ANIMALI & PALAZZI

PUNTATA DI LUNEDÌ 2 AGOSTO, ORE 12.00

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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Ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva. Alla Camera continua spedito l’iter per l’approvazione in seconda lettura della riforma dell’art. 9 della Costituzione: tutte le Commissioni hanno dato parere positivo al testo approvato dal Senato. Nella Commissione Giustizia del Senato, dopo la sconvocazione dei lavori di Commissione della scorsa settimana, è stato ricalendarizzato per mercoledì prossimo il ddl di riforma del codice penale che dovrebbe inasprire la normativa sul maltrattamento degli animali. Mercoledì 4 agosto, nella Commissione Agricoltura della Camera, si svolgeranno le audizioni di Ispra, Coldiretti e Agrinsieme nell’ambito delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, l’obiettivo è di allargare oltremodo le maglie della caccia : cacciare sempre, cacciare senza limiti.

Fuori dai Palazzi: continua senza sosta l’impegno dei volontari della Lav per salvare gli animali scampati dalle fiamme degli incendi che hanno devastato la zona dell’Oristanese, in Sardegna. Tantissimi animali non ce l’hanno fatta e, purtroppo, molti cani sono arsi vivi perché legati alle catene. La Lav ha chiesto ai Comuni interessati di emanare un’ordinanza urgente per vietare la detenzione degli animali a catena.

In questo momento la priorità è mettere in salvo quanti più animali possibile: sul posto è arrivata da Roma anche l’ambulanza della Lav, ma l’impegno per soccorrere e curare in cliniche specializzate tutti gli animali è veramente oneroso. E’ possibile sostenere l’attività di soccorso della LAV effettuando una donazione a questo indirizzo: https://bit.ly/Emergenza-Incendi-Sardegna. Anche un piccolo contributo potrà fare la differenza.

ANIMALI & PALAZZI riprenderà le trasmissioni a partire da lunedì 13 settembre, sempre alle ore 12.00.

Buon ascolto e buone vacanze!

ATTACCO A BAGHDAD. LE CONSEGUENZE NELL’AREA MEDIORIENTALE.

RISIKO- con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione del sen. Massimo Candura, vicepresidente della Commissione Difesa del Senato.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 28 LUGLIO, ORE 17.00

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La tensione sull’Iraq è molto forte. L’attentato del 19 luglio scorso al mercato Sadr City di Bagdad, dove un uomo dell’Isis si è fatto esplodere usando una cintura esplosiva che ha ucciso più di 35 persone, è solo l’ultimo episodio di una situazione alquanto critica. E mentre il presidente Mustafa al-Kazemi è impegnato all’estero per un giro di incontri con i maggiori leader mondiali ( da ultimo l’incontro del 26 luglio alla Casa Bianca con il presidente Joe Biden), la sicurezza in Iraq è compromessa da una serie di fattori che stanno destabilizzando il Paese.

Da una parte gli scontri contro il PKK nella zona del Kurdistan iracheno, dall’altra l’azione dell’Isis che sta cercando letteralmente di “lasciare al buio” il Paese, abbattendo le torri per l’elettricità ( tra tralicci e centrali elettriche). Da ultimo, il problema dell’acqua, con il fiume Shatt al-Arab che si sta prosciugando: la siccità, i cambiamenti climatici e le dighe turche che hanno bloccato di fatto il corso dell’acqua del Tigri e l’Eufrate, stanno rendendo la situazione sempre più preoccupante per la popolazione. In tutto questo contesto, grande incertezza incombe sulle elezioni di ottobre, e l’instabilità dell’Iraq andrà inevitabilmente a riposizionare i rapporti di forza in tutto il Medio Oriente.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 19 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. Alla Camera approvata all’interno del decreto sostegni-bis una norma (bipartisan PD/Lega) che riduce per tutto il 2021 l’IVA al 10% per l’acquisto di animali vivi per uso venatorio: la norma pro caccia costerà ai contribuenti un minino di 500 mila euro.

Presentata un’interrogazione da parte dell’on. Filippo Maturi, responsabile del Dipartimento animali della Lega, per chiedere un intervento immediato del Ministro Speranza in merito all’epidemia di brucellosi scoppiata in un allevamento di cani nelle Marche a seguito dell’importazione di alcuni cuccioli dalla Russia, malattia tra l’altro trasmissibile anche all’uomo. Gravi le responsabilità tanto del servizio veterinario locale, per non avere effettuato le verifiche necessarie, quanto della Regione Marche che dopo mesi ancora non è intervenuta per debellare l’epidemia. Al momento sono morti più di 200 cani.

Sempre a Montecitorio l’on. Patrizia Prestipino (PD), autrice dell’emendamento che ha previsto la possibilità per i veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Ministro Speranza una campagna informativa per la corretta applicazione di questa disposizione: una richiesta arrivata dopo le dichiarazioni di un dirigente del Ministero della Salute che ha pubblicamente criticato questa misura esortando i veterinari a non applicarla.

Buon ascolto…

A tu per tu con suor Monia Alfieri – DIALOGO SUL DDL ZAN

Con la partecipazione del sen. Andrea OSTELLARI, presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Puntata di venerdì 16 luglio, ore 10.30

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La questione relativa all’approvazione del c.d. ddl Zan ha ben poco a che vedere con il contrasto della discriminazione per sesso o genere, piuttosto con la libertà di pensiero che questo provvedimento va pesantemente a ledere. “Una legge dello Stato dovrebbe garantire i diritti della persona, non definirla” , ha commentato suor Monia in opposizione al testo in discussione in Senato. Condividiamo le preoccupazione di suor Monia in merito al tentativo di certa politica di far prevalere la propria visione (minoritaria) della società, inculcando attraverso una forzata opera di indottrinamento una cultura fondata sulla sessualità liquida. Su questa vicenda si sta spaccando il paese e si stanno compromettendo proprio i diritti di coloro che la legge dovrebbe andare a tutelare. In aggiunta a ciò, il buon senso dovrebbe indurre il legislatore a introdurre cambiamenti radicali in termini di diritti civili laddove è sicuro di rappresentare il pensiero della maggioranza del paese, quando invece questo Parlamento è espressione di maggioranze ( di volta in volta diverse) costruite da gruppi politici avulsi dal sentire della popolazione.

Ad ogni modo, tra bocciare questo provvedimento e approvarlo nel testo attuale c’è una terza via: quella del compromesso, che il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari, ha chiesto a tutte le forze politiche nel tentativo di migliorare un testo scritto “pericolosamente” male. Non è necessario essere dei giuristi per capire che una legge non può definire l’orientamento sessuale come un’autopercezione soggettiva slegata completamente da qualsiasi parametro biologico, punendo penalmente chiunque esprima opinioni o convincimenti diversi che possono presumibilmente istigare all’odio e alla discriminazione sessuale. Perchè è questo che è stabilito nell’articolo 4 dell’attuale ddl Zan, laddove recita ” Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. In altre parole, sarà la magistratura a giudicare caso per caso se un individuo ha espresso la propria opinione come manifestazione del proprio convincimento oppure se determinate esternazioni erano animate dall’odio e discriminazione, quindi passibili di condanna.

Nella speranza che questo #podcast possa essere un valido contributo per riflettere nel merito sul ddl Zan, riportiamo di seguito per completezza d’informazione il testo del ddl Zan, invitandovi alla lettura dello stesso per comprenderne la reale portata. In particolare, vi invitiamo a riflettere sull’art. 1, che stabilisce per legge le diverse definizioni di “sessualità”: “Ai fini della presente legge:a) per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per l’attrazione di persone sesso, o di orientamento sessuale si intende sessuale o affettiva nei confronti di sesso opposto, dello stesso o entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. Riteniamo che la libertà sessuale sia un diritto soggettivo assoluto, ma non compete ad una legge definire e quindi delimitare i comportamenti umani: si tratterebbe di un pericoloso precedente.

Buon ascolto…

TESTO DDL ZAN

CONCESSIONI AUTOSTRADALI: LAVORI IN CORSO.

Con la sen. Simona PERGREFFI, capogruppo LEGA nella Commissione Lavori pubblici del Senato.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 18.00

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La questione delle concessioni autostradali ha a che fare soprattutto con lo stato di salute delle infrastrutture del nostro Paese. La scorsa settimana il Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, nell’ambito della sua audizione nella Commissione Lavori pubblici del Senato ha delineato una situazioni poco confortante. “Le ispezioni straordinarie del ministero – ha dichiarato il Ministro – hanno evidenziato un avanzato stato obsolescenza delle infrastrutture”.

Dal crollo del ponte Morandi è in corso un braccio di ferro tra lo Stato e le 22 società concessionarie che gestiscono 5880 km di autostrade nazionali. Attualmente è in corso un procedimento di revisione degli schemi di convenzioni che interessa ben 15 concessionarie: l’intento è quello di riequilibrare le pattuizioni di particolare “favore” nei confronti delle società convenzionali ed evitare le continue azioni giudiziali in ambito interpretativo, che pertengono in particolare la questione delle tariffe. La priorità – ci ha spiegato la senatrice Simona Pergreffi – è quella di ristabilire certezza nei rapporti tra concedente e concessionari, soprattutto a tutela dei cittadini.

Buon ascolto…

FAMILY ACT E ASSEGNO UNICO: TUTTE LE NOVITÀ PER LE FAMIGLIE.

Con l’on. Vito DE FILIPPO (PD), relatore del disegno di legge sul Family Act e Domenico COSENTINO, presidente dell’Associazione FAREdiPiù.

Puntata di lunedì 28 giugno, ore 13.00

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Un podcast che fa chiarezza sulle misure che Governo e Parlamento stanno mettendo in campo per il sostegno della famiglia e a favore della natalità. Dal Family Act, attualmente in discussione nella Commissione Affari sociali della Camera; alla Legge n.46 del 1° aprile 2021 istitutiva dell’ Assegno unico e universale per i figli a carico, che entrerà a regime da gennaio 2022; fino alla “norma ponte” prevista dal decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, che ha introdotto l’assegno temporaneo per figli minori ( in vigore dal 1° luglio al 31 dicembre 2021) per quelle categorie fino a questo momento escluse dagli assegni al nucleo familiare ( come lavoratori autonomi e disoccupati). Chi sono i beneficiari dell’Assegno ponte, cosa cambierà dal prossimo gennaio in tema di sussidi con l’introduzione dell’Assegno Universale, quali novità saranno introdotte dal Family Act per valorizzare la genitorialità: tutte le risposte ai dubbi che sono sorti in queste settimane.

Buon ascolto…

EUTANASIA LEGALE: AL VIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

Con l’on. Gilda SPORTIELLO (M5S), Commissione Affari Sociali della Camera

Puntata di martedì 22 giugno, ore 12.30

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La scorsa settimana l’on. Gilda Sportiello ha ospitato alla Camera dei deputati una conferenza stampa dei rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni ( Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby) per promuovere la raccolta firme necessaria per indire un referendum popolare sulla questione del fine vita o eutanasia legale. Nella Commissione Affari sociali di Montecitorio dal 2019 si sta discutendo sulla questione, eppure dopo tre cicli di audizioni ancora non si è approdati a nessun testo base: il rischio molto probabile è di chiudere anche questa legislatura con un nulla di fatto.

E mentre il nostro legislatore non vuole assumersi la responsabilità di varare una legge su questa delicata materia, migliaia di persone ogni giorno vanno incontro a morte inevitabile dovendo patire atroci sofferenze. Al dramma personale si aggiunge l’impotenza e la sofferenza dei familiari, che assistono spesso ad un accanimento terapeutico nei confronti dei propri cari senza avere il potere di fare nulla.

Per queste ragioni ci auguriamo che i cittadini italiani possano esprimersi e dare un’indicazione alla politica su quale intendimento debba prevalere in ambito parlamentare. Il termine ultimo per la raccolta firme è il 30 settembre. Per avere maggiori informazioni su come firmare e aderire all’iniziativa, è possibile consultare il sito: https://referendum.eutanasialegale.it/.

Un sentito ringraziamento all’on. Sportiello per il suo impegno.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – LA SCUOLA CI SALVERÀ. CHI SALVERÀ LA SCUOLA?

Con la partecipazione dell’on. Sara DE ANGELIS (Lega), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati.

Puntata di venerdì 4 giugno, ore 11.00

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Secondo appuntamento dedicato al mondo della scuola. Siamo giunti alla fine di un anno scolastico oltremodo difficile: adesso è indispensabile programmare la ripartenza a settembre evitando di ripetere gli errori del passato. Per suor Monia è necessario sostituire la visione parcellizzata della scuola con un approccio sistemico e di sistema. Basta con i contributi a pioggia, occorre individuare le priorità, agire con risolutezza e tempestività per scongiurare una catastrofe educativa: in pericolo c’è la tenuta del Paese, con il Sud che rischia di rimanere fortemente indietro rispetto al resto del territorio nazionale dal punto di vista dell’offerta e della qualità del sistema educativo. Sicuramente, la politica ha il dovere di pensare alla scuola come luogo di crescita e di sviluppo dei giovani e non come “postificio” per aspiranti docenti. La qualità della didattica, ha affermato l’on. Sara De Angelis, deve tornare al primo posto.

Buon ascolto…

A tu con suor Monia Alfieri – LA SCUOLA CI SALVERÀ. CHI SALVERÀ LA SCUOLA?

Con la partecipazione dell’on. Valentina APREA (FI), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 17.30

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La pandemia ha messo in evidenza da una parte l’importanza della scuola per il sistema paese, dall’altra tutti i limiti del nostro sistema educativo. Questo è il momento della ripartenza: al legislatore il compito di fare tesoro dell’esperienza acquisita e degli errori commessi per rinnovare il sistema scolastico del nostro Paese. Il decreto sostegni-bis ha stanziato 350 milioni di euro per le scuole statali e altri 50 milioni per le scuole paritarie. E’ un buon inizio, ma non basta. I dati forniti da suor Monia Alfieri ci indicano una delle priorità da perseguire nei prossimi mesi: garantire il pluralismo educativo su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista, è necessario agire soprattutto in quelle regioni del Sud che oggi, a seguito delle conseguenze della pandemia, sono in maggiore sofferenza.

“Peggio di questa crisi” – ha detto Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”. In tal senso, le dichiarazioni dell’on. Valentina Aprea, manifestano una rinnovata consapevolezza della politica su queste tematiche e sulle priorità da perseguire. A quanto pare, questa volta si sta procedendo, tutti insieme, nella giusta direzione.

Buon ascolto…

I DATI DELLA SCUOLA – a cura di suor Monia Alfieri

AL VIA LA COMMISSIONE SULLE CONDIZIONI DI LAVORO IN ITALIA.

Con il sen. Ugo GRASSI, capogruppo Lega nella Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 10.30

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Ugo Grassi

La scorsa settimana in Senato è stata costituita la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati. La recente morte sul lavoro della giovane Luana D’Orazio ha contribuito a dare uno slancio all’avvio dei lavori di questa Commissione, nella consapevolezza che non è più accettabile perdere la vita sul luogo di lavoro a cagione di incidenti che possono essere evitati. Con il sen. Ugo Grassi abbiamo parlato degli obiettivi che la Commissione intende perseguire e della prossima programmazione dei lavori, che vedrà il coinvolgimento delle parti sociali e della società civile. Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA: ISTRUZIONE E RICERCA.

Con l’on. Marco BELLA (M5S), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati.

Puntata di venerdì 14 maggio, ore 11.00

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Lo scorso 22 aprile, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi di euro, di cui: 191,5 miliardi finanziati attraverso lo strumento del Recovery Fund; 13,5 miliardi riferiti al React-EU, il Fondo supplementare per la politica di coesione; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. Secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, il 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione ci ha e coesione; 6- salute.

In questo podcast, l’on. Marco Bella, ci ha illustrato gli assi portanti della Missione 4: Istruzione e Ricerca. Un progetto ambizioso, volto a migliorare i percorsi scolastici e universitari, a colmare il deficit di competenze, ed a rafforzare i sistemi di ricerca. A disposizione ci sono 31,9 miliardi di euro, suddivisi in due linee di intervento, o “Componenti”, di cui: 19,44 miliardi destinati al potenziamento dei servizi di istruzione, a partire dagli asili nido fino alle Università; 11,4 miliardi per la ricerca.

La Componente 1, mira ad implementare l’offerta degli asili nido, la diffusione del tempo pieno nelle scuole, a contrastare l’abbandono scolastico, a ridurre il divario territoriale, ad ampliare l’offerta formativa ( è prevista, tra l’altro, la riforma degli ITS), alla messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici scolastici ( con particolare riguardo alla costruzione di palestre e strutture sportive). In merito al sistema universitario, è previsto l’aumento di borse di studio e l’innalzamento delle fasce per l’accesso gratuito, nonché l’implementazione degli alloggi universitari. Particolare attenzione è riservata ai ricercatori, attraverso la riforma dei dottorati di ricerca e l’aumento di borse di studio. Al riguardo, l’on. Bella ha segnalato una proposta di legge, già all’esame della Commissione Cultura della Camera, che prevede “Norme in materia di reclutamento e stato giuridico dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, nonché di dottorato e assegni di ricerca”.

La Componente 2, invece, prevede interventi per il rafforzamento della ricerca attraverso il finanziamento di 12 progetti, che vanno dal potenziamento delle infrastrutture di ricerca, al finanziamento dei nuovi PRIN (Progetti di ricerca di interesse nazionale), incentivi alla partecipazione degli IPCEI (Progetti di Interesse Comune Europeo), il finanziamento di accordi per l’innovazione, nonché il finanziamento di progetti di ricerca di giovani ricercatori.

Il PNRR è attualmente al vaglio della Commissione europea. Entro la fine di giugno dovrà pronunciarsi in via definitiva il Consiglio europeo, dopo di che, già a luglio dovrebbe arrivare la prima tranche ( circa il 13% dell’ammontare complessivo del Piano). Superate queste tappe, dovremo dimostrare di essere capaci di attuare questo incredibile Piano di riforma del Paese, soprattutto, di rispettare gli obiettivi e le tempistiche in esso descritti, in modo da superare le verifiche semestrali della Commissione. Diversamente, avremo perso un’occasione irripetibile.  “Peggio di questa crisi” – ha affermato l’on. Bella, riprendendo una frase pronunciata da Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”.

Buon ascolto…

A tu per tu con suor Monia Alfieri. MINORI NELLA TRAPPOLA DELLA RETE.

A TU PER TU CON SUOR MONIA ALFIERI – Con la partecipazione del sen. Andrea CANGINI (FI), Commissione Istruzione del Senato.

Puntata di venerdì 7 maggio, ore 10.00

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Un tempo eravamo soliti pensare alle dipendenze in relazione all’abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Nella nostra epoca, però, a destare preoccupazione è l’uso ossessivo nei giovani dei più comuni mezzi comunicazione, in primis lo smartphone. Una dipendenza che per i minori sta avendo conseguenze drammatiche, eppure non se ne parla: probabilmente perché affrontare il problema dovrebbe imporre alla nostra società uno stile di vita diverso. Nella Commissione Istruzione del Senato è in corso un’indagine conoscitiva sull’impatto del digitale sui giovani. Le audizioni degli esperti, nazionali e internazionali, stanno facendo emergere un quadro allarmante sull’uso prolungato di social e videogiochi. Oltre ai danni fisici (miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete), a destare maggiore preoccupazione sono le conseguenze neuropsicologiche e comportamentali: sono state riscontrate non solo tendenze all’alienazione, alla depressione, all’irascibilità e un aumento esponenenziale degli istinti suicidari, soprattutto è stata ravvisata una progressiva perdita di facoltà mentali essenziali: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico.

