le chiusure imposte dal Covid hanno impattato profondamente sulle piccole e medie attività, sovente facendo la differenza tra chiusure temporanee e definitive.

Nello specifico, il provvedimento promuove la rinegoziazione volontaria dei canoni di locazione che, attraverso un contributo a fondo perduto e crediti d’imposta, consentirebbe di ridurre del 50% il canone di locazione a carico del locatario per dodici mesi, senza perdite economiche e oneri per il proprietario dell’immobile. Inoltre, per chi usufruisce di questa agevolazione, è altresì prevista la riduzione (per un periodo di 6 mesi) delle spese sostenute per le utenze elettriche.

Senonché, la scorsa settimana la maggioranza di governo, attraverso un emendamento soppressivo di tutto l’articolato, ha espresso un parere negativo sulla proposta, adducendo come ragione il fatto che una norma similare è già contenuta del decreto sostegni-bis. Peccato che la norma in questione prevede un credito d’imposta per i canoni di locazione fino alla luglio e per quelle attività che possono dimostrare una perdita del 30% del fatturato rispetto al 2019/20. Una previsione legislativa, quindi, di carattere transitorio che, tra l’altro, non tiene conto del fatto che l’emergenza economica conseguente alla pandemia è appena iniziata. Questa proposta avrebbe dato respiro a migliaia di piccoli imprenditori e professionisti che non hanno la forza economica per programmare la loro attività a partire da settembre.

Quali sono, quindi, le ragioni che sottendono questa decisione del Governo, avallata dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene? Ne abbiamo parlato in questo podcast l’on. Zucconi.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA D’INFORMAZIONE INTERNAZIONALE – a cura di Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni internazionali

Puntata di lunedì 21 giugno, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. La Russia annuncia l’apertura di nuove basi militari nell’Artico con un investimento di 4 miliardi di rubli. In Somalia, attentato suicida a Mogadiscio in un campo di addestramento militare: almeno 15 reclute morte. Si è svolto a Ginevra il primo incontro dell’era Biden-Putin. Caso Navalny, gli Usa preparano nuove sanzioni contro la Russia. In presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, in visita a Shusha nel Nagorno-Karabakh. Crisi demografica in Cina: Pechino pronta ad abbandonare la legislazione sul controllo delle nascite.Il presidente americano, Joe Biden, intende incontrare il presidente cinese XiJinping e l’occasione potrebbe essere data dal G20 in Italia. In Iran, l’ultraconservatore Ebrahim  Raisi è il nuovo presidente, eletto al primo turno.

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della Lav

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Questa settimana in evidenza. Calendarizzato alla Camera il testo di riforma dell’art. 9 della Costituzione, già approvato al Senato. L’istruttoria avviata nelle Commissioni competenti, permetterà alla fine di settembre la seconda approvazione del testo da parte dell’Assemblea di Montecitorio. Nella Commissione Giustizia del Senato ancora fermo l’iter di riforma del codice penale per una maggiore tutela degli animali, nel frattempo atteso per questa settimana il parere sul provvedimento da parte della Commissione Affari costituzionali. Sempre in Senato, nella Commissione Agricoltura questa settimana l’audizione della Federazione dei veterinari in merito al ddl sulla disciplina professioni del settore cinofilo.

Nelle Marche, sospeso l’abbattimento del gregge di pecore e capre di Spinetoli, in provincia di Ascoli Piceno, grazie all’intervento della Lav Marche e Lac di Ascoli: chiesta al presidente della Regione, Francesco Acquaroli, la “grazia” per questi animali.

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LA GUERRA DEI CINQUANT’ANNI. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico.

PRESENTAZIONE LIBRO – Con il prof. Giuliano CAZZOLA e il dott. Domenico COSENTINO, presidente dell’Associazione FAREdiPiù

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Tutto quello che c’è da conoscere sul sistema pensionistico racchiuso in un unico testo, scritto da uno dei più grandi esperti del sistema previdenziale italiano. Un “viaggio nel tempo” per conoscere l’evoluzione che ha avuto nel nostro ordinamento l’art. 38 della Costituzione: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”, tra interpretazioni, crisi politiche e di sistema, progetti realizzati e sconfitte. E sul futuro aleggiano molte incertezze, a partire dal crollo demografico e dalle conseguenze della pandemia.

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Futuro chiama Europa con Luisa Regimenti: IL VIRUS DELLA DISUGUAGLIANZA.

Con la partecipazione di Fabrizio Santori, membro del Direttivo della Lega – Regione Lazio

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Entro il 2030 oltre mezzo miliardo di persone in più vivrà in povertà. E’ questo un primo bilancio delle conseguenze causate dalla pandemia: se la politica non interverrà con solerzia il rischio è che povertà e discriminazioni diventino più letali del Covid-19. E ancora una volta ad essere maggiormente colpiti da questa tragedia mondiale sono le donne, i bambini e i giovani, gli anziani e i disabili.

In questo momento in cui l’emergenza sanitaria sembra quanto meno arginata, è tempo di individuare i mutamenti avvenuti nella nostra società. Ad essere cambiato non è soltanto l’ambiente circostante: gli effetti psicologici delle restrizioni economiche e sociali che abbiamo tutti sopportato in questo ultimo anno e mezzo stanno affiorando con visibile prepotenza.

Il Next Generatione EU e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), offrono la possibilità di traghettare l’Europa e l’Italia fuori dalla crisi pandemica. Le risorse ci sono, ma occorre agire in fretta e con rinnovato senso di solidarietà.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA D’INFORMAZIONE INTERNAZIONALE – Con Antonio Di Muro, avvocato esperto in politica estera.

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In evidenza questa settimana. In Nigeria, banditi attaccano le comunità isolate del Nord: 88 morti. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, pronto al secondo mandato per la guida del “Palazzo di Vetro” per il quinquennio 2022-2026. In costante crescita l’interscambio commerciale tra Cina e Europa centrorientale: le parti ha totalizzato 40,71 miliardi di dollari, crescendo del 47,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il G7 chiederà all’Oms una nuova indagine sulle origini del Covid-19: la richiesta segue la decisione del presidente Usa di allargare l’indagine americana in seguito ai dubbi sulla fuga da un laboratorio di Wuhan. Il lavoro minorile torna a crescere coinvolgendo 160 milioni di bambini, lo ha annunciato l’Unicef nell’ambito della Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Negli Usa, sparatoria in Texas: tre morti ad Austin. In Myanmar inizia il processo contro Aung San Suu Kyi, dopo il colpo d Stato di febbraio l’ex leader birmana rischia molti anni di carcere per varie accuse, che partono da reati minori e arrivano fino alla sedizione e alla corruzione. Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. Approvato dall’Aula di Palazzo Madama il testo della riforma dell’art.9 della Costituzione, che segna un grande passo in avanti per la tutela degli animali. Il provvedimento, secondo quanto disposto dall’art.138 della Costituzione, potrà essere votato dall’Assemblea di Montecitorio dalla seconda metà di settembre ossia dopo quattro mesi dalla prima deliberazione. Nella Commissione Giustizia del Senato questa settimana dovrebbe svolgersi l’esame degli emendamenti al ddl che novella il codice penale introducendo norme più severe per chi maltratta gli animali. L’esame del disegno di legge, calendarizzato da diverse settimane, è ormai fermo da dicembre dello scorso anno. Riguardo gli atti di sindacato ispettivo, si segnala un’interrogazione presentata dall’on. Maria Cristina Caretta di Fratelli d’Italia, “portavoce” dei cacciatori in Parlamento: l’interrogazione chiede al Governo di permettere ai cacciatori di uccidere gli animali che arrecano danni all’agricoltura anche fuori i periodi di caccia.

In vista delle elezioni amministrative a Roma, diverse associazioni animaliste, tra cui Lav e Oipa, hanno lanciato in maniera unitaria delle proposte ai diversi candidati sindaci per la tutela degli animali, da inserire nei loro rispettivi programmi elettorali.

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FERMIAMO IL MASSACRO DEI DAINI AL PARCO DEL CIRCEO. OLTRE 300 DAINI A RISCHIO FUCILAZIONE.

Con Angelo TRIPODI, presidente del Gruppo Lega alla Regione Lazio e Piero VIGORELLI, giornalista e scrittore.

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La vicenda dei daini del Parco Nazionale del Circeo rappresenta un eclatante esempio della mala gestione della “cosa pubblica” da parte della pubblica amministrazione italiana. Dal momento, però, che a rischiare la vita sono oltre trecento esemplari di daini, non possiamo lasciare correre. Non solo: faremo tutto ciò che possibile per evitare che la “mattanza” abbia inizio.

Partiamo dal principio. I daini sono stati introdotti negli Anni Cinquanta nella foresta demaniale del Parco, nota come Selva di Circe. Nel corso degli anni, in assenza di un piano di contenimento della specie da parte dell’Ente Parco, si è venuto a creare un inevitabile sovraffollamento della specie che sta arrecando un danno all’ecosistema della foresta. Inoltre, complice la fatiscente recinzione del Parco, alcuni esemplari di daini hanno “sconfinato” il perimetro dello stesso. L’ormai ex presidente del Parco Nazionale del Circeo, Antonio Ricciardi, dapprima favorevole all’abbattimento degli ungulati, lo scorso anno, alla fine del suo mandato, ebbe un ripensamento aprendo così la strada all’adozione degli esemplari. Una soluzione che sarebbe stata percorribile se il bando fosse stato concepito nell’ottica di salvare gli animali. Per adottare gli animali occorre pagare anche 1.000 euro ad esemplare, oltre a procedure burocratiche estremamente farraginose.

Senonché, il Ministero dell’Ambiente ( oggi Ministero per la transizione ecologica) si “dimentica” di nominare il nuovo Presidente del Parco. In conseguenza di ciò, al momento a prendere le decisioni vi è un funzionario “facente funzioni” che, in attesa della “nomina politica” dei nuovi vertici dell’Ente, dovrebbe per legge attenersi scrupolosamente all’ordinaria amministrazione. In realtà, è proprio la dirigente con l’incarico di facente funzioni ad avere ripreso in mano il “caso daini” decidendo di procedere con l’abbattimento. Proprio in queste settimane sono stati selezionati i guardia parco “fucilieri” che dovranno sparare a vista ai daini. Un’uccisione a dir poco cruenta che Piero Vigorelli ci ha raccontato in questo podcast nei minimi dettagli. L’altra assurdità di questa vicenda riguarda i “costi dell’abbattimento”. Uccidere circa 350 daini costerà al Parco 170 mila euro, già stanziati all’uopo alla fine del 2020.

Ricapitolando: per adottare gli esemplari e salvarli da morte certa bisogna pagare all’Ente Parco circa 1.000 euro per ogni daino; per uccidere a fucilate i daini il Parco però è pronto spendere quasi 200 mila euro di soldi pubblici. Vale la pena ricordare, infatti, che il Parco Nazionale è un Ente pubblico pagato con i soldi dei cittadini contribuenti, così come gli stipendi del personale dirigenziale e ordinario. Cittadini contribuenti che in questi ultimi tempi hanno in diverse occasioni manifestato la loro contrarietà all’uccisione di questi splendidi animali, che dovrebbero essere sacrificati in ragione dell’inettitudine di alcuni amministratori pubblici che non hanno assolto ai compiti cui erano preposti. Da ultimo, circa 17 mila cittadini hanno sottoscritto una petizione per opporsi al massacro degli animali. Una sensibilità che non riguarda soltanto la comunità.

Tutta l’azione legislativa di questo Parlamento è orientata verso una maggiore sensibilità nei confronto della tutela degli animali. Da ultimo, lo scorso mercoledì l’Aula di Palazzo Madama ha approvato in prima lettura il testo di riforma dell’art. 9 della Costituzione che recita: (La Repubblica) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.  Inoltre, nella Commissione Giustizia del Senato è in corso l’iter dei disegni di legge che introducono pene più severe al codice penale per chi maltratta gli animali.

A questo punto ci chiediamo con quale criterio si possa portare avanti questa follia. Il consigliere regionale Angelo Tripodi ha assicurato che metterà in campo tutte le azioni possibili per salvare i daini, investendo della questione i rappresentanti parlamentari e il Ministero preposto a prendere una posizione sulla questione. Questa non è una lotta politica: è una lotta di civiltà, per difendere la sacralità della Vita che anima questo Pianeta. La pandemia ci ha reso fin troppo distratti: adesso è il momento di ridestarci. Rimaniamo pronti a scendere in piazza in massa per opporsi a questo inutile massacro. Nel frattempo, divulghiamo e facciamo conoscere ciò che sta avvenendo al Parco Nazionale del Circeo. Un ringraziamento sentito a Piero Vigorelli, Angelo Tripodi e Maria Costici, consigliere dell’Associazione Venus, per l’impegno che stanno profondendo per salvare queste meravigliose creature, che di certo non meritano questa morte atroce.

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ITALIA SORVEGLIATO SPECIALE. PROIEZIONI DI FMI E LE PROSPETTIVE DEL GOVERNO DRAGHI.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione del sen. Marco Perosino (Forza Italia), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di mercoledì 9 giugno, ore 15.00

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Il 3 giugno scorso il Comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale ha reso note le ultime proiezioni economiche che riguardano l’Italia. Rispetto alle stime di crescita di gennaio, quelle di giugno sono maggiormente positive: con un rimbalzo del PIL atteso al 4% nel 2021. Ad ogni modo, come scritto nel report, sulla ripresa italiana aleggia una grande incertezza. Due le incognite per il futuro: l’esito della campagna di vaccinazione ( quindi la capacità di sconfiggere il Covid) e l’attuazione delle riforme strutturali che sono alla base del PNRR. Il FMI, infatti, avverte che le cicatrici economiche a lungo termine per il nostro paese potrebbero essere considerevoli. Senonché, nello scenario internazionale la figura di Mario Draghi costituisce un valore aggiunto: una sorta di garanzia sull’operato dell’Italia.

Da questo punto di vista, il vero banco di prova è costituito dall’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede tempistiche per la realizzazione degli interventi impensabili per gli standard italiani. Il sen. Perosino, infatti, ci ha ricordato che le risorse del PNRR dovranno essere impegnate entro il 2023, ciò significa che per quella data i progetti dovranno essere nella fase esecutiva e prossimi all’appalto. Insomma, per il momento l’effetto Draghi sta agendo fuori i confini nazionali alla stregua di un’iniezione di fiducia, ad ogni modo rimaniamo dei “sorvegliati speciali” in attesa di giudizio.

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SOSPENSIONE PROTESTI: IL GOVERNO ACCOGLIE L’ODG DELL’ON. MANFREDI POTENTI.

Con l’on. Manfredi POTENTI (Lega), Commissione Giustizia della Camera dei deputati

Puntata di mercoledì 9 giugno, ore 18.00

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Per molte piccole imprese e attività commerciali la ripartenza è tutt’altro che facile. Dopo quasi un anno di chiusure manca la liquidità necessaria per ritornare ad una normalità che adesso non appare più come un miraggio, e l’ultimo miglio da percorrere è quello più difficile. Molte attività non hanno riaperto, altre rischiano di non superare la prova dell’estate. Ecco perché, in questo delicato momento, l’Ordine del Giorno presentato dall’on. Manfredi Potenti e accolto ieri dal Governo, ci appare veramente un’iniziativa di buon senso.

L’ODG in questione ha impegnato il Governo a “valutare l’opportunità” di prorogare i termini di scadenza relativi a vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito aventi efficacia esecutiva. Una disposizione normativa già contenuta prima nel decreto Liquidità dell’aprile 2020 e successivamente dalla Legge di Bilancio varata a dicembre, i cui effetti però si sono esauriti lo scorso 31 gennaio.

Si tratta – ci ha spiegato l’on. Potenti – di una misura volta a prevenire il fenomeno dei protesti bancari e delle conseguenti segnalazioni nelle banche dati commerciali e quelle CAI, la cui azione sarebbe limitata nel tempo e senza oneri per lo Stato. L’approvazione dell’OdG è un primo positivo risultato che fa sperare nell’accoglimento da parte dell’Esecutivo dell’emendamento presentato dall’on. Potenti al decreto Sostegni-bis. Ci auguriamo che anche altre forze politiche possano unirsi a questa battaglia.

Buon ascolto…

I SERVIZI SEGRETI MONDIALI. NUOVE SFIDE E PROSPETTIVE FUTURE.

Puntata di lunedì 7 giugno, ore 11.00

Presentazione del libro di Antonella Colonna Vilasi,

Responsabile del Centro Studi sull’Intelligence – UNI

L’organizzazione e la storia delle agenzie di Intelligence dei principali Paesi dei cinque Continenti. Un testo che aiuta ad approcciarsi ad un mondo complicato e spesso sconosciuto: quello dei Servizi Segreti.

Edizioni Youcanprint

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Futuro chiama Europa, con Luisa Regimenti. COESIONE IN CORSO D’OPERA.

Puntata di martedì 7 giugno, ore 11.00

Con la partecipazione di Davide Bordoni (Lega), Consigliere al Comune di Roma

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La pandemia ha costituito una sorta di spartiacque: c’era una società prima del Covid, che noi tutti conosciamo bene; ci sarà una società dopo il Covid, che deve ancora essere costruita. In questa “terra di mezzo” in cui stiamo vivendo, il compito più arduo sarà quello di creare le fondamenta della nuova società globale. La sfida più grande riguarda il contrasto alle diseguaglianze, che non sono più legate soltanto a fattori economici: esistono disuguaglianze di genere, generazionali, diseguaglianze ambientali, di salute, di istruzione, di sicurezza.

Uno dei tre pilastri su cui è fondata la strategia europea del NGEU riguarda la coesione territoriale, poiché il degrado urbano e le disuguaglianze sono due facce della medaglia. Nell’ultimo anno, chiusi nelle nostre case e confinati dei nostri comuni di residenza, abbiamo potuto constatare con mano l’importanza di vivere in un luogo con adeguati servizi territoriali e spazi pubblici all’aperto. In questo senso, la politica ha compreso che per ridurre le disuguaglianze bisogna avviare una capillare rigenerazione urbana, pensata per creare benessere e una qualità della vita migliore per i cittadini. La sfida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è proprio questa: più territorio per una rinnovato bisogno di comunità. Avremo tempo fino al 2026 per attuare questa trasformazione, senza margini di errore. Da dove iniziare, quindi, questo percorso?Ne abbiamo parlato in questo podcast con l’europarlamentare Luisa Regimenti, e con il consigliere Davide Bordone.

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NOTIZIE DAL MONDO

Rassegna d’informazione estera: con Antonio Di Muro, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 8 giugno, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. Allarme contagi in Sudafrica: si teme la terza ondata del Covid e finora soltanto l’1% della popolazione è stato vaccinato. In Gran Bretagna, invece, salgono i contagi a causa della variante indiana, mentre in Cina si teme per un nuovo focolaio a Guangzhou. Il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, annuncia una nuova strategia per dare vita ad uno spazio Schengen più forte e resiliente. Il Dipartimento di Stato Usa ha messo una ricompensa di 7 milioni di dollari per localizzare o identificare Abu Ubaydah Yusuf al-Anabi, il leader di al-Qaeda nel Maghreb. La Russia annuncia la fine dei lavori sulla prima linea del gasdotto Nord Stream 2: Gazprom è pronta a pompare il gas in Germania. La Danimarca ha approvato una legge che ha l’obiettivo di bloccare del tutto l’arrivo di nuovi migranti nel Paese. Al G7 di Londra accordo storico per imporre alle multinazionali di pagare una aliquota globale minima “almeno del 15%”. A Indianapolis continuano le proteste per l’uccisione di George Floyd: almeno tre persone sono state ferite da colpi d’arma da fuoco e una è morta nelle proteste: il governatore della California Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza nella contea di Los Angeles. Il presidente Mario Draghi interviene sulla questione libica, dichiarando che “L’Italia è al fianco della Libia nella transizione”. Al via la nuova Procura europea (Eppo) che proteggerà il bilancio Ue e i fondi del Next Generation Eu dalla corruzione e dalle frodi.

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MAR CINESE ORIENTALE: TENSIONI TRA GIAPPONE E CINA.

RISIKO: con Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di lunedì 31 maggio, ore 15.00

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La contesa tra Cina e Giappone in merito alla sovranità delle Isole Senkaku, conosciute come Isole Diaoyu in Cina, risale agli anni Settanta, quando nella zona del piccolo arcipelago sono stare scoperte risorse petrolifere e gasifere. Alla fine del 2012 la situazione si è inasprita in ragione dell’acquisto da parte del governo giapponese di tre isole da parte di un privato. Nel 2016 sulla questione è intervenuto anche un Tribunale indipendente stabilendo che, sulla base della Law of the Sea Convention istituita nel 1982 dalle Nazioni Uniti, la pretesta avanzata dalla Cina è di fatto illegittima, in quanto Pechino non può rivendicare la propria sovranità nel Mar Cinese Meridionale.