L’utilizzo dello smartphone non è soltanto uno strumento per comunicare, poichè col tempo si trasforma in un modo di pensare: uno stile di vita che deforma la nostra percezione della realtà e interferisce nel nostro modo di relazionarci col mondo. Occorre, quindi, una “rete di sicurezza” da parte delle famiglie e delle Istituzioni, che deve iniziare col “dare il buon esempio“: poichè per i ragazzi gli adulti sono dei modelli da seguire e con cui confrontarsi. La situazione ci impone di essere attenti alle conseguenze del nostro agire e di riflettere sulle motivazioni che spingono i giovani a rifugiarsi nella rete del web. Dietro alla voglia di “occupare il tempo per non annoiarsi” si nasconde, infatti, una pericolosa dissociazione dalla realtà: la necessità di prendere le distanze dall’ansia, dalla tristezza, dalle preoccupazioni della vita. In altri termini, per strappare i nostri giovani dal web, dobbiamo offrirgli un’alternativa “reale”: infondergli una rinnovata voglia di vivere come antidoto all’istinto di scappare da un mondo che percepiscono come ostile.

Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA: RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Con il sen. Paolo ARRIGONI, Questore del Senato e responsabile Dipartimento Energia della Lega

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 11.00

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Gli assi strategici del Next Generation Italia, delineati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sono la digitalizzazione e la transizione ecologica. In particolare, il pilastro della transizione verde ( che nel PNRR corrisponde alla c.d. Missione 2), discende direttamente dall’European Green Deal, il cui obiettivo principale è quello di raggiungere entro il 2050 a livello europeo la neutralità climatica.

Alla Missione 2 il PNRR ha assegnato circa 70 miliardi di euro, che serviranno a realizzare questa transizione ecologica ed a raggiungere nel 2030 ( obiettivo intermedio del Green Deal) l’abbattimento del 55% delle emissioni climalteranti rispetto a quelle del 1990. In particolare, la Missione 2 si articola in 4 Componenti o aree di intervento: l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile; l’energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; la tutela del territorio e della risorsa idrica. Gli interventi a cui sono destinate maggiori risorse interessano i settori dell’energia rinnovabile, della mobilità sostenibile e dell’efficienza energetica, per un totale di circa 50 miliardi di investimenti.

Con il sen. Paolo Arrigoni, responsabile del Dipartimento Energia della Lega, abbiamo approfondito, in particolare, l’aspetto della transizione energetica. Soprattutto, ci siamo soffermati a riflettere sulla strategia che il nostro Paese intende adottare per compiere questa rivoluzione green. Anzitutto, è necessario precisare che stiamo parlando di risorse che devono essere “spese e rendicontate”, ha chiarito il senatore Arrigoni. Ciò implica la necessità di mettere in piedi un sistema burocratico e autorizzatorio capace di utilizzare le risorse del NextGeneration EU entro i tempi previsti dall’Europa: il 2026 per le risorse del Recovery Plan; il 2023 per le risorse del REACT-EU. L’altro scoglio da superare è il rispetto degli obiettivi a medio termine, propedeutici per superare le verifiche semestrali da parte della Commissione europea. In altre parole, se la tabella di marcia non sarà rispettata, si bloccherà il meccanismo di finanziamento. Nel merito del Piano, bisognerà valutare l’efficacia delle “politiche green” ai fini della transizione ecologica. Da questo punto di vista, il senatore Paolo Arrigoni è risoluto: “senza pragmatismo non raggiungeremo i target previsti”. In termini pratici, ciò significa dapprima valutare la situazione di partenza, ossia a che punto è il nostro Paese con lo sviluppo delle rinnovabili; in secondo luogo adottare un approccio che faccia camminare sullo stesso binario sostenibilità e competitività, che significa perseguire la sostenibilità ambientale coniugandola con la sostenibilità economica e sociale; infine, applicare il principio di “neutralità tecnologica”, ossia dare “pari dignità” e incentivare tutte le fonti rinnovabili che possono dare un fattivo contributo per ridurre le emissioni inquinanti.

L’attuale situazione nazionale in ambito di sviluppo di energia rinnovabile non è delle migliori, quanto meno senza un cambio di rotta gli obiettivi del 2030 non sembrano realisticamente raggiungibili. Alcuni esempi. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) approvato lo scorso anno, ha previsto che al 2030 dovrebbero circolare in Italia 6 milioni di auto a spina (elettriche), di cui 4 milioni totalmente elettriche e 2 milioni ibride plug-in. Ebbene, attualmente secondo i dati aggiornati a dicembre 2020, sul territorio nazionale sono in circolazione soltanto 100 mila auto elettriche. Oltre a ciò, manca ancora una classificazione nazionale delle aree idonee e non idonee per installazione degli impianti eolici e dei parchi fotovoltaici. Un ritardo dovuto soprattutto a ragioni burocratiche. Anche i bandi pubblicati dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per accedere agli incentivi messi a disposizione dal decreto FER 1, sono “un mezzo fallimento”. All’ultimo bando di marzo – ci ricorda il sen. Arrigoni – è stato messo a disposizione un contingente d 1.880 MW di potenza incentivabile per fotovoltaico, eolico e idroelettrico: le domande presentare sono state pari al 25% della capacità totale. Il giorno dopo al bando di GSE, la Spagna pubblicava un bando similare per una capacità incentivabile di 3.000 MW: alla gara sono state presentate il triplo delle domande rispetto alla capacità incentivabile. Non è solo, quindi, una questione di burocrazia, ma anche di scelte politiche.

Riguardo la mobilità sostenibile, secondo il senatore Arrigoni bisogna incentivare maggiormente i carburanti alternativi, come il biometano, il gas liquefatto e il Gpl. Oggi il nostro parco macchine è costituito da circa 40 milioni di autovetture, di cui 30 milioni sono auto a benzina o diesel tra euro0 e euro5. Da questo punto di vista, per il sen. Arrigoni sarebbero utili incentivi statali per cambiare la trazione dell’auto con impianti a gpl o biometano. Ciò non solo darebbe un forte impulso in ambito di sostenibilità ambientale, ma contribuirebbe anche a ridurre le disuguaglianze sociali. Le auto elettriche oggi sono ancora un bene di lusso e, specialmente a seguito della pandemia, sempre meno persone possono permettersi di cambiare autovettura.

Anche la questione dell’idrogeno, secondo il senatore della Lega, dovrebbe essere affrontata con maggiore pragmatismo. C’è chi vorrebbe incentivare soltanto l’idrogeno verde ( che è prodotto tramite processo di elettrolisi unicamente da fonte elettrica rinnovabile) lasciando fuori l’idrogeno blu (che si ottiene partendo dal gas naturale con processi che catturano la C02). In attesa dello sviluppo di tecnologie per l’idrogeno verde, sarebbe molto utile incentivare anche quello blu, che peraltro ha un costo decisamente inferiore rispetto all’idrogeno verde. Inoltre, rimanendo nell’ambito della competitività, in Italia abbiamo diverse aziende che stanno sviluppando impianti di stoccaggio della C02 e che andrebbero incentivate. Da questo punto di vista, la politica dovrebbe essere maggiormente attenta allo sviluppo di strutture tecnologiche, essendoci per il nostro Paese tutti i presupposti per diventare leader di filiere industriali, come nel campo degli elettrolizzatori.

Un’altra componente importante che darà un forte contributo nella transizione ecologica, riguarda l’efficientamento energetico. Tra le novità previste nel PNRR c’è lo stanziamento di 2,2 miliardi di euro per sostenere la nascita delle comunità energetiche: l’“autoconsumo sostenibile” che permette a gruppi di cittadini, enti locali e piccole imprese di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili. Le risorse previste nel PNRR sono destinate ai Comuni al di sotto dei 5 mila abitanti, tuttavia ci potrebbe essere nei prossimi mesi un allargamento del perimetro, anche ad opera del decreto attuativo della Direttiva RED II. Parimenti, si sta spingendo a livello parlamentare( in maniera trasversale) per l’estensione per tutto il 2023 del superbonus 110%.

I prossimi mesi saranno decisivi per definire nei dettagli il PNRR: c’è tempo fino a giugno prima dell’approvazione definitiva del Piano da parte del Consiglio europeo. Un tempo abbastanza utile non solo per fissare le tappe precise degli interventi, ma anche per cercare di applicare meglio il principio di “neutralità tecnologica”. Il senatore Paolo Arrigoni è in questo senso è ottimista. Il presidente Mario Draghi, infatti, ha accolto le richieste della Lega di introdurre nel PNRR fonti rinnovabili quali il biometano e il teleriscaldamento, che non figuravano nel Piano che era stato presentato dal Governo Conte-2. E’, quindi, probabile che prima dell’estate possano esserci altre interessanti novità, anche perchè non possiamo permetterci margini di errore.Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Paolo Arrigoni per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA: INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE.

Con Bruno ASTORRE (PD), Commissione Lavori pubblici del Senato.

Puntata di lunedì 3 maggio, ore 15.30

Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) il Governo di unità nazionale ha “riscritto”, in 273 pagine, il futuro dell’Italia. Il compito di realizzare la ripresa economica e le riforme strutturali che dovranno rendere competitivo il nostro Paese, è stato affidato a 6 missioni o macro aree di intervento. In particolare, la Missione 3 riguarda le infrastrutture per la mobilità sostenibile, e mira a rendere il sistema infrastrutturale italiano più moderno, digitale e sostenibile. Una strategia di investimenti che ha come obiettivo principale quello di “connettere” l’Italia, per garantire una migliore mobilità su tutto il territorio nazionale e collegarla meglio al resto dell’Europa. Una missione oltremodo ambiziosa, ma assolutamente necessaria per uscire fuori dalla crisi generata dal Covid-19. A disposizione ci sono 25,13 miliardi del Recovery Fund , che diventano 31,46 miliardi con le risorse messe a disposizione dal REACT-EU. Se poi aggiungiamo gli investimenti nazionali, si arriva ad interventi per circa 60 miliardi di euro.

L’asse principale della Missione è volto ad implementare le infrastrutture ferroviarie. Oggi, in Italia, il 90% del traffico di passeggeri avviene su strada, così come viaggia su gomma il 54,5% delle merci: non a caso, l’estensione della rete ferroviaria italiana in rapporto alla popolazione risulta essere la più bassa tra i principali Stati europei. Per favorire la connettività del territorio e il trasferimento del traffico da gomma a ferro sulle lunghe percorrenze e lungo gli assi prioritari del Paese Nord-Sud ed Est-Ovest, è previsto lo sviluppo dell’alta velocità ( che oggi si ferma alla Napoli/Salerno, escludendo tutta la popolazione residente non servita da questa tratta); la velocizzazione della rete ferroviaria; l‘incremento della capacità dei trasporti ferroviari per le merci. Un’attenzione particolare sarà quindi riservata alle ferrovie regionali, al miglioramento dei collegamenti tra la rete ferroviaria, porti ed aeroporti, al rafforzamento dei nodi transfrontalieri (soprattutto per velocizzare il traffico delle merci), nonchè interventi per migliorare la competitività del sistema della logistica. Gli investimenti nazionali permetteranno interventi sulle c.d. “opere infrastrutturali incompiute”. Di recente il Governo ha provveduto al commissariamento di 58 opere, mentre un altro elenco di opere cantierabili si attende per giugno.

Il criterio di “selezione” delle opere confluite nel PNRR ha riguardato, soprattutto, la loro fattiva realizzazione nel breve periodo. E proprio il “fattore tempo” sarà determinante per la riuscita di questo grande progetto di sviluppo del Paese. Le opere finanziate dal Next Generation EU devono essere realizzate improrogabilmente entro la fine del 2026 ( i fondi del REACT entro il 2023) e – come ha osservato il sen. Bruno Astorre – questa sarà la sfida più grande per l’Italia. E’ necessaria, anzitutto, una “transizione burocratica” (a partire dal Codice degli appalti), senza la quale rischiamo di non superare le verifiche semestrali della Commissione europea. In altre parole, se non rispetteremo pedissequamente gli obiettivi a breve termine previsti dal PNRR, non arriveranno i soldi dall’Europa. E’ per questo che la governance predisposta dall’Esecutivo ha previsto una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero del’Economia, che dovrà supervisionare l’attuazione del Piano e interfacciarsi con la Commissione europea, nonchè delle task force locali gestite da Palazzo Chigi, che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure.

Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo il sen. Astorre per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

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IL RUOLO DEL BIOGAS NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA.

Con il sen. Gianpaolo VALLARDI (Lega), presidente della Commissione Agricoltura del Senato.

Puntata di giovedì 29 aprile, ore 18.30

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L’azienda agricola 4.0 non è più un miraggio, ma una realtà che si sta realizzando su tutto il territorio nazionale. Ci vorrà del tempo, ma la rivoluzione green dell’agricoltura è iniziata, e l’Italia può vantare competenze di alta professionalità. In questo contesto, una delle sfide più ambiziose è quella di creare un’economia circolare all’interno dell’impresa agricola, capace di produrre e consumare combustibile all’interno dall’azienda. E proprio gli impianti di biogas e biometano sono la risposta rinnovabile per all’abbattimento delle emissioni inquinanti.

Con le risorse che saranno messe a disposizione dal PNRR ( Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), sarà possibile investire in ricerca e nello sviluppo tecnologico della meccanica agraria, così come nel rinnovo del parco macchine esistente. Allo stesso tempo, il legislatore deve impegnarsi anche a prevedere una normativa del settore più snella e veloce. Una sburocratizzazione che sarà particolarmente utile per i piccoli imprenditori, che non riescono a sostenere il costo di lungaggini burocratiche che arrivo a potrarsi anche per diversi anni. In particolare, la Commissione Agricoltura del Senato, guidata dal presidente Gianpaolo Vallardi, è molto impegnata nel sostenere questa sfida ambientale nell’agricoltura. Al centro di questa rivoluzione green c’è la consapevolezza della necessità di trovare le giuste soluzioni per un uso sostenibile del suolo, il che significa: sostenibilità degli spazi disponibili, riduzione e maggiore efficienza del consumo delle risorse idriche, passaggio dai concimi chimici ai fertilizzanti organici, forte riduzione di pesticidi e diserbanti.

La ricerca e il progresso tecnologico saranno fondamentali per realizzare questi cambiamenti. Parimenti, sarà necessario agire anche sulla consapevolezza del singolo cittadino/consumatore. La tutela dell’ambiente, infatti, ha un costo che graverà su tutta la comunità. Si tratta di un costo necessario, tuttavia le scelte dei consumatori possono agevolare questa transizione premiando quelle aziende che sono maggiormente impegnate a salvaguardare il nostro Pianeta. In questo senso, sarebbe agevole un’etichettatura che permetta una scelta consapevole nell’acquisto dei prodotti. Una battaglia che si gioca, però, sul terreno europeo e che al momento non sembra di facile soluzione. E’ chiaro che se Bruxelles decide di applicare il “bollino verde” alla Coca-Cola light mentre l’olio d’oliva italiano ne merita uno “rosso”, significa c’è un problema di fondo che va oltre le questioni ambientali.

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COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AREA DI CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA DI GELA?

Con Paolo RIPAMONTI (Lega), vicepresidente della Commissione Industria del Senato.

Puntata di mercoledì 28 aprile, ore 19.00

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Le aree di crisi industriale complessa riguardano territori che hanno subito una forte recessione economica e una rilevante perdita occupazionale che, proprio in ragione della complessità delle dinamiche ivi presenti, necessitano di un intervento nazionale. Tuttavia, il caso dell’area di crisi di Gela rappresenta una sorta di anomalia nel panorama della gestione delle aree di crisi esistenti.

A seguito della crisi della raffineria RaGe del Gruppo Eni, la regione Sicilia ha chiesto e ottenuto il riconoscimento di un’area di crisi complessa, per dare respiro ad un indotto economico e occupazionale particolarmente in sofferenza. Sono state messe a disposizione risorse per 25 milioni di euro, di cui 15 milioni stanziati dal MISE (Ministero dello Sviluppo economico) e 10 milioni dalla regione Sicilia. La manifestazione d’interesse avviata dal MISE e da Invitalia portò all’individuazione di circa 430 imprese, che potevano attivarsi sul territorio con un indotto occupazione potenziale di circa 7 mila addetti. Senonché, al successivo bando hanno presentato domanda soltanto 6 aziende. Di queste, 5 domande sono risultate inammissibili: 3 non ammissibili, 1 non accoglibile, 1 non esaminabile. L’unica azienda ammessa al bando riguarda un investimento di poco più di 4 milioni di euro e un valore occupazionale di 21 unità lavorative. Ergo, più di 20 milioni di euro non sono stati utilizzati.

L’aspetto che più di altri salta agli occhi è la discrasia tra la manifestazione di interesse di oltre di 400 imprese ( che, quindi, conoscevano il bando) e le 6 aziende che hanno partecipato al bando. Oltretutto, l’azienda che si è aggiudicata il bando ha chiesto la revisione del progetto, quindi non ha ancora iniziato ad operare nell’area.

Abbiamo chiesto al senatore Paolo RIPAMONTI, vicepresidente della Commissione Industria del Senato, di spiegarci cosa è andato storto in questa faccenda, che ricordiamo costituisce un “unicum” nella gestione delle aree di crisi industriali complesse. E necessario, infatti, comprendere quelle specificità territoriali che, se non adeguatamente intercettate, possono risultare un ostacolo al rilancio economico. Il rischio è di ritrovarsi nella stessa condizione anche al prossimo bando. Non da ultimo, questa situazione desta qualche preoccupazione anche in vista della gestione a livello “locale” delle risorse che saranno messe a disposizione con il PNRR. Un motivo in più per attenzionare la questione e trovare per tempo i giusti correttivi.

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COVID-19 E USURA: È ALLARME SOCIALE.

Con il sen. Giuseppe CUCCA (Italia Viva), Commissione Giustizia del Senato e l’avv. Cira DI FEO, presidente di Legal Professional Network.

Puntata di mercoledì 21 aprile, ore 13.00

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In questo lungo anno oltre alla pandemia è dilagato anche il fenomeno dell’usura. I dati di questa mattina divulgati dall’Ufficio Studi di Confcommercio parlano della chiusura definitiva di 300 mila imprese, di queste circa 240 mila chiuderanno esclusivamente in ragione del Covid: ossia a causa del mancato fatturato e, soprattutto, della mancanza di liquidità. E non è tutto. Circa 40 mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio, sono a immediato rischio usura. Dati che secondo l’avv. Cira Di Feo, sono anche sottostimati. Il fenomeno dell’usura è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, tuttavia anche nel ricco Nord sempre più imprese si rivolgono agli usurai per non dover chiudere le proprie aziende o essere costretti a svenderle ai competitor internazionali, che da mesi stanno comprando “a saldi” pezzi importanti del nostro sistema produttivo.

E’ chiaro che qualcosa a livello legislativo non abbia funzionato. Si potevano prevedere, ad esempio, delle tutele per imprese e professionisti che, tracciati come “cattivi pagatori”, non possono accedere ai prestiti bancari. Si poteva intervenire maggiormente anche su quei settori che sono stati messi in ginocchio dalle restrizioni causate dalla pandemia, per consentirgli di avere la liquidità necessaria alla sopravvivenza delle loro attività. Oltre a ciò, l’attuale impianto normativo che dovrebbe tutelare le vittime di usura è estremamente farraginoso, così come appare poco incisivo il Fondo di solidarietà che dovrebbe ristorare le vittime. Inoltre, è quasi assente la parte del percorso che dovrebbe sostenere le vittime di usura a rilanciare l’attività economica interessata alle vicende delittuose e a reinserire le vittime all’interno del circuito produttivo legale. Tutte questioni che scoraggiano le vittime a denunciare e a fidarsi dello Stato. Lo stesso Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, nella relazione trasmessa lo scorso marzo alle Camere, ha segnalato una scarsissima conoscenza dell’esistenza del Fondo.

Le scelte politiche dei prossimi mesi saranno fondamentali, poiché decideranno la chiusura o il mantenimento in vita di tante imprese e attività. Nonostante queste allarmanti evidenze, il Parlamento non ha ancora avviato una discussione per trovare delle adeguate soluzioni legislative. Da questo punto di vista un plauso va al senatore Giuseppe Cucca, per l’impegno preso a sensibilizzare la Commissione Giustizia su questa emergenza, affinché il problema dell’usura possa diventare una priorità nell’agenda dei lavori parlamentari. Prima che sia troppo tardi.

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SENZA L’ACCIAIO L’ITALIA NON RIPARTE. VERSO UN PIANO STRATEGICO PER LA SIDERURGIA.

Con il sen. Adolfo URSO (FdI), Commissione Esteri del Senato e presidente della Fondazione Farefuturo.

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 14.00

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Nel 2019 il settore siderurgico italiano ha fatturato 40 miliardi di euro, e in termini occupazionali fornisce lavoro a circa 70 mila dipendenti, che arrivano a 300 mila considerando tutto l’indotto (dati Mise). Tuttavia, la pandemia non ha risparmiato nemmeno questo settore, che in questo momento vive una doppia crisi: nazionale ed europea. L’Italia è tra i primi produttori di acciaio al mondo, e sul territorio nazionale sono dislocati i siti produttivi tra i più grandi in Europa: Taranto, Piombino, Terni, Genova, Trieste. Tre di questi hanno ormai proprietà straniere che, a giorni alterni, minacciano chiusure degli stabilimenti e licenziamenti. E i tavoli di crisi presso il Ministero dello Sviluppo economico sono aperti da anni. Non di meno, la minaccia più insidiosa arriva dai Paesi asiatici, in primis dalla Cina che da sola produce il 53% di tutto l’acciaio mondiale. Ma anche la Turchia e l’India sono diventati competitor pericolosi, soprattutto in ragione della “concorrenza sleale” che operano nei confronti delle industrie europee: mancato rispetto delle norme ambientali e lavoro a basso costo pesano sul prezzo finale dell’acciaio.

In tutta questa situazione l’Italia manca di un Piano nazionale strategico per la siderurgia, e infatti si naviga a vista. In queste settimane, però, a chiederlo a gran voce è stato il sen. Adolfo Urso, di Fratelli d’Italia, a cui va il merito di aver riportato la “questione dell’acciaio”, attraverso la presentazione di una mozione, all’attenzione del Parlamento e del Governo. L’ultima informativa parlamentare sul settore siderurgico, infatti, risale al maggio 2020. Un Ordine del giorno che alla fine è stato sottoscritto da ben otto Gruppi parlamentari e che impegna l’Esecutivo ad adottare un piano d’azione nazionale per il settore dell’acciaio. Un cambio di passo? Sicuramente, considerando che è stato proprio l’unico partito di opposizione a fare la voce grossa in Parlamento sulla questione siderurgica, qualche dubbio sovviene. Di certo, il settore siderurgico è indiscutibilmente fondamentale per la ripresa economica del Paese e costituisce la colonna portante del settore manifatturiero, che in Europa vede l’Italia seconda soltanto alla Germania. Fino a prova contraria, l’acciaio è la “materia prima” per il settore dell’automotive, per quello delle costruzioni, per l’industria aerospaziale, così come per la fabbricazione di qualsiasi macchinario e utensile. Sarà bene tenerlo a mente.

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LE COMUNITÀ ENERGETICHE: L’AUTOCONSUMO COLLETTIVO SOSTENIBILE.

Con Gianni GIROTTO, presidente della Commissione Industria del Senato

Puntata di mercoledì 14 aprile, ore 17.00

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Finalmente anche in Italia sono “legali” e operative le c.d. “Comunità energetiche”. I vantaggi di questo sistema di produzione energetico collettivo sono molteplici, e toccano diversi ambiti. In questa intervista, il senatore Gianni Girotto, ci ha fornito un’informativa chiara ed esaustiva della materia, attraverso cui ognuno di noi sarà in grado di attivarsi per diventare un “produttore di energia rinnovabile”. Cominciamo dai benefici più diretti. I cittadini, le imprese, gli artigiani, gli enti locali, che condivideranno un impianto per la produzione di energia elettrica rinnovabile, risparmieranno tra il 20 e il 25 per cento del costo dell’energia sulle bollette.

In generale, grazie a questo sistema nei prossimi anni sarà possibile ridurre il consumo di gas a livello nazionale. Ciò vuol dire: meno emissioni inquinanti, meno costi per il cittadino ( dacché gli impianti per la casa passeranno al consumo energetico); maggiore indipendenza dell’Italia dall’approvvigionamento di gas da paesi stranieri ( il 94 per cento del gas utilizzato in Italia è importato); meno guerre a livello mondiale (dal momento che oggi la stragrande maggioranza dei conflitti si combattono per questioni legate allo sfruttamento delle risorse energetiche). A ciò si aggiunge anche il minor consumo di benzina, con il passaggio più vantaggioso alle auto elettriche. Inoltre, tanto più facciamo aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tanto più il costo all’ingrosso dell’elettricità si abbasserà. Insomma, un effetto domino di benefici in grado di creare nell’arco di un decennio una società più sostenibile e resiliente, da ogni punto di vista. Realizzare una comunità energetica è semplice. Gli incentivi fiscali consentono, infatti, l’installazione dell’impianto a costi accessibili (detrazione del 50% per gli impianti fotovoltaici). Diversamente, si può utilizzare il superbonus 110%, che copre interamente il costo dell’impianto, tuttavia in questo caso la procedura burocratica è più farraginosa.

Lo scorso 12 marzo è stata inaugurata, in Piemonte, la prima comunità energetica italiana, realizzata grazie all’impegno del sindaco del Comune di Magliano Alpi. Un pannello fotovoltaico sull’edificio del Comune fornisce energia a biblioteche, scuole, palestre, alcune imprese artigianali e diversi nuclei familiari. E proprio gli enti locali potranno avere un ruolo importante per realizzare le comunità energetiche sul territorio, dal momento che possono utilizzare i fondi pubblici nazionali per l’efficientamento energetico per la costruzione degli impianti.

La rivoluzione delle Comunità energetiche, è appena cominciata!

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SI RIPARTE DAL DECRETO SOSTEGNI.

Con il sen. Emiliano FENU (M5S), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di mercoledì 14 aprile, ore 12.00

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Sono 11 i miliardi messi in campo dal decreto sostegni per cercare di contenere le conseguenze delle chiusure imposte dalla pandemia. Continuità o cambio di passo, rispetto alla logica dei ristori? Entrambe le cose. Continuità, in quanto lo stanziamento deriva dallo scostamento di 32 miliardi ottenuto dal Governo Conte. Discontinuità, poiché finalmente si è superata la logica dei “codici ateco”, potendo così dare liquidità anche alle categorie precedentemente escluse dai ristori, con particolare riguardo al mondo delle Partite Iva. Non solo. Parlamento e Governo stanno lavorando per rendere più efficace la portata degli interventi economici, attraverso proposte emendative, che saranno inserite nell’ambito della conversione del decreto, ma soprattutto con l’emanazione di un nuovo decreto: il “sostegni-bis” o “decreto imprese”. E questa volta sarà previsto il doppio dello stanziamento, e si agirà su due mensilità.

Le linee direttive su cui la maggioranza di Governo sta basando la sua politica sono due: il sostegno al fatturato e i costi fissi. “Bisogna mettere gli imprenditori nella condizione di non dovere pagare alcun debito”, ha spiegato il senatore Emiliano Fenu ai microfoni di Radio Sparlamento. In questo senso, si agirà sulla proroga del bonus affitti, così come sull’esonero delle tasse locali ( come Imu e Tosap), e si sta ragionando anche sull’esonero del canone Rai per gli esercizi pubblici. E questa volta anche le Partite Iva potranno beneficiare di questi interventi. C’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto perché l’attuale complessità del sistema contrattuale italiano rende difficile l’individuazione di tutte le categorie produttive. E il senatore Fenu annuncia che già sono stati presentati emendamenti al decreto sostegni per includere gli operatori stagionali del settore agricolo nella platea dei beneficiari dei sostegni. Nel frattempo, si cerca di stabilire un calendario per le riaperture, perchè l’unico modo per superare la crisi economica è tornare a lavorare!

Quel che è certo, è che quando ci saremo lasciati alle spalle la fase critica di questa pandemia, sarà necessario ripensare a tutto il sistema lavoro. “Oggi è ancora più evidente la profonda disparità tra soggetti garantiti e non garantiti” – ha affermato il sen. Fenu – “perché esiste una popolazione di produttori di reddito e di ricchezza che non ha alcuna forma di garanzia. Dopo la pandemia occorrerà affrontare questo problema”. Un auspicio che non possiamo non condividere.

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TUTTI A SCUOLA “A LARGA MAGGIORANZA”

Con l’on. Marco BELLA (M5S), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

Puntata di martedì 13 aprile, ore 16.00

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La scorsa settimana l’Aula di Montecitorio ha approvato all’unanimità una mozione presentata dall’on. Marco Bella, concernente “iniziative volte alla riapertura in sicurezza degli Istituti scolastici di ogni ordine e grado”. Un messaggio importante che il Parlamento ha voluto dare al Governo e al Paese, per ribadire l’importanza di permettere a bambini e ragazzi di tornare a scuola in presenza. Nel suo intervento alla Camera, l’on. Bella ha ribadito con forza che “la scuola non è solo edifici, ma è studenti e studentesse, è personale scolastico che ogni giorno si impegna per loro, è istruzione, cioè nozioni e capacità di elaborarle, ma la scuola è soprattutto educazione”.

Dopo più di un anno di pandemia, infatti, consentire agli studenti di tornare a scuola significa proprio metterli in “sicurezza”. Significa garantirgli diritti altrimenti negati. Il testo della mozione, nelle sue premesse, ripercorre, attraverso dati e studi scientifici, la situazione attuale, che ci mette davanti a delle riflessioni preoccupanti. La pandemia ha accentuato in maniera esponenziale le differenze socio-culturali tra i ragazzi, e non solo perché le famiglie meno abbienti hanno avuto maggiori difficoltà a garantire ai loro figli l’accesso a dispositivi elettronici e la connessione digitale per seguire la didattica a distanza. E’ preoccupante apprendere dal monitoraggio effettuato da Save the Children, che circa 160 mila studenti sono rimasti senza cibo e/o pasti bilanciati, in ragione della chiusura delle mense scolastiche.

Quando ci saremo lasciati alla spalle l’incubo del Covid-19, sarà doveroso mettere in atto tutti i cambiamenti necessari per ridisegnare una società che garantisca a tutti i giovani i diritti essenziali e pari opportunità di vita. In questo senso, l’on. Marco Bella ha ripreso efficacemente una frase pronunciata da Papa Francesco: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”. Iniziamo il cambiamento, riaprendo le scuole!

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

Puntata di lunedì 12 aprile, ore 12.00

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Questa settimana dal Parlamento. Prosegue in Senato l’iter della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che nel testo presentato dal Comitato ristretto prevede anche l’inserimento della tutela degli animali: fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, che dovranno essere approvati dalla Commissione Affari costituzionali nelle prossime settimane. Sempre in Senato, terza e ultima lettura dell’inter di approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi.La scorsa settimana alla Camera bocciati gli emendamenti che chiedevano la cancellazione della delega. Seconda lettura anche per la legge europea, che al suo interno prevede (purtroppo) la proroga di sei mesi dello stop ai test sugli animali per le sostanze di abuso. Si attende nelle prossime settimane la calendarizzazione alla Camera dei deputati di una proposta di legge, a prima firma dell’on. Sara Moretto (IV), per il riconoscimento dell’”attività di toelettatura degli animali di affezione”, la cui approvazione eliminerebbe anche la confusione sulle aperture e chiusure relative alla pandemia.

Fuori dai “Palazzi”. Grazie alla Lav, che ha fatto richiesta di accesso agli atti, si è scoperto un focolaio in un allevamento di visoni a Padova. A riprova che l’ordinanza del Ministro della Salute in merito alla sospensione delle attività di queste aziende, non basta: occorre un divieto definitivo, alla stregua di quanto deciso da diversi Paesi europei. Nel frattempo altri 2000 visioni saranno soppressi la prossima settimana. Ancora soldi a pioggia ai circhi che utilizzano animali dal vivo: non accolto l’appello della LAV di condizionare la corresponsione economica con concrete azioni per superare l’suo degli animali negli spettacoli.

Si ricorda, infine, che sabato 17 aprile, dalle ore 15.00, sul sito lav.it e sulla pagina facebook dell’associazione sarà possibile partecipare al convegno scientifico “Convivere con gli orsi in Trentino”.

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L’OCCIDENTE TENTA DI FRENARE L’AVANZATA DELLA CINA

Con l’on. Paolo FORMENTINI (Lega), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, e l’avv. Antonio DI MURO, analista politico.

Puntata di lunedì 29 marzo, ore 15.00

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L’avanzata del “dragone cinese” sta per essere fermata, o quanto meno sta per conoscere una battuta d’arresto. E’ questa l’impressione che hanno avuto diversi osservatori della politica a seguito dell’audizione dell’Ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, Li Junhua, che si è svolta la scorsa settimana nella Commissione Esteri della Camera. Per la prima volta abbiamo assistito ad un incalzare deciso e bipartisan da parte dei Commissari parlamentari nei confronti dell’Ambasciatore cinese: dalle pratiche economiche distorsive delle aziende cinesi, alla questione di Hong Kong, alle responsabilità sulla pandemia, alle continue violazioni dei diritti umani ( grave il genocidio nei confronti dell’etnia uigura), alle tensioni sempre più crescenti nel Mar Cinese Meridionale.

Indubbiamente, non si tratta di fatti nuovi. Quel che è nuovo è l’atteggiamento da parte dell’Occidente che, a seguito della pandemia, comincia evidentemente a risvegliarsi dal torpore che lo aveva reso inerte dinanzi alle prepotenze del regime cinese. Le omissioni della Cina dinanzi al propagarsi del virus Sars-Cov2, al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, sono oramai palesi all’opinione pubblica internazionale. Allo stesso tempo, la Cina è l’unico paese al mondo che, in piena pandemia, ha chiuso il suo bilancio economico del 2020 con un aumento del Pil del +3,2%. Constatazioni che, probabilmente, hanno fatto maturare nella politica un’avveduta riflessione sulla necessità di dar vita ad un nuovo atlantismo, che prenda il via da un rinnovato legame tra gli Stati Uniti e l’Europa. Il G20 che si terrà in autunno, sarà il vero banco di prova.

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L’ITALIA È PRONTA PER RIPARTIRE? VERSO IL CONSIGLIO EUROPEO DEL 25-26 MARZO.

Con il sen. Marco PEROSINO (FI-UDC), Commissione Finanze del Senato.

Puntata di giovedì 25 marzo, ore 11.00

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Mentre il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è impegnato nell’ambito del Consiglio europeo a trattare sulla gestione della campagna di vaccinazione dell’Europa, ne abbiamo approfittato per parlare di “ripartenza” con il sen. Marco Perosino. Non di riaperture, che diamo per scontate, ma di creare le condizione necessarie affinché l’Italia possa essere di nuovo competitiva, quando la convivenza con il Covid-19 diventerà una questione di amministrazione sanitaria. Purtroppo, anche alla luce del dibattito parlamentare che è seguito alle Comunicazioni del presidente Draghi, dobbiamo constatare che la maggioranza della politica nostrana appare tuttora immobilizzata nell’emergenza, senza mostrare la capacità di avanzare proposte in grado di traghettarci nel nuovo futuro che ci attende di vivere. Il mondo globale post-Covid, infatti, sarà molto diverso da quello che ha preceduto la pandemia, poiché in questo ultimo anno gli equilibri economici e geopolitici sono mutati. Senza una discussione costruttiva a più livelli – ha dichiarato il senatore Perosino ai microfoni di Radio Sparlamento – il rischio più grande sarà quello di trovarci, dopo la campagna di vaccinazione, con un’Italia meno italiana, perchè mentre a livello nazionale si continuano ad alimentare discussioni tra chi dovrebbe fare cosa, Francia, Germania e Cina stanno comprando “a saldi” pezzi importanti del nostro Made in Italy.

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INFRASTRUTTURE. GLI INTERVENTI STRATEGICI E LE PRIORITÀ DEL PAESE

Con Diego SOZZANI, membro della Commissione Trasporti della Camera e responsabile Dipartimento Infrastrutture di Forza Italia.

PUNTATA DI GIOVEDÌ 18 MARZO, ORE 15.00

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on. Diego SOZZANI

La scorsa settimana le Commissioni parlamentari competenti della Camera, Ambiente e Trasporti, hanno espresso il parere all’Atto Governo n.241. Con il provvedimento in questione, in attuazione di quanto disposto dal decreto-legge 32/2019, il c.d. “sblocca cantieri”, il Governo ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche e altrettanti Commissari straordinari, che dovranno assicurare l’esecutività delle opere in questione. Il neo Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, intervenuto in audizione nelle succitate Commissioni proprio nell’ambito della discussione dell’Atto 241, ha altresì annunciato l’emanazione, entro il prossimo giugno, di un ulteriore decreto con l’individuazioni di ulteriori opere. Basterà questo “commissariamento di massa” a far ripartire i cantieri, e soprattutto a portare a termine opere i cui lavori sono fermi da diversi anni per le più disparate motivazioni?

Ne abbiamo parlato in questo podcast con l’on. Diego Sozzani, che nel corso dell’audizione del Ministro del Ministro Giovannini ha sollevato alcune questioni degne di approfondimento. Una tra tutte: “Esiste un piano industriale nazionale sulle infrastrutture che devono essere realizzate?”. Secondo l’on. Sozzani, infatti, le opere devono essere “interconnesse tra di loro” per portare dei concreti benefici all’economia del paese. In quest’ottica, ad esempio, per rendere competitivo il sistema portuale italiano, non basta investire nei porti ma anche sullo sviluppo dei retroporti e delle infrastrutture ferroviarie e viarie, senza le quali le merci non possono viaggiare. Diversamente, si continueranno ad utilizzare le risorse pubbliche per realizzare le ennesime “cattedrali nel deserto”. E mentre il Governo decide sul da farsi, ci sono 640 opere ( pubbliche e private) ferme da anni perché aspettano ( invano) la Valutazione di impatto ambientale.