Nonostante ciò, la Cina negli ultimi anni ha di fatto militarizzato la zona del Mar Cinese Meridionale, costruendo piste di lancio e porti sulle numerose isolette dell’area, andando a ledere non solo i diritti del Giappone ma anche i Trattai internazionali e il diritto degli altri Paesi di navigare in quelle acque. La risposta del Giappone si è fatta sentire lo scorso maggio, con la decisione di schierare l’esercito a presidio delle isole in modo da evitare di perderne il controllo.Oltre a ciò, il Primo Ministro giapponese,Yoshihide Suga, di recente ha ricordato all’amministrazione Biden che la difesa delle Isole Senkaku rientrano nel Trattato di mutua cooperazione tra Stati Uniti e Giappone, chiedendo di fatto l’intervento degli Stati Uniti in questa disputa. Con gli eserciti schierati, le crescenti tensioni geopolitiche nel Mar Cinese Orientale rischiano di sfociare in un conflitto su scala internazionale.

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STORIE DI STRAORDINARIA QUOTIDIANITÀ: QUANDO UN FIGLIO UCCIDE I GENITORI.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER: con Giulia SCHIOPPETTO, criminologa e psicologa investigativa.

Puntata di lunedì 31 maggio, ore 17.00

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Giulia Scioppetto

Il 4 novembre 1994 Nadia Frigerio e il fidanzato Marco Rancani uccidono la madre di lei, Eleonora Pierfranceschi. I due complici mettono del sonnifero nel caffè e quando la donna si addormenta la strangolano con il filo del telefono, poi lasciano il corpo in una strada di periferia con le calze strappate, la camicetta sbottonata e dei preservativi vicino al cadavere, con l’intento di inscenare una violenza sessuale. Un matricidio che si è consumato a “causa” dell’appartamento della vittima: Nadia Frigerio voleva quella casa solo per lei, per andare e convivere con il suo fidanzato. Successivamente, durante un interrogatorio, Marco Rancani dichiarerà agli inquirente che le due donne si odiavano a morte e che “Nadia ambiva a entrare in possesso esclusivo della casa perchè la madre le era d’impiccio”.

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L’EUROPA ALLE PRESE CON I PIANI NAZIONALI DI RIPRESA E RESILIENZA.

Con l’on. Antonio Maria RINALDI, europarlamentare Gruppo Lega-Identità e Democrazia

Puntata di giovedì 27 maggio, ore 11.00

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Per uscire dalla crisi causata dalla pandemia l’Europa, attraverso lo strumento del Next Generation EU, ha messo in campo un piano di ripresa da 750 miliardi di euro. Detta così, sembrerebbe di essere di fronte una svolta epocale, alla stregua di quello che fu il Piano Marshall alla fine della Seconda Mondiale. La realtà, però, come spesso accade, è ben diversa dai proclami. In questo podcast, l’on. Antonio Maria Rinaldi, ci ha aiutato a fare un po’ di chiarezza sulla reale portata di questo Piano europeo e sulle conseguenze che avrà sullo sviluppo dei diversi Stati membri.

Partiamo da quella che viene considerata la “portata di fuoco” del NGEU: 750 miliardi di euro, di cui 390 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 360 miliardi in prestiti. C’è chi ha interpretato il termine “sovvenzioni” come “erogazioni di soldi a costo zero”. Cominciamo col dire che, in realtà, il “benefattore” Europa non esiste. L’Unione europea si tiene in piedi attraverso i contributi dei singoli Stati, tant’è che la Commissione per reperire queste risorse del NGEU deve andarle a trovare sui mercati. Difatti, in questi mesi gli Stati membri sono stati impegnati nella ratifica nazionale della Decisione sulle risorse proprie (DRP), che per l’appunto autorizza la Commissione a fare questo passaggio sui mercati dei capitali. Al momento, tra l’altro, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Ungheria e Romania, non hanno ancora ottemperato alla ratificata, mentre ricordiamo che in Germania c’è stato un “incidente di percorso” durante l’iter di ratifica con l’intervento della Corte Costituzionale tedesca. Inoltre, sempre per finanziare la strategia europea di ripresa, verranno introdotti nuovi strumenti fiscali: ossia nuove tasse proprie della UE che pagheranno tutti i cittadini europei.

Altra questione. Secondo alcune ricostruzioni degli eventi accaduti nel 2020, all’Italia sarebbero state assegnate ingenti risorse per presunti “meriti” di strategia politica. In realtà, la ripartizione delle risorse è stata effettuata secondo parametri standard. Ciò, tra l’altro, è scritto nero su bianco proprio nel PNRR, laddove recita: “L’iniziativa NGEU canalizza notevoli risorse verso Paesi quali l’Italia che hanno recentemente sofferto di bassa crescita economica ed elevata disoccupazione. Il meccanismo di allocazione tra Stati Membri riflette infatti non solo variabili strutturali come la popolazione, ma anche variabili contingenti come la perdita di prodotto interno lordo legato alla pandemia”. Detto in altra maniera: abbiamo ottenuto la disponibilità di 205 miliardi poiché la nostra economia è tra quelle europee in maggiore sofferenza.

Ma veniamo ai singoli Piani nazionali. Dal confronto tra il PNRR italiano e quelli presentati dagli altri Paesi, emerge una peculiarità tutta nostrana. Al di là di quanto messo a disposizione dalla UE, tutti gli Stati che hanno già presentato il PNRR hanno deciso di non utilizzare tutte le risorse assegnategli, altri hanno addirittura ritenuto di fare ricorso soltanto alle sovvenzioni ( vedi Spagna, Francia, Germania). L’Italia non solo ha predisposto un Piano utilizzando tutta la linea di credito europea ( 205 miliardi), ma a ciò ha aggiunto un Fondo complementare nazionale di altri 30 miliardi. Alla domanda sulle ragioni che hanno presumibilmente indotto gli altri Stati ad essere più cauti nell’utilizzo di queste risorse, l’on. Rinaldi ci ha fornito una risposta chiara e inequivocabile che possiamo riassumere in una parola: condizionalità. Ricordiamo, infatti, che l’Europa ha vincolato l’utilizzo delle risorse del NGEU ad alcuni settori ritenuti strategici. Il regolamento del NGEU prevede che un minimo del 37% di spesa deve essere utilizzato per investimenti relativi alla transizione ecologica e il 20% per quella digitale. Ciò a prescindere dalle esigenze e peculiarità specifiche dei sistemi di sviluppo produttivo dei singoli Paesi. A ciò va aggiunto che queste transizioni devono essere attuate inderogabilmente entro il 2026, con il rischio di andare stressare i sistemi produttivi invece di accompagnarli ad una trasformazione graduale, secondo quanto già deciso dall’European Green Deal.

Queste considerazioni ci offrono uno spunto di riflessione per interrogarci tanto sull’opportunità quanto sulla fattibilità di questo Piano e, soprattutto, sul futuro che attende il nostro Paese. Non dimentichiamo, che la situazione economica italiana era critica anche prima della pandemia. Tra il 1999 e il 2019, il Pil italiano è cresciuto in totale del 7,9%. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2%, del 32,4% e del 43,6%. A questo punto non ci resta che aspettare, per capire se l’Italia è stata più lungimirante degli altri Stati oppure se, diversamente dagli altri Paese membri dell’Unione, abbiamo peccato di troppa arroganza. In questo momento di attesa, l’intervista al prof. Rinaldi, è sicuramente un valido strumento di riflessione per prendere consapevolezza del momento storico che stiamo vivendo.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA D’INFORMAZIONE INTERNAZIONALE – Con Antonio DI MURO, avvocato e analista politico.

Puntata di lunedì 24 maggio, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. In Spagna, emergenza migranti nell’enclave di Ceuta, in Marocco: arrivati oltre 6 mila migranti. La Russia chiede ai suoi alleati dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettivo (Csto) di non accogliere sul loro territorio le truppe USA in ritiro dall’Afghanistan. Il Parlamento UE sospende la ratifica dell’accordo sugli investimenti con la Cina finché Pechino non ritirerà le sanzioni a funzionari della Ue, e la Cina avverte: l’accordo sugli investimenti conviene ad entrambi. Le prospettive economiche in Europa stanno gradualmente migliorando, lo ha affermato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. Il Santo Padre ha ricevuto in Vaticano la Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen: al centro dell’incontro la crisi israelo-palestinese. Il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava nella Grande Guerra a fianco dell’Intesa.

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A tu con suor Monia Alfieri – LA SCUOLA CI SALVERÀ. CHI SALVERÀ LA SCUOLA?

Con la partecipazione dell’on. Valentina APREA (FI), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 17.30

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La pandemia ha messo in evidenza da una parte l’importanza della scuola per il sistema paese, dall’altra tutti i limiti del nostro sistema educativo. Questo è il momento della ripartenza: al legislatore il compito di fare tesoro dell’esperienza acquisita e degli errori commessi per rinnovare il sistema scolastico del nostro Paese. Il decreto sostegni-bis ha stanziato 350 milioni di euro per le scuole statali e altri 50 milioni per le scuole paritarie. E’ un buon inizio, ma non basta. I dati forniti da suor Monia Alfieri ci indicano una delle priorità da perseguire nei prossimi mesi: garantire il pluralismo educativo su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista, è necessario agire soprattutto in quelle regioni del Sud che oggi, a seguito delle conseguenze della pandemia, sono in maggiore sofferenza.

“Peggio di questa crisi” – ha detto Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”. In tal senso, le dichiarazioni dell’on. Valentina Aprea, manifestano una rinnovata consapevolezza della politica su queste tematiche e sulle priorità da perseguire. A quanto pare, questa volta si sta procedendo, tutti insieme, nella giusta direzione.

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I DATI DELLA SCUOLA – a cura di suor Monia Alfieri

AL VIA LA COMMISSIONE SULLE CONDIZIONI DI LAVORO IN ITALIA.

Con il sen. Ugo GRASSI, capogruppo Lega nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 10.30

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Ugo Grassi

La scorsa settimana in Senato è stata costituita la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. La recente morte sul lavoro della giovane Luana D’Orazio ha contribuito a dare uno slancio all’avvio dei lavori di questa Commissione, nella consapevolezza che non è più accettabile perdere la vita sul luogo di lavoro a cagione di incidenti che possono essere evitati. Con il sen. Ugo Grassi abbiamo parlato degli obiettivi che la Commissione intende perseguire e della prossima programmazione dei lavori, che vedrà il coinvolgimento delle parti sociali e della società civile. Buon ascolto…

SICUREZZA E CITTADINANZA TRA EBREI E MUSULMANI A GERUSALEMME

RISIKO – con Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communicatione e Imam Yahya PALLAVICINI, presidente del Coreis Italia.

Puntata di mercoledì 19 maggio, ore 17.00

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Il racconto del conflitto tra Israele e Hamas che in quest’ultima settimana ci è stato propinato dall’informazione mainstream manca di alcuni importanti tasselli, necessari per inquadrare la situazione in una visione più ampia. Difatti, poco o nulla è stato detto delle numerose iniziative che hanno visto manifestare insieme cittadini arabi ed ebrei, uniti per chiedere la fine del conflitto armato. La rappresentazione della Città Santa che vive in perenne conflitto, invero, non prende in considerazione la realtà che vede arabi e musulmani collaborare per una pacifica convivenza. La sera del 13 maggio, Standing Together, un gruppo di coesistenza, ha organizzato manifestazioni in più di 25 località del paese con lo slogan “Fermare questo insieme”, per protestare contro la violenza intercomunitaria e il conflitto con Gaza. Il giorno prima, un altro gruppo di leader municipali arabi ed ebrei della valle di Jezreel, di Shfaram, Ramat Yishai, Beit Zarzir, Bir al Machsour, Yafia e altre località si sono incontrati per esprimere solidarietà e protestare contro le recenti violenze tra ebrei e arabi. Queste notizie sono state riportate dal Jerusalem Post eppure non adeguatamente riportate dai mezzi d’informazione internazionali ( per approfondimenti vedi https://www.agcnews.eu/israele-la-societa-civile-ebrea-ed-araba-rigetta-la-violenza-tra-le-comunita/ ). Il risultato di queste “omissioni” è evidente: un’opinione pubblica divisa tra chi sostiene Israele e chi, invece, è solidale con la causa palestinese.

Un altro elemento importante del conflitto in corso riguarda il coinvolgimento di un attore internazionale che con la sua azione potrebbe allargare i confini degli scontri. La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan è pronta ad attuare un “modello Libia” per Israele, firmando un accordo con l’autorità politica di Gaza, Hamas, per ottenere così l’accesso al mare antistante Gaza e ai diritti energetici al largo della costa di Israele, hanno raccontato Antonio Albanese e Graziella Giangiulio ai microfoni di Radio Sparlamento. Anche in questo caso, le intenzioni del presidente Erdogan sono state riportate “a mezzo stampa”, pubblicate il 17 maggio scorso sul giornale turco filo governativo Yeni Safak . L’editoriale in questione sostiene che la Turchia potrebbe firmare un accordo con i palestinesi e aiutarli via mare. A quel punto il conflitto diventerebbe internazionale e anche il presidente Biden, al momento occupato in faccende interne, sarebbe costretto a prendere una posizione. “Uno dei fronti più forti del nuovo ordine mondiale sarà la Palestina” – si legge nell’editoriale – “Ecco perché le organizzazioni di intelligence devono stabilire e utilizzare tutti i mezzi e i metodi necessari per il sostegno delle armi alla Palestina. La Turchia dovrebbe condurli».

Parole che avrebbero dovuto far sobbalzare dalla sedia tutti i leader occidentali e trovare posto nelle prime pagine delle più importanti testate europee, ma così non è stato. Eppure, anche in questo caso non si tratta di complotti segreti ma di dichiarazioni pubbliche ( leggi anche https://www.agcnews.eu/turchia-le-mani-di-erdogan-su-gaza-replicare-il-modello-libia/). Tanto rumore per nulla? E’ un auspicio. Certo è che il presidente Erdogan, all’indomani del conflitto, ha cominciato a telefonare ad un folto numero di leader politici per fare il punto sulla questione ( o trovare alleati). Guarda caso, nella maggior parte dei casi si tratta di paesi in cui si stanno svolgendo manifestazioni pro Palestina: dal capo politico di Hamas, al presidente russo,Vladimir Putin, all’emiro del Qatar, al re di Giordania, allo sceicco del Kuwait. A questa lista si aggiungono: il re della Malesia, il presidente indonesiano, il presidente uzbeko, il primo ministro pakistano, il presidente algerino, il presidente della Repubblica di Cipro del Nord, il presidente del Kirghizistan, il presidente afgano, il presidente iracheno, il presidente nigeriano, il presidente della Libia, il sultano dell’Oman. Di certo, tutti questi colloqui ( compreso quello con Papa Francesco) stanno a dimostrare uno spiccato interesse del presidente Erdogan per il conflitto tra Israele e Hamas.

Al di là delle congetture è lecito domandarsi per quale motivo i nostri politici, commentatori e giornalisti abbiano tralasciato di darci conto di queste notizie. Non vogliamo pensare a intrighi e complotti, ad ogni modo queste “ombre” comunicative sono un valido motivo per approfondire la questione, ascoltando l’analisi proposta in questo podcast ( come sempre fatti alla mano) dai direttori di AGC Communication.

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NEXT GENERATION ITALIA – MISSIONE 5: COESIONE E INCLUSIONE

Con il sen. Tommaso NANNICINI (PD), presidente della Commissione parlamentare di controllo per l’attività degli gestori di forme di previdenza e assistenza sociale.

Puntata di martedì 18 maggio, ore 13.00

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Lo scorso 22 aprile il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi di euro, di cui: 191,5 miliardi finanziati attraverso il Recovery Plan; 13,5 miliardi riferiti al fondo supplementare per la politica di coesione, c.d. React-EU; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. In generale, secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, del 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni o macro aree di intervento: 1- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 – rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione e coesione; 6- salute.

Le risorse impiegate nella Missione 5 sono pari a circa 27,63 miliardi di euro, suddivise in 3 Componenti o linee di azione: (i) Politiche per il lavoro; (ii) Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore; (iii) Interventi speciali di coesione territoriale. Il Piano specifica che per ciascuna componente sarà accompagnata da una serie di riforme di sostegno.

La Componente 1, Politiche per il lavoro, mira a sostenere i livelli di occupazione, in particolare quella giovanile, attraverso: la definizione e l’ampliamento di misure di politiche attive del lavoro; la riduzione del disallineamento tra le competenze in possesso dei lavoratori e quelle richieste dalle imprese; il sostegno all’imprenditorialità femminile; il potenziamento del Servizio civile universale per i giovani nella fascia tra i 18 e i 28 anni. Nello specifico, si prevede: l’istituzione di un Programma nazionale denominato GOL (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), che prevede un sistema di presa in carico unico dei disoccupati e delle persone in transizione occupazionale che associ la profilazione dei servizi al lavoro alla formazione; il rafforzamento dei Centri per l’impiego e della loro integrazione con i servizi sociali e con la rete degli operatori privati; lo sviluppo di un Piano nazionale nuove competenze. Per i lavoratori occupati è istituito il Fondo nuove competenze per permettere alle aziende di rimodulare l’orario di lavoro dei lavoratori al fine di favorire attività di formazione. Altra linea di intervento è costituita dalle misure di decontribuzione per il lavoro al Sud e per le nuove assunzioni di giovani e donne.

La componente 2, infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo settore, mira a supportare situazioni di fragilità sociale ed economica, a sostenere le famiglie e la genitorialità, potenziando le infrastrutture sociali. In particolare, il rafforzamento delle infrastrutture sociali è volto a migliorare la qualità della vita dei minori, degli anziani e delle persone con disabilità e favorire l’occupazione femminile. Sono previsti anche interventi di rigenerazione urbana e housing sociale. E’ altresì riconosciuto il ruolo dello sport nell’inclusione e integrazione sociale, come strumento di contrasto alla marginalizzazione di soggetti e comunità locali.

La Componente 3, interviene sul riequilibrio territoriale. Nello specifico, è previsto il rafforzamento della Strategia nazionale per le aree interne, con interventi sulle infrastrutture sociali e misure a supporto del miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici e sanitari e dell’imprenditoria giovanile, in particolare nel settore turistico e agroalimentare, nonché investimenti per la sostenibilità delle aree colpite dai terremoti. Sono altresì previsti interventi specifici nelle regioni del Sud, per realizzare infrastrutture e laboratori per il trasferimento tecnologico in contesti urbani marginalizzati da rigenerare. Infine, è previsto l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie ai fini della valorizzazione economica e sociale dei territori.

Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella predisposizione del c.d. cronoprogramma, che dovrà definire le modalità di attuazione di quanto declinato nel PNRR. Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Tommaso Nannicini per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

NEXT GENERATION ITALIA. MISSIONE 6: SALUTE.

Con la senatrice Maria DOMENICA CASTELLONE (M5S), Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Puntata di lunedì 17 maggio, ore 15.00

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Lo scorso 22 aprile il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi, di cui: 191,5 miliardi di euro finanziati attraverso il Recovery Plan; 13,5 miliardi riferiti al fondo supplementare per la politica di coesione, c.d. React-EU; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. In generale, secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, del 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 – rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione E coesione; 6 – salute.

Per la Missione Salute il PNRR ha destinato complessivamente 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dalle risorse del Next Generation e 2,9 miliardi dal Fondo complementare nazionale, e si articola in 2 Componenti.

La Componente 1 riguarda le reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale. Gli interventi di questa componente intendono rafforzare le prestazioni erogate sul territorio grazie al potenziamento e alla creazione di strutture e presidi territoriali (come le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità), il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e una più efficace integrazione con tutti i servizi socio-sanitari. Più nello specifico, le Case della Comunità diventeranno un punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie, in cui opereranno team multidisciplinari di medici, infermieri di comunità e altri professionisti della salute. L’ Ospedale di Comunità, invece, rappresenta una struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve ( da 20 fino a 40 posti letto) e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Contribuirà, inoltre, ad una riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche. Infine, sono previsti interventi per aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare, nell’ottica di considerare la casa come primo luogo di cura, specialmente per i malati cronici, gli anziani e le persone con disabilità.