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INFRASTRUTTURE E SUD. LA SFIDA DEL RECOVERY E L’EMERGENZA DELLA RETE IDRICA IN CAMPANIA.

Con l’on. Generoso MARAIA (M5S), membro della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati.

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Le infrastrutture rappresentano l’ossatura di un paese, eppure l’Italia continua in questo settore ad accumulare ritardi non più giustificabili. Le risorse del Next Generation EU saranno certamente un’opportunità, ma se non ci sarà a livello politico un cambio di passo, il rischio sarà quello di perdere anche questa occasione.

Il problema tutto italiano, infatti, è che anche quando le risorse economiche sono state stanziate, gli interventi infrastrutturali non vengono realizzati. Non a caso il Parlamento sta discutendo il parere ( che dovrebbe essere espresso proprio questa settimana) all’Atto del Governo n. 241, che ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche da Commissariare. Si tratta di “opere incompiute” per le quali le risorse sono già state allocate, eppure i lavori sono fermi da anni per le più disparate ragioni.

Al riguardo, è emblematico il caso della rete idrica della Campania: le risorse ci sono ma le amministrazioni locali, gli enti preposti e la regione non trovano il modo di risanare quella che da molti è stata ribattezzata una “rete idrica bucata”. La situazione è drammatica, e in alcune zone del territorio campano si arriva addirittura ad avere una dispersione dell’acqua vicina all’80 per cento.

Stante questa situazione, la politica sta cercando di trovare una soluzione per far ripartire i cantieri anche utilizzando in maniera strategica le risorse del Recovery Fund. L’ipotesi è quella di replicare su tutto il territorio nazionale il “modello Genova“, che permetterà al paese di superare in gap infrastrutturale di cui soffre da decenni. E forse a giugno, come ci ha anticipato l’on. Generoso Maraia, potrebbe arrivare un Commissario ad hoc per la gestione di tutta la rete idrica campana. La proposta avanzata da parte dell’on. Maraia, infatti, dovrebbe essere introdotta nel parere al Governo che le Commissioni parlamentari stanno predisponendo. Speriamo sia la volta buona.

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MYANMAR. DAL COLPO DI STATO ALLE PROTESTE

RISIKO – Con Antonio ALBANESE direttore di AGC Communication, e la partecipazione dell’on. Gennaro MIGLIORE (Iv), Commissione Esteri della Camera, e Cecilia BRIGHI, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.Insieme”.

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Nel sudest asiatico, il Myanmar (fino al 1989 conosciuto col nome di Birmania) continua la sua difficile transizione democratica, ancora una volta messa in pericolo dal potere militare. Conseguita l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, la Birmania è stata caratterizzata da un alternarsi di governi democraticamente eletti e da colpi di stato, fino alla dittatura militare instauratasi nel 1962. Soltanto nel 2010, l’opposizione guidata dalla leader Aung San Suu Kyi (figlia del capo politico Aung San che negoziò l’indipendenza birmana dagli inglesi) è riuscita ad avviare la svolta democratica. Di fatto, dalle elezioni del 2012 la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito guidato da San Suu Kyi, ha vinto tutte le elezioni politiche, comprese quelle che si sono svolte lo scorso novembre.

Nonostante ciò, in tutti questi anni il processo democratico del Myanmar ha continuato a reggersi su un precario equilibrio tra spinte democratiche e il partito dei militari, in un sistema “semi civile” che, fino allo scorso gennaio, ha garantito ai militari il 25 per cento dei rappresentanti in Parlamento ( non eletti ma nominati dai vertici dell’esercito) e il controllo di tre ministeri chiave: Difesa, Affari di Confine e Interni. Poi, il 1° febbraio 2021, i carri armati hanno di nuovo occupato le strade della capitale. Il Segretario di Stato, San Suu Kyi, è stata messa agli arresti domiciliari, e i membri del Parlamento bloccati nelle loro residenze. I militari sono tornati di fatto al potere.

Le ragioni di questo colpo di stato, come ci ha spiegato Cecilia Righi, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.inseme”, riguardano prevalentemente motivi economici. Forte del risultato elettorale delle elezioni dello scorso novembre, infatti, il partito guidato da San Suu Kyi, si apprestava ad avviare riforme importanti per contrastare la dilagante corruzione interna, legata soprattutto agli interessi economici dei capi militari e dei loro sostenitori. Gli affari militari riguardano soprattutto il traffico di droga, in particolare la produzione e il commercio di anfetamine, nonché interessi strategici legati alle infrastrutture energetiche (gasdotti e oleodotti), che vedono il coinvolgimento soprattutto dei paesi vicini: Cina, India e Thailandia.

Ciò che i militari non si aspettavano ( ho hanno sottovalutato) è stata la forte opposizione della popolazione, scesa in piazza in difesa della democrazia. “La gente preferisce morire pur di cambiare la situazione, nessuno vuole tornare indietro alla dittatura”, sono state le parole di Maung Maung, leader della Federazione birmana dei sindacati, ascoltato lo scorso 4 marzo in videoconferenza nella Commissione Esteri della Camera dei deputati. Gli scontri tra l’esercito e la popolazione birmana hanno già provocato più di 18 morti civili, e le proteste continuano. In difesa della democrazia, anche i diversi gruppi religiosi, solitamente contrapposti. La minoranza cristiana ha chiesto a tutte le autorità religiose del paese di sostenere i manifestanti, ed è diventata “virale” sul web la foto di una suora in ginocchio davanti ai militari nell’intento di bloccare una carica contro la popolazione. Nel frattempo i lavoratori hanno cementificato i bocchettoni del gas-oleodotto per bloccare le forniture dell’esercito. Stante la situazione, molti militari hanno cominciato a disertare, rifiutandosi di attaccare la popolazione.

Davanti a questa “rivolta democratica” la comunità internazionale comincia a far sentire la sua voce, condannando apertamente il colpo di stato e la repressione contro la popolazione. Anche la Cina, che alcune voci avevano additato come uno dei mandanti del golpe, ha preso le distanze dai militari. E proprio la risposta internazionale sarà determinante per bloccare la violenza dei militari. L’on. Gennaro Migliore, membro della Commissione Esteri della Camera dei deputati, parla di una necessaria “mobilitazione delle coscienze” per convincere le opinioni pubbliche a prendere una posizione decisa contro il regime militare per ripristinare la democrazia. In questo senso, l’Unione europea dovrà far sentire la sua voce in maniera chiara, e soprattutto in tempi brevi, anche chiedendo sanzioni nei confronti dei responsabili militari.

Quello che ci si aspetta nelle prossime settimane – spiega Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – è un passo indietro “onorevole” da parte dei militari, anche se sarà difficile trovare un nuovo equilibrio. Quel che è certo è che la popolazione birmana è determinata a proteggere la democrazia duramente conquistata, e guarda all’Occidente chiedendo sostegno. Significative le immagini dei manifestanti che usano in segno di protesta il saluto con le tre dita unite della saga di americana The Hunger Games. Un simbolo che ci ricorda che la lotta per la libertà non conosce confini e parla un unico linguaggio universale.

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LA COSTITUZIONE ECOLOGICA. LA RIFORMA DELL’ART. 9 DELLA COSTITUZIONE.

Con la sen. Alessandra MAIORINO (M5S), relatrice della riforma dell’art. 9 nella Commissione Affari Costituzionali del Senato.

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L’introduzione della tutela dell’ambiente nei principi fondamentali della nostra Costituzione costituirebbe un cambio di paradigma, che sposterebbe il baricentro dal modello antropocentrico a quello del biocentrismo. In quest’ottica l’essere umano non è considerato il “dominus” del Pianeta, quanto un elemento di un sistema formato da innumerevoli forme di vita, animali e vegetali, che insieme costituiscono un unico ecosistema. L’unità della biodiversità può essere preservata soltanto assicurando l’armonia ( e l’equilibrio) tra tutte le forme di vita. Il principio su cui si fonda il modello del biocentrismo, infatti, è la sacralità della vita.

Questa è la portata innovativa della riforma dell’art. 9 della Costituzione, attualmente all’esame nella Commissione Affari Costituzionali del Senato. Ed è proprio questo innovativo cambio di paradigma a “spaventare” i detrattori di questa riforma, che già in passato, e in diverse occasioni, sono riusciti ad affossarla.

Nella XIV Legislatura, agli inizi del nuovo Millennio, fu la stessa senatrice a vita Rita Levi-Montalcini a farsi sostenitrice di questa riforma, promuovendo i principi contenuti nella “Magna Charta dei doveri dell’uomo”, poiché il rispetto della vita e dell’ambiente si fonda sulla responsabilità. “La Terra è la casa nella quale viviamo popolata da una straordinaria varietà di culture e forme di vita ma sempre e comunque in un’unica comunità terrestre con un destino comune”, è scritto nella Magna Carta dei doveri. Il fine ultimo dell’inserimento del rispetto dell’ambiente nella Carta Costituente è, quindi, quello di risvegliare le coscienze di ogni individuo per creare una “cultura del valore della vita” da trasmettere alle nuove generazioni. Non abbiamo soltanto il dovere di preservare il Pianeta per le nuove generazioni, ma anche di insegnare loro ad adempiere coscientemente al fondamentale compito di creare una società sostenibile.

L’on. Alessandra Maiorino, in quanto relatrice di questa proposta di riforma, avrà il difficile compito di trovare una sintesi tra le diverse sensibilità politiche presenti in Parlamento. Sarà un percorso tutt’altro che facile, e per nulla scontato. L’auspicio è che in questa Legislatura finalmente la riforma dell’art. 9 possa trovare il suo compimento.

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LA GUERRA DEI SATELLITI. LA GEOPOLITICA NELLO SPAZIO.

RISIKO – Con l’on. Roberto Ferrari, capogruppo Lega Commissione Difesa della Camera, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication.

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Il 24 ottobre 1946 un razzo effettuò per la prima volta una foto della Terra dallo spazio. Da allora, il cielo sopra nostre teste si è affollato di migliaia di infrastrutture spaziali dalle molteplici funzioni. Circa 6.000 satelliti che osservano la Terra , e forse anche noi. Studiano l’atmosfera, i cambiamenti climatici, monitorano il suolo, fanno funzionare i nostri cellulari, ci permettono di trovare una strada e analizzano le previsioni meteorologiche. Ma la corsa allo spazio non si è fermata al campo scientifico e commerciale, e sempre di più sono i sistemi satellitari ad uso militare ad impegnare le grandi potenze internazionali.

Il cyber spazio è considerato il quinto dominio di guerra, destinato a diventare sempre più determinante negli equilibri strategici e geopolitici. Del resto, la sopravvivenza della società globale è oramai estremamente dipendente dalle tecnologie legate al ciberspazio. Ciò significa che, in un’ipotetica guerra, non sarà più necessario schierate migliaia di militare per invadere il territorio nemico, piuttosto basterà distruggere gli apparati di comunicazione che provvedono a fornire energia elettrica oppure l’approvvigionamento di acqua ad una comunità. Quella che negli anni Ottanta era considerata fantascienza, oggi è divenuta una realtà plausibile, sicuramente da prendere seriamente in considerazione come una concreta probabilità. Non a caso anche l’Italia, come ci ha spiegato l’on. Roberto Ferrari, sì è recentemente dotata di un Comando per le operazioni spaziali. La guerra dei satelliti, è appena iniziata.

Buon ascolto!

CHI HA ACCESO LA MICCIA?LE CAUSE DELLO SCOPPIO DELLA PANDEMIA SARS-COV 2

Con Laura Harth, rappresentante del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” e l’on. Paolo Formentini, membro della Commissione Esteri della Camera.

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Lo scorso 22 dicembre, nelle Commissioni riunite Esteri e Affari sociali della Camera, è iniziato un ciclo di audizioni nell’ambito dell’esame della proposta di legge presentata dall’on. Paolo Formentini (Lega), per l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sulle cause dello scoppio della pandemia di SARS-CoV-2 e sulla e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Oms per evitarne la propagazione nel mondo”. In questo contesto, Laura Harth, responsabile del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, nella sua relazione ha ricostruito in maniera minuziosa tutte le tappe che hanno fatto scoppiare la miccia di questa tragica pandemia, con cui il mondo intero sta ancora lottando. Tutto il mondo tranne, a quanto pare, la Cina.

E la ricostruzione dei fatti suona come una condanna senza appello contro il “Celeste Impero”, colpevole di avere taciuto alla comunità internazionale, già nel dicembre 2019, le notizie di una “polmonite anomala”; di avere ostacolato l’arrivo degli operatori dell’OMS in loco; di avere intimidito, arrestato e “fatto sparire” cittadini cinesi che avevano tentato di dare l’allarme al resto del mondo; di opporsi tuttora alla condivisione dei dati sul Covid e ostacolare l’entrata in territorio cinesi del team di esperti internazionali che dovrebbe fare luce sulle cause della pandemia. Eppure, tanto l’esame della proposta per istituire una Commissione d’inchiesta, tanto il contenuto della relazione predisposta dal Global Committee “Marco Pannella”, sono notizie che non hanno trovato spazio nell’informazione mainstream.

Vi proponiamo in questo approfondimento la “versione integrale” dell’indagine svolta dal Global Committee, con il contributo dell’on. Paolo Formentini che, insieme ai parlamentari del centro destra, si sta battendo anzitutto per rivendicare il diritto di conoscere la realtà dei fatti. E questa realtà potrebbe indicare la pandemia come l’inizio di un capovolgimento mondiale in grado di minare seriamente la civiltà Occidentale a cui apparteniamo. Strane congiunture stanno avvenendo: dalla vittoria ( sul filo del rasoio) di Joe Biden alla Casa Bianca; all’accordo sugli investimenti trovato a fine dicembre, dopo 9 anni di stallo, tra l’Europa e la Cina che, guarda caso è avvenuto durante la presidenza europea della Germania. Senza dimenticare che la Cina è l’unico Paese al mondo che nel 2020 ha chiuso il suo bilancio economico in positivo, e che in questi mesi ha avviato una riconversione industriale a livello nazionale che punta all’autosostentamento, cioè alla piena capacità di produrre a livello interno tutto ciò di cui i cinesi hanno bisogno senza ricorrere all’import ( almeno non per necessità primarie). Una Cina che attraverso il progetto Belt and Road Iniziative, meglio conosciuto come “La nuova via della seta” sta letteralmente conquistando il mondo. L’Europa ben presto si troverà accerchiata, a Sud dall’espansione cinese in Africa e ad Est da quella nei Balcani.

Ognuno di noi ha il diritto di giungere a conclusioni diverse, ed è probabile che ad una “verità” certa nessuno riuscirà mai ad arrivare. E’, tuttavia, fondamentale in questo momento storico che ogni individuo sia adeguatamente informato, poiché a dispetto delle proprie convinzioni e opinioni, i fatti sono inconfutabili. C’è qualcuno che sta cambiando l’architettura del nostro mondo, proprio mentre noi tutti siamo distratti a fronteggiare le conseguenze economiche e sociali di questa pandemia. Proviamo quanto meno dimostrare a certi “poteri” che abbiamo ancora una testa per pensare e un cuore che batte, e che rivendica i suoi diritti di essere umano. Non facciamoci trovare impreparati, perché ogni sana decisione passa attraverso la conoscenza. Le libertà che diamo oggi per scontate, per le prossime generazioni potrebbero diventare una conquista da raggiungere. Per quanto di nostra competenza, Radio Sparlamento, continuerà a raccontare le notizie che l’informazione nazionale volutamente ha deciso di ignorare. Nessuno di noi da solo potrà cambiare il mondo, ma ognuno di noi con le proprie scelte può fare la differenza. Buon ascolto!

ARCURI: I VACCINI COVID-19 DISTRIBUITI DALLE CASE FARMACEUTICHE.

PIANO VACCINI – Audizione del Commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, nelle Commissioni Riunite Trasporti e Affari sociali della Camera, 3 dicembre 2020

Il Commissario straordinario, Domenico Arcuri, ha esposto nelle Commissioni competenti della Camera, il Piano vaccini anti-Covid, stemperando ( almeno per il momento) le preoccupazioni che la scorsa settimana erano emerse tra i Commissari di maggioranza e di opposizione, a seguito dell’audizione dei rappresentanti della logistica nazionale.

Questo, in sintesi, il Piano messo a punto dalla Struttura del Commissario Starordinario.

L’Italia ha prenotato 202,573 milioni di dosi di vaccini, la maggior parte delle quali dovrebbero arrivare nel prossimo anno. Nello specifico, si attendono per il 2021: circa 28 milioni di dosi nel 1° trimestre; 57 milioni nel 2° trimestre; 74 milioni nel 3° trimestre; 35 milioni nel 4° trimestre. Entro il primo trimestre del 2022, le restanti 8 milioni di dosi.

Per quanto riguarda la distribuzione dei vaccini, il Commissario Arcuri ha chiarito che la distribuzione dei vaccini avverrà a cura delle aziende farmaceutiche, senza alcun onere economico aggiuntivo. Si tratta di un accordo stipulato a livello europeo, valido per tutti i Paesi UE. Nello specifico, sono stati individuati due tipi di modelli di distribuzione, in ragione delle diverse caratteristiche dei vaccini.

MODELLO 1I vaccini che dovranno essere conservati ad una temperatura di -75 gradi, saranno distribuiti dalla aziende farmaceutiche nei 300 punti di somministrazione individuati a livello nazionale attraverso un accordo con Regioni e Province autonome. L’87% di questi presidi ospedalieri sono già dotati di celle frigorifere atte alla conservazione del vaccino, secondo le temperature indicate. Per il restante 13%, sarà la struttura Commissariale a fornire le attrezzature necessarie entro gennaio, dal momento che il primo vaccino disponibile sarà quello prodotto dalla Pfizer, con le caratteristiche sopra descritte. Per la somministrazione diretta, interverranno delle unità mobili che porteranno il vaccino in ogni zona del paese.

MODELLO 2I vaccini che dovranno essere conservati a temperatue dai 2 agli 8 gradi, che costituiscono il numero maggiore, non necessitano di particolari attrezzature di conservazione. La Struttura commissariale individuerà un unico Hub a livello nazionale, dove le aziende farmaceutiche (sempre a loro carico) faranno arrivare i vaccini. La distribuzione a livello nazionale sarà gestita prevalentemente dall’Esercito, che smisterà le dosi in circa 1.500 punti di somministrazione ( oltre ai 300 organizzati per accogliere i vaccini del modello 1, saranno individuati altri 1.200 punti). In generale, si prevede un presidio ogni 30 mila abitanti. Anche in questo caso, interverranno unità mobili per la somministrazione diretta.

Altro punto interessante del Piano vaccini riguarda la realizzazione di un Sistema informativo di tracciamento nazionale, che terrà conto, per ogni singola dose, di tutti gli spostamenti: dal punto di smistamento, alle unità mobili, fino all’avvenuta somministrazione. I dati confluiranno giornalmente nel sistema informatico del Minsitero della Salute. Questo sistema informatico è stato realizzato grazie alla cooperazione con Poste italiane e la società ENI, che non hanno ricevuto nessun tipo di compenso per l’attività prestata.

Infine, per quanto riguarda il personale che dovrà effettivamente somministare ogni singola dose di vaccino ai cittadini, la Struttura del Commissario ha stimato la necessità di avere disponibili circa 20 mila operatori, che verranno reclutati atttraverso una procedura di manifestazione d’interesse pubblica. Gli operatori saranno successivamente formati attraverso moduli formativi, che potranno essere svolti anche a distanza.