La Componente 2 riguarda, invece, l’innovazione, la ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale. Il punto importante di questa componente consiste nel completamento e diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), che consentirà anche una migliore capacità di erogazione e monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Rilevanti risorse sono destinate anche alla ricerca scientifica, al trasferimento tecnologico e al rafforzamento delle competenze del personale. In particolare, l’investimento prevede l’ammodernamento digitale del parco tecnologico ospedaliero, tramite l’acquisto di 3.133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico (TAC, risonanze magnetiche, Acceleratori Lineari, Sistema Radiologico Fisso, Angiografi, Gamma Camera, Gamma Camera/TAC, Mammografi, Ecotomografi). Inoltre, è previsto il potenziamento della dotazione di posti letto di terapia intensiva, il consolidamento della separazione dei percorsi all’interno del pronto soccorso e l’incremento del numero di mezzi per i trasporti secondari.

E’ altresì prevista la valorizzazione e potenziamento della ricerca biomedica del SSN. Per il perseguimento di questi obiettivi si prevedono 3 tipi di intervento: (i) il finanziamento di progetti Proof of Concept (PoC), volti a ridurre il gap fra i risultati del settore della ricerca scientifica e quello dell’applicazione per scopi industriali; (II) il finanziamento di programmi di ricerca o progetti nel campo delle malattie rare e dei tumori rari; (iii) il finanziamento per programmi di ricerca su malattie altamente invalidanti. Infine, in merito allo sviluppo delle competenze professionali del personale del sistema sanitario, è previsto l’incremento delle borse di studio in medicina generale ( fino a 2.700 borse di studio); l’avvio di un piano straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere a tutto il personale sanitario e non sanitario degli ospedali; l’attivazione di un percorso di acquisizione di competenze di management per professionisti sanitari del SSN; l’incremento dei contratti di formazione specialistica per affrontare il cosiddetto “imbuto formativo”, vale a dire la differenza tra il numero di laureati in medicina e il numero di posti di specializzazione post-lauream previsto, garantendo così un adeguato turn-over dei medici specialisti del SSN ( sono previsti 4.200 contratti di formazione specialistica aggiuntivi).

Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella predisposizione del c.d. cronoprogramma, che dovrà definire le modalità di attuazione di quanto declinato nel PNRR. Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo la senatrice Maria Domenica Castellone per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA DI POLITICA ESTERA – con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 17 maggiore, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. In Birmania, l’ex leader Aung San Suu Kyi il 24 maggio comparirà dinanzi un tribunale: è la sua prima volta in pubblico dal colpo di stato di febbraio. In Francia, un tribunale ha respinto ( in quanto irricevibili) le richieste di una franco-vietnamita contro 14 multinazionali accusate di aver prodotto il famigerato “l’agente arancio” (Agent Orange). Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato americano Anthony Blinken preparano il vertice tra Putin e Biden, che dovrebbe tenersi questa estate. In India, record mondiale di contagiati da Covid: in un giorno circa 315 mila casi. Il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus ha chiesto ai Paesi del mondo di rinunciare a vaccinare i bambini e gli adolescenti contro il Covid per donare le dosi al sistema Covax, che gestisce i vaccini per i Paesi meno sviluppati. In Ungheria, il sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, sfida Viktor Orban annunciando l’intenzione di guidare un’alleanza delle opposizioni per sconfiggere il premier sovranista alle elezioni del prossimo anno. Israele-Gaza: continuano i bombardamenti. In Cile, le elezioni per l’Assemblea costituente segnano la sconfitta dei partiti tradizionali: il centro-destra al governo cede il passo al centro-sinistra.

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PENSIONI DI INVALIDITÀ. DISPARITÀ DI TRATTAMENTO E MODALITÀ DI REVISIONE.

Con Nazaro PAGANO, presidente di ANMIC (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e Domenico COSENTINO, responsabile Formazione Patronato INPAS .

Puntata di lunedì 17 maggio, ore 14.00

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Il 6 maggio 2021, l’INPS, attraverso il Messaggio n. 1835, ha previsto la sospensione automatica della pensione di invalidità civile qualora il soggetto non si presenti alla prima visita di revisione. Ciò significa che, in caso di qualsivoglia errore nelle banche dati e/o di comunicazione, l’avente diritto si troverà immediatamente senza l’erogazione della pensione. Nonostante le perplessità e le contestazioni che da più parti si sono sollevate, l’INPS non ha ancora fatto marcia indietro. Un fatto, questo, che si aggiunge ad una situazione generale che vede sempre più penalizzate ( e in maniera ingiustificata) proprie le persone che abbisognerebbero di maggiore tutele. Difatti, nonostante sia trascorso quasi un anno dalla sentenza n. 152 della Corte Costituzionale, il legislatore non è ancora intervenuto per ovviare ad una palese discriminazione tra gli invalidi civili al 100%, a cui è stato riconosciuto il beneficio economico integrativo, e tutti gli altri invalidi parziali che, anche con un punteggio molto alto ( dal 74% al 99%), sono rimasti esclusi dalla platea di coloro a cui è stato incrementato l’importo dell’assegno di invalidità. A differenza del passato, questo Esecutivo vede la presenza di un Ministro per le disabilità, rappresentato dalla sen. Erika Stefani: ci auguriamo che questa rinnovata sensibilità si concretizzi quanto prima in provvedimenti concreti. Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

Puntata di lunedì 17 maggio, ore 12.00

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In evidenza questa settimana. Nella Commissione Affari costituzionali del Senato, si attende ( dalla scorsa settimana) la riformulazione del testo base dell’art. 9 della Costituzione, nella speranza che la tutela degli animali non venga stralciata dalla riforma. E’ slittata a questa settimana anche la riforma dei Codici per la tutela degli animali: nella Commissione Giustizia del Senato ancora non è stato trovato un accordo politico per superare l’ostacolo dei circa 3.000 emendamenti presentati dal Gruppo Lega. Sempre al Senato, questa settimana, nella Commissione Agricoltura, dovrebbe essere presentata la bozza di risoluzione sui presunti danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica: l’auspicio è che le misure di prevenzione vengano preferite alla caccia indiscriminata. Fuori dai Palazzi della politica. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da alcuni vetturini: i cavalli saranno costretti a trainare le “botticelle” fino a settembre, in attesa del pronunciamento di merito del Tribunale amministrativo. A tutela dei cavalli potrebbe arrivare il nuovo regolamento sulla tutela degli animali che dovrà essere emanato nelle prossime settimane dall’Assemblea capitolina. Buon ascolto…

LEONARDO SCIASCIA E IL CINEMA.

100 ANNI DI LEONARDO SCIASCIA – Con Fabrizio CATALANO, regista; Matteo COLLURA, scrittore; Mario PATANÈ, esperto cinematografico.

Puntata di venerdì 14 maggio, ore 13.00

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L’ 8 gennaio 1921, nasceva Leonardo Sciascia, uno dei più rappresentativi intellettuali italiani del secolo scorso. Scrittore, giornalista, saggista, Sciascia ha raccontato con “realismo critico” e spirito anticonformista il lato oscuro della società italiana del Novecento: la mafia, il terrorismo, la mala giustizia. In questo podcast, Fabrizio Catalano ( regista e nipote di Leonardo Sciascia) e Matteo Collura (grande amico e biografo del grande scrittore siciliano), hanno condiviso con noi ricordi di vita del “maestro di Regalpetra” e raccontato del suo grande amore per il cinema. Un ringraziamento particolare a Mario Patanè, esperto cinematografico, per avere reso possibile questo momento commemorativo.

Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA: ISTRUZIONE E RICERCA.

Con l’on. Marco BELLA (M5S), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati.

Puntata di venerdì 14 maggio, ore 11.00

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Lo scorso 22 aprile, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi di euro, di cui: 191,5 miliardi finanziati attraverso lo strumento del Recovery Fund; 13,5 miliardi riferiti al React-EU, il Fondo supplementare per la politica di coesione; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. Secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, il 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione ci ha e coesione; 6- salute.

In questo podcast, l’on. Marco Bella, ci ha illustrato gli assi portanti della Missione 4: Istruzione e Ricerca. Un progetto ambizioso, volto a migliorare i percorsi scolastici e universitari, a colmare il deficit di competenze, ed a rafforzare i sistemi di ricerca. A disposizione ci sono 31,9 miliardi di euro, suddivisi in due linee di intervento, o “Componenti”, di cui: 19,44 miliardi destinati al potenziamento dei servizi di istruzione, a partire dagli asili nido fino alle Università; 11,4 miliardi per la ricerca.

La Componente 1, mira ad implementare l’offerta degli asili nido, la diffusione del tempo pieno nelle scuole, a contrastare l’abbandono scolastico, a ridurre il divario territoriale, ad ampliare l’offerta formativa ( è prevista, tra l’altro, la riforma degli ITS), alla messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici scolastici ( con particolare riguardo alla costruzione di palestre e strutture sportive). In merito al sistema universitario, è previsto l’aumento di borse di studio e l’innalzamento delle fasce per l’accesso gratuito, nonché l’implementazione degli alloggi universitari. Particolare attenzione è riservata ai ricercatori, attraverso la riforma dei dottorati di ricerca e l’aumento di borse di studio. Al riguardo, l’on. Bella ha segnalato una proposta di legge, già all’esame della Commissione Cultura della Camera, che prevede “Norme in materia di reclutamento e stato giuridico dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, nonché di dottorato e assegni di ricerca”.

La Componente 2, invece, prevede interventi per il rafforzamento della ricerca attraverso il finanziamento di 12 progetti, che vanno dal potenziamento delle infrastrutture di ricerca, al finanziamento dei nuovi PRIN (Progetti di ricerca di interesse nazionale), incentivi alla partecipazione degli IPCEI (Progetti di Interesse Comune Europeo), il finanziamento di accordi per l’innovazione, nonché il finanziamento di progetti di ricerca di giovani ricercatori.

Il PNRR è attualmente al vaglio della Commissione europea. Entro la fine di giugno dovrà pronunciarsi in via definitiva il Consiglio europeo, dopo di che, già a luglio dovrebbe arrivare la prima tranche ( circa il 13% dell’ammontare complessivo del Piano). Superate queste tappe, dovremo dimostrare di essere capaci di attuare questo incredibile Piano di riforma del Paese, soprattutto, di rispettare gli obiettivi e le tempistiche in esso descritti, in modo da superare le verifiche semestrali della Commissione. Diversamente, avremo perso un’occasione irripetibile.  “Peggio di questa crisi” – ha affermato l’on. Bella, riprendendo una frase pronunciata da Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”.

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NOTIZIE DAL MONDO

RASSEGNA DI POLITICA ESTERA – con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 10 maggio, ore 19.00

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In evidenza questa settimana: la Nato schiera i velivoli F-35A Lightning italiani per la protezione dello spazio aereo dell’Estonia; al vertice dei ministri degli Esteri del G7 di Londra, piena sintonia fra Usa e Regno Unito sui messaggi da indirizzare a Cina, Russia e Corea del Nord: lo hanno dichiarato il segretario di Stato, Antony Blinken, e il capo del Foreign Office, Dominic Raab; il 5 maggio 1821 moriva Napoleone Bonaparte, diverse le commemorazioni in occasione del bicenteranio; scontri ad Atene contro la nuova legge sul lavoro, intanto il ministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Adonis Georgiadis, annuncia l’imminente ripresa della collaborazione con la Cina ; la Corte de L’Aja ha condannato il guerriero ugandese Dominic Ongwen, l’ex comandante del Lra (Esercito di resistenza del signore), a 25 anni di carcere per 61 crimini di guerra; a Il Cairo, il Segretario generale dell’OnuAntónio Guterres, ha sottolineato la necessità di trovare un meccanismo efficace per espellere mercenari e forze straniere dalla Libia; parole dure del capo della NASA, Bill Nelson, contro Pechino: “E’ chiaro che la Cina non riesce a soddisfare gli standard responsabili riguardo i detriti spaziali”; il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, ha sciolto il Parlamento come previsto dagli accordi di pace del 2018.  

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NOTIZIE DAL MONDO

Con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. La UE avvia l’azione legale contro AstraZeneca; la Germania pronta ad acquistare dosi dello Sputnik V; la Romania si appresta ad espellere un diplomatico russo, in solidarietà con la Repubblica Ceca; in Qatar, arrivati altri due bombardieri B-52  per fornire sicurezza al ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan; sono ripresi i combattimenti al confine tra Kirghizistan e Tagikistan per la distribuzione delle risorse idriche; Festa del 1°maggio: tensioni e scontri da Parigi a Istanbul; in Gran Bretagna, secondo i media inglesi il Governo è pronto a revocare il divieto di effettuare viaggi all’estero, la decisione dovrebbe essere annunciata la prossima settimana; in Colombia, le organizzazioni sociali hanno denunciato nuove azioni repressive da parte delle forze di sicurezza e dell’esercito ai danni di civili e manifestanti; peggiorano le relazioni tra la Ue e la Russia, ad affermarlo è stato l’ambasciatore dell’ Unione europea a Mosca, Markus Ederer, secondo cui i rapporti diplomatici sono arrivati “al punto più basso dalla fine della Guerra Fredda”.

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ANIMALI&PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 12.00

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In evidenza questa settimana. La Commissione Giustizia del Senato ha finalmente calendarizzato i disegni di legge di riforma dei Codici per la tutela degli animali. Nella Commissione Affari costituzionali del Senato si attende per questa settimana la riformulazione del testo base della riforma dell’ art. 9 della Costituzione: a causa dell’opposizione della Lega, rischia di essere stralciata la tutela degli animali nel testo di riforma. La scorsa settimana, nella Commissione Agricoltura del Senato si è tenuta l’audizione dei rappresentanti della LAV, intervenuti nell’ambito della discussione dei ddl sulla disciplina delle professioni nel settore cinofilo. E’ possibile seguire l’audizione collegandosi a questo link: https://webtv.senato.it/4621?video_evento=187001.

Prossimo appuntamento con ANIMALI&PALAZZI, lunedì 10 maggio alle ore 12.00.

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L’ALBANIA AL VOTO: LE RIFORME E IL PROCESSO EUROPEO.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication e la partecipazione dell’on. Anna Cinzia Bonfrisco, europarlamentare Gruppo Lega- ID.

Puntata di mercoledì 28 aprile, ore 15.00

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Il risultato delle elezioni in Albania, che si sono svolte domenica 25 aprile, hanno visto trionfare il partito socialista guidato dal presidente uscente Edi Rama, che si appresta ad iniziare il suo terzo mandato da Primo Ministro. Una vittoria schiacciante che permetterà al nuovo esecutivo di governare da solo, senza il bisogno di formare alleanze con altre forze politiche.

Dietro questi risultati, purtroppo, si nasconde una realtà allarmante. La campagna elettorale che ha preceduto il voto è stata a dir poco pesante e a tratti addirittura tragica, avendo fatto registrare diverse sparatorie e una vittima: morta a seguito dell’intervento di alcuni agenti di polizia durante una manifestazione di protesta. A ciò si aggiunge la dilagante corruzione, che da diversi anni vede una pericolosa commistione tra funzionari pubblici e governativi e la malavita. Sotto i riflettori della “cronaca nera” non c’è soltanto la squadra di Edi Rama, ma anche rappresentanti dell’opposizione. Un legame quello tra la politica albanese e la criminalità organizzata, che è alimentato da un sistema giudiziario a dir poco compromesso (e gli arresti degli ultimi giorni di giudici e avvocati ne sono la riprova).

Una situazione, questa, che sta fortemente scoraggiando la popolazione. Non a caso domenica scorsa si sono recati alle urne soltanto il 48 per cento dei cittadini. Al di là dell’endemica corruzione nella vita pubblica albanese, la minaccia imminente riguarda proprio il controverso esito del risultato elettorale. La stessa OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha apertamente parlato di una rete di compravendita di voti e si è detta molto preoccupata per la tenuta democratica in Albania. Ad ogni modo, per ulteriori valutazioni e/o per formulare delle accuse, si attendono le risultanze degli Osservatori elettorali. Nondimeno, è stato negato il diritto di voto ai numerosi albanesi residenti all’estero: parliamo di circa 1,5 milioni di cittadini. Lo stesso Premier del Kosovo, Albin Kurti, per esercitare il suo diritto di voto di cittadino albanese, si è dovuto recare personalmente in patria.

Questa situazione apre una serie di incognite sul processo di adesione dell’Albania per entrare a far parte dell’Unione europea. L’iter delle riforme richieste da Bruxelles al Governo di Tirana (in primis la riforma della giustizia) sta andando a rilento e, dal momento che sono stati proprio i Governi guidati da Edi Rama parte del problema, è presumibile che non ci sarà un immediato cambiamento di indirizzo politico. Ad ogni modo, l’Europa e gli Stati membri devono fare tutto ciò che è il loro possesso per agevolare l’ingresso dell’Albania nella “Grande Europa”, anche se saranno necessari maggiori sforzi e tempi più lunghi del previsto. Ci sono generazioni di giovani albanesi che aspirano a diventare cittadini europei: ad essi non si può voltare le spalle. Parimenti, esiste un altro pericolo all’orizzonte. “Se sbagliamo il punto di equilibrio” – ha osservato l’europarlamentare Cinzia Bonfrisco“consegneremo quest’area agli antagonisti dell’Europa”. Parole che evocano l’avanzata della Cina e della Russia nei Balcani…

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IL RUOLO DEL BIOGAS NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Con il sen. Gianpaolo VALLARDI (Lega), presidente della Commissione Agricoltura del Senato.

Puntata di giovedì 29 aprile, ore 18.30

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L’azienda agricola 4.0 non è più un miraggio, ma una realtà che si sta realizzando su tutto il territorio nazionale. Ci vorrà del tempo, ma la rivoluzione green dell’agricoltura è iniziata, e l’Italia può vantare competenze di alta professionalità. In questo contesto, una delle sfide più ambiziose è quella di creare un’economia circolare all’interno dell’impresa agricola, capace di produrre e consumare combustibile all’interno dall’azienda. E proprio gli impianti di biogas e biometano sono la risposta rinnovabile per all’abbattimento delle emissioni inquinanti.

Con le risorse che saranno messe a disposizione dal PNRR ( Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), sarà possibile investire in ricerca e nello sviluppo tecnologico della meccanica agraria, così come nel rinnovo del parco macchine esistente. Allo stesso tempo, il legislatore deve impegnarsi anche a prevedere una normativa del settore più snella e veloce. Una sburocratizzazione che sarà particolarmente utile per i piccoli imprenditori, che non riescono a sostenere il costo di lungaggini burocratiche che arrivo a potrarsi anche per diversi anni. In particolare, la Commissione Agricoltura del Senato, guidata dal presidente Gianpaolo Vallardi, è molto impegnata nel sostenere questa sfida ambientale nell’agricoltura. Al centro di questa rivoluzione green c’è la consapevolezza della necessità di trovare le giuste soluzioni per un uso sostenibile del suolo, il che significa: sostenibilità degli spazi disponibili, riduzione e maggiore efficienza del consumo delle risorse idriche, passaggio dai concimi chimici ai fertilizzanti organici, forte riduzione di pesticidi e diserbanti.

La ricerca e il progresso tecnologico saranno fondamentali per realizzare questi cambiamenti. Parimenti, sarà necessario agire anche sulla consapevolezza del singolo cittadino/consumatore. La tutela dell’ambiente, infatti, ha un costo che graverà su tutta la comunità. Si tratta di un costo necessario, tuttavia le scelte dei consumatori possono agevolare questa transizione premiando quelle aziende che sono maggiormente impegnate a salvaguardare il nostro Pianeta. In questo senso, sarebbe agevole un’etichettatura che permetta una scelta consapevole nell’acquisto dei prodotti. Una battaglia che si gioca, però, sul terreno europeo e che al momento non sembra di facile soluzione. E’ chiaro che se Bruxelles decide di applicare il “bollino verde” alla Coca-Cola light mentre l’olio d’oliva italiano ne merita uno “rosso”, significa c’è un problema di fondo che va oltre le questioni ambientali.

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SANREMO 1920. PRELUDIO ALLO STATO DI ISRAELE.

Con Maya KATZIR, addetta culturale dell’Ambasciata di Israele e Asher FISCH, direttore d’orchestra.

Puntata di mercoledì 28 aprile, ore 17.00

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Nella storica Conferenza di Sanremo del 1920 fu sancito il diritto internazionale del popolo ebraico di avere uno Stato nella propria patria natia. Domani, giovedì 29 aprile, l’Ambasciata d’Israele in Italia ricorderà il Centenario della Conferenza con una commemorazione che si terrà proprio a Sanremo.

In questo podcast abbiamo presentato l’evento insieme a Maya Katzir, addetta culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia, e al Maestro Asher Fisch, che domani dirigerà l’Orchestra sinfonica di Sanremo.

La Cerimonia, a cui parteciperanno molti ospiti internazionali del mondo della politica e della musica, sarà trasmessa in diretta alle ore 17.00 su Rai2 e sui social network dell’Ambasciata d’Israele in Italia.