Insomma, il Commissario Arcuri non ha dubbi. Quando arriveranno i vaccini, il Paese sarà pronto e operativo.

LA GIUSTIZIA CIVILE AL TEMPO DEL COVID: DAL CAOS NEL TRIBUNALI, ALLE PROTESTE DEGLI AVVOCATI.

Con la partecipazione della sen. Fianmmetta Modena (FI), Commissione Giustizia del Senato e dell’avv. Cira Di Feo, presidente di Legal Professional Network.

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La pandemia ha letteralmente paralizzato le attività nei tribunali, negando a milioni di italiani il diritto ad un giusto processo. Eppure il mainstream, che parla ogni giorno di piste da sci, della riapertura delle scuole, dell’orario delle messe e del cenone della fine dell’anno, si è praticamente dimenticato della “questione giustizia”, dando in certo senso un alibi alla politica, che non ha ancora trovato la quadra per far ripartire la macchina dei tribunali.

In questa puntata, abbiamo aperto una “linea diretta” tra le Istituzioni e il mondo dell’avvocatura, attraverso un costruttivo dibattito tra la senatrice Fiammetta Modena, componente della Commissione Giustizia del Senato, e l’avvocato Cira Di Feo, presidente di Legal Professional Network. E le questioni su cui discutere non sono mancate. Dagli uffici delle cancellerie che non sono in grado di lavorare da remoto; al processo telematico che fatica a partire, con udienze rinviate addirittura al 2025; alla piattaforma del Ministero che non funziona. Insomma, la giustizia italiana è letteralmente paralizzata. Una situazione non più sostenibile anche dall’avvocatura, che con la sospensione delle udienze è al collasso economico. La legge di bilancio, così come i decreti ristori, possono essere uno strumento per cercare di migliorare l’impasse che si è venuto a creare.

Il punto è: c’è la volontà politica di farlo? La senatrice Fiammetta Modena, ai microfoni di Radio Sparlamento ha illustrato le proposte delle opposizioni, in linea con le richieste degli operatori della giustizia. Bisognerà attendere il 14 dicembre per sapere se queste proposte emendative potranno diventare norme di legge a tutti gli effetti. Nel frattempo, continua il pressing delle opposizioni nei confronti della maggioranza, per trovare un accordo almeno sui punti più critici.

Buon ascolto!

PIANO VACCINI. CONFETRA: ABBIAMO CONTATTATO NOI IL GOVERNO, ANCORA NESSUN TAVOLO PER LA DISTRIBUZIONE.

Audizione Confetra, 24 novembre – la sintesi di Radio Sparlamento

Lo scorso martedì i rappresentanti di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica), nell’ambito della loro audizione nella Commissione Trasporti della Camera, hanno rappresentato una realtà ben diversa da quella raccontata all’opinione pubblica dal Commissario Straordinario, Domenico Arcuri. Il tavolo di lavoro per definire il Piano Vaccini del Paese ancora non esiste, e le interlocuzioni informali tra le associazioni di categoria, Palazzo Chigi e la struttura del Commissario, nonchè il Ministero dei Trasporti, sono avvenute per iniziativa delle associazioni della logistica, che a seguito dell’approvazione della Strategia Ue per i vaccini hanno prontamente scritto al Governo e alla struttura commissariale. “Il problema non è scambiare quattro chiacchiere – ha dichiarato il Direttore Generale di Confetra, Ivano Russo – ma è sedersi ad un tavolo per provare insieme a ragionare sul fatto che il Piano vaccini non può non avere un capitolo interamente dedicato agli aspetti trasportistici, logistici e infrastrutturali”. Le reazioni in Commissione Trasporti non sono mancate. Ad alzare la voce sono stati l’on. Edoardo Rixi della Lega, l’on. Simone Baldelli di Forza Italia, e la stessa presidente della Commissione, l’on. Raffaella Paita, di Italia Viva. Gli operatori della distribuzioni hanno manifestato la loro preoccupazione, e chiedono di agire con tempestività, per poter garantire lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione del vaccino in tutto il territorio nazionale. A rischio c’è la tenuta dell’ordinaria distribuzione dei farmaci, compresi quelli salva vita. “Non è che i nostri magazzini e mezzi sono vuoti, perché si continueranno a trasportare anche altri farmaci. Bisogna sedersi e costruire possibili scenari”, ha chiarito il Direttore Generale di Confetra. Il problema non è la catena del freddo, quanto la viabilità: quasi il 90% del trasporto dei farmaci avviene su gomma, e già adesso ci sono zone del Paese dove, a causa di strade inadeguate, i trasporti speciali non possono esse effettuati. “E’ necessario conoscere tutti gli scenari possibili” – ha dichiarato il Direttore Russo – “per poter capire se il sistema italiano può essere performante”. Siamo arrivati, invece, a dicembre senza sapere i volumi da dover trasportare, le tempistiche, le tipologie dei prodotti, e le zone del Paese interessate. Se ad esempio – ha fatto presente Ivano Russo – il Governo dovesse decidere di dare la precedenza alle categorie più fragili, bisogna tenere presente che gli over 65 in Italia sono circa 21 milioni, di cui il 55% è concetrato in 4 Regioni: in base alle caritteristiche dei vaccini, si potrebbe verificare la situazione di avere i destinatari del farmaco in alcune aree del territorio e gli hub logistici dislocati nella parte opposta dell’Italia. Insomma, anche cercando di essere positivi, è difficile immaginare una compiuta definizione della distribuzione dei vaccini in ambito nazionale per la fine di gennaio, e più in generale per tutto il 2021.

SUPERBONUS. SI PARTE O NO?

CON IL SENATORE ANDREA DE BERTOLDI (FDI), COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA SULL’ANAGRAFE TRIBUTARIA.

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sen. Andrea de Bertoldi

Sono 14 i miliardi messi a disposizione dallo Stato per il c.d. “Superbonus 110%“, introdotto dal Decreto Rilancio dello scorso maggio (art. 119 del decreto-legge n.34/20). Si tratta di detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica e rischio sismico, utilizzabili mediante uno sconto in fattura oppure con la cessione del credito di imposta. Una misura che rappresenta una grande opportunità per il rilancio del Paese, ma che rischia di essere vanificata a causa dell’estrema complessità della disciplina, in alcune parti financo contraddittoria. Troppi gli adempimenti e i dubbi interpretativi sulle singole disposizioni. Il rischio è di vanificare la portata di questa agevolazione, dal momento che molti professionisti davanti all’incertezza normativa si troveranno a desistere dall’utilizzare questo beneficio. A sostenerlo sono stati i rappresentanti dei diversi settori coinvolti, intervenuti nell’ambito dell’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria. In assenza di un intervento legislativo risolutivo, il compito di fornire un’interpretazione delle norme è ricaduto sull’Agenzia delle Entrate che, anche a seguito dei numerosi interpelli ricevuti, in questi mesi è intervenuta con due Circolari. Mercoledì mattina nella Commissione di Vigilanza Tributaria è stato ascoltato, per la seconda volta, il Direttore Generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, chiamato dalla Commissione a dirimere le criticità emerse durante la fase delle audizioni. Una relazione di oltre trenta pagine, fitte di tecnicismi, che vanno ad aumentare la mole normativa già esistente,e che non dirimono tutti i dubbi. E il direttore Ruffini ha annunciato una nuova e complessa Circolare, che sarà emanata tra un paio di settimane. Con il sen. Andrea de Bertoldi, che ha seguito tutto l’iter dell’indagine conoscitiva nella Commissione Tributaria, abbiamo cercato di commentare “a caldo” le dichiarazioni del direttore Ruffini. Si può uscire da questo impasse? A questa domanda il senatore de Bertoldi ha risposto con una frase pronunciata dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate al termine della sua audizione: “Non si può semplificare quello che nasce come complesso”. Eppure, una via d’uscita esiste: trasformare il lavoro encomiabile svolto dalla Commissione Tributaria in un pacchetto di proposte emendative, concordate tanto dalla maggioranza quanto dall’opposizione, da inserire nella prossima legge di bilancio. Il Paese non si può permettere di perdere questa promettente occasione di rilancio economico. Buon ascolto!

audizione Direttore Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini

LA PROSSIMA CRISI POTREBBE NON ESSERE UNA PANDEMIA. L’ALLARME DEL GENERALE VECCIARELLI AL PARLAMENTO.

Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’esame del Documento programmatico della Difesa 2020/22 – Commissioni Riunite Difesa di Camera e Senato.

L’audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, che si è svolta lo scorso mercoledì nelle Commissioni Riunioni Difesa di Camera e Senato, ha messo in evidenza la mancanza di una visione strategica del nostro Paese in una prospettiva geopolitica globale. Il Generale Vecciarelli, seppure con il garbo istituzionale che compete ad un rappresentante delle Forze Armate, ha detto chiaramente ai parlamentari delle Commissioni Difesa di Camera e Senato che, se non ci sarà il cambio di paradigma da parte della politica, ci aspettano scenari potenzialmente disastrosi.

“La prossima crisi potrebbe non essere una pandemia.” – ha avvertito il Capo di Stato Maggiore della Difesa – “Non viviamo più in un mare calmo e ciò che sta accadendo nei Balcani, in Medio Oriente e in Africa è totalemnte diverso dallo scenario con cui ci siamo confrontati soltanto qualche anno fa”. Il Mediterraneo è diventato “un’area multivettoriale a complessità crescente, dove è sempre più marcata la competizione tra gli Stati”. In particolare, nel Medio Oriente competitor internazionali “spregiudicati” hanno recuperato posizioni e ruoli, ribaltando la situazione precedente che vedeva l’Italia in vantaggio nei rapporti bilaterali. Questa competizione – ha affermato il Generale Vecciarelli – “sta minando le basi della valenza nazionale presso numerosi interlocutori di primo piano per l’italia, destando forti preoccuazioni”.

In questo scenario, la Difesa nazionale presenta delle evidenti vulnerabilità, dovute alla mancanza delle necessarie risorse per mettere le Forze Armate in condizione di gestire le crisi che si vanno a delineare. Il Capo di Stato Maggiore parla di una “incrongruenza tra le risorse assegnate e il fabbisogno dello strumento della Difesa”, con danni evidenti in termini di operatività, prontezza ed efficienza delle risposte messe in campo. Le risorse di cui dispone la Difesa per assolvere ai suoi compiti sono pari a 22,9 miliardi di euro. A questa somma vanno tolte le risorse necessarie per mantenere la sicurezza sul territorio, demandata all’Arma dei Carabinieri. Si arriva quindi a 15,3 miliardi, che vanno suddivisi in tre voci di spesa: 10,36 miliardi sono per il personale, pari al 68% delle risorse; 2,14 miliardi per l’esercizio, pari al 14% del totale; soltanto 2,81 miliardi, pari al 18%, assegnati per gli investimenti. A questi stanziamenti, in un quadro di bilancio integrato, vanno aggiunti i Fondi del MISE e i finaziamenti per le Missioni internazionali. Tuttavia, la situazione non cambia di molto, e le criticità di bilancio sono evidenti. Di certo siamo lontani dal raggiungimento della soglia del 2% del Pil prevista dalla NATO ( attualmente la soglia italiana è dell’1,21%), così come siamo lontani dalla ripartizione del budget nelle quote 50-25-25, riconosciuta a livello internazionale come standard per il corretto funzionamento dello strumento militare.

La conseguenza di questa incapacità strutturale – spiega il Generale Vecciarelli – è quella di dovere assumere delle “scelte dolorose, di salvataggio selettivo”. Le minacce, però, sono incombenti. Siamo vulnerabili per quanto riguarda le nuove tecnologie digitali, il ciber e lo spazio e, senza un’inversione di questo trend, si potrebbero aprire scenari tragici. Ergo, servono investimenti urgenti. Uno di questi scenari, potrebbe essere l’eventuale sospensione di servizi essenziali, di cui il Paese non ha il controllo e la piena sovranità di alcune funzioni. C’è poi la questione delle operazioni spaziali, settore che sarà sempre più cruciale negli equilibri internazionali, tant’è che nei prossimi anni – spiega il Generale Vecciarelli – ci saranno migliaia di satelliti che gireranno attorno alla Terra. Gli USA hanno appena investito 20 miliardi di dollari in questo settore; la Francia di recente ha stanziato 4 miliardi; l’Italia ha aperto un Comando per le operazioni spaziali: il budget attuale è di 0,00 euro.

Occorre ripensare alla Difesa come priorità indispensabile e strategica di politica estera e di sicurezza nazionale. Occorre che queste notizie siano conosciute dai cittadini, ignari delle scelte poco avvenute del decisore politico. Stiamo perdendo di vista il futuro del Paese. Quel che è peggio, è che lo stiamo negando alle giovani generazioni.

Cristina Del Tutto
direttore Radio Sparlamento

L’ITALIA IN CRISI, MA IL GOVERNO REGALA ALLA RAI 85 MILIONI DI EURO.

COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI, AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA, ROBERTO GUALTIERI.

Cristina Del Tutto,
direttore Radio Sparlamento

L’ audizione del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è svolta mercoledì scorso nella Commissione di vigilanza Rai, ha assunto una dimensione quasi surreale. All’annuncio del Governo di voler elargire alla fallimentare gestione RAI altri 85 milioni di euro nella legge di bilancio, si sono sollevate aspre critiche tanto dalla maggioranza, quanto dall’opposizione. In un momento tragico per il Paese, in cui si stanno chiedendo sforzi immani agli italiani e a tutto il sistema produttivo del Paese, la televisione pubblica riceve un premio di quasi cento milioni di euro per aver svolto male il suo lavoro ed aver speso male i soldi che vengono prelevati d’imperio agli italiani.

L’ on. Giorgio Mulè, di Forza Italia, è stato il primo a scagliarsi contro il Ministro Gualtieri, ed ha parlato di una scelta vergognosa da parte del Governo, che in questa crisi non ha di certo mostrato la stessa disponibilità nei confronti dell’intero comparto editoriale e televisivo italiano.

E’ l’on. Federico Mollicone a ricordare che dei 100 miliardi di scostamento accordati dal Parlamento, il Governo ha assegnato al Fondo per il pluralismo soltanto lo 0,2%, ossia 200 milioni, quando la Francia ha stanziato per il settore 1 miliardo di euro. Ciò significa che, quando la pandemia sarà passata, il settore dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà in ginocchio.

Non solo. L’attuale amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, di fatto sfiduciato dal Ministro Gualtieri ma ancora ben ancorato alla sua poltrona, ha annunciato una diminuzione del badget per le fiction Rai di circa 80 miliardi. Una scelta che, come ha messo in evidenza dall’on. Alessandro Morelli, della Lega, andrà a penalizzare e mettere in crisi proprio le aziende broadcaster italiane, per le quali le fiction sono un core business essenziale. Senza contare tutto l’indotto che c’è dietro a questo mondo.

Il malumore si è fatto sentire anche nella maggioranza. L’on. Alberto Airola, del M5S, vuole vederci chiaro. Denuncia la poca trasparenza dei conti, soprattutto quelli che derivano dal canone pagato dai cittadini. La domanda che è rimasta senza risposta è: a chi vanno questi soldi, e come vengono spesi?

Ma a parlare fuori dai denti è un altro membro della maggioranza, l’on.Michele Anzaldi, di Italia Viva, che non risparmia critiche durissime all’Esecutivo. Già, perchè c’è un’altra questione. Il CdA guidato da Salini, che rimarrà in carica per altri quattro mesi, ha annunciato oltre venti nomine dirigenziali da oltre 130 mila euro ciascuna. L’on. Anzaldi fa presente che tutto il settore televisivo è in crisi in questo momento, eppure gli altri Gruppi non sono in perdita, e i loro dipendenti hanno anche optato per contratti di solidarietà. E poi c’è la questione dei contenuti, che non è irrilevante per un’azienda televisiva. L’on. Alzandi lo dice senza mezzi termini: l’informazione politica e di intrattenimento è fornita alla reti Mediaset e da La7, la Rai è quasi completamente assente nonostante abbia a disposizione ben tre reti pagate dai cittadini!

Tutte belle parole, quelle dei nostri parlamentari. C’è qualcosa, però, che non torna. E’ lo Stato l’azionista pubblico di controllo, con il quale la società Rai è legata da un contratto di servizio. E’ il Parlamento in seduta comune a nominare i componenti del CdA della Rai ( soltanto l’AD viene nominato dai consiglieri). C’è anche una Commissione bicamerale di vigilanza sull’operato della Rai. Non è chiaro allora chi fa cosa, e a nome di chi. Sopratutto, di chi è la responsabilità della gestione amministrativa della Rai e delle scelte riferite al palinsesto? Non è una questione di poco conto, perchè questo enorme mostro chiamato Rai ingurgita ogni anno oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici, e di informazione e di cultura ne vediamo veramente poca.

Questi i dati forniti ieri dal MEF. Nel 2019 la Rai ha avuto ricavi pari a 2 miliardi e 443 milioni di euro, di cui circa 1 miliardo e 758 milioni derivanti dal canone estorto ai cittadini, mentre altri 540 dai proventi della pubblicità. Il personale costa allo Stato oltre 900 milioni di euro all’anno; oltre 1 miliardo e 300 milioni ricadono nella voce “costi operativi”. Più in generale, il Ministro Gualtieri ha parlato di un peggioramento dell’indebitamento netto della società, che è passato dai 251 milioni del 2018, ai 537 milioni del 2019. E il 2020 sarà ancora più disastroso.

L’ultima parola spetterà al Parlamento, in sede di approvazione della legge di bilancio.

Questi numeri per gli italiani che cercando di sopravvivere a questi crisi economica generata allo stomaco sono peggio di un pugno allo stomaco. Se la politica vuole rispetto ed esige il rispetto delle regole, allora deve cominciare a rispettare gli italiani, perché la pazienza sta per finire. L’ultima parola sulla Rai spetterà al Parlamento, e il Parlamento questi 85 milioni di euro alla Rai non li deve concedere.

L’ALLARME DEL SETTORE FIERISTICO: SENZA INTERVENTI COSTRETTI A SVENDERE A COMPETITOR STRANIERI.

Audizione parlamentare del presidente di AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere italiane, Maurizio Danese . Camera deputati martedì 3 novembre 2020.

Il sistema fieristico italiano vale 60 miliardi all’anno. La cifra si duplica se si tiene conto dell’indotto diretto (allestitori, fornitori,catering, ecc), e arriva a decuplicarsi nelle città dove si svolgono le manifestazioni. Rappresenta un settore economico strategico di fondamentale importanza, tant’è che il 50% delle esportazioni nascono da contatti avvenuti nell’ambito fieristico. Il presidente dell’ AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere italiane, MaurizioDanese, lo scorso martedì alla Camera ha lanciato un allarme alla politica. Nel 2020 il comparto fieristico chiuderà con una perdita di fatturato dell’80%. Senza un sostegno “a fondo perduto” molte società saranno costrette a portare i Libri in Tribunale, oppure a svendere l’attività. “Le società fieristiche italiane saranno facile preda di strutture straniere” – ha dichiarato il presidente Danese – soprattutto di Francia e Germania e Cina, paesi che credono molto nel settore fieristico. Se perdiamo le Fiere a favore di competitor stranieri, non so quali obiettivi avranno questi governi a sviluppare il made in Italy nel mondo”. A destabilizzare il sistema è soprattutto l’incertezza legislativa. Un caso eclatante ha riguardato la Fiera di Parma: 60 mila metri di fiera allestiti e smantellati il giorno prima dell’apertura, in ragione dell’entrata in vigore del penultimo Dpcm. Le perdite economiche sono state enormi. Le risorse messe a disposizione dal Governo, inoltre, non sono ancora fruibili, dacché mancano i decreti attuativi. Nel video la sintesi dell’audizione del presidente di AEFI, Maurizio Danese.

COVID-19. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE NEL MONDO

RISIKO – Con l’on. Eugenio Zoffili, presidente della Commissione Bicamerale Schengen e capogruppo Lega nella Commissione Esteri della Camera; Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication

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In questa puntata di RISIKO, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication, dati alla mano, hanno analizzato la situazione del COVID-19 nel mondo: come si è sviluppata la pandemia nei diversi Paesi; quali misure sanitarie e di contenimento dei contagi sono state intraprese.

Iniziamo con una panoramica generale della situazione. Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lo scorso 21 di ottobre i contagi nel mondo sono arrivati alla cifra di 40.455.651 casi. Soltanto negli ultimi sette giorni si sono registrati oltre 37 mila decessi. Il primato è tristemente detenuto dagli Stati Uniti con 8.120 decessi, segue l’India con i suoi 7.851 morti. Preoccupante anche la situazione in Russia e in Sud America.

Ma quanto sono attendibili questi dati? In realtà non esiste a tutt’oggi un protocollo internazionale che fornisca dei parametri univoci sulle modalità di raccolta dei dati, in mancanza del quale ogni Stato fornisce giornalmente alla OMS i propri dati sulla base di linee guida nazionali. In Italia i criteri relativi alle attività di monitoraggio e raccolta dati sono descritti all’interno del decreto del Ministero della Salute del 30 aprile 2020. In pratica, il nostro Paese si affida ad un algoritmo in base a dati numerici forniti dalle Regioni e Province autonome, che inviano quotidianamente all’Istituto Superiore della Sanità (ISS) i dati relativi a tutti gli individui con infezione da SARS-CoV-2, confermati in laboratorio. E’ un buon metodo? E’ difficile poter dare una valutazione, dal momento che non ci sono precedenti al riguardo. Possiamo però mettere a confronto il sistema italiano con quello adottato da altri Paesi. Per esempio, la Francia ci spiega Graziella Giangiulio, condirettore di AGC Communication – ha optato per una raccolta dei dati su base nazionale. I dati vengono forniti e gestiti dai singoli operatori sanitari, che giornalmente li comunicano attraverso una piattaforma web attiva dallo scorso maggio. Quando una persona risulta positiva, automaticamente tutte quelle afferenti al medesimo nucleo familiare sono a carico dello stesso operatore sanitario. Inoltre, vengono monitorati tutti i dati relativi al singolo paziente . Questo permette alla piattaforma di effettuare un audit delle terapie, per capire se stanno funzionando e, nel caso, di sostituirle con diverse cure farmacologiche. E’ probabile che, attraverso questo sistema, la Francia nel medio periodo possa arrivare ad avere la situazione sotto controllo a livello nazionale, nonostante in questo momento stia vivendo una fase di acuta recrudescenza della malattia. A ben vedere, purtroppo, la situazione francese è lo specchio di una situazione globale che vede un generalizzato dilagare del Covid-19, che ha costretto tutti i Paesi ad intraprendere drastiche misure per cercare di contenere la diffusione della pandemia.

La situazione appare drammatica in diversi paesi europei. In Olanda, bar e ristoranti rimarranno chiusi fino a dicembre. Nel Regno Unito, la Scozia ha prorogato le restrizioni sulla circolazione delle persone fino al 2 novembre. In Irlanda è stata decretata la chiusura totale, consentiti soltanto gli spostamenti necessari entro 5 km dalla propria abitazione. Introdotte restrizioni alla mobilità delle persone anche in Svezia, nella città di Uppsala, e il governo di Stoccolma ha annunciato una stretta generalizzata se i casi di contagio non diminuiranno nelle prossime due settimane. Anche in Germania la situazione è critica con oltre 363 mila casi accertati, e attualmente sono state messe in atto chiusure parziali per scongiurare un blocco totale del paese. Allarme molto alto anche in Ungheria, che detiene il numero più alto dei decessi in Europa. Il Governo ungherese ha vietato tutti gli eventi pubblici. Il Parlamento del Portogallo, nonostante la situazione sia ancora critica, ha recentemente bocciato la proposta del governo di rendere obbligatoria per tutti i cittadini la App per il tracciamento dei contagi. Dall’altra parte del globo, invece, a Singapore, la app Trace Together che lo Stato ha reso obbligatoria, sta funzionando molto bene, tanto che sono state allentate le misure di contenimento.

Diversa la situazione nell’emisfero occidentale del pianeta, dove per scelte politiche le misure di protezione personale per diminuire la diffusione della pandemia, come mascherine e distanziamento, non sono state rese obbligatorie. Negli Stati Uniti – ci spiega Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – la situazione è drammatica in diversi Stati, come in Tennessee, nel Sud Dakota, in Nebraska, in Oklahoma, che reclamato da Washington un intervento immediato, mentre in California si è registrato un incremento del 15% dei casi in soli due giorni. La situazione è esplosiva in Sud America. L’Argentina ha superato gli 1,2 milioni di casi. Colombia, Messico e Perù, entro la fine della settimana arriveranno tutti a superare la soglia di un 1 milione di contagi a livello nazionale.

In generale, la pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza le criticità dei sistemi sanitari nazionali. Da questo punto di vista, è possibile avanzare un’osservazione: le problematiche maggiori si sono evidenziate in quegli Stati che nel corso degli anni hanno effettuato maggiori tagli alla spesa sanitaria e, in conseguenza di ciò, “delegato” alle strutture private i servizi sanitari per i cittadini. Ciò ha prodotto un mancato raccordo nazionale, così come è sorto un po’ ovunque il problema dei posti letto nei reparti di rianimazione. A ciò si aggiunge un’ulteriore considerazione. Dal 2008 l’OMS aveva messo in guardia il mondo in merito all’arrivo di una pandemia, avvertendo che la domanda da porsi doveva essere non “se” ma “quando” si sarebbe manifestata. I richiami a prepararsi ad un simile evento non stati ascoltati, e tutto il mondo si è dimostrato impreparato all’arrivo del Covid-19.

Un caso che merita di essere trattato “a latere” è quello della Cina. E’ un fatto che Pechino sapesse dell’esistenza di casi di “polmonite atipica” sul suo territorio già dallo scorso novembre. Il dott. Li Wenliang, un medico che lavorava nell’ospedale centrale di Wuhan, nel dicembre 2019 aveva pubblicamente avvisato del pericolo di questo nuovo virus, avvertendo della presenza di un focolaio epidemico nel suo nosocomio. Un appello rimasto inascoltato paradossalmente dalla stessa OMS, che sarebbe dovuta intervenire per tempo nella dichiarazione di emergenza internazionale. Il dott. Wenliang è deceduto il 7 febbraio scorso a causa del Covid-19, a soli 33 anni.

A quanto pare, per ragioni che in un prossimo futuro dovranno essere attenzionate, c’è stata un’evidente sottovalutazione del problema. L’on. Eugenio Zoffili, ha riportato la sua testimonianza diretta. Ai microfoni di Radio Sparlamento, l’on. Zoffili ha riferito che, in qualità di presidente della Commissione Bicamerale Schengen e a seguito dei preoccupanti dati disponibili già dalla metà di gennaio, chiese la sospensione degli accordi di Schengen in ben due occasioni: il 3 febbraio 2020 nell’ambito di una riunione a Palazzo Chigi, alla presenza del Premier Conte e del Capo della Protezione Civile; nonché l’11 febbraio al Ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto in audizione proprio nella Commissione Schengen. In entrambi i casi la risposta fu negativa.

Ad ogni modo, i dati economici della Cina sono in controtendenza in rapporto alla situazione globale, registrando una crescita del PIL del 4,9% nel terzo trimestre di quest’anno. A differenza delle altre economie internazionali la Cina, essendo un’economia chiusa gestita da un partito unico al potere, ha potuto emanare dei prodotti finanziari ad hoc da vendere alle aziende nazionali indebitate. In pratica – ci spiega Graziella Giangiulio – il Governo cinese ha fornito liquidità alle aziende che erano in grado di riconvertirsi, per produrre all’interno del territorio cinese quei prodotti che prima della pandemia venivano importati. In questo modo la Cina ha risollevato l’economia, aumentato i posti di lavoro, e ha reso autosufficiente la sua produzione interna.

Anche sul fronte vaccini la Cina gioca un ruolo dominate, dal momento che dei 19 vaccini su cui è in atto la sperimentazione e che dovrebbero essere disponibili nel breve periodo, 11 sono a “marchio” cinese. Probabilmente bisognerà cominciare ad interrogarsi sugli scenari che si presenteranno alla fine di questa pandemia. Nel frattempo, sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione a livello internazionale per la condivisione dei dati sul Covid-19, in modo da trovare quanto prima una strategia comune per contrastare questo virus. La priorità è senza dubbio quella di debellare la pandemia e tornare a condurre una vita normale. Chi non ha risentito dell’effetto Covid è la Corea di Kim Jong Un, a cui in maniera ilare il direttore Albanese ha conferito la “palma d’oro” nella lotta ad un virus. Ma il primato resta in Antartide, con zero casi accertati!

Per tutti i particolari, vi invito ad ascoltare il podcast. Buon ascolto!

LA REINTEGRAZIONE SOCIALE DEL REO, TRA RIEDUCAZIONE E GIUSTIZIA RIPARATIVA

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Con la sen. Bruna Piarulli (M5S), Commissione Giustizia del Senato, il prof. Marco Monzani, criminologo e giurista, la dr.ssa Giulia Schioppetto, criminologa e psicologa

Quando viene commesso un fatto criminoso, lo Stato si trova a dover contemperare due esigenze sociali diverse. Da parte la rieducazione del condannato, che quando avrà terminato di scontare la sua pena tornerà vivere nella comunità; dall’altra la tutela delle vittime del reato, in ogni sede opportuna. Una ricerca di contemperamento tra istanze diverse che nel nostro Paese risente della ormai atavica assenza di adeguate politiche, dal momento che soltanto negli ultimi anni il legislatore è intervenuto ( e a rilento) con adeguati provvedimenti. La prolungata disattenzione del decisore politico, ha acuito la frattura sociale tra quanti rivendicano i diritti dei detenuti e coloro che reclamano anzitutto i diritti delle vittime. Ciò significa che, per ottenere i risultati sperati, la politica dovrà muovermi in maniera sincronizzata, considerando il percorso rieducativo del ristretto e la tutela delle vittime di reato come le due facce della stessa medaglia.

La senatrice Bruna Piarulli, oltre ad essere membro della Commissione Giustizia del Senato, vanta un’esperienza ventennale come direttrice di Istituti penitenziari. Ai microfoni di Radio Sparlamento ha raccontato dell’impegno del Governo in merito alle problematiche che ruotano attorno al sistema carcerario: dal provvedimento che ha previsto la possibilità di colloqui giornalieri tra detenuti e figli minori, a quello sul lavoro penitenziario (di cui peraltro la senatrice Piarulli è stata relatrice). Il legislatore ha ingranato la marcia giusta? Di certo la presenza nelle sedi legislative di professionisti del settore, che conoscono le dinamiche del sistema carcerario in prima persona, costituisce un punto di forza che può agevolare il cambiamento. La sen. Pariulli, tra l’altro, si sta battendo affinché si agisca anche a livello di edilizia penitenziaria, in particolare per eliminare nelle carceri i “bagni a vista” nelle celle, che ledono anzitutto i diritti fondamentali della persona.

Il passo successivo e fondamentale da compiere, riguarda proprio la giustizia riparativa. Il prof. Marco Monzani e la dr.ssa Giulia Schioppetto, concordano su un fatto: è essenziale risanare con urgenza la frattura sociale che si è creata, poiché al momento delle vittime, terminato il percorso giudiziario, non si occupa più nessuno. “Le vittime isolate – spiega il prof. Monzani – rischiano in questo modo di vivere una seconda vittimizzazione”. Da questo punto di vista, tutti gli interlocutori intervenuti convergono sull’importanza di valorizzare l’istituto della “mediazione”, attraverso cui la vittima e l’autore del reato possono risanare la frattura che si è venuta a creare a seguito del fatto criminoso. Tuttavia, occorrono adeguati strumenti per preparare le vittime alla conciliazione, che oggi non esistono. Una soluzione a questo problema, è stata avanzata proprio dalla dr.ssa Schioppetto, che ha ricordato l’importanza di una figura professionale che in altri Paesi ha già dato considerevoli risultati: quella del “facilitatore”, a cui dovrebbe essere affidato il compito di coinvolgere la vittima ai programmi di giustizia riparativa. In altre parole, bisogna creare un “percorso virtuoso” che coinvolga e metta in collegamento l’autore del reato, le vittime e la comunità, affinché il carcere venga considerato un contesto all’interno del territorio, non come un’entità avulsa da questo. Per raggiungere questo risultato occorre investire in figure professionali che siano in grado di trasformare una narrazione violenta in un processo di consapevolizzazione. “L’autore del reato” – ci ha spiegato il prof. Monzani – “deve avere ben chiaro che la cosa peggiore che ha fatto non è stata quella di avere violato una articolo del codice penale, bensì quella di aver provocato dolore e sofferenza ad un’altra persona”.

La senatrice Bruna Piarulli, per quanto di sua competenza, ha assicurato tutto il suo sostegno per la ripresa del percorso legislativo del provvedimento governativo sulla giustizia riparativa.

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L’ITALIA ALLA PROVA DEI CONTI. NADEF, PNRR, RECOVERY FUND

CON IL SEN. MARCO PELLEGRINI (M5S), COMMISSIONE BILANCIO DEL SENATO

Marco Pellegrini

Nei prossimi mesi l’Italia si troverà ad affrontare la sfida più importante dall’inizio della pandemia: la definizione di un piano economico di sviluppo del Paese, per impiegare al meglio le risorse che saranno rese disponibili attraverso il Next Generation EU. Dei 750 miliardi stanziati dall’Europa, circa il 28% del totale sarà assegnato all’Italia: si tratta di 208 miliardi suddivisi tra prestiti ( 127 miliardi) e sovvenzioni (81 miliardi). Il Next Generation è composto da 7 programmi ( rubriche di spesa), di cui il Recovery and Resilience Plan (Recovery Fund) rappresenta lo strumento più rilevante, con uno stanziamento di 672,5 miliardi su 750 totali.

Per accedere a queste risorse il Governo e il Parlamento dovranno presentare un Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), che dovrà definire gli interventi e gli investimenti per il 2021/2023. Successivamente, il PNRR dovrà essere approvato prima dalla Commissione e, in via definitiva, dal Consiglio europeo. Dal 15 ottobre il Governo potrà presentare in sede europea una bozza del programma con la definizione degli interventi, in modo da avviare con gli organi della Commissione un proficuo un dialogo per la definizione del cronoprogramma. Il PNRR potrà essere formalmente presentato dal prossimo gennaio del 2021 (ultima scadenza fine aprile 2021).

Podcast – Dal Nadef alla legge di bilancio

Nel contesto nazionale, questo iter si intreccia ( e per certi versi si sovrappone) alle dinamiche economiche nazionali, in particolare alla definizione della legge di bilancio. Questa settimana, infatti, il Senato è stato impegnato nella discussione del c.d. Nadef (Nota di aggiornamento al DEF 2020), attraverso il quale il Governo aggiorna gli obiettivi programmatici rispetto al DEF approvato lo scorso aprile ed anticipa le misure delle legge di bilancio. Una manovra da circa 25 miliardi che sarà finanziata quasi interamente dai fondi del Recovery Fund.

Podcast – La sfida del Revovery Fund

Di queste complesse dinamiche economiche, ne abbiamo parlato con il senatore pentastellato Marco Pellegrini, componente della Commissione Bilancio del Senato, che ai microfoni di Radio Sparlamento ha spiegato quali interventi saranno inseriti nella legge di bilancio e la “visione europea” che stimolerà la stesura del PNRR. Ad ogni modo, in questo scenario la gestione della pandemia causata dal Covid-19, rimane un’incognita per il futuro, dal punto di vista economico, sociale e, soprattutto, sanitario.

Podcast – La verità sul MES

C’è qualcuno che pensa, e vuole far credere agli italiani, che il MES ( European Stability Mechanism) rappresenti la panacea in grado di risolvere tutti i problemi sanitari connessi al Covid. Ammesso e non concesso che ciò possa essere un’opzione realistica, la domanda è: quale prezzo dovrà pagare il nostro Paese per ottenere un finanziamento immediato dal “centro di comando” di Lussemburgo? E, inoltre: ci sono delle fattibili alternative? Ai microfoni di Radio Sparlamento, il senatore Marco Pellegrini, lo ha spiegato molto bene.

Buon ascolto!

VERSO LA DEMOCRATIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO GIURIDICO

LA PROPOSTA DELL’ON. DEVIS DORI (M5S), PROMOTORE DEL CONVEGNO “LE PAROLE DELLA LEGGE” – CAMERA, 1° OTTOBRE 2020

In questo video Radio Sparlamento propone la sintesi di un’interessante seminario di studio promosso dall’on. Devis Dori (M5S), membro del Comitato per la Legislazione di Montecitorio, che si è svolto la scorsa settimana alla Camera, con l’ambizioso obiettivo di trovare delle soluzioni percorribili per riavvicinare il linguaggio giuridico tecnico al linguaggio comune, colmando in tal modo lo scollamento che negli anni si è venuto a creare tra la norma e il destinatario della norma.

La domanda che l’on. Devis Dori ha posto agli esimi giuristi che hanno partecipato all’iniziativa è stata: “Com’è possibile rendere comprensibile immediatamente il contenuto di una norma, che è scritta necessariamente in un linguaggio tecnico?” Non è una mera questione di forma, ma riguarda la democraticità del nostro ordinamento. E, infatti, l’on. Dori ha menzionato la sentenza n. 209 del 2010 della Consulta, attraverso cui la Suprema Corte ha inserito tra i valori fondamentali di civiltà giuridica da tutelare, la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico.

Questo significa che in futuro la Corte potrebbe anche essere indotta a sancire l’incostituzionalità di una norma, qualora non si trovi una soluzione a quello che il prof. Antonio Palma, dell’Università Federico II di Napoli, ha definito “il percorso inarrestabile della legge verso l’oscurità”. Secondo il prof. Palma, infatti, nell’ordinamento giuridico italiano è venuta meno una delle dimensioni delle interpretazioni della legge: quella logico-sistematica . Il prof. Palma chiarisce anche un punto fondamentale della questione, ossia che i sistemi democratici si reggono per il 90 per cento sull’osservanza spontanea della legge. Questo significa che i fenomeni interpretativi non possono appartenere soltanto al ceto dei giuristi – spiega il prof. Palma – ma devono essere compresi da coloro che sono chiamati all’osservanza spontanea della legge. E’ quella che si chiama “democrazia del linguaggio”.