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QUANDO UN FIGLIO UCCIDE I GENITORI. STORIE DI STRAORDINARIA QUOTIDIANITÀ

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – con Giulia SCHIOPPETTO, criminologa e psicologa investigativa.

Puntata di lunedì 26 aprile, ore 17.30

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Giulia Scioppetto

In questa puntata Giulia Schioppetto ci ha raccontato la storia di Ferdinando Carretta, il protagonista di uno dei più noti pluriomicidi familiari italiani. Il 30 novembre 1998, a distanza di dieci anni dall’uccisione dei suoi genitori e del fratello, Carretta confessa il suo reato ad un giornalista a cui aveva deciso di rilasciare un’intervista. Un gesto “liberatorio” che mise fine al suo delirio. Alla fine del processo, Ferdinando Carretta verrà dichiarato incapace di intendere e di volere. Ma chi è veramente Ferdinando Carretta? Una vita trascorsa nascondendo “un segreto”, il suo dramma personale. Un ragazzo solo e solitario, quasi un fantasma anche per i suoi familiari: una presenza in casa più che un componente della famiglia. Il bisogno di “liberarsi” nascondeva probabilmente la necessità di essere visto, riconosciuto e ascoltato. Il suo delirio ha fatto il resto. Il bisogno di essere ascoltati ci porta a riflettere sull’importanza di ascoltare. La disponibilità a capire quali demoni dimorano nelle persone che ci vivono accanto, a volte può evitare una tragedia.

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NOTIZIE DAL MONDO

A cura di Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 26 aprile, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. Secondo il rapporto dell’ONU “State of Global Climate” il 2020 è stato fra i 3 anni più caldi della storia, e il segretario generale Antonio Guterres avverte: “siamo sull’orlo di un abisso climatico”; in Ciad dei ribelli uccidono in un attentato il presidente Idriss Deby Itn; in Birmania l’esercito reprime le proteste: un manifestante rimane ucciso; l’Australia annulla l’accordo con la Cina sulla Nuova Via della Seta: per Pechino si tratta di una provocazione; 35 anni fa la tragedia dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.

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ANIMALI&PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

Puntata di lunedì 26 aprile, ore 12.00

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In evidenza questa settimana. Approvata in via definitiva la Legge di delegazione europea, che prevede lo stop all’importazione, commercio e detenzione di animali esotici e selvatici. Prevista per questa settimana, invece, l’approvazione della Legge europea, che proroga di 6 mesi l’entrata in vigore del divieto di testare sugli animali sostanze come alcool, droga e tabacco. Riforma dell’art. 9 della Costituzione: la Lega ha presentato 240 mila emendamenti in opposizione all’inserimento della tutela degli animali nel testo di riforma. Presentate 6 interrogazioni, tra Camera e Senato, per chiedere al Ministro della Salute, Roberto Speranza, l’emanazione del decreto per l’utilizzo dei fondi per lo sviluppo di metodi di ricerca alternativi all’uso di animali. Si tratta di un finanziamento che era stato previsto (su proposta proprio del Ministero della Salute) nella legge di bilancio 2020, con uno stanziamento di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, 2022. Le risorse del 2020 sono andate perdute per la mancata attuazione del decreto attuativo. Si rischia di perdere questa opportunità anche per il 2021. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): in più di 300 pagine, nessun riferimento agli animali e alla fauna selvatica. Si attende da parte del neo Ministero per la transizione ecologica, il decreto che dovrebbe abolire i sussidi dannosi all’ambiente.

Infine, mercoledì 27 aprile, alle ore 8:45, presso la Commissione Agricoltura del Senato si terrà l’audizione dei rappresentanti della LAV, nell’ambito dei disegni di legge sulla disciplina delle professioni del settore cinofilo. E’ possibile seguire l’evento in diretta su webtv.senato.it.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri. “MINORI FRAGILI DIMENTICATI DALLA PANDEMIA”.

Con la partecipazione dell’on. Maria Teresa BELLUCCI (FdI), Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza.

Puntata di giovedì 22 aprile, ore 10.30

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La pandemia in questo lungo anno non ha fatto sconti a nessuno. Tuttavia, c’è chi ha subito maggiormente le conseguenze delle restrizioni che si sono rese necessarie per contrastare il virus. Stiamo parlando di migliaia di minori, bambini e giovani ragazzi, che già prima del Covid vivevano in contesti sociali e familiari contraddistinti da povertà e violenza. La chiusura delle scuole e la sospensione dell’operatività della maggior parte dei servizi sociali territoriali, per questi minori ha portato conseguenze gravissime. Da questo punto di vista, sbaglia chi pensa alla riapertura delle scuole in “chiave economica”, per permettere ai genitori di lavorare senza avere l’incombenza di accudire la propria prole. La scuola è prima di ogni cosa un luogo sicuro per migliaia di bambini e ragazzi. Un luogo sicuro perché li tiene lontano dalla violenza domestica e da un ambiente sociale compromesso. Un luogo sicuro perché per molti di questi minori le mense scolastiche solo l’unica occasione della giornata per consumare un pasto completo. Secondo gli ultimi dati, infatti, sappiamo che sono oltre 450 mila i minori in carico ai servizi sociali.

Oltre a ciò, esiste un esercito di minori invisibili, dimenticati anche dallo Stato. Nel nostro ordinamento la normativa che regola gli affidi familiari è costellata da troppe ombre, laddove quando si parla di bambini tolti alle loro famiglie la trasparenza dovrebbe essere oltremodo doverosa. In assenza di un Registro nazionale dei minori dati in affido, lo Stato non ha contezza della sorte di questi minori. Secondo un Report diffuso dal Ministero della Giustizia, per l’88% dei minori allontanati non si è più in grado di indicare la destinazione. Sappiamo però che negli ultimi 20 anni sono stati 160 mila i minori allontanati dalle loro famiglie: nella metà dei casi si è trattato di “errori giudiziari”.

Un dato particolarmente allarmante riguarda l’ormai consueta prassi di togliere i minori alle famiglie per “questioni economiche”. Non ci riferiamo, quindi, a casi di violenza o maltrattamento, ma a provvedimenti che colpiscono le famiglie indigenti. In pratica, lo Stato invece di sostenere le famiglie che si trovano in una situazione di fragilità economica, preferisce allontanare i minori da quel nucleo familiare. E dove li manda? Nel 79% dei casi, i minori tolti alle famiglie per questioni economiche vengono mandati in una casa famiglia. E sull’operato di queste case famiglie si apre un capitolo veramente preoccupante. Non c’è chiarezza e uniformità nemmeno sulle “tariffe” che Comuni e Regioni versano alle cooperative per ogni bambino ospitato. Sappiamo soltanto che ogni minore affidato a queste cooperative “vale” dai 50 ai 400 euro al giorno, sulla base di variabili che neppure il Ministero conosce nel dettaglio. ll rischio, più che concreto, è che affidare i minori alle comunità sia diventato un business. Un’accusa forte, ma fondata su validi elementi.

Dopo i fatti di Bibbiano che hanno interessato la comunità “Il Forteto”, ci si sarebbe aspettato da parte del nostro Parlamento un impegno maggiore per rimettere mano a tutto il sistema degli affidi e regolare meglio l’operato delle comunità. Non solo ciò non è avvenuto, ma in questo ultimo anno sono accaduti fatti che gettano ancora maggiori sospetti su chi o quanti alimentano questo sistema.

Lo scorso luglio il Parlamento ha approvato una legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul sistema degli affidi e sulle attività delle case famiglia e comunità che accolgono i minori allontanati dalle loro famiglie. Dopo dieci mesi dall’approvazione della legge, la Commissione parlamentare non si è ancora insediata. Formalmente, spetta ai presidenti delle Camere indire la prima riunione. L’elemento ostativo riguardava la mancata indicazione da parte di alcuni Gruppi parlamentari dei loro componenti. Abbiamo appreso dall’on. Maria Teresa Bellucci, che da mesi sta portando avanti in solitaria questa battaglia, che da un paio di settimane questo impedimento formale non esiste più. Ergo, la Commissione potrebbe cominciare a lavorare anche oggi stesso. Ma è quel “potrebbe” a fare la differenza.

Dieci mesi per dei bambini sottoposti ad abusi e violenze è un tempo infinito, che dovrebbe pesare sulla coscienza di tutti. Uno Stato che non annovera tra le sue priorità la tutela dei bambini e dei minori, non solo non dovrebbe nemmeno forgiarsi dell’epiteto “democratico”, ma ci spaventa. Allo stesso modo, senza correttivi legislativi, ci spaventano le conseguenze di una pandemia che ha reso migliaia di famiglie più povere. Dobbiamo forse aspettarci che a molte di queste famiglie siano tolti i loro figli? Ma c’è di più. L‘on. Bellucci ci ha fatto presente che, secondo la legge vigente, i bambini non potrebbero essere allontanati dalle famiglie per questioni di indigenza. Eppure i dati dicono che ciò accade nel 39% dei casi, e la casistica continua ad aumentare.

Dobbiamo ritrovare il coraggio di dire chiaramente chi ha interesse a lasciare la situazione così com’è – ha affermato Suor Monia – appellandosi magari ad una burocrazia troppo farraginosa: dietro c’è sempre la malavita e la corruzione. Allora è arrivato il momento di far sentire la nostra voce, la voce dei cittadini che chiedono giustizia per tutti i bambini dimenticati, che non hanno voce per difendersi. Il primo passo è far conoscere il problema, far sapere a quante più persone possibile che esiste questa orribile realtà. Il silenzio assordante di certa politica e dei mezzi di comunicazione, è un’indifferenza colpevole: ognuno di noi può decidere di prenderne le distanze. “Non sprechiamo questa pandemia chiudendoci in noi stessi, combattiamo l’egoismo” – ha detto Papa Francesco – “perchè peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”.

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CARACAS VS BOGOTÀ. COSÌ IL VENEZUELA RISCHIA DI INNESCARE LA GUERRA TRA MOSCA E WASHINGTON.

RISIKO – Con Antonio ALBANESE, direttore di AGC Communication e la partecipazione dell’on. Alessandro PANZA, europarlamentare Gruppo Lega-ID.

Puntata di mercoledì 21 aprile, ore 15.00

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Il confine tra il Venezuela e la Colombia, una distesa di vegetazione di circa 2.000 km, è tornato ad essere teatro di forti tensioni. I governi di Caracas e Bogotà, infatti, hanno inviato truppe e forze speciali nelle zone di confine. Le città di Apure (sul versante venezuelano) e di Arauca (sul versante colombiano) da settimane sono al centro di guerriglie tra trafficanti di droga e contrabbandieri, membri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) e dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) che ancora rifiutano la pace di Cuba del 2016. La rivalità tra i governi di Nicolas Maduro e di Ivan Duque va avanti dal 2018, tant’è che i due Paesi non hanno più alcun rapporto diplomatico.

L’aspetto che più preoccupa di questa situazione è la possibile escalation a livello internazionale, che vede ancora una volta la contrapposizione tra Usa e Russia. Da un lato ci sono gli Stati Uniti, che da quando l’ex presidente Trump ha inviato ingenti forze militari per gestire la lotta al narcotraffico, sono molto presenti in territorio colombiano. Dal lato opposto c’è la Russia, che con il Venezuela ha siglato nel 2019 un accordo di reciproco aiuto militare, che prevede tra l’altro l’accesso delle navi da guerra dei due Paesi nei rispetti porti. Situazione questa – ha spiegato il direttore di AGC Communication, Antonio Albanese – che presenta molte similitudini con quanto sta avvenendo nella regione del Donbass. Insomma, lo scontro tra Usa e Russia si infiamma sempre di più e investe molteplici teatri di guerra, con il rischio che prima o poi qualcosa sfugga di mano. Nel frattempo, si susseguono le minacce “diplomatiche”. Proprio ieri il presidente russo, Vladimir Putin, ha lanciato il suo ultimo avvertimento. “Vogliamo avere buoni rapporti con tutti i membri della comunità internazionale”– ha affermato il presidente Putin nel suo discorso annuale alle Camere – “ma se qualcuno percepisce la nostra buona volontà come indifferenza o debolezza, e i ponti è pronto a bruciarli completamente, o addirittura farli saltare in aria, allora la risposta della Russia sarà asimmetrica, rapida e dura”.

Questa guerra a distanza tra le due superpotenze sta avvenendo nel silenzio assordante ( e inquietante) dell’Unione europea che – come ci ha riferito l’europarlamentare Alessandro Panza – già particolarmente assente in politica estera, sembra non prestare attenzione a quanto avviene nelle “zone calde” del resto del mondo. Parimenti, la UE non ha ancora pensato ad una strategia efficace per gestire le crisi internazionali, diversa dal fallimentare sistema delle sanzioni. In tutto questo scenario, continua la grave crisi umanitaria, con migliaia di profughi in fuga dal Venezuela. Nonostante la crisi venezuelana abbia prodotto un numero di rifugiati pari a quelli siriani, la democratica Europa rimane indifferente a questo dramma, mentre dall’ONU solo proclami a “basso costo”.

Buon ascolto!

NOTIZIE DAL MONDO.

Con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 19.00

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In evidenza questa settimana. In Sudan, scontri sanguinosi nella regione del Darfur: almeno 132 le vittime; Afghanistan: il presidente Joe Biden annuncia il ritiro delle truppe USA entro l’11 settembre; il Fondo Monetario Internazionale migliora le previsioni dell’economia mondiale, e alza il Pil dell’Italia al 4,2% per il 2021; la Nasa affida all’azienda SpaceX di Elon Musk il progetto da 2,8 miliardi di dollari destinato a portare, entro il 2024, il primo veicolo commerciale sul suolo lunare ; in Usa il Centers for Disease Control and Prevention rinvia la decisione sul vaccino Johnson & Johnson in attesa di altri dati; il presidente della Pfizer, Albert Bourla, parla di aumento drastico delle dosi del vaccino e prevede un ritorno alla normalità entro l’autunno; il Commissario europeo per il mercato interno, Thierry Breton, avverte Astrazeneca: il rinnovo del contratto non è scontato; naufragio al largo della Tunisia, recuperati 41 cadaveri tra cui un bambino; nuovi scontri al confine tra il Venezuela e la Colombia: 5 mila persone in fuga.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 12.00

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Questa settimana in evidenza dai Palazzi della politica. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto attuativo che consentirà ai veterinari di poter prescrivere farmaci “ad uso umano”, i c.d. equivalenti, per curare gli animali. Il provvedimento sarà in vigore dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In Senato si attente la definitiva approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi. Nella Commissione Affari costituzionali del Senato, il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl di riforma dell’art.9 della Costituzione, è slittato a domani ( era previsto per la scorsa settimana). Attesa nella Commissione Agricoltura del Senato la relazione ai danni ( presunti) causati dalla fauna selvatica. E proprio in relazione alla fauna selvatica e alla mancanza di norme adeguate per la tutela degli animali, si segnala un episodio di cronaca: i carabinieri della Forestale hanno “interrotto” un pranzo illegale tra circa 20 dipendenti della Comunità Montana Valtrompia a base di specie di uccelli protetti. Al riguardo, si attende ancora la calendarizzazione da parte della Commissione Giustizia del Senato, dei ddl per la riforma dei codici per la tutela degli animali. Una buona notizia, invece, che riguarda l’Orsa JJ4: vinto il ricordo al Tar presentato dalla LAV e altre associazioni. L’orsa e i sui cuccioli potranno continuare a vivere liberamente nei boschi!

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COSTA CONCORDIA NOVE ANNI DOPO. CONSEGUENZE AMBIENTALI E PULIZIA DEI FONDALI MARINI.

Con il dott. Luigi ALCARO, ricercatore dell’Istituto Superiore per protezione e la ricerca ambientale (ISPRA)

Puntata di giovedì 15 aprile, ore 18.00

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Il 13 gennaio 2012 la nave da crociera Costa Concordia si inabissò nelle acque dell’Isola del Giglio, nella zona del Parco delle Isole Toscane. Il tragico evento, che costò la vita a 32 persone, ha comportato un considerevole danno all’ambiente costiero, soprattutto del fondale marino. Ci sono voluti, infatti, 9 anni per ripristinare l’ecosistema marino. Un lavoro immane, realizzato grazie alla collaborazione sinergica delle Istituzioni pubbliche e private, e al coordinamento tecnico dell’Ispra. Alcuni numeri possono aiutare a comprendere la portata del lavoro che si è reso necessario. Stiamo parlando di un “mostro marino” lungo più di 250 metri con più di 4 mila passeggeri a bordo, che si è riverso su un lato a circa 40 metri di profondità, riversando in mare tutto ciò che era presente sulla nave. Sono stati necessari soltanto tre anni per la rimozione del relitto, e impiegate per le diverse operazioni decine di migliaia di operai e addetti ai lavori.

La pulitura dei fondali, una superficie di circa 20 mila metri quadrati, è stata terminata nel 2018. Purtroppo, la conseguenza più rilevante, a livello di danno ambientale, è stata la morte della vasta prateria di posidonia oceanica. Una pianta endemica del Mar Mediterraneo ( protetta a livello internazionale) che svolge un ruolo fondamentale nella produzione di ossigeno, e costituisce la “casa” di migliaia di organismi viventi. La posidonia è praticamente “morta soffocata”, soprattutto per l’effetto ombra prodotto dallo scafo della nave e dalle piattaforme utilizzate per rimuovere il relitto, che ha ridotto l’attività di fotosintesi della pianta fino a procurarne la morte. Parimenti, è stato distrutto anche il fondale coralligeno, un insieme di organismi che hanno una struttura calcarea, anch’essi protetti a livello internazionale.

Dal 2019 sono in corso le operazioni di reimpianto di esemplari di posidonia oceanica e di gorgonie ( che sono una sorta di coralli). Un lavoro di cui si sta occupando l’Università La Sapienza, con la supervisione dell’Ispra, e andrà avanti fino al 2024. L’opera di reimpianto sembra stia procedendo bene, tant’è che gli esemplari si stanno riproducendo. Ad ogni modo, ci vorranno decine di anni per avere un totale recupero.

Siamo abituati a guardare la superficie del mare senza soffermarci a riflettere sulle conseguenze dell’azione umana sulla vita marina. Eppure gli oceani sono “il polmone del mondo”, producendo il 50% dell’ossigeno che respiriamo. Una ragione più che valida per preservare la vita dei nostri mari.

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VENTI DI GUERRA NEL DONBASS. ERDOGAN E LE TENSIONI RUSSO-UCRAINE.

RISIKO – Con Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di mercoledì 14 aprile, ore 15.00

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La situazione nel Donbass sta destando molta preoccupazione a livello internazionale, a causa dell’escalation della crisi tra Russia e Ucraina. Da una parte c’è Mosca, che ha ammassato circa 80 mila uomini della sue truppe ( normalmente collocati in Siberia) e schierato i missili ipersonici Iskander-K nei pressi della base di Voronez, a circa 250 km dal confine ucraino. Dall’altra c’è l’Ucraina, che compra dalla Turchia droni armati da combattimento, gli stessi con i quali l’Azerbaijan è uscito vittorioso dal conflitto nel Nagorno-Karabakh.

La situazione è attualmente in stallo, ma la miccia può accendersi in qualsiasi momento. Il 3 aprile scorso, l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha annunciato di aver registrato, da entrambe le parti, circa 1.424 violazioni del cessate il fuoco, in vigore dal 2015 a seguito della pace di Minsk. I colloqui telefonici intercorsi tra Vladimir Putin e il presidente Joe Biden, al momento non hanno portato ad un allentamento delle tensioni. Tutt’altro. Nei giorni scorsi il Portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha messo in guardia la Nato e gli Usa dall’intraprendere qualsiasi ingerenza, sottolineando che “l’avvio di un’operazione militare, significherebbe l’inizio della fine dell’Ucraina”. In altre parole Mosca ha fatto sapere chiaramente agli Stati Uniti che le loro navi nel Mar Nero. non sono le benvenute. La situazione attuale ha inasprito anche i rapporti tra la Russia e la Turchia, la quale sta giocando un ruolo determinante nella crisi russo-ucraina. Il presidente Erdogan, infatti, ha deciso di ritagliarsi un ruolo “attivo” nella corsa energetica, e dopo l’Azerbaijan mira ad avere come alleato anche l’Ucraina.

Le prossime settimane saranno determinanti per capire se si tratta di “una prova di forza” tra le diverse potenze, oppure si arriverà ad un conflitto armato, con conseguenze devastanti. Vale la pena ricordare che nella guerra tra Russia e Ucraina del 2014 per il controllo della Crimea, hanno perso la vita 9.940 persone, mentre 23.455 sono stati i feriti.