Ci auguriamo che questo percorso avviato dall’on. Devis Dori, possa portare all’individuazione di soluzioni percorribili. Il fatto che a livello istituzionale questo problema sia arrivato ad essere discusso, è sicuramente un buon punto di partenza. Consiglio vivamente l’ascolto degli interventi dell’on.Devis Dori e quello del prof. Antonio Palma.

SISTEMA ALIMENTARE SOSTENIBILE: LA STRATEGIA UE “DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE” ARRIVA IN PARLAMENTO

AUDIZIONE DELLA DR.SSA ELISABETTA LUPOTTO, DIRETTORE C.R.E.A. ALIMENTI E NUTRIZIONI – COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA

Il 20 maggio 2020 la Commissione europea ha presentato la comunicazione “Una strategia dal produttore al consumatore” (Farm to fork strategy – F2F) (COM(2020)381), insieme alla comunicazione “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030” (COM(2020)380), per rafforzare l’ecosostenibilità dell’economia dell’UE nella prospettiva di azzerare le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. In particolare, la strategia “Dal produttore al consumatore” per un sistema alimentare più sano e rispettoso dell’ambiente, intende guidare la transizione della produzione agroalimentare europea verso uno standard globale di sostenibilità.

SINTESI DELL’AUDIZIONE DEL C.R.E.A – DR.SSA ELISABETTA LUPOTTO

La Comunicazione è attualmente all’esame della Commissione Agricoltura della Camera. In questo video Radio Sparlamento propone la sintesi dell’audizione del CREA ( Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) svolta dalla dr.ssa Elisabetta Lupotto, direttore CREA Alimenti e Nutrizioni, che individua gli obiettivi della strategia e la posizione dell’Italia.

In sintesi – spiega la dr.ssa Lupotto – la strategia si pone di raggiungere obiettivi importanti entro il 2030, tra cui la riduzione fino al 50% dell’uso dei pesticidi; la diminuzione significativa dei fertilizzanti, soprattutto quelli che forniscono azoto e fosforo, nonché la drastica riduzione della loro perdita per la conservazione della fertilità dei suoli; la riduzione del 50% degli antimicrobici negli allevamenti animali; l’ampliamento dell’agricoltura biologica. La strategia pone molta attenzione anche sulla non sostenibilità dei regimi alimentari della UE, caratterizzati da un eccesso di alimenti ad alta densità energetica ( soprattutto carni rosse, zuccheri, sali e grassi) e un uso al di sotto del necessario di cereali frutta, verdura, legumi e frutta secca. In questo ambito la strategia prevede anche una particolare attenzione alla riduzione dello spreco alimentare, prevedendo il dimezzamento dello spreco pro capite entro il 2030. Al riguardo, è importante sottolineare come i comportamenti alimentari scorretti siano alla base dell’incremento delle malattie cronico degenerative come l’obesità, le malattie cardiovascolari, il diabete e iperpressione. Tra l’altro, in questo senso la pandemia ha messo in evidenza come lo stato di salute della popolazione sia determinante per contrarre il Covid-19.

Veniamo alla situazione italiana. Il C.R.E.A. ha sottolineato come l’Italia risulti essere uno dei Paesi europei più virtuosi in questo settore, in ragione dei progressi legislativi dei ultimi anni che di fatto hanno già avviato il percorso di transizione sostenibile previsto dalla UE. Difatti, per quanto riguarda la diminuzione dei gas serra, l’Ispra ha recentemente rilevato un calo delle emissioni derivanti dal settore agricolo nazionale. In particolare negli ultimi 10 anni – osserva la dr.ssa Elisabetta Lupotto – in Italia si è assistito ad un calo del 10% delle vendite dei fitofarmaci e dei fertilizzanti azotati. Dal 2006, inoltre, al fine di migliorare il benessere degli animali, è stato previsto il blocco degli antibiotici per gli animali da allevamento, che ha portato alla riduzione fino al 50% dell’impiego di antibiotici a scopo terapeutico. Un altro passo in avanti in questo settore è stato conseguito nel 2018, con la previsione di una Banca Dati nazionale che, attraverso l’informatizzazione delle ricette, monitora il consumo di farmaci e antibiotici somministrati nel settore zootecnico.

Nell’ambito delle produzioni vegetali, invece, lo sviluppo di pratiche di produzione integrata ha portato ad una significativa riduzione dell’impiego dei fitofarmaci stimata nel 20%, grazie all’ampliamento delle conoscenze scientifiche, all’innovazione dei prodotti, a programmi di miglioramento genetico, all’affinamento dell’agricoltura digitale di precisione. Dall’ottobre 2019 è in corso un esame della situazione italiana con la pubblicazione della bozza del nuovo Piano nazionale per la sostenibilità dei prodotti fitosanitari, come richiesto dalla Direttiva 2009/128, per ridurre la dipendenza dell’agricoltura e del verde urbano da prodotti fitosanitari. Il C.R.E.A. – sottolinea la dr.ssa Lupotto – lo scorso 31 agosto, nell’ambito del G20 MACS (Meeting of Agricultural Chief Scientists G20) organizzato in Arabia Saudita, ha presentato risultati prontamente applicabili per il recupero di molecole bioattive mediante processi di estrazione green applicabili a diversi settori industriali. Infine, si rileva che negli ultimi anni in Italia si è registrato un aumento della scelta del consumatore verso i prodotti bio, un settore che nel 2019 ha raggiunto i 3 miliardi di euro. Per quanto riguarda lo spreco alimentare, l’Osservatorio sulle eccedenze, sui recuperi e sugli sprechi alimentari, istituito nel 2017 dal MIPAAF e il CREA, ha messo in atto misure concrete per facilitare azioni di recupero dell’invenduto alle donazioni agli indigenti.

La comunicazione 2020/381 è accompagnata da un allegato contenente un cronoprogramma con l’elenco degli interventi e il loro calendario indicativo, per l’adozione anche di nuovi atti legislativi e la revisione di quelli esistenti in importanti ambiti della politica agricola, come verrà specificato nel prosieguo della trattazione. Il CREA sottolinea l’importanza per l’Italia di fortificare le conoscenze del consumatore per una scelta consapevole degli alimenti, soprattutto prevedere un’etichettatura che riconosca l’impronta ecologica dei prodotti.

IL MINISTRO FRANCESCHINI ANNUNCIA IL PIANO CULTURA E TURISMO PER IL RECOVERY FUND

Il Ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, in audizione ieri nella Commissione Cultura della Camera dei deputati, ha illustrato le proposte del suo Dicastero in merito all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund.

Anzitutto, il Ministro annuncia un imponente Piano per la digitalizzazione del patrimonio culturale pubblico, a partire dalla Digital Library, per rendere fruibile tutto il patrimonio italiano degli archivi, delle biblioteche, delle Sovrintendenze, e non solo. Per questo settore il Ministro Franceschini parla di “possibilità concrete  di un finanziamento consistente”, tanto per le risorse umane quanto per quelle tecniche. Sempre nel comparto della digitalizzazione è stata avanzata una proposta per l’ammodernamento delle agenzie di viaggi e tour operator.

Un punto importante della relazione del Ministro ha riguardato il potenziamento del settore audiovisivo. “Investite in cinema significa investire nella capacità attrattiva del nostro Paese” – spiega il Minsitro Dario Franceschini – perchè ” un film girato in Italia è un’opera di promozione del Paese molto più di qualsiasi campagna di promozione e spot a pagamento”.

Sempre in ambito del turismo, il Ministro ha anche annunciato un grande Piano nazionale di riqualificazione imprese ricettive a cui saranno dedicate “risorse significative”. “Abbiamo bisogno – afferma il Ministro – di un turismo di qualità che oggi non trova risposte adeguate in particolare in molte zone del Paese, dove ci sono pochi alberghi a 5 stelle e strutture qualificate”.

Il Ministro Franceschini annuncia anche un Piano di riqualificazione dell’edilizia rurale, recupero dei borghi e riqualificazione dei centri storici. Al riguardo saranno previsti una serie di incentivi, quali il bonus facciate per mettere in condizioni i proprietari privati di beni vincolati di poterli restaurare e renderli fruibili al pubblico. Annunciate anche risorse ingenti da investire nella formazione turistica.

E ancora. Tra le proposte che il Ministero della Cultura ha portato al Tavola interministeriale per discutere il Recovery Plan, figurano la rigenerazione delle aree industriali dismesse e un Piano straordinario per la messa in sicurezza antisismica e efficientamento energetico di tutti i luoghi della cultura.

Da ultimo, è previsto un Piano strategico per il turismo lento per sviluppare le aree interne del paese, valorizzando le ferrovie storiche, i treni turistici, i cammini, le piste ciclabili, anche attraverso la crescita delle attività imprenditoriali di supporto. Un Piano turistico sostenibile che – afferma il Ministro – a seguito della pandemia è considerato un “turismo sicuro”.

A quanto pare, lo spettacolo dal vivo sembra essere il grande assente di questo Piano nazionale per la cultura e il turismo, almeno in questa fase. Il Ministro Franceschini ha parlato di incentivi e detrazioni, ma soltanto rispondendo ad alcune domande dei Commissari in merito alla filiera dello spettacolo. Ad ogni modo, il Ministro ha chiarito da una parte che si tratta di proposte che dovranno essere discusse collegialmente dal Governo, dall’altra ha puntualizzato che “il Recovery Plan non è un contenitore in cui può entrare di tutto e che i progetti vanno inseriti nel rispetto delle linee guida nazionali e di quelle europee”. Forse un messaggio per gli esclusi.  La scadenza ultima è il 30 aprile 2021.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE RIPARTE DAL CAPITALE UMANO. Intervista all’on. Jessica Costanzo (M5S)

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Questa mattina la Ministra per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, è intervenuta nella Commissione Lavoro della Camera dei deputati per illustrare le priorità del suo Dicastero nell’utilizzo delle Recovery Fund. Ne abbiamo parlato con l’on. Jessica Costanzo, componente della Commissione Lavoro del Movimento 5 Stelle, che ci ha illustrato le linee di intervento del percorso strategico di riforma della P.A. delineate dalla Ministra Dadone.

“L’utilizzo delle risorse del Recovery Fund” – chiarisce l’on. Costanzo – ” non sono un fine, ma un mezzo”. La riforma della P.A., infatti, è una priorità per il nostro Paese, senza la quale l’Italia non potrà raggiungere la crescita necessaria alla ripartenza. Per conseguire questo obiettivo occorre un cambio di paradigma in grado di sostituire l’immagine di una P.A. obsoleta e sorniona con una struttura che sappia lavorare per obiettivi. Da questo punto di vista, la priorità è investire sul capitale umano, e le parole d’ordine di questo percorso sono: nuove competenze, digitalizzazione, formazione continua, smart working o lavoro agile.

Un nuovo modello di servizi per il cittadino e le imprese capace di ottimizzare i tempi, semplificare, ridurre i costi, senza rinunciare al rapporto diretto con il personale dipendente. In pratica, si cercherà di affiancare ai servizi al pubblico una gestione manageriale più snella ed efficiente.

Nell’immediato – afferma l’on. Costanzo – si procederà ad una mappatura delle “competenze” attuali, che saranno fondamentali per delineare e attuare le linee di intervento del Recovery Fund. Parimenti, si procederà ad indire dei concorsi pubblici, che a seguito della pandemia verranno concepiti in maniera diversa per evitare assembramenti di migliaia di persone.

In attesa della definizione delle linee di intervento del Recovery Fund – spiega l’on. Jessica Costanzo – la Commissione Lavoro sta studiando soluzioni per far fronte anche alle conseguenze della pandemia, perché a rischio ci sono oltre 1 milione di posti di lavoro. I Commissari, insieme al Ministro Dadone, stanno valutando i termini di una riforma degli ammortizzatori sociali, che dovranno essere implementati con politiche attive, ad esempio riducendo il monte ore lavorativo per integrarlo con la formazione, ma anche ai contratti di solidarietà di tipo difensivo e il salario minimo orario.

on. Jessica Costanzo (M5S), Commissione Lavoro della Camera

COVID: DISABILI E CAREGIVER LASCIATI A LORO STESSI.

Audizione parlamentare dei rappresentanti dell’Associazione Famiglie Disabili (A.FA.D. ONLUS) e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) – Commissione Affari Sociali della Camera, 8 settembre 2020

Le persone con disabilità e le loro famiglie sono stati lasciati a loro stessi. E’ questo il giudizio unanime delle associazioni che tutelano i diritti dei disabili, intervenute nell’ambito delle audizioni svolte dalla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati in merito alle ricadute sociali dell’emergenza Covid per le persone con disabilità e gli anziani.

In particolare, in questo video Radio Sparlamento propone una sintesi degli interventi di Massimo Rolla, rappresentante dell’Associazione Famiglie Disabili (A.FA.D. Onlus), e di Paolo Bandiera, rappresentante dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), che hanno esposto davanti ai Commissari le loro proposte e le priorità per affrontare adeguatamente le sfide che ci attendono dal prossimo autunno.

Anzitutto, la questione della ripartenza scolastica. Il diritto all’istruzione per i bambini e ragazzi disabili deve essere garantito dal primo giorno di scuola, spiega il dott. Massimo Rolla. Questo significa che alla riapertura devono essere presenti a scuola tutti gli assistenti di sostegno necessari, così come deve essere garantito il trasporto scolastico. Senza questi servizi non sarà possibile garantire il diritto alla frequenza scolastica per gli studenti con disabilità. C’è poi la questione della didattica a distanza, che durante il lockdown è stata un disastro per i bambini e ragazzi disabili. E’ necessario un adattamento per permettere agli studenti con disabilità di poterne usufruire, ad esempio prevedendo sottotitoli per le persone sorde, così come apparecchiature informatiche speciali per le persone con disabilità visiva. Soprattutto, è necessario prevedere un servizio di inclusione scolastica con assistenza domiciliare del personale, per supportare lo studente e la famiglia nello svolgimento delle attività didattiche. Un servizio essenziale per gli studenti con autismo.

Inoltre – aggiunge Rolla – questo processo di inclusione deve prevedere una maggiore partecipazione delle famiglie che hanno figli con disabilità. In questo senso, Rolla invita esplicitamente il legislatore a prevedere il coinvolgimento delle famiglie nell’approvazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e dare attuazione alla Legge 328/00. E’ necessario garantire un “progetto di vita” alla persona con disabilità specialmente dopo il compimento della maggiore età, quando spesso i ragazzi vengono abbandonati dalle Istituzioni.

VIDEO AUDIZIONE -SINTESI

La disabilità all’interno della scuola non interessa soltanto gli studenti, e a ricordarcelo è Paolo Bandiera, Segretario generale dell’AISM. Molti insegnanti che soffrono di sclerosi multipla, infatti, non sanno se potranno ritornare ad insegnare in ragione dei rischi a cui la loro immunodepressione li espone. Al riguardo il dott. Bandiera considera un errore legislativo quello di non aver prorogato nel Decreto Agosto la norma contenuta all’art. 26 , comma 2, del decreto Cura Italia, che equiparava l’assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero per le persone con grave disabilità e immunodepresse. In questo modo, si espongono i lavoratori più fragili a seri rischi per la loro salute, che si troveranno costretti a dover ricorrere alle ferie o alla malattia per salvaguardare la loro incolumità.

Le persone con sclerosi multipla – ricorda il dott. Bandiera – sono già state enormemente danneggiate dal Covid. Durante il lockdown il 40% dei malati di sclerosi multipla hanno trovato difficoltà anche all’acceso ai farmaci, mentre il 75% non è riuscito a proseguire l’attività riabilitativa. Il problema è che anche adesso si riscontrano a livello territoriale delle “inerzie non giustificate”, che non garantiscono i diritti essenziali di cura ai malati.A tal proposito, dott. Paolo Bandiera ricorda che è in attesa di approvazione presso il Ministero della Salute un importante documento sull’appropriatezza dei ricoveri riabilitativi. L’auspicio è che la riabilitazione venga integrata pienamente all’interno dei LEA e dei Piani Terapeutici Personalizzati.

Anche l’AISM invita il legislatore a prevedere un maggior coinvolgimento dei caregiver, che dovrebbero essere concepiti come figure che agiscono attivamente all’interno dell’equipe che interviene a livello domiciliare.

La sfida per il futuro è quella di creare un welfare di prossimità, che potrà funzionare allorché si riuscirà ad integrare le competenze ospedaliere e quelle territoriali, valorizzando anche il ruolo del Terzo Settore.

Infine, c’è da affrontare con urgenza la questione economica, proprio perché la pandemia ha aggravato le già difficili condizioni economiche delle famiglie con disabili. Il Fondo per le per la disabilità e la non autosufficienza deve essere necessariamente implementato, l’invito dell’A.FA.M. è di erogare direttamente i fondi alle famiglie senza farli “transitare” per le cooperative di turno.

RECOVERY FUND: LE TAPPE, I TEMPI, LE PRIORITÀ.

AUDIZIONE PARLAMENTARE DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA, PAOLO GENTILONI

Il Parlamento riprendere i suoi lavori, dopo la pausa estiva, e il primo importante appuntamento è con il Commissario Europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ieri ha riferito nelle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato.

Nell’ambito dell’ audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito le tappe, i tempi e le priorità a cui dovranno attenersi i 27 Paesi dell’Unione europea nell’attuazione del Next Generation UE. “E’ un’opportunità, ma anche una grande responsabilità – ha dichiarato Paolo Gentiloni – per rendere le nostre economie più resilienti, competitive e sostenibili”. Un imponente progetto da 750 miliardi di euro. L’Italia, nell’ambito di questa strategia comune, sarà il Paese che potrà contare sul volume più alto di risorse: circa 209 miliardi ( tra sovvenzioni e prestiti) messi a disposizione attraverso il c.d. Recovery Fund (Recovery and Resilience Facility).

Per accedere a questi fondi, ogni Stato dovrà presentare un Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo percorso inizierà dal 15 di ottobre, quando i singoli governi potranno presentare le prime bozze con l’indicazione degli obiettivi generali, le linee di intervento e le priorità. La presentazione “formale” e definitiva dei Piani, avverrà dai primi mesi del 2021 e fino alla fine di aprile, definito come termine ultimo. Da quel momento, la Commissione avrà 8 settimane di tempo per proporne al Consiglio europeo l’approvazione. Il Consiglio, dopo “una esaustiva discussione”, avrà a disposizione ulteriori 4 settimane per decidere a maggioranza qualificata. Al momento dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio, allo Stato membro verrà erogato dalla Commissione il 10% dell’ammontare del Piano. Le successive erogazioni, invece, avverranno a cadenza semestrale e – ricorda il Commissario Gentiloni – saranno legate ad una procedura complessa sulla base dei risultati raggiunti a livello nazionale e sul rispetto dei tempi previsti. Quindi: l’approvazione definitiva dei Piani è prerogativa del Consiglio, le erogazioni delle risorse sono di competenza della Commissione. La restituzione del debito avrà durata trentennale, a partire dal 2026. Le “condizionalità” che ogni Paese dovrà rispettare per ricevere ulteriori erogazioni in denaro, saranno due. Non basterà attenersi soltanto alle tempistiche. I risultati raggiunti dovranno essere esattamente quelli descritti nel Piano approvato dal Consiglio europeo.