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NOTIZIE DAL MONDO

Con Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali

Puntata di lunedì 12 aprile, ore 19.00

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In questa settimana: il Kenia ordina la chiusura di 2 campi profughi gestiti dall’UNHCR: incerto il destino di 400 mila profughi e rifugiati; Taiwan denuncia una nuova incursione aerea da parte della Cina; in Nigeria assaltato un carcere: in fuga 1.800 detenuti armati e bruciati i registri penitenziari; il presidente Biden ha annunciato la nomina un inviato speciale per contrastare il progetto del gasdotto North Stream2 e fare pressione su Germania e Russia; la Turchia condanna le “dichiarazioni senza controllo” del premier italiano Mario Draghi, che ha definito Erdogan un “dittatore”; il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, vola negli USA: al centro dei colloqui la collaborazione su vaccini, la ripresa post-Covid e la questione della Libia; alta tensione tra la Russia e l’Ucraina per la questione del Donbass; Russia e Cina stanno tentando di bloccare i tentativi della NATO di intervenire nella crisi in Myanmar, lo ha affermato l’Alto rappresentante dell’Ue, Josep Borrell.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

Puntata di lunedì 12 aprile, ore 12.00

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Questa settimana dal Parlamento. Prosegue in Senato l’iter della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che nel testo presentato dal Comitato ristretto prevede anche l’inserimento della tutela degli animali: fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, che dovranno essere approvati dalla Commissione Affari costituzionali nelle prossime settimane. Sempre in Senato, terza e ultima lettura dell’inter di approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi.La scorsa settimana alla Camera bocciati gli emendamenti che chiedevano la cancellazione della delega. Seconda lettura anche per la legge europea, che al suo interno prevede (purtroppo) la proroga di sei mesi dello stop ai test sugli animali per le sostanze di abuso. Si attende nelle prossime settimane la calendarizzazione alla Camera dei deputati di una proposta di legge, a prima firma dell’on. Sara Moretto (IV), per il riconoscimento dell’”attività di toelettatura degli animali di affezione”, la cui approvazione eliminerebbe anche la confusione sulle aperture e chiusure relative alla pandemia.

Fuori dai “Palazzi”. Grazie alla Lav, che ha fatto richiesta di accesso agli atti, si è scoperto un focolaio in un allevamento di visoni a Padova. A riprova che l’ordinanza del Ministro della Salute in merito alla sospensione delle attività di queste aziende, non basta: occorre un divieto definitivo, alla stregua di quanto deciso da diversi Paesi europei. Nel frattempo altri 2000 visioni saranno soppressi la prossima settimana. Ancora soldi a pioggia ai circhi che utilizzano animali dal vivo: non accolto l’appello della LAV di condizionare la corresponsione economica con concrete azioni per superare l’suo degli animali negli spettacoli.

Si ricorda, infine, che sabato 17 aprile, dalle ore 15.00, sul sito lav.it e sulla pagina facebook dell’associazione sarà possibile partecipare al convegno scientifico “Convivere con gli orsi in Trentino”.

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IL MOZAMBICO NELLA MORSA DEI JIHADISTI.

RISIKO – Con Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di mercoledì 7 aprile, ore 15.00

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L’attacco terroristico in Mozambico di fine marzo non rappresenta un episodio isolato, piuttosto testimonia l’avanzata di Isis nel Continente africano. Di certo, la presa della città di Palma non può dirsi un evento inatteso. I problemi del Mozambico con Isis, infatti, sono iniziati ben prima dell’attacco a Palma. Rispolveriamo dalla memoria alcune date importanti: 5 ottobre 2017, il primo attacco a Macimboa da Praia riconducibile al gruppo terroristico locale al-Shabaab; 5 giugno 2018, al- Shabaab effettua la c.d. Baqiyah al Califfato, ossia giura fedeltà a Isis; 25 luglio 2018, il primo attacco dopo la Baqiyah; 5 giugno 2019, Isis rivendica l’ attacco in Tanzania; 24 marzo 2020, viene conquistata Macimboa da Praia. Arriviamo, così, al 24 marzo scorso, con l’attacco a Palma. In questo lasso di tempo, da marzo 2020 a marzo 2021, Isis mette in atto la sua solita strategia di “avvicinamento progressivo” (già sperimentata in Sira e in Iraq), e riesce a prendere il controllo dei territori attorno a Palma, accerchiandola. Ecco perché l’attentato di fine marzo può considerarsi, nella logica di Isis, un evento prevedibile.

Ma perché Palma è finita nel mirino di Isis? Il motivo è riconducibile alla presenza in loco delle più grandi major internazionali nel settore del gas, impegnate nello sviluppo e costruzione di impianti gasiferi. Il progetto più ambizioso riguarda la costruzione, da parte della società francese TOTAL, del Mozambique LNG Project, nel sito produttivo di Afungi, che si trova a pochi chilometri di distanza dalla città di Palma. La vicinanza a queste risorse naturali ha reso Palma una città prospera, abitata per lo più da persone benestanti e dalle famiglie dei dipendenti delle società energetiche che hanno investito in Mozambico. Tra queste, spicca la società italiana Saipem, che nel giugno 2019 si è aggiudicata un contratto d’appalto del valore di 6 miliardi di dollari. Il colosso energetico francese, a fronte di un investimento di 8 miliardi di dollari, aveva chiesto al Governo di Maputo un impegno a mettere in sicurezza la zona da attacchi terroristici, tant’è che lo scorso novembre a fronte di ulteriori misure di sicurezza da parte del Governo, estese in un’area di 25 km, la Total aveva confermato l’obiettivo di portare a compimento il progetto entro il 2024. E’ interessante notare come proprio il 24 marzo scorso, lo stesso giorno dell’attacco di Isis a Palma, la Saipem annunciava sul suo sito la ripresa delle attività di costruzione del progetto Mozambique LNG, proprio a seguito dell’accordo raggiunto tra Total E&P Mozambique in merito alla messa in sicurezza dell’Area 1. A poche ore di distanza, Isis assediava letteralmente la città di Palma.

Ma vediamo cos’è accaduto. Un centinaio di jihadisti hanno avuto la meglio contro circa 1.100 soldati e uomini della DAG (Dyck Advisory Group is a private military company based in Velddrif, South Africa|), la società di sicurezza privata (c.d. contractor) ingaggiata dal Governo di Maputo per garantire la cintura di sicurezza nell’area. Secondo le ricostruzioni, i primi jihadisti sarebbero entrati a Palma travestiti da civili, da soldati e forze di polizia. Tra questi anche bambini ben addestrati tra i 9 e i 12 anni. Colpite le stazioni di polizia e i punti di controllo gestiti dalla sicurezza statale, i terroristi hanno rastrellato le zone residenziali e depredato le banche. Molti stranieri e gente del posto si sono rifugiati in due alberghi, ma il 26 marzo i jihadisti hanno iniziano a bombardare le strutture. In qualche modo, molte delle persone asserragliate negli alberghi sono riuscite a trovare una via di fuga con dei mezzi di trasporto. Dei 17 mezzi che hanno lasciato gli alberghi, soltanto 7 sono riusciti a non cadere nella trappola dei jihadisti. Si contano oltre 40 morti, tra cui tecnici e ingegneri inglesi, irlandesi, sudafricani. Si racconta anche di migliaia le persone in fuga che scappavano in direzione della spiaggia, in cerca di qualsiasi mezzo in grado di portarli via mare lontano dalla furia jihadista. I rinforzi, forze navali aeree e forze speciali, arriveranno a Palma non prima del 27 marzo. Il Governo aveva fatto la sua scelta: l’ordine era di mettere in sicurezza il sito di Afungi, ancor prima di Palma. Soltanto il 5 di aprile l’annuncio della liberazione della città.

La guerriglia ha lasciato il posto ad una grave crisi umanitaria. Sono circa 30 mila le persone sfollate a Palma. Oltre 700 mila le persone fuggite dalle loro case: alcuni per mettersi in salvo hanno attraversato la foresta, altri camminato per oltre 100 km per raggiungere paesi vicini. Si tratta di persone che non hanno da mangiare, che abbisognano di cure mediche e un posto in cui dormire. I prossimi 30 giorni saranno fondamentali per la messa in sicurezza di queste persone, soprattutto per evitare una tragedia. Alcuni jihadisti avevano addirittura provato a farsi passare per degli sfollati, con l’intento di attaccare in un secondo momento i campi profughi. A quanto pare l’esercito è riuscito a fermare questo tentativo.

Palma è liberata, ma i jihadisti hanno raggiunto l’obiettivo che si erano prefissati: bloccare lo sviluppo della zona e l’insediamento dei “nemici” occidentali, soprattutto dei francesi. Il 3 aprile la TOTAL ha evacuato l’area di Afungi, e adesso il Mozambique LNG Project rischia una battuta d’arresto. Per l’economia del Mozambico sarebbe disastroso. Non solo. Secondo una recente analisi della Banca Mondiale, la compagnia petrolifera nazionale del Mozambico, ENH, potrebbe essere gravata da oltre 700 milioni di dollari di debito se non andrà avanti il progetto del Coral South LNG nel bacino di Rovuma, nell’Area 4, giudato dalla da Exxon e con la partecipazione di ENI.

Nel frattempo, Isis continua ad espandersi indisturbata in Africa, facendo registrare la sua presenza in Niger, in Somalia, in Tanzania, in Mozambico, in Congo, in Ciad e in Camerun, e nel suo mirino ci sono il Mali e il Burkina Faso. Paesi, questi ultimi, dove l’Italia entro il 2021 aprirà delle rappresentanze diplomatiche. Nonostante il rischio evidente che possa ripetersi ciò che è già accaduto in Siria e in Iraq, la comunità occidentale sta sottovalutando l’avanzata jihadista in territorio africano. La scorsa settimana il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nell’ambito di un’audizione nelle Commissioni Esteri di Camera e Senato, aveva parlato di un forte impegno delle Istituzioni italiane per la salvaguardia degli interessi nazionali all’estero. Eppure, al momento, su quanto accaduto a Palma e sul futuro di Saipem e ENI in Mozambico non è stata avviata una seria discussione istituzionale. E con l’approssimarsi del Ramadan, possiamo solo aspettarci nuovi e ripetuti attacchi: perché l’odine di Isis ai suoi adepti durante la commemorazione di Maometto è quello di sferrare attacchi ovunque e uccidere quanti più nemici occidentali possibile.

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IL NODO DEL CANALE DI SUEZ. CONSEGUENZE DEL BLOCCO E INTERESSI GEOPOLITICI.

RISIKO – con Marco CAMPOMENOSI, europarlamentare Gruppo Lega-ID, Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di mercoledì 31 marzo, ore 15.00

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Lo scorso 23 marzo la portacontainer giapponese Ever Given, un “mostro di mare” lungo 400 metri e largo 58,8 metri, si incaglia nel Canale di Suez, causandone il blocco. Quasi 300 navi in transito hanno dovuto attendere 7 giorni prima di riprendere le loro rotte. Un evento, l’ultimo di una serie, che conferma la crisi del Canale e che ha riacceso la discussione circa il suo futuro.

Anche se sembrano sfumate le previsioni del premier Al-Sisi in merito ad una “rinascita dell’Egitto” grazie al progetto del nuovo Canale di Suez ( l’ultimo ampliamento è avvenuto nel 2015), c’è da dire che ad oggi Suez rappresenta la rotta più importante che collega l’Europa e l’Asia. Si tratta di quasi 19.000 navi transitate soltanto nel 2020, che hanno portano alle casse egiziane un guadagno di circa 15 milioni di dollari al giorno. Ad ogni modo, il trend degli ultimi anni registra un costante ribasso, e i competitor internazionali non mancano. Da una parte ci sono gli Stati Uniti, che cercano di sfruttare la debolezza di Suez per aumentare le esportazioni di petrolio e gas verso l’Europa attraverso l’Oceano Atlantico. Dall’altra c’è la Russia che propone la via “nordica”, facendo passare le merci per il Polo Nord.

Ma Al-Sisi è pronto a mettere in campo un imponente progetto ferroviario, lungo circa 543 kmq e che attraverserà le città che costeggiano il Canale. Una sorta di “secondo Canale di Suez”, con l’obiettivo di implementare la rotta marittima con una rotta ferroviaria, in grado di sopperire alle limitazioni che il Canale presenta per la navigazione dei nuovi mega cargo che trasportano le merci nel mondo. Il progetto sorgerà all’interno della zona industriale di East Port Said su un’area di 300.000 mq. La prima fase comprenderà la creazione di fabbriche di unità mobili con una capacità produttiva prevista di 300 carrozze all’anno; la seconda fase sarà costituita dalla realizzazione di stabilimenti per le industrie che alimentano il settore. Secondo le fonte ufficiali egiziane, la prima fabbrica entrerà in funzione già nel 2021.

Il fatto interessante è che il Consorzio che si è aggiudicato il contratto da 9 miliardi di dollari per costruire la ferrovia, vede come aziende capofila la società egiziana Samcrete e la China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC). Ancora una volta la Cina guadagna pezzi importanti per detenere il controllo dei c.d. passaggi obbligati delle merci, sia via mare che via ferrovia. Il progetto ferroviario di Suez, infatti, si va ad aggiungere a quello del Belt and Road Iniziative  (la c.d. Nuova Via della Seta). In pratica, la Cina farà agevolmente transitare le merci via ferrovia fino al Pakistan, dal porto Gwadar le merci prenderanno la rotta marittima fino al Canale di Suez, per poi arrivare in Europa. A ciò si aggiunge la linea ferroviaria per il trasporto delle merci, già operativa, che collega direttamente la città cinese di Xuzhou con la città tedesca di Duisburg.

E mentre la Cina si appresta ad avere il controllo delle infrastrutture che collegano l’Europa , l’Asia e l’Africa, la UE sta ancora “riflettendo” sull’opportunità di avanzare un piano infrastrutturale per il rilancio del Mediterraneo, che diversamente rischia l’irrilevanza strategica e politica. Parimenti, è ancora nella fase delle premesse la discussione in merito alla necessità di produrre beni essenziali e materie prime direttamente in Europa, proprio per garantire l’autosostentamento dei sistemi produttivi europei.

Evidentemente, Bruxelles fatica a mettere a fuoco i nuovi assetti geopolitici e le priorità strategiche che caratterizzeranno la società globale post-pandemia. E, a quanto pare, il problema non è soltanto quello di non aver maturato una consapevolezza sui cambiamenti generati dal Covid-19, quanto la presenza di una “diversa sensibilità” da parte dei paesi nordici della Ue rispetto alla centralità del Mediterraneo. Il rischio – come ha ipotizzato l’europarlamentare Marco Campomenosi – è che sarà la Cina a prendere le scelte al posto dell’Europa.

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L’OCCIDENTE TENTA DI FRENARE L’AVANZATA DELLA CINA

Con l’on. Paolo FORMENTINI (Lega), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, e l’avv. Antonio DI MURO, analista politico.

Puntata di lunedì 29 marzo, ore 15.00

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L’avanzata del “dragone cinese” sta per essere fermata, o quanto meno sta per conoscere una battuta d’arresto. E’ questa l’impressione che hanno avuto diversi osservatori della politica a seguito dell’audizione dell’Ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, Li Junhua, che si è svolta la scorsa settimana nella Commissione Esteri della Camera. Per la prima volta abbiamo assistito ad un incalzare deciso e bipartisan da parte dei Commissari parlamentari nei confronti dell’Ambasciatore cinese: dalle pratiche economiche distorsive delle aziende cinesi, alla questione di Hong Kong, alle responsabilità sulla pandemia, alle continue violazioni dei diritti umani ( grave il genocidio nei confronti dell’etnia uigura), alle tensioni sempre più crescenti nel Mar Cinese Meridionale.

Indubbiamente, non si tratta di fatti nuovi. Quel che è nuovo è l’atteggiamento da parte dell’Occidente che, a seguito della pandemia, comincia evidentemente a risvegliarsi dal torpore che lo aveva reso inerte dinanzi alle prepotenze del regime cinese. Le omissioni della Cina dinanzi al propagarsi del virus Sars-Cov2, al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, sono oramai palesi all’opinione pubblica internazionale. Allo stesso tempo, la Cina è l’unico paese al mondo che, in piena pandemia, ha chiuso il suo bilancio economico del 2020 con un aumento del Pil del +3,2%. Constatazioni che, probabilmente, hanno fatto maturare nella politica un’avveduta riflessione sulla necessità di dar vita ad un nuovo atlantismo, che prenda il via da un rinnovato legame tra gli Stati Uniti e l’Europa. Il G20 che si terrà in autunno, sarà il vero banco di prova.

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ANIMALI&PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV.

Puntata di lunedì 29 marzo, ore 12.00

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Questa settimana in evidenza. La Commissione Affari costituzionali del Senato approva il testo base della riforma dell’art. 9 della Costituzione. Questo il testo: “La Repubblica tutela l’ambiente e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; protegge la biodiversità e gli animali”. E ancora. Atteso da parte dell’Aula di Montecitorio il sì definitivo alla legge di delegazione europea, che prevede norme più restrittive riguardo il commercio e la vendita di animali esotici. Sempre alla Camera, nella Commissione Agricoltura, riprende la discussione delle proposte di legge in materia di pesca e acquacoltura. Nella Commissione Agricoltura del Senato si attende la presentazione della Risoluzione sui danni (presunti) causati all’agricoltura dall’eccessiva presenza della fauna selvatica.

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L’INSOSTENIBILE COSTO DELLA CARNE. OLTRE AL CIBO STIAMO “INGOIANDO” IL PIANETA.

Con Roberto BENNATI, Direttore Generale della LAV

Puntata di giovedì 25 marzo, ore 12.00


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In un’epoca in cui si parla tanto di “green”, di “transizione ecologica” e di “resilienza”, c’è una questione scomoda che stranamente “sfugge” all’attenzione dei tanti sostenitori del c.d. sviluppo sostenibile. Mi riferisco all’impatto dell’industria della carne sul Pianeta. Sfruttamento del suolo, consumo eccessivo dell’acqua, deforestazione, miliardi di animali uccisi, impoverimento degli oceani, riscaldamento globale: queste sono le conseguenze di un sistema alimentare che sta portando il nostro pianeta ad un punto di non ritorno. A ciò si aggiungono le conseguenze sanitarie, ossia le malattie causate dal consumo eccessivo di carne e derivati. Perchè se ne parla poco? Perché l’industria del cibo è tra le lobby più potenti e influenti al mondo. Ma qualcosa comincia a cambiare, e associazioni come la LAV sono impegnate anzitutto a divulgare una corretta informazione sulla situazione attuale. In questa intervista a Roberto Bennati, direttore generale della LAV, di buone ragioni per cambiare abitudini alimentari ne troverete molte. Ma al punto in cui siamo l’impegno personale non è sufficiente, occorrono politiche che sostengano una progressiva transizione verso un sistema alimentare sostenibile. Diversamente, oltre al cibo che mangiamo ingoieremo anche il nostro Pianeta, fino ad ucciderlo. Ognuno di noi può fare la differenza ogni giorno, riducendo il consumo delle carni. Un cambiamento consapevole nasce da una conoscenza fondata su dati comprovati. Per questo vi invito ad approfondire la questione, anche leggendo lo studio promosso dalla Lega Anti Vivisezione, e realizzato dalla società Demetra, sul sito della LAV.

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L’ITALIA È PRONTA PER RIPARTIRE? VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 25-26 MARZO.

Con il sen. Marco PEROSINO (FI-UDC), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di giovedì 25 marzo, ore 11.00

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Mentre il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è impegnato nell’ambito del Consiglio europeo a trattare sulla gestione della campagna di vaccinazione dell’Europa, ne abbiamo approfittato per parlare di “ripartenza” con il sen. Marco Perosino. Non di riaperture, che diamo per scontate, ma di creare le condizione necessarie affinché l’Italia possa essere di nuovo competitiva, quando la convivenza con il Covid-19 diventerà una questione di amministrazione sanitaria. Purtroppo, anche alla luce del dibattito parlamentare che è seguito alle Comunicazioni del presidente Draghi, dobbiamo constatare che la maggioranza della politica nostrana appare tuttora immobilizzata nell’emergenza, senza mostrare la capacità di avanzare proposte in grado di traghettarci nel nuovo futuro che ci attende di vivere. Il mondo globale post-Covid, infatti, sarà molto diverso da quello che ha preceduto la pandemia, poiché in questo ultimo anno gli equilibri economici e geopolitici sono mutati. Senza una discussione costruttiva a più livelli – ha dichiarato il senatore Perosino ai microfoni di Radio Sparlamento – il rischio più grande sarà quello di trovarci, dopo la campagna di vaccinazione, con un’Italia meno italiana, perchè mentre a livello nazionale si continuano ad alimentare discussioni tra chi dovrebbe fare cosa, Francia, Germania e Cina stanno comprando “a saldi” pezzi importanti del nostro Made in Italy.

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CAOS GERMANIA, TRA LOCKDOWN E PROTESTE.

Con Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

Puntata di mercoledì 24 marzo, ore 15.00

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Nella Germania di Angela Merkel soffia vento di crisi, e le ragioni di questa frattura interna non riguardano soltanto le conseguenze generate dalla pandemia Sars-Cov2. La “locomotiva d’Europa” si trova oggi a dovere gestire una protesta sociale che rappresenta una profonda sfiducia nelle Istituzioni, soprattutto nei confronti dei partiti che fino ad oggi hanno tenuto le redini del paese. I risultati delle recenti elezioni nei Land di Renania-Palatinato e Baden-Württemberg, rappresentano una disfatta per la Cancelliera e per i partiti della coalizione (CDU-CSU e SPD). In generale, le continue manifestazioni popolari di protesta, sommate agli scandali e al malaffare dietro la gestione del Covid, stanno mettendo a dura prova la tenuta sociale della Germania.

E non è tutto. L’ultimo Rapporto della BfV, l’intelligence nazionale tedesca, mette in guardia dagli attacchi di gruppi di estremisti di destra, di sinistra e di matrice jihadista, considerati una minaccia per la sicurezza democratica. Questi gruppi, infatti, stanno approfittando del clima di tensione che si è creato a seguito delle chiusure imposte dal Covid, per infiltrarsi nelle manifestazioni di protesta e propagare la loro azione. Ed è di questi giorni, la notizia della conclusione di una grande operazione nazionale contro un’organizzazione radicale islamica che si fa chiamare Jama’atu Berlin.

A questa situazione interna, si vanno a sommare questioni diplomatiche “esterne” di grande impatto in ambito internazionale. Proprio in questi giorni, gli Usa hanno minacciato sanzioni contro Germania in ragione della costruzione del super gasdotto NordStream2 che, secondo l’amministrazione Biden, porterebbe l’Europa ad essere troppo dipendente dalla Russia. Insomma, tra malcontento interno e tensioni internazionali, la situazione in Germania appare esplosiva. Soprattutto, rischia di sfuggire di mano.

Il fatto che la Cancelliera Merkel abbia dovuto fare pubblica ammenda per l’annuncio ( poi ritirato) di un lockdown duro durante le festività pasquali, se da un lato denota un’ammirevole lucidità politica da parte della Cancelliera, dall’altra dimostra la fragilità sociale in cui si trova oggi la Germania. E, memori delle “primavere arabe”, sappiamo che quando la miccia si accende in uno Stato, il fuoco delle proteste si propaga praticamente ovunque nello stesso Continente.

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NOTIZIE DAL MONDO

Rassegna d’informazione internazionale – a cura di Antonio DI MURO, avvocato esperto in relazioni internazionali.

Puntata di lunedì 22 marzo, ore 20.00

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In evidenza, in questa puntata. La Cina accelera la sua crescita economica e, in contro tendenza con il resto del mondo, chiude il 2020 con un + 2,3 % del Pil; il segretario alla Difesa USA, Lloyd Austin, annuncia volontà di Washington di rafforzare cooperazione militare in Asia contro la Cina; guerra a distanza tra Usa e Russia: accuse reciproche tra Joe Biden e Vladimir Puntin; allarme degli 007 americani, secondo cui sta crescendo la minaccia del terrorismo interno; la Cancelliera Angela Merkel annuncia che se la Ue non approverà in vaccino Sputnik, la Germania farà da sola; a Bruxelles si discute sulle regole sul Patto di stabilità; in Venezuela esplode un gasdotto nella città di El Tejero; la Ue impone nuove sanzioni per gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di diversi paesi nel mondo.

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ANIMALI E PALAZZI

CON GIANLUCA FELICETTI, PRESIDENTE DELLA LAV.

Puntata di lunedì 22 marzo, ore 12.00

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In questa puntata. Rush finale per la legge di delegazione europea alla Camera, all’art. 14 del provvedimento (in attuazione di un Regolamento europeo), previste norme più stringenti riguardo l’importazione e il commercio di animali esotici; atteso il parere della Commissione Ambiente del Senato sul PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), con indicazioni sulla tutela e conservazione della natura ( e degli animali); riforma dell’art. 9 della Costituzione: nella Commissione Affari costituzionali del Senato atteso il testo unificato da parte del Comitato ristretto. Presentato in Senato un disegno di legge, sottoscritto da parlamentari di tutti i Gruppi politici, per garantire una pacifica convivenza con i grandi carnivori. Il ddl prevede, altresì, che la tutela di orsi e lupi diventi competenza esclusiva dello Stato.

Cronaca. Ancora orribili delitti contro gli animali: è morto Tyrion, il cucciolo di cane salvato in extremis dall’impiccagione da parte di tre minorenni. Purtroppo, il piccolo Tyrion non ce l’ha fatta. E’ successo a Gela.

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LA VITA DIETRO E OLTRE LE SBARRE. UNO SBAGLIO, IL CARCERE, UNA NUOVA VITA. LA TESTIMONIANZA DI UN EX DETENUTO.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa.

PUNTATA DI LUNEDÌ 15 MARZO, ORE 18.30

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Giulia Scioppetto

La storia di Rachid, assomiglia a quella di tanti giovani. La voglia di fare soldi, amicizie non troppo raccomandabili, l’esuberanza di un’età che ti suggerisce che puoi fare qualsiasi cosa. Poi un giorno Rachid si trova in mezzo ad una rissa. Calci e pugni da tutti le parti. In preda al panico, usa un coltellino contro un altro ragazzo. Lo ferisce ad una gamba, ma nella concitazione lo colpisce nel punto sbagliato. Il ragazzo perde troppo sangue e muore. Per Rachid, all’età di soli venti anni, si aprono le porte del carcere, dove rimarrà per tredici anni.

In questo podcast, intervistato da Giulia Schioppetto, Rachid ci ha raccontato la sua storia di consapevolezza e trasformazione interiore. Oggi Rachid è un uomo libero: ha un lavoro, è sposato ed è padre di una bambina. Consapevole di aver commesso (anche se involontariamente) un crimine per il quale un’altra persona ha perso la vita, è impegnato a raccontare la sua vicenda nelle scuole, in trasmissioni come la nostra, per cercare di scuotere le coscienze, di evitare che altre persone possano commettere il suo stesso errore.

Quando si commette un omicidio – ci ha raccontato Rachid – il pensiero di aver tolto la vita ad un’altra persona ti accompagna per tutta la vita, per un tempo che va ben oltre quello trascorso in carcere. Rachid ha pagato il suo debito con la giustizia, ma sente di dover scontare ancora il suo debito con la società e con la sua coscienza.

Un errore non racconta la vita di una persona, ma un errore può cambiare la vita di una persona. Di ognuno di noi. Basta un momento di distrazione, di superficialità, e tutte le nostre sicurezze si infrangono. Rachid ci ha dimostrato che quando ci si concentra sulla propria interiorità, anche un evento tragico come la morte può renderci più consapevoli del valore della vita: della nostra e di quella delle altre persone.

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INFRASTRUTTURE. GLI INTERVENTI STRATEGICI E LE PRIORITÀ DEL PAESE

Con Diego SOZZANI, membro della Commissione Trasporti della Camera e responsabile Dipartimento Infrastrutture di Forza Italia.

PUNTATA DI GIOVEDÌ 18 MARZO, ORE 15.00

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on. Diego SOZZANI

La scorsa settimana le Commissioni parlamentari competenti della Camera, Ambiente e Trasporti, hanno espresso il parere all’Atto Governo n.241. Con il provvedimento in questione, in attuazione di quanto disposto dal decreto-legge 32/2019, il c.d. “sblocca cantieri”, il Governo ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche e altrettanti Commissari straordinari, che dovranno assicurare l’esecutività delle opere in questione. Il neo Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, intervenuto in audizione nelle succitate Commissioni proprio nell’ambito della discussione dell’Atto 241, ha altresì annunciato l’emanazione, entro il prossimo giugno, di un ulteriore decreto con l’individuazioni di ulteriori opere. Basterà questo “commissariamento di massa” a far ripartire i cantieri, e soprattutto a portare a termine opere i cui lavori sono fermi da diversi anni per le più disparate motivazioni?

Ne abbiamo parlato in questo podcast con l’on. Diego Sozzani, che nel corso dell’audizione del Ministro del Ministro Giovannini ha sollevato alcune questioni degne di approfondimento. Una tra tutte: “Esiste un piano industriale nazionale sulle infrastrutture che devono essere realizzate?”. Secondo l’on. Sozzani, infatti, le opere devono essere “interconnesse tra di loro” per portare dei concreti benefici all’economia del paese. In quest’ottica, ad esempio, per rendere competitivo il sistema portuale italiano, non basta investire nei porti ma anche sullo sviluppo dei retroporti e delle infrastrutture ferroviarie e viarie, senza le quali le merci non possono viaggiare. Diversamente, si continueranno ad utilizzare le risorse pubbliche per realizzare le ennesime “cattedrali nel deserto”. E mentre il Governo decide sul da farsi, ci sono 640 opere ( pubbliche e private) ferme da anni perché aspettano ( invano) la Valutazione di impatto ambientale.

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LA GEOPOLITICA DEI VACCINI: IL CASO ASTRAZENECA.

Con Paolo BORCHIA, europarlamentare Gruppo Lega-ID; Arnon SAHAR, responsabile nazionale della task force vaccinazione anti-covid del Maccabi Health Service; Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 17 MARZO, ORE 15.00

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Come era prevedibile, la decisione di ieri dell’EMA (European Medicines Agency), arrivata dopo quattro di stop ad Astrazeneca da parte di Italia, Francia e Germania, ha tolto il vaccino della multinazionale inglese dal girone del disonore e dell’infamia. Ciò non toglie, che la decisione del triangolo italo-franco-tedesco abbia arrecato un danno d’immagine nei confronti del vaccino Astrazeneca, i cui effetti si andranno ( purtroppo) a manifestare nelle prossime settimane con un probabile rallentamento nella campagna vaccinale europea.

In questa puntata di Risiko, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, insieme agli ospiti intervenuti, hanno cercato di fare un po’ di chiarezza su questa vicenda. L’intento, come sempre, è quello di fornire informazioni precise comprovate da dati ed esperienze dirette, come quella del prof. Arnon Sahar, responsabile della task force di vaccinazione anti-covid del Maccaby Health Service di Tel-Aviv. Il professore Arnon ci ha spiegato quali sono i punti di forza che hanno fatto diventare la campagna di vaccinazione di Israele un modello per gli altri paesi. Possiamo riassumere la strategia adottata da Israele in questi pochi punti. Punto primo: vaccinare tutti, senza distinzione di età e a prescindere dalle condizioni mediche e patologie croniche pregresse. Punto secondo: portare il vaccino sotto casa delle persone, invece di farle spostare in ospedale. Secondo il prof. Arnon, infatti, i cittadini sarebbero meno disponibili ad andare in ospedale: per paura di contrarre i virus nei nosocomi, ma anche perché gli ospedali spesso sono lontani, e molte persone sono costrette a utilizzare la macchina, con un dispendio di risorse economiche in termini di spesa per la benzina,di parcheggio, o costo dei biglietti per i mezzi pubblici. Quest’attenzione alle esigenze materiali e psicologiche delle persone, denota una scrupolosa analisi della situazione socio-economica e culturale della cittadinanza che ha preceduto la redazione del piano vaccinale. Punto terzo: abbattere tutte le normali procedure amministrative (tant’è che nessun israeliano ha dovuto firmare alcun documento all’atto della vaccinazione), e dotare le persone vaccinate di un patentino statale per ricominciare a condurre una vita normale ( e rimettere in moto l’economia). Questi tre punti possono funzionare a patto che siano supportati da un’azione politica coraggiosa, che non si faccia influenzare dall’emotività dell’opinione pubblica ma sia attenta ai dati scientifici, e anteponga il bene della collettività ai diritti dei singoli. Ci dispiace constatare, che in Italia ( come in altri paesi europei) dopo un anno di pandemia ci si ostini a volere combattere il covid con “soluzioni ordinarie” anziché con interventi straordinari. Se questo approccio fosse stato adottato in Israele, la loro campagna vaccinale non sarebbe nemmeno iniziata. Il prof. Arnon, infatti, ci ha ricordato che a dicembre, quando la campagna di vaccinazione in Israele stava per cominciare, si erano verificati in Gran Bretagna importanti casi avversi ai vaccini. Questi fatti non hanno minimamente scalfito la volontà del governo israeliano di andare avanti per raggiungere l’obiettivo di vaccinare tutta la popolazione. I casi avversi, compresi i decessi, ci sono e ci saranno, poiché non pensabile che un farmaco sia “a rischio zero”. La priorità è portare fuori dall’emergenza pandemica tutta la collettività. Indubbiamente, Israele ha le sue peculiarità territoriali, diverse da quelle dell’Italia e del resto del mondo, tuttavia la sua esperienza ha dimostrato che con un buon piano vaccinale la pandemia si può gestire e che gli effetti positivi della vaccinazione sono senza dubbio maggiori degli effetti collaterali sopportati.

A questo punto, possono rivelarsi utili i numeri sui vaccini che nel corso della trasmissione Graziella Giangiulio e Antonio Albanese ci hanno fornito. I dati riferiti al 10 marzo 2021 del vaccino “incriminato” (Astrazeneca) ci prospettano questa situazione: 5 milioni di vaccinati in territorio europeo e 31 decessi che si sono verificati a seguito della vaccinazione. Dati che non ci possono far parlare di un allarme, anzi l’incidenza di casi avversi è “nella norma”. Ad ogni modo, sono doverose tutte le inchieste per capire come mai si sono verificate queste morti e se sono direttamente correlate al vaccino. Del resto gli effetti avversi non si sono registrati soltanto per AstraZeneca. I dati riferiti ai vaccini Pfizer e Moderna, riferiti al periodo dal 14 dicembre 2020 al 14 gennaio 2021, evidenziano che a fronte di 13 milioni di vaccinazioni effettuate, si sono verificati 518 eventi gravi e 35 decessi: 16 morti riferite al vaccino di Pfizer e 19 a quello di Moderna.

A questo punto ci domandiamo come mai i decessi che si sono verificati a seguito dell’inoculazione dei vaccini di Pfizer e Moderna non abbiano generato lo stesso allarme nella politica e nell’opinione pubblica. Per rispondere a questa domanda, dobbiamo spostarci in ambito geopolitico. Anzitutto, dobbiamo dire che ogni vaccino ha sua “bandiera”. Il vaccino Pfizer -BioNTech è di proprietà di due multinazionali: la Pfizer è americana, la BioNTech è tedesca. Il vaccino Moderna veste la bandiera a stelle e strisce. Poi c’è il vaccino AstraZeneca /Università di Oxford, che è inglese.

Andiamo a vedere i prezzi dei singoli vaccini. Il vaccino Pfizer costa tra i 23 e i 25 dollari; quello Moderna costa 25 dollari; quello di AstraZeneca tra i 4 e i 5 dollari. Praticamente il vaccino inglese è quello più economico attualmente in circolazione, se consideriamo che anche lo Sputnik russo ha un costo che si aggira attorno ai 10 euro.

Ed ecco che comincia a delinearsi una situazione da guerra commerciale legata alle vicende della Brexit, che vede contrapposto il blocco europeo da un parte e quello della Gran Bretagna dall’altra. Probabilmente in tempo di pandemia le vicende della Brexit non hanno appassionato molto l’opinione pubblica, tuttavia in questi ultimi mesi si è registrata una forte tensione tra la UE e il Regno Unito tanto su questioni finanziarie quanto commerciali. Cominciano anche a circolare voci poco gradite a Bruxelles, che mettono a raffronto il successo della campagna di vaccinazione inglese contro il disastro europeo. Ergo, il Regno di Sua Maestà ci ha visto lungo ad uscire dall’Europa.La gestione della pandemia da parte della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen è stata e continua ad essere un fallimento completo, da ogni punto di vista.

L’on. Paolo Borchia, europarlamentare del Gruppo Lega-ID, fa parte del “gruppo di contatto” tra il Parlamento europeo e la Commissione. Si tratta di una sorta di “delegazione”, costituita dai capigruppo delle Commissioni Industria, Ambiente, Sanità e Commercio internazionale del Parlamento europeo, che ogni settimana si confronta con almeno tre Commissari per avere lumi sulla gestione della campagna di vaccinazione. Il gruppo di contatto a sua volta riferisce al Parlamento. Nella “democratica” Europa, accade anche questo! Del resto nessun parlamentare europeo, nemmeno i membri del gruppo di contatto, ha potuto leggere il contenuto dei contratti stipulati dalla UE con le case farmaceutiche. E il presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ancora non riesce a riprendere le redini della situazione. L’on. Borchia ci ha fornito i dati recenti sulla produzione dei vaccini in Europa. Possiamo soltanto constatare che a fronte di una riduzione delle forniture, 60 milioni di dosi sono state destinate ai cittadini UE, 34 milioni di dosi sono volate in paesi extra Ue. In questa situazione, la presidente Von der Leyen dichiara che l’Europa si trova in questa situazione perché non aveva a disposizione professionalità giuridiche adeguate per negoziare i contratti con le case farmaceutiche. Questa dichiarazione, non merita commenti di sorta, anche perché il fallimento europeo va ben oltre i contratti sui vaccini. Dopo un anno, come ha ben messo in evidenza l’on. Borchia nel suo intervento, l’Europa non è riuscita a dotarsi di protocolli unici per la raccolta dei dati sul Covid e si registrano disallineamenti importanti tra paesi membri.

Ed eccoci arrivati allo stop al vaccino AstraZeneca deciso all’unisono da Germania, Francia e Italia. Strane coincidenze? Anche l’on. Paolo Borchia non esclude che si tratti più di questioni legate alla politica industriale che alla pericolosità del vaccino sulla popolazione. Di certo, il dubbio lecito! Il punto è che l’Italia si trova di nuovo colorata di rossa nella stragrande maggioranza del paese, con imprese e professionisti al collasso. Possiamo uscire da questa situazione soltanto con una campagna di vaccinazione di massa, diversamente a breve ci saranno più morti a causa della povertà che del covid. Oggi sono riprese le vaccinazioni con AstraZeneca, e già si temono gli effetti dell’“informazione del terrore” nei confronti del vaccino inglese. Ci auguriamo che l’ascolto di questo podcast possa essere un valido contributo per formarsi un’opinione corroborata da fatti e non da speculazioni.

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AFFIDI FAMILIARI E ALLARME POVERTÀ. PER UNA TUTELA DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI.

Con l’on. Maria Teresa BELLUCCI (FdI), membro della Commissione Bicamerale per l’Infanzia.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 17 MARZO 2021, ORE 17.00

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on. Maria Teresa Bellucci

Bambini allontanati dalle famiglie per motivi economici. E’ come dire che i “poveri” non possono avere o crescere i propri figli. E’ la drammatica realtà del nostro paese, che invece di sostenere le famiglie che si trovano in un momento di fragilità economica, preferisce portare via i bambini fuori dal loro contesto familiare. Questa situazione rischia nei prossimi mesi di diventare oltremodo pericolosa, se pensiamo che a seguito della pandemia la povertà in Italia sta crescendo a dismisura. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di individui vivono in Italia in uno stato di povertà assoluta. Dati che sono destinati a crescere in questo 2021. Questo significa che tante famiglie che a causa del Covid hanno perso il lavoro, che si trovano senza un sostentamento sicuro, rischiano anche di vedersi portare via dallo Stato i propri figli? Noi, ci auguriamo di no. Tuttavia, dobbiamo prendere atto che per questa politica il benessere dei minori e delle famiglie non è un priorità.

L’on. Maria Teresa Bellucci continua a chiedere al Parlamento italiano di dare attuazione ad una legge approvata nel luglio 2020, che ha istituito una Commissione d’inchiesta sul sistema degli affidi e sulle attività delle case famiglia e comunità che accolgono i minori allontanati dalle loro famiglie. Dalle dichiarazioni dell’on. Bellucci abbiamo appreso che, dopo oltre 7 mesi dall’approvazione della legge istitutiva, la Commissione non inizia i suoi lavori perchè i Gruppi parlamentari non designano i loro componenti. Parimenti, abbiamo appreso che non esiste nel nostro paese un monitoraggio dei minori dati in affido, ossia lo Stato non sa quanti minori sono stati allontanati dalle famiglie, le motivazioni, il percorso socio-rieducato e giudiziario, la durata di questi provvedimenti. Fratelli d’Italia nei mesi scorsi ha anche presentato una mozione, chiedendo all’Esecutivo un impegno per rimediare a questa lacuna legislativa. Ebbene, il Governo come condizione per accettare le richieste inserite nella mozione parlamentare ha espressamente chiesto che, diversamente da quanto era stato proposto da Fratelli d’Italia, il monitoraggio non venisse effettuato a cadenza annuale, bensì a cadenza triennale.