I Piani nazionali – chiarisce il Commissario all’Economia – dovranno rappresentare la giusta armonia tra responsabilità nazionali ed equilibrio europeo. Da questo punto di vista, Paolo Gentiloni ha chiarito da una parte che i Piani non saranno redatti o imposti da Bruxelles, dall’altra che la Commissione non è un intermediario finanziario, ma ha l’obbligo di garantire le priorità comuni europee. E le priorità europee sono tre. La prima priorità è contribuire alla sostenibilità ambientale. Il Next generation prevede un vincolo del 30% legato alla transizione ambientale, che all’interno dei singoli piani nazionali sarà di circa il 35% delle risorse complessive. E’ anche specificato che nei Piani nazionali non saranno accettate misure e investimenti dannosi per l’ambiente. La seconda priorità è rappresentata dalla resilienza e sostenibilità sociale. La terza priorità riguarda la transazione digitale.

C’è poi un’ulteriore indicazione che i singoli Paesi dovranno seguire nel redigere i Piani nazionali, e trattasi del rispetto del pacchetto di raccomandazioni che la Commissione ha predisposto per ogni Paese, in particolare quelle relative al 2019/2020. Per quanto riguarda il nostro Paese, esse riguardano soprattutto: la digitalizzazione, l’adeguamento delle strutture sanitarie, la riforma della giustizia civile e della Pubblica Amministrazione, l’aumento del tasso di occupazione, soprattutto riguardo al Sud e alla popolazione giovanile e delle donne.

Ciò detto, appare chiaro che le risorse del Recovery Fund saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2021. Oltre al pacchetto Sure, che è intervenuto per finanziarie la cassa integrazione, le risorse disponibili nel 2020 – chiarisce Paolo Gentiloni – sono i fondi del RIACT-UE e dell MES. L’allocazione dei 47 miliardi del RIACT-EU è ancora in corso di discussione, si tratta comunque di risorse che saranno disponibili nell’ultimo trimestre del 2020.

Esiste una evidente diffidenza nei confronti del Meccanismo Europeo di Stabilità,anzitutto perché si tratta di un organismo non comunitario ma intergovernativo, con un proprio CdA che prende le sue decisioni. Tuttavia, nell’ambito della sua audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito due punti in merito alla cancellazione delle condizionalità macroeconomiche per i prestiti straordinari destinati ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Anzitutto, a seguito di una lettera della Commissione del 7 maggio 2020 ( a firma Gentiloni/Dombrosky), il CdA del MES si è espresso per la non applicazione delle norme sul rafforzamento della “sorveglianza economica e di bilancio” per i prestiti con destinazione vincolata all’adeguamento sanitario. Da ultimo, il Parlamento europeo, in data 19 giugno ha approvato – spiega il Commissario all’Economia – un emendamento al Regolamento UE del 13 maggio 2013, che specifica in maniera inequivocabile che per la linea di prestiti per il settore sanitario non ci saranno richieste legate alla situazione macro economica degli Stati. Rimane il fatto, però, che al momento, nonostante tutte queste rassicurazioni, dei 27 Paesi della UE soltanto Cipro ha richiesto di accedere a questa linea di credito.

Un aspetto di non poco conto per decifrare la portata complessiva del Next Generation UE riguarda la reintroduzione delle norme sul patto di stabilità e sugli aiuti di Stato, e su questo punto diversi parlamentari hanno chiesto lumi al Commissario. Parrebbe, tuttavia, che al momento la questione sia stata lasciata in sospeso. L’auspicio del Commissario Gentiloni è che le clausole che hanno sospeso il patto di stabilità non vengano reintrodotte presto, in quanto potrebbero generare effetti recessivi. Allo stesso tempo – aggiunge Gentiloni – tornare a delle regole condivise, non significa tornare alle stesse regole di prima. Ma questo è soltanto un auspicio. Ad ogni modo, Gentiloni avverte il nostro Paese: “Non possiamo immaginare che questa grande operazione europea abbia cancellato il debito pubblico italiano”. E questo suona più come un avvertimento.

Di buon auspicio, e molto apprezzabile, è stato l’intervento del neo presidente della Commissione Affari europei del Senato, il sen. Dario Stefano, il quale “correggendo” un’affermazione del Commissario Gentiloni, ha voluto sottolineare che non è il Governo a dover varare il Piano nazionale, ma il Parlamento. Non solo. Ha anche esplicitamente invitato la politica ad “evitare una deriva governativa”. Davanti ad un Piano di oltre 200 miliardi, che impegnerà il Paese per circa 30 anni, non è pensabile che sia soltanto una parte politica a decidere il futuro dell’Italia. Il fatto che a pronunciare queste parole sia stato un membro dell’attuale maggioranza, nonché presidente di una Commissione cruciale in questo momento politico, ci fa ben sperare!

SINTESI AUDIZIONE PARLAMENTARE DI PAOLO GENTILONI, COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA

LA BORSA AI TEMPI DEL COVID -Intervista al sen. Andrea de Bertoldi (FdI)

INTERVISTA AL SENATORE ANDREA DE BERTOLDI (FRATELLI D’ITALIA)

Nel periodo tra il 13 febbraio e il 18 marzo, nel pieno della pandemia, c’è stato qualcuno che ha pensato bene di approfittare della situazione di generale confusione per speculare in Borsa. E, dal momento che in quel particolare frangente l’Italia era considerata come “l’untore” d’Europa, il nostro Paese è stato oggetto di particolari “attenzioni” da parte degli speculatori. Il bilancio delle perdite è stato stimato in diverse decine di miliardi, e farne le spese sono stati soprattutto i piccoli risparmiatori. La domanda è: perché la Consob, che ha il compito di vigilare contro le speculazioni, non è intervenuta per tempo? A porsi questa domanda, già lo scorso febbraio quando l’indice della Borsa stava crollando, è stato il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi che, a distanza di mesi, pretende di fare chiarezza su una vicenda che non può cadere nel dimenticatoio. E’ stato, infatti, il sen. de Bertoldi a chiedere al presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario di audire la dirigenza della Consob, per chiedere formalmente delle spiegazioni sul loro operato. Nonostante si siano tenute ben due audizioni dei vertici della Consob ( la prima il 28 maggio, la seconda il 14 luglio) i dubbi permangono e le contraddizioni non sono state chiarite. La prima versione del Presidente della Consob è stata quella di una “mancanza di poteri” dovuta ad una legislazione carente. In quella occasione, tra l’altro, il presidente Savona, chiarì che il potere di chiudere la Borsa è in capo al Ministro dell’Economia. La seconda versione, invece, imputa all’ESMA, lEuropean Securities and Markets Authority, il potere decisionale, tant’è che – ha ricordato il presidente Paolo Savona – la decisione di sospendere i titoli allo scoperto ha necessitato della preventiva autorizzazione del board dell’ESMA. Insomma, non è chiaro chi aveva il potere di fare cosa. La scorsa settimana la Consob ha fornito alla Commissione Banche dei documenti secretati, che dovranno essere valutati. La partita ( come si dice) è quindi ancora aperta. Di certo, possiamo essere sicuri che il senatore Andrea de Bertoldi andrà fino in fondo alla questione.

UNA QUESTIONE DI DIFESA – Intervista all’on. Alessandra Ermellino

ASCOLTA IL PODCAST DELL’INTERVISTA ALL’ON. ALESSANDRA ERMELLINO

L’on. Alessandra Ermellino, membro della Commissione Difesa della Camera, ha raccontato ai microfoni di Radio Sparlamento una vicenda molto interessante avvenuta la scorsa settimana nella Commissione Difesa della Camera. Tutto ruota attorno all’art. 211, commi 2 e 3, del decreto Rilancio, che prevede la concessione di beni immobili della Difesa a soggetti privati. I dubbi non riguardano tanto il merito della previsione normativa, quanto le modalità con cui il Governo ha deciso di procedere. Anzitutto, non si ravvedono i criteri di necessità e urgenza, che avrebbero dovuto ispirare la norma. In secondo luogo la disposizione appare troppo generica, lasciando ampi spazi discrezionali in merito alla sua interpretazione. Anche gli stranieri possono accedere alle convenzioni? Gli accordi si intendono a titolo oneroso? Soprattutto: come si deve interpretare questa norma alla luce della normativa già vigente, che dal 2009 ha affidato a Difesa Servizi S.p.A. la valorizzazione del patrimonio della Difesa attraverso anche concessioni con i privati? E ancora. Se la norma è stata inserita nel decreto Rilancio per una questione di “cassa”, perché manca la relazione tecnica attraverso cui il Governo avrebbe dovuto quantificare ( e quindi giustificare) la norma? A far sorgere dei sospetti sulla natura di questa disposizione, è stata anche la vicenda personale che ha interessato l’onorevole Ermellino la quale, allo scopo di rimandare la discussione ad un provvedimento più completo, propose un emendamento soppressivo della norma. Almeno così credeva, dal momento che il suo emendamento non è stato presentato dal Gruppo parlamentare di appartenenza (il Movimento 5 Stelle), nonostante avesse avuto al riguardo le rassicurazioni del suo capogruppo. A seguito di questi fatti, l’on. Ermellino ha dapprima espresso voto contrario al parere espresso dalla Commissione Difesa, successivamente ha ritenuto opportuno lasciare il M5S. Viene spontaneo, quindi, domandarsi quale disegno ci sia dietro questa norma, dal momento che stiamo pur sempre parlando del patrimonio immobiliare dello Stato che, ci ha fatto sapere l’on. Ermellino, non è al momento “quantificabile”. L’ultimo censimento del Ministero della Difesa, infatti, risale al 2015. In pratica stiamo consentendo a soggetti privati concessioni su beni appartenenti alla Difesa, senza conoscerne l’effettiva entità. Come andrà finire questa vicenda? La caparbietà dell’on. Alessandra Ermellino ci fa presumere che le polemiche siano soltanto iniziate.

UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA. Approfondimento sul decreto-legge n. 28/20

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE A CONFRONTO. NE ABBIAMO PARLATO CON LA SEN. BRUNA PIARULLI (M5S) E CON IL SEN. ALBERTO BALBONI (FdI)

Il decreto-legge 28/20 interviene in maniera significativa sulle dinamiche della giustizia: dalle intercettazioni, al sistema penitenziario, alle sospensioni processuali causate dalla pandemia del Covid-19, alle norme sul contact tracing. La Commissione Giustizia del Senato ha svolto un lavoro approfondito e di merito del provvedimento apportando rilevanti modifiche al testo varato da Palazzo Chigi. Maggioranza ed opposizione hanno lavorato in maniera efficace, collaborativa e ( aggiungo) lungimirante, e l’approvazione di diversi emendamenti proposti dall’opposizione ne è la riprova. In queste ore il decreto è all’esame dell’Aula di Palazzo Madama e, già dal prossimo venerdì, verrà incardinato alla Camera per la definitiva conversione in legge. I problemi sono tutt’altro che risolti. Rimangono da risolvere annose questioni, soprattutto riguardo al sistema penitenziario e all’ammodernamento del sistema della giustizia. I cittadini fanno fatica a capire perché dinanzi al problema del sovraffollamento delle carceri non si adotti la strategia politica di maggior buon senso: costruirne altre nuove! Parimenti, dopo più due mesi di lockdown sono riprese ( non senza difficoltà) quasi tutte le attività “umane”, eppure i tribunali rimangono chiusi. Per quale motivo? Sono alcune delle domande che Radio Sparlamento ha posto a due importanti rappresentanti della Commissione Giustizia, la senatrice Bruna Piarulli (M5S) che è stata una delle relatrici del provvedimento, e il senatore Alberto Balboni (FdI) vicepresidente della Commissione Giustizia. Le buone notizie non mancano, dalla riapertura dei tribunali al 30 di giugno, alla costruzione di nuove carceri, all’aumento della dotazione di agenti penitenziari. Sparlamento si occupa di politica, non fa politica. Mette a disposizione contenuti, non soluzioni. Per queste ragioni, l’approccio adottato è quello di farvi ascoltare la “voce” del Parlamento dal punto di vista tanto della maggioranza, quanto dell’opposizione. Soprattutto per i non addetti ai lavori, ascoltare l’esposizione di una questione da diverse prospettive è il metodo migliore per “costruirsi” una propria e personale opinione e valutare l’operato della nostra politica. Buon ascolto!

INTERVISTA ALLA SEN. BRUNA PIARULLI (M5S)
INTERVISTA AL SEN. ALBERTO BALBONI (FdI)

Il decreto Rilancio per uscire dalla crisi? Le perplessità di Cottarelli in audizione alla Camera

ono in corso presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati le audizioni sul “decreto rilancio”. Giovedì 28 maggio, il prof. Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici, ha svolto la sua relazione. Secondo il prof. Cottarelli si tratta di un provvedimento troppo complesso e scritto male, che abbisogna di oltre 80 decreti attuativi. Le misure di sostegno al reddito, considerata l’entità della crisi, sono troppo brevi e probabilmente abbisogneranno di ulteriori finanziamenti. E ancora: 4/5 delle misure contenute del decreto sono di tipo compensativo, volte ad attenuare le perdite di reddito, quindi non saranno in grado di rimettere in moto l’economia. Ancora una volta il “caso Alitalia” desta molte perplessità, soprattutto perché continua a mancare un piano di rilancio industriale. Perplessità anche sull’uso (o abuso) dei crediti di imposta, che per Cottarelli rappresentano una sorta di “debito pubblico nascosto” di cui nessuno conosce l’esatta entità. Infine, la questione del debito pubblico. Quando ci saremo lasciati la crisi alle spalle, che ne sarà dell’enorme debito accumulato? Il presidente della Commissione Bilancio, Claudio Borghi, pone questa domanda.

La Borsa ai tempi del virus: Consob doveva intervenire prima? Savona Vs De Bertoldi

Durante la prima fase della pandemia la Borsa italiana ha subito ingenti perdite, stimate in diversi miliardi di euro. Una parte della politica chiese da subito di “mettere in sicurezza” i risparmi degli italiani. Secondo la Consob, però, l’andamento negativo della Borsa italiana non era il riflesso di attacchi speculativi. Soltanto il 18 marzo la Consob decise di vietare le vendite allo scoperto. Giovedì 28 maggio nell’ambito dell’audizione dei vertici della Consob nella Commissione bicamerale d’ichiesta sul sistema bancario c’è stata una sorta di “resa dei conti” tra il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea De Bertoldi, e il presidente della Consob, Paolo Savona. Si poteva o doveva agire diversamente? Secondo il presidente Savona, “il potere di chiudere la Borsa non ce l’ha la Consob, ce l’ha il Ministero del Tesoro”.

Mascherine: l’Italia sarà autosufficiente entro la fine di settembre grazie a 135 aziende italiane.

Mercoledì 27 maggio si è svolta alla Camera dei deputati l’audizione del Commissario Straordinario, Domenico Arcuri, che ha riferito dinanzi la Commissione Affari sociali in merito alla questione dei dispositivi di protezione personale, in particolare: sulla sostenibilità del prezzo fissato a 0,50 centesimi per singola mascherina e sugli obiettivi che l’Ufficio Commissariale sta perseguendo. Riguardo alla prima questione, il Commissario ha “mancato” di riferire in merito ai costi sostenuti dallo Stato per garantire il prezzo calmierato su tutto il territorio nazionale, dal momento che l’Uffiicio commissariale si è impegnato a riconoscere ai distributori il “maggior prezzo” sostenuto. La buona notizia è che dalla fine di settembre la produzione nazionale sarà in grado di soddisfare tutta la richiesta in Italia senza dover più importare dalla Cina. Una sola nota stonata: l’atteggiamento ecessivamente autorefereziale del Commissario Arcuri nei confronti di quanti hanno l’ardire di mettere in discussione il suo operato e dei cittadini, a cui il Commissario si rivolge definendoli “gente” per di più “birichina”. Alcuni parlamentari non hanno ( giustamente) mancato di farglielo notare.

 

 

Fondi strutturali e d’investimento europeo. A che punto siamo?

o scorso 19 maggio il Ministro del Sud e la coesione sociale, Giuseppe Provenzano, ha aggiornato la Commissione Affari europei del Senato circa l’utilizzo dei Fondi europei. Al 31 dicembre 2019, in base alla certificazione delle spese sostenute di tutti progetti attualmente operativi, risulta che il nsotro Paese ha utilizzato circa il 28,5% delle risorse su un ammontare complessivo di oltre 53 miliardi. Le ragioni di questo ritardo si possono riassumere in una mancanza di competenze progettuali delle ammnistrazioni regionali e locali, così come inella mancanza di una visione globale riferita alle finalità strategiche dei fondi. A seguito dell’emergenza causata dal Covid-19 l’Europa ha accordato all’Italia una serie di semplificazioni e la riprogrammazione di risorse pari a circa 10 miliardi di euro. La priorità, quindi, in questo momento è di riuscire a utilizzare tutte queste risorse, e al meglio. In gioco c’è la credibilità del nostro Paese.
 
 

Il contributo delle Forze armate e della Difesa italiana nella lotta al Covid-19

Lo scorso 13 maggio il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in audizione nelle Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato ha rappresentato il grande contributo che è stato fornito dal comparto della sicurezza e della difesa nella lotta al Codiv-19. Circa 500 unità tra ufficiali medici, infermieri, operatori sanitari, biologi e psicologi, sono tuttora in prima linea in questa fase emergenziale. Non solo. Sono diversi gli stabilimenti militari che sono stati messi a disposizione per dare un fattivo supporto al Paese. Lo stabilimento chimico e farmaceutico di Firenze è stato riconvertito per la produzione di disinfettante alcolico; lo stabilimento militare di Torre Annunziata sta procudento 6 milioni di mascherine al mese, così molte altre realtà militari in tutto il territorio nazionale. Ed è la politica tutta a lodare l’azione dei nostri militari, questa volta senza distinzione tra maggioranza e opposizione, come si evince dai contributi dei parlamentari che sono intevenuti nell’ambito di questa audizione.

Fondi per le imprese: i nodi da sciogliere

La ripresa economica post covid-19 passa anche attraverso il sostegno alle imprese che hanno subito un’ingente perdita di fatturato in ragione del lockdown che si è reso necessario a causa della pandemia. Il decreto liquidità è intervenuto coordinando le diverse misure che erano state previste partire dai primi di marzo, tuttavia la situazione rimane incerta. L’impressione è che anche la task force preposta per l’erogazione delle garanzie navighi a vista, senza avere una visione d’insieme del suo operato. In questo video Sparlamento propone una sintesi dell’audizione del Direttore Generale della Direzione Generale della Direzione incentivi alle imprese del Mise, che lo scorso 13 maggio ha presentato alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario i dati relativi all’erogazione dei fondi. Tuttavia, quando si è trattato di rispondere alle domande di due illustri senatori, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai (Lega) e il presidente della Commisisone Bilancio Daniele Pesco (M5S), la replica è stata alquanto deludente.

Il presidente dell’ ISS, Silvio Brusaferro, riferisce alla Camera

Sparlamento propone una sitnesi dell’audizione informale del presidente dell’Isituto Superiore di Sanità, prof. Silvio Brusaferro, che si è svolta giovedì 7 maggio 2020 presso la Commissione affari sociali della Camera. L’audizione offre importanti informazioni per i i cittadini , relative ai c.d. “contatti interpersonali” nella fase 2 dell’emergenza da Covid-19: a cosa servono le mascherine e quali e quante tipologie ne esistono in commercio; validità dei test seriologici; memoria immunitaria; funzionamento della app per il contact tracing.