La tutela dei minori e della famiglia non può essere considerata una lotta politica o di un partito politico. Dovrebbe essere la prima ragione di vita di ognuno di noi, poichè i bambini sono il bene più prezioso di una collettività. Questo silenzio assordante sulle condizioni dei minori tolti alle loro famiglie è drammatico, ed è presagio di una società che sta perdendo le fondamenta dei suoi valori. Secondo un’inchiesta effettuata dall’Università di Padova, sarebbero oltre 160 mila i minori allontanati dalle famiglie negli ultimi 20 anni: nella metà dei casi si è trattato di “errori giudiziari”. L’on. Maria Teresa Bellucci ci ha anche fornito dei dati ufficiali, quelli relativi ad un’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione per l’Infanzia nella scorsa Legislatura. I risultati di questa indagine, durata per ben tre anni, ci dicono che nel 39% dei casi i bambini vengono allontanati dalle famiglie per indigenza economica, di questi il 79% viene affidato ad una casa famiglia.

Una società che smette di indignarsi per come vengono trattati i suoi figli più fragili e sfortunati, è arrivata al capolinea. Possiamo invertire questo percorso scegliendo di non girarci dall’altra parte. Scegliendo la consapevolezza, all’indifferenza. Ognuno può fare la differenza, informandosi e divulgando queste informazioni. Questa intervista è il contributo che vogliamo condividere con tutti voi.

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MISSIONE LAVORO. DISUGUAGLIANZA SOCIALE E NUOVE POVERTÀ.

Con il sen. Tommaso NANNICINI, presidente della Commissione di controllo dell’attività degli Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, e il dott. Domenico COSENTINO, responsabile nazionale Formazione del sindacato INPAS.

PUNTATA DI MARTEDÌ 26 MARZO 2021 ORE 15.00

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Gli ultimi dati Istat ci hanno fornito una fotografia dell’Italia tanto impietosa quanto preoccupante: oltre 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di persone che vivono in stato di povertà assoluta. E questi numeri sono destinati a crescere. I prossimi mesi saranno cruciali per la tenuta sociale del nostro paese, poiché di pari passo alla povertà cresce la disuguaglianza sociale. Ci sarebbe molto da dire sui criteri che la politica ha adottato in questo lungo anno di pandemia per arginare la caduta economica nazionale. Ma non è questo il momento per amplificare gli errori commessi. E’ questo il momento di costruire una “rete di protezione” che non faccia più distinzione tra tipologie di lavoratori, disoccupati e poveri. “C’è bisogno di un nuovo patto sociale che metta al centro l’essere umano” suggerisce Domenico Cosentino, e non possiamo che essere d’accordo con questa affermazione. L’auspicio è che questo cambio di paradigma avvenga immediatamente, dacché l’Italia dopo il 30 giugno ci mostrerà un altro volto della pandemia. Per quel momento lo Stato deve essere pronto, diversamente si rischierà una guerra sociale.

Da questo punto di vista, le parole del senatore Tommaso Nannicini mostrano un cambio di passo evidente. Il presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, parla di creare un “welfare universale”, di superare la divisione tra lavoro dipendente e lavoro autonomo, di riportare il Reddito di cittadinanza nel perimetro di quella che era la sua funzione ( assicurare un reddito minimo alle persone che si trovano in una condizione di fragilità economica), ed affiancarlo ad un Reddito di formazione. “Ci sono persone che hanno bisogno di servizi di attivazione sociale ancora prima che dei servizi al lavoro, perché non tutti i poveri sono immediatamente occupabili e non tutti i disoccupati sono poveri” ha detto ai microfoni di Radio Sparlamento il sen. Nannicini, e con molta onestà intellettuale ha ammesso che i grandi dimenticati di questa pandemia sono stati i disoccupati, le Partite Iva, i giovani che ancora devono fare il loro ingresso nel mercato del lavoro. “Ci siamo concentrati soltanto sulla cassa integrazione per chi già ce l’aveva”, ha affermato il senatore. E adesso si pensa ad una sorta di Naspi rafforzata per chi è stato escluso.

Si tratta di un rinnovamento, anche dal punto di vista della comunicazione, che ci proietta nel futuro: quello che la pandemia fino ad oggi ci ha impedito di vedere. E’ un primo ma importante cambiamento. Il passo successivo sarà quello di far ripartire l’economia per creare posti di lavoro. Da dove cominciare? Domenico Cosentino non ha dubbi: bisogna sburocratizzare e riformare ( questa volta veramente) i Centri per l’impiego, superando l’esperienza dei navigator.

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RIFIUTI NUCLEARI. COSA SONO, COME SI PRODUCONO, COME VENGONO SMALTITI.

Con il sen. Gianni Pietro GIROTTO, presidente della Commissione Industria del Senato e il prof. Francesco TROIANI, direttore funzione sviluppo business e innovazione tecnologica di SOGIN

PUNTATA DI LUNEDÌ 15 MARZO 2021 ORE 15.00

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In questo podcast abbiamo cercato di fare chiarezza su un argomento nei confronti del quale molto spesso ci si approccia per stereotipi. Sono diverse le attività umane che producono rifiuti radioattivi, come sono diverse le modalità di smaltimento previste dalla normativa vigente, che variano a seconda della tipologia del materiale radioattivo.

In Italia il 60% dei rifiuti radioattivi deriva dalla produzione di energia elettrica da fonte nucleare, il restante 40% riguarda la ricerca scientifica, l’industria, la diagnostica e terapia medica ( soprattutto per ciò che riguarda le terapie oncologiche). Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, oggetto di tante proteste territoriali da parte dei cittadini, riguarda proprio lo smaltimento di questo 40% di rifiuti biomedicali, prodotti sostanzialmente per migliorare e per salvare le nostre vite. Questa considerazione dovrebbe indurci ad approfondire la nostra conoscenza su questa materia, per sviluppare un approccio maggiormente pragmatico e sicuramente più consapevole ( e coerente) con i nostri stili di vita.

In questo podcast, grazie agli ospiti che sono intervenuti, abbiamo cercato di fornirvi delle notizie chiare e puntuali sull’argomento, sia dal punto di vista tecnico che politico. Purtroppo, il nostro Paese sta scontando decenni di lassismo in questo settore, nel quale per decenni è stata adottata la “politica del rimando”. Non è mai facile prendere scelte impopolari, eppure il nostro legislatore oggi sta dimostrando coraggio nel volere finalmente risolvere il problema per il bene di tutta la collettività. Stante questo impegno, ogni cittadino dovrebbe fare la sua parte, quanto meno informandosi adeguatamente sulla materia e ascoltando le soluzioni che ci vengono prospettate. Questo è il contributo che vogliamo condividere con i nostri ascoltatori.

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L’IRAQ NEL NUOVO PARADIGMA MERIORIENTALE.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Comunication, e la partecipazione di Mimmo Muolo, vaticanista di Avvenire.

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Le radici dell’Iraq rievocano antiche culture: quella degli Assiri, dei Babilonesi, dei Sumeri. Un territorio che racchiude in sé un patrimonio culturale straordinario, eppure la storia recente della “casa di Abramo” ci racconta di un paese che non conosce pace, dilaniato dalle guerre, dai conflitti interni e dalla povertà dilagante.

Dopo l’indipendenza dal Regno Unito avvenuta nel 1932, l’Iraq diventa dapprima una monarchia, poi una repubblica socialista. A seguire, sotto il regime del partito Ba’th, diventa una repubblica presidenziale socialista. Dal 2005 è una repubblica federale parlamentare, che si regge su un precario equilibrio tra le diverse anime del paese: per consuetudine il presidente della Repubblica viene scelto tra le forze parlamentari curde, il presidente del Parlamento tra quelle sunnite, mentre il presidente del Consiglio tra quelle sciite. L’attuale situazione socio-politica ed economica presenta diverse criticità. Nel Nord del paese la presenza di Isis si fa ancora sentire; al confine con la Siria, nella zona Nord/Nord-Ovest del paese, c’è il problema dei profughi e della tratta degli esseri umani ( specialmente nella zona del Sinjar ), aggravata dalla presenza delle milizie armate sciite; nel Sud invece continuano le aspre proteste dei giovani che chiedono condizioni di vita migliori. Inoltre negli ultimi tempi si registra un problema interno tra clan, che riguarda soprattutto la produzione e il commercio di droghe sintetiche, il cui uso è aumentato a dismisura tra i giovani. Molte speranze sono riposte nell’azione riformista dell’attuale Primo Ministro, Mustafa al-Kadhimi, che dovrebbe traghettare il paese verso nuove elezioni presumibilmente ad ottobre, anche se al momento a livello parlamentare si registra un certo immobilismo: non si è ancora trovato un accordo sulla legge elettorale e sulla costituzione del Tribunale che dovrebbe convalidare le nuove elezioni. A creare difficoltà è anche la questione del Kurdistan. Sono settimane di discussioni, infatti, non si è ancora trovata la quadra sulla legge di bilancio 2021, proprio perchè manca l’accordo politico sulle risorse da destinare alla regione autonoma.

In questo contesto, la recente visita di Papa Francesco, la prima di un Pontefice in territorio iracheno, ha aperto nuove prospettive. In relazione a ciò, va detto che esiste da tempo in Iraq una “questione cristiana”. Prima della costituzione dello Stato Islamico, infatti, la minoranza cristiana viveva prevalentemente nella Piana di Niniveh. Cacciati e depredati prima da Daesh e poi dalle milizie sciite armate, il numero della popolazione cristiana si è ridotta da circa 1 milione a 500 mila persone. Stremati da questa situazione, i cristiani iracheni hanno chiesto al Vaticano un intervento in loro sostegno per agevolare un ritorno nelle loro terre. E le parole di Papa Francesco in visita a Mosul, sono andate proprio in questa direzione. Un auspicio che potrà concretizzarsi a patto che il Premier al-Kadhimi riesca nel suo intento di riprendere il controllo delle milizie, che un tempo erano state arruolate per combattere Isis, e ricondurle in un alveo istituzionale. Il problema delle milizie, infatti, non riguarda soltanto le sorti della minoranza cristiana. Nel paese esistono diversi campi interni di sfollati, che sono stati costretti a lasciare le loro case in ragione dell’azione predatoria delle milizie sciite, che hanno confiscato terre e attività economiche, arrivando a commettere crimini inumani come nel caso della pulizia etnica avvenuta a Jufr al-Sakhar. In sintesi, se al-Kadhimi riuscirà a dirimere la questione delle milizie sciite, non risolverà soltanto i problemi della comunità cristiana ma porrà fine a tutta una serie di conflitti interni che hanno destabilizzano l’intero territorio, permettendo a migliaia di iracheni di tornare ad una vita normale: quella esistente prima dell’avvento di Isis.

Insomma, c’è la voglia di lasciarsi alla spalle lunghi decenni di guerre, di conflitti, di violenze e di ricordi scomodi, come il genocidio della minoranza religiosa yazida risalente ormai al 2014. Del resto il paese è allo stremo dal punto di vista economico e quindi anche sociale: manca l’acqua, mancano i sistemi fognari, mancano gli ospedali e la corrente elettrica. Nelle regioni del sud, inoltre, si registrano molti casi di cancro, in quanto nelle fabbriche che lavorano prodotti petroliferi sono assenti gli impianti di depurazione, a discapito della salute dei lavoratori.

In questo contesto, la visita di Papa Bergoglio ha mostrato al mondo un altro volto dell’Iraq: quello di un paese che dopo tante vicissitudini è pronto ad affrontare i problemi non attraverso lo scontro ma il confronto tra le diversità.

Non a caso l’immagine simbolo legata alla visita di Papa Francesco è quella che ritrae l’Ayatollah Al-Sistany mentre si alza per ben due volte davanti al suo ospite, contravvenendo al rigido protocollo secondo cui l’Ayatollah non si deve mai alzare davanti al suo interlocutore. L’importanza di questo fatto si rinviene anche dalla reazione che ha provocato da parte di Isis che, attraverso la sua agenzia di stampa ufficiale IRNA (Islamic Republic News Agency) ha sentito il bisogno di precisare che non si è trattato di un atto di riverenza dell’Ayatollah di fronte al papa cristiano, bensì di una sorta di manifestazione di entusiasmo di al-Sistany di fronte la possibilità di normalizzare i rapporti tra lo sciismo ( soprattutto quello iraniano) e il Vaticano.

Le reazioni alla visita di Papa Francesco in Iraq, non sono mancate. Al plauso delle potenze occidentali per il coraggio del Pontefice, fuori dal coro si è alzata la voce della Turchia, che dal suo punto di vista vede con preoccupazione la normalizzazione dei rapporti tra musulmani e cristiani in Iraq. Ankara è arrivata a protestare formalmente contro la regione autonoma del Kurdistan, rea di aver emesso un francobollo per commemorare la visita papale, minacciando addirittura ripercussioni per l’accaduto. Del resto, se in Iraq si andranno a modificare gli equilibri interni, questi produrranno un effetto domino su tutto il Medio Oriente.

Le questioni aperte sono diverse. La Turchia, specialmente dopo l’accordo petrolifero con il Kurdistan, rischia di perdere rilevanza da riavvicinamento tra la regione autonoma e Bagdad. Inoltre, una delle cause della carenza di fornitura di acqua in Iraq è dovuta all’azione delle dighe costruite dalla Turchia sui fiumi Eufrate e Tigri. Ci sono poi i rapporti tra Iraq e Iran, che non riguardano soltanto il capitolo energetico. Al riguardo, bisogna anche tenere presente che l’Ayatollah al-Sistani è di origini iraniane. Girano anche voci sulle recenti visite del Ministro degli Esteri iracheno in Iran, che secondo indiscrezioni rappresentano il tentativo ( o la richiesta) di Teheran di spingere l’Iraq ad aprire nuove relazioni con l’Arabia Saudita.

In tutto questo scenario, l’Europa continua ad essere la grande assente, e non solo a causa dei problemi legati alla pandemia. La mancanza di una politica estera della UE, fuori dal Vecchio Continente è ritenuta un segnale di debolezza politica. Non a caso, le ripetute richieste di aiuto dell’Iraq a Bruxelles al momento sono rimaste lettera morta, e la Cina si è già mossa per coprire il vuoto politico lasciato dall’Europa.

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INFRASTRUTTURE E SUD. LA SFIDA DEL RECOVERY E L’EMERGENZA DELLA RETE IDRICA IN CAMPANIA.

Con l’on. Generoso MARAIA (M5S), membro della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati.

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Le infrastrutture rappresentano l’ossatura di un paese, eppure l’Italia continua in questo settore ad accumulare ritardi non più giustificabili. Le risorse del Next Generation EU saranno certamente un’opportunità, ma se non ci sarà a livello politico un cambio di passo, il rischio sarà quello di perdere anche questa occasione.

Il problema tutto italiano, infatti, è che anche quando le risorse economiche sono state stanziate, gli interventi infrastrutturali non vengono realizzati. Non a caso il Parlamento sta discutendo il parere ( che dovrebbe essere espresso proprio questa settimana) all’Atto del Governo n. 241, che ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche da Commissariare. Si tratta di “opere incompiute” per le quali le risorse sono già state allocate, eppure i lavori sono fermi da anni per le più disparate ragioni.

Al riguardo, è emblematico il caso della rete idrica della Campania: le risorse ci sono ma le amministrazioni locali, gli enti preposti e la regione non trovano il modo di risanare quella che da molti è stata ribattezzata una “rete idrica bucata”. La situazione è drammatica, e in alcune zone del territorio campano si arriva addirittura ad avere una dispersione dell’acqua vicina all’80 per cento.

Stante questa situazione, la politica sta cercando di trovare una soluzione per far ripartire i cantieri anche utilizzando in maniera strategica le risorse del Recovery Fund. L’ipotesi è quella di replicare su tutto il territorio nazionale il “modello Genova“, che permetterà al paese di superare in gap infrastrutturale di cui soffre da decenni. E forse a giugno, come ci ha anticipato l’on. Generoso Maraia, potrebbe arrivare un Commissario ad hoc per la gestione di tutta la rete idrica campana. La proposta avanzata da parte dell’on. Maraia, infatti, dovrebbe essere introdotta nel parere al Governo che le Commissioni parlamentari stanno predisponendo. Speriamo sia la volta buona.

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AL VIA LA RIFORMA DELLO SPORT. COSA PREVEDONO I DECRETI LEGISLATIVI APPROVATI DAL GOVERNO.

Con Giovanni SCIANCALEPORE, ordinario di sistemi giuridici comparati e di diritto dello sport e direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Universita’ di Salerno.

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Con la legge dell’8 agosto 2019, n.86, il Parlamento ha approvato una delega al Governo per l’emanazione di uno o più decreti legislativi, atti a riscrivere totalmente la normativa in materia di sport. Una riforma epocale per il settore sportivo, che si è effettivamente concretizzata lo scorso 26 febbraio 2021 con l’entrata in vigore dei 5 decreti legislativi che hanno rideterminato l’ordinamento sportivo in materia di lavoro, semplificazione e sicurezza.

In questo podcat, il prof. Giovanni Sciancalepore – membro della Commissione di esperti che ha lavorato a Palazzo Chigi per redigere i decreti in questione – ci ha spiegato gli aspetti più innovativi della riforma: dall’abolizione del vincolo sportivo inteso come limitazione alla libertà contrattuale dell’atleta, anche nel settore dilettantistico; all’eliminazione della sperequazione di trattamento tra lavoratori professionisti e non professionisti; alla creazione di un Registro nazionale delle attività sportive; alle disposizioni per garantire una maggiore sicurezza nella pratica degli sport invernali; fino alle norme per eliminare la discriminazione di genere e dare pari dignità al professionismo femminile.

Insomma, una svolta epocale che comunque entrerà in vigore nel luglio 2022, anche in attesa della riforma della governance del CONI attualmente in discussione in Senato.

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GIORNATA INTERNAZIONALE PER I DIRITTI DELLE DONNE, 8 MARZO 2021.

Con la senatrice Cinzia Leone (M5S), vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno del femminicidio.

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Probabilmente, chiamarla “festa della donna” è fuorviante. Con ben 12 donne vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno, rimane poco da celebrare e molto da riflettere. Oggi, però, vogliamo focalizzare l’attenzione sui diritti della donna anziché sulla violenza che viene consumata a suo danno, anche perché non vogliamo confondere questa ricorrenza con la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” che, istituita nel dicembre 1999, si svolge ogni anno il 25 di novembre.

Qualsiasi forma di discriminazione trova le sue radici nella mancanza di una cultura del rispetto che porta a non vedere l’altro, e non riconoscendolo lo si umilia fino alla distruzione: morale e fisica. Motivo per cui in questo podcast, insieme alla senatrice Cinzia Leone, abbiamo cercato di intraprendere una discussione sui diritti ancora negati alle donne, a volte riconosciuti solo a parole.

Abbiamo, quindi, preso spunto dal testo di una famosa canzone scritta nel 1972 da John Lennon e Joko Ono: un vero manifesto di denuncia della condizione femminile. “La donna è il negro del mondo” – cantava il grande cantautore – “la costringiamo a dipingersi la faccia e a ballare. Se non vuole essere una schiava, le diciamo che non ci ama. Se è vera, le diciamo che cerca di essere un uomo. Mentre la umiliamo, fingiamo che ci sia superiore (…) la costringiamo a portare in grembo e allevare i nostri figli e poi la lasciamo avvilita perché è diventata una femmina vecchia e grassa. La insultiamo tutti i giorni in TV e ci meravigliamo perché non ha coraggio o fiducia. Quando è giovane uccidiamo la sua voglia di essere libera (…) La donna è la schiava degli schiavi (…) se non mi credi dà un’occhiata a quella con cui stai (…) se mi credi, è meglio che tu lo grida forte … pensaci … fa’ qualcosa in proposito”.

In questo momento storico “fare” diventa un imperativo, significa soprattutto non rimanere a guardare con indifferenza o armarsi solo di buone intenzioni. La senatrice Cinzia Leone è animata da caparbietà e determinazione, lo si comprende dalla forza delle sue esternazioni. Occuparsi a tempo pieno di femminicidio significa confrontarsi ogni giorno con casi di violenza e di morte. Sono immagini e sensazioni che o ti scivolano addosso oppure ti rimangono aggrappate, e fanno male. Una donna forte, e Cinzia Leone lo è, ha la capacità di trasformare la sofferenza in qualcosa di costruttivo e spezzare quel circolo vizioso che si nutre di violenza. Questa è una peculiarità delle donne, e per questo è importante che ad esse sia data la possibilità di rappresentare la società in posti in cui possano fare la differenza. In questo caso, possiamo dire che Cinzia Leone è la donna giusta al posto giusto per avviare l’auspicato cambiamento.

Tra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare, c’è una società che di dice cosa dobbiamo essere attraverso stereotipi che per secoli hanno lasciato la figura della donna ai margini. Detto in altro modo, nell’evoluto Occidente c’è chi pensa ancora che la donna sia una costola di Adamo. Il dramma è che molte donne, anche solo inconsciamente, credono ancora a questa versione dei fatti. C’è una voce atavica che bisbiglia nella mente di ogni donna, anche la più emancipata, ricondandole questa storia. A quella voce non dobbiamo più credere. A quella voce, non dobbiamo più dare forza.

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LA UE PROROGA VALIDITÀ DELLE PATENTI DI GUIDA.

In considerazione del protrarsi della pandemia, lo scorso 22 febbraio 2021 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento (UE) 2021/267 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2021, il c.d. “Omnibus II”, recante misure specifiche e temporanee riguardo al rinnovo o la proroga di taluni certificati, licenze e autorizzazioni in materia di trasporti. A seguito di ciò, il Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili ha emanato la Circolare 7203 del 1° marzo 2021, che sostituisce la precedente emanata in data 21 gennaio 2021 prot. 2143.

In base alle nuove disposizioni, si prevede:

– la proroga della validità delle patenti di guida scadute o che scadrebbero nel periodo compreso tra  il 1° settembre 2020 e il 30 giugno 2021 per un periodo di 10 mesi dalla data di scadenza su di esse indicata;

– la proroga della validità delle patenti di guida che, dopo l’applicazione della proroga di sette mesi già disposta dal precedente regolamento (UE) 2020/698, sarebbe scaduta o scadrebbe nel periodo compreso tra il 1° settembre 2020 e il 30 giugno 2021 per ulteriori sei mesi ma non oltre la data del 1° luglio 2021, se la predetta proroga di sei mesi viene a scadere dopo.

In sintesi, per la circolazione su tutto il territorio dell’UE e dello SEE, con le patenti rilasciate in Italia e per la circolazione su tutto il territorio italiano, con le patenti di guida rilasciate da un diverso Paese membro dell’UE o del SEE, la validità delle patenti è così prorogata:

scadenza originariascadenza prorogata
1° febbraio 2020 – 31 maggio 202013 mesi a decorrere dalla data della scadenza originaria (*)
1° giugno 2020 – 31 agosto 20201° luglio 2021 (*)
 1° settembre 2020 – 30 giugno 202110 mesi a decorrere dalla data della scadenza originaria (**)

(*) si applicano i sette mesi di proroga, decorrenti dalla data originaria di scadenza, di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2020/698 ed, a seguire, gli ulteriori sei mesi di cui all’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento 2021/267, ma non oltre la data del 1° luglio 2021;(**) si applicano i dieci mesi di proroga di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2021/267;(***) per completezza espositiva si rappresenta che:-alcuni Stati membri, giusta facoltà riconosciuta dal regolamento 2020/698 hanno deciso di non adottare le proroghe su esposte o sono stati autorizzati ad adottarle con modalità differenti;- la stessa facoltà può essere esercitata in virtù delle disposizioni del regolamento 2021/267, 

Per la sola circolazione sul suolo nazionale, la validità delle patenti rilasciate in Italia è così prorogata:

scadenza originariascadenza prorogata
31 gennaio 2020 – 29 settembre 202029 luglio 2021 (*)
30 settembre 2020 – 30 giugno 202110 mesi a decorrere dalla data della scadenza originaria (**)

(*) si applicano le disposizioni di cui all’articolo 103, commi 2 e 2 sexies, del DL n. 18 del 2020, come convertito e succ. mod.: in tali casi, la disposizione nazionale è di maggior favore rispetto alle disposizioni unionali;(**) si applicano i dieci mesi di proroga di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2021/267

Infine,  come documento di riconoscimento, la validità delle patenti di guida rilasciate in Italia, con scadenza compresa tra il 31 gennaio 2020 ed il 29 aprile 2021, è prorogata fino al 30 aprile 2021. La validità ai fini dell’espatrio resta limitata alla data di scadenza indicata nel documento. 

(elaborazione dati Camera dei deputati)

MYANMAR. DAL COLPO DI STATO ALLE PROTESTE

RISIKO – Con Antonio ALBANESE direttore di AGC Communication, e la partecipazione dell’on. Gennaro MIGLIORE (Iv), Commissione Esteri della Camera, e Cecilia BRIGHI, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.Insieme”.

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Nel sudest asiatico, il Myanmar (fino al 1989 conosciuto col nome di Birmania) continua la sua difficile transizione democratica, ancora una volta messa in pericolo dal potere militare. Conseguita l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, la Birmania è stata caratterizzata da un alternarsi di governi democraticamente eletti e da colpi di stato, fino alla dittatura militare instauratasi nel 1962. Soltanto nel 2010, l’opposizione guidata dalla leader Aung San Suu Kyi (figlia del capo politico Aung San che negoziò l’indipendenza birmana dagli inglesi) è riuscita ad avviare la svolta democratica. Di fatto, dalle elezioni del 2012 la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito guidato da San Suu Kyi, ha vinto tutte le elezioni politiche, comprese quelle che si sono svolte lo scorso novembre.

Nonostante ciò, in tutti questi anni il processo democratico del Myanmar ha continuato a reggersi su un precario equilibrio tra spinte democratiche e il partito dei militari, in un sistema “semi civile” che, fino allo scorso gennaio, ha garantito ai militari il 25 per cento dei rappresentanti in Parlamento ( non eletti ma nominati dai vertici dell’esercito) e il controllo di tre ministeri chiave: Difesa, Affari di Confine e Interni. Poi, il 1° febbraio 2021, i carri armati hanno di nuovo occupato le strade della capitale. Il Segretario di Stato, San Suu Kyi, è stata messa agli arresti domiciliari, e i membri del Parlamento bloccati nelle loro residenze. I militari sono tornati di fatto al potere.

Le ragioni di questo colpo di stato, come ci ha spiegato Cecilia Righi, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.inseme”, riguardano prevalentemente motivi economici. Forte del risultato elettorale delle elezioni dello scorso novembre, infatti, il partito guidato da San Suu Kyi, si apprestava ad avviare riforme importanti per contrastare la dilagante corruzione interna, legata soprattutto agli interessi economici dei capi militari e dei loro sostenitori. Gli affari militari riguardano soprattutto il traffico di droga, in particolare la produzione e il commercio di anfetamine, nonché interessi strategici legati alle infrastrutture energetiche (gasdotti e oleodotti), che vedono il coinvolgimento soprattutto dei paesi vicini: Cina, India e Thailandia.

Ciò che i militari non si aspettavano ( ho hanno sottovalutato) è stata la forte opposizione della popolazione, scesa in piazza in difesa della democrazia. “La gente preferisce morire pur di cambiare la situazione, nessuno vuole tornare indietro alla dittatura”, sono state le parole di Maung Maung, leader della Federazione birmana dei sindacati, ascoltato lo scorso 4 marzo in videoconferenza nella Commissione Esteri della Camera dei deputati. Gli scontri tra l’esercito e la popolazione birmana hanno già provocato più di 18 morti civili, e le proteste continuano. In difesa della democrazia, anche i diversi gruppi religiosi, solitamente contrapposti. La minoranza cristiana ha chiesto a tutte le autorità religiose del paese di sostenere i manifestanti, ed è diventata “virale” sul web la foto di una suora in ginocchio davanti ai militari nell’intento di bloccare una carica contro la popolazione. Nel frattempo i lavoratori hanno cementificato i bocchettoni del gas-oleodotto per bloccare le forniture dell’esercito. Stante la situazione, molti militari hanno cominciato a disertare, rifiutandosi di attaccare la popolazione.

Davanti a questa “rivolta democratica” la comunità internazionale comincia a far sentire la sua voce, condannando apertamente il colpo di stato e la repressione contro la popolazione. Anche la Cina, che alcune voci avevano additato come uno dei mandanti del golpe, ha preso le distanze dai militari. E proprio la risposta internazionale sarà determinante per bloccare la violenza dei militari. L’on. Gennaro Migliore, membro della Commissione Esteri della Camera dei deputati, parla di una necessaria “mobilitazione delle coscienze” per convincere le opinioni pubbliche a prendere una posizione decisa contro il regime militare per ripristinare la democrazia. In questo senso, l’Unione europea dovrà far sentire la sua voce in maniera chiara, e soprattutto in tempi brevi, anche chiedendo sanzioni nei confronti dei responsabili militari.

Quello che ci si aspetta nelle prossime settimane – spiega Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – è un passo indietro “onorevole” da parte dei militari, anche se sarà difficile trovare un nuovo equilibrio. Quel che è certo è che la popolazione birmana è determinata a proteggere la democrazia duramente conquistata, e guarda all’Occidente chiedendo sostegno. Significative le immagini dei manifestanti che usano in segno di protesta il saluto con le tre dita unite della saga di americana The Hunger Games. Un simbolo che ci ricorda che la lotta per la libertà non conosce confini e parla un unico linguaggio universale.

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IL MONDO RIFLESSO DI ALESSANDRO PONTIN. IL RAPTUS E IL FENOMENO DELL’OMICIDIO-SUICIDIO.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa.

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Giulia Scioppetto

Il 20 dicembre 2020 Alessandro Pontin, un uomo di 49 anni di Trebaseleghe ( in provincia di Padova), uccide i suoi due figli adolescenti e poi si toglie la vita. Apparentemente, la vita di Alessandro Pontin sembrava svolgersi normalmente, senza che ci fossero dei segnali in grado di far presagire l’imminente tragedia. Tutt’altro.

Separato dalla moglie, aveva una nuova compagna. Dopo il divorzio e le difficoltà economiche, che lo portarono a cessare la sua attività di falegname, si era reinventato una nuova vita come operatore olistico. Sembrava aver ritrovare un “equilibrio interiore”, tant’è che aveva anche aperto un suo sito web per aiutare le persone a “superare le disarmonie” e ritrovare benessere, e al quale aveva dato il nome di “Il mondo riflesso di Alessandro Pontin”.

Tutti elementi, questi, che hanno indotto ancora una volta i comunicatori dell’informazione a catalogare la tragedia come un “raptus”. Giulia Schioppetto, in questa puntata, ci ricorda che il raptus non esiste ( come direbbe Umberto Galimberti, il raptus è fantapolitica) e che dietro a questi gesti estremi “c’è un motivo che si è costruito nel tempo, poiché non è mai un fulmine a ciel sereno”. Cosa si nasconde, allora, dietro atti agghiaccianti come quello dell’omicidio-suicidio?

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COSA SUCCEDE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication, e la partecipazione dell’Ambasciatore Cosimo Risi.

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Il tragico attentato in cui hanno perso la vita l’Ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci, ha riportato la politica e l’opinione pubblica ad occuparsi delle complesse funzioni svolte dal Corpo diplomatico italiano in molte zone a rischio nel mondo. Un ruolo spesso sottovalutato, dietro il quale vengono costruiti delicati rapporti di cooperazione, alleanze e missioni di pace.

Luca Attanasio ha rappresentato l’Italia all’estero animato da profonda dedizione per il Continente africano, in difesa dei più deboli, soprattutto dei bambini. Forse, è stata proprio la sua ricerca del “bene” ad indurlo a mettere a repentaglio la sua incolumità. Difatti, secondo una ricostruzione degli eventi fornitaci da Graziella Giangiulio e Antonio Albanese, è plausibile ipotizzare che l’Ambasciatore Attanasio si fosse recato “in incognito” in delle cave minerarie per verificare di persona episodi di sfruttamento di lavoro minorile.

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GLI ACCORDI DI DAYTON 25 ANNI DOPO. IL PROCESSO DI EUROPEIZZAZIONE DELLA BOSNIA ERZEGOVINA

EUROBALCANI – Con l’europarlamentare Anna Cinzia BONFRISCO (Gruppo Lega-ID), e Gaetano MASSARA, analista politico dei Balcani.

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Sono trascorsi oramai 25 anni dalla firma degli Accordi di Dayton, che posero fine alla sanguinosa guerra in Bosnia dei primi anni Novanta. Una “pace imperfetta”, risultato di un difficile compromesso, necessaria per permettere la pacifica convivenza tra le diverse etnie presenti sul territorio: bosgniacchi, serbi e croati. Un precario equilibrio che, nonostante le persistenti criticità, ha permesso alla Bosnia Erzegovina di chiedere nel 2016 l‘adesione all’Unione europea. A differenza di altri paesi dei Balcani (come Albania, Serbia e Macedonia del Nord), il percorso della Bosnia Erzegoniva per entrare nella grande famiglia europea necessiterà ancora di diversi anni per arrivare a compimento, e non si realizzerà fintantoché le 14 priorità individuate dalla UE non si saranno trasformate in riforme concrete. Nonostante ciò, è indubbio che il processo di europeizzazione della Bosnia Erzegovina sia già in corso. In questo senso, la realizzazione dell’allargamento dipenderà anche dall’atteggiamento dell’Europa, che dovrà saggiamente accompagnare il necessario processo di democratizzazione politico-economico e culturale bosniaco. Diversamente, esiste il rischio concreto che altri “competitor” ( in primis Russia e Cina, ma anche la Turchia) possano allontanare la Bosnia Erzegovina dall’Europa. Da questo punto di vista, l’Italia è chiamata a giocare un ruolo determinante.

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LA GUERRA DEI SATELLITI. LA GEOPOLITICA NELLO SPAZIO.

RISIKO – Con l’on. Roberto Ferrari, capogruppo Lega Commissione Difesa della Camera, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication.

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Il 24 ottobre 1946 un razzo effettuò per la prima volta una foto della Terra dallo spazio. Da allora, il cielo sopra nostre teste si è affollato di migliaia di infrastrutture spaziali dalle molteplici funzioni. Circa 6.000 satelliti che osservano la Terra , e forse anche noi. Studiano l’atmosfera, i cambiamenti climatici, monitorano il suolo, fanno funzionare i nostri cellulari, ci permettono di trovare una strada e analizzano le previsioni meteorologiche. Ma la corsa allo spazio non si è fermata al campo scientifico e commerciale, e sempre di più sono i sistemi satellitari ad uso militare ad impegnare le grandi potenze internazionali.

Il cyber spazio è considerato il quinto dominio di guerra, destinato a diventare sempre più determinante negli equilibri strategici e geopolitici. Del resto, la sopravvivenza della società globale è oramai estremamente dipendente dalle tecnologie legate al ciberspazio. Ciò significa che, in un’ipotetica guerra, non sarà più necessario schierate migliaia di militare per invadere il territorio nemico, piuttosto basterà distruggere gli apparati di comunicazione che provvedono a fornire energia elettrica oppure l’approvvigionamento di acqua ad una comunità. Quella che negli anni Ottanta era considerata fantascienza, oggi è divenuta una realtà plausibile, sicuramente da prendere seriamente in considerazione come una concreta probabilità. Non a caso anche l’Italia, come ci ha spiegato l’on. Roberto Ferrari, sì è recentemente dotata di un Comando per le operazioni spaziali. La guerra dei satelliti, è appena iniziata.

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FONDI EUROPEI 2014-2020. COME L’ITALIA NON HA SPESO 53 MILIARDI.

Con l’on. Francesca Donato, europarlamentare Gruppo Lega – Identità e Democrazia, membro della Commissione per lo Sviluppo regionale e della Commissione per i problemi economici e monetari.

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In tutti questi mesi ci hanno propinato l’avvento del Recovery Fund come l’inizio della rinascita del nostro Paese, mediante cui superare tutte le criticità economiche e sociali generate dalla pandemia. La realtà, purtroppo, ci pone dinanzi ad una narrazione alquanto diversa. Prenderne coscienza, significa essere pronti ad affrontare le difficoltà che ci aspettano con pragmatismo, poiché la cosa peggiore che può capitarci è di essere impreparati davanti alla sfide che ci attendono. Da questo punto di vista, l’europarlamentare Francesca Donato, attraverso un’efficace parallelismo tra le risorse dei Fondi europei e quelle del Next Generation EU, ci ha fornito una visione ad ampio spettro dell’attuale momento storico.

Il ciclo dei Fondi europei ha una durata di sette anni, quello appena conclusosi si riferiva al periodo 2014-2020. Per accedere a queste risorse ogni paese deve stipulare un Accordo di partenariato con la Commissione europea, attraverso cui lo Stato membro indica le strategie, le priorità e le modalità di attuazione delle risorse. Secondo i dati forniti dall’ex Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, nell’ambito di un’audizione parlamentare, in sette anni l’Italia è riuscita a spendere soltanto il 28,5% dei 53 miliardi che erano stati assegnati al nostro Paese. Una percentuale, tra l’altro, superiore a quella del ciclo 2007/2013. Tuttavia se andiamo a vedere le performance degli altri paesi Ue, la media di utilizzazione dei fondi non supera il 40%. Ciò significa che, al di là delle problematiche nazionali, c’è qualcosa che non funziona a livello di regole europee. Del resto, se nessun paese riesce a spendere più del 40% dei fondi di cui potrebbe usufruire, è evidente che esiste un problema strutturale. L’on. Donato ci ha confermato che, nelle preposte sedi europee, da diverso tempo si sta discutendo per modificare le norme che regolano l’accesso alle risorse messe a disposizione dall’Europa, con esiti per il momento non troppo confortarti.

Le similitudini con il procedimento relativo alla presentazione del Recovery Plan sono evidenti, con la differenza che i dettami previsti per le risorse del Next Generation EU sono più stringenti, vincolanti e presentano maggiori condizionalità. Indi, l’estremo ottimismo ostentato da chi pensa di avere già in tasca 209 miliardi da spendere è, nella migliore delle ipotesi, fuorviante.

Anzitutto, dovremo essere capaci di presentare un adeguato Piano nazionale di Ripresa e Relisienza ( il c.d. PNRR o Recovery Plan) e, soltanto a seguito dell’approvazione dello stesso da parte del Consiglio, la Commissione europea erogherà il 13% dell’ammontare delle risorse complessive. Successivamente, se non saremo in grado di raggiungere le tappe e gli obiettivi intermedi ( che secondo le indicazione europee devono essere “specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e con scadenze precise”) non arriveranno altre elargizioni. Inoltre, per avere accesso ai 127 miliardi di prestiti, dovremo dimostrare di essere stati in grado di spendere tutti gli 81 miliardi di sussidi a fondo perduto. Al riguardo, va detto che tra le ragioni del mancato utilizzo dei fondi europei 2014/2020 risaltano:da una parte il ritardo nell’approvazione dell’Accordo di partenariato con la Ue, che è stato approvato un anno dopo l’inizio del ciclo; dall’altra il ritardo nella designazione delle autorità nazionali chiamate a gestire di fondi, confermate soltanto nel 2018 ( a due anni dalla scadenza del settennato).

Il Governo Draghi compirà il miracolo tanto atteso? Probabilmente sarebbe stato più onesto parlare chiaro agli italiani e prospettare la realtà per quella è: il momento storico è molto difficile e ci aspettano scelte difficili. Il sogno di tornare alla “normalità” non si realizzerà rifugiandosi in vane illusioni, bensì affrontando i problemi con coraggio e realismo. Dal momento che non ci è dato di esprimere la nostra idea di futuro attraverso elezioni democratiche, ci aspettiamo quanto meno di essere trattati da persone mature e benpensanti, laddove possiamo prendere decisioni consapevoli soltanto conoscendo la realtà dei fatti. Le soluzioni, come ci ha indicato l’on. Francesca Donato in questo podcast, ci sono. E dalla politica, adesso, ci aspettiamo un atteggiamento diverso.

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DONATO BILANCIA. IL KILLER DEI TRENI.

NELLA MENTE DEL SERIAL KILLER – Con Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa investigativa.

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Giulia Scioppetto

In questa puntata Giulia Schioppetto ripercorre la storia di Donato Bilancia, conosciuto come il “killer dei treni”, condannato a tredici ergastoli per aver commesso diciassette omicidi tra il 1997 e il 1998. Dopo 22 anni di prigione, Donato Bilancia è morto lo scorso 17 dicembre nel carcere di Padova, a causa delle conseguenze del Covid. Ed è stato proprio all’interno del carcere “Due Palazzi” che Giulia Schioppetto ha avuto modo di conoscere Donato Bilancia. Un “faccia a faccia” con uno dei più noti serial killer italiani, che Giulia Schioppetto ha raccontato ai microfoni di Radio Sparlamento.

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