ANIMALI & PALAZZI

PUNTATA DI LUNEDÌ 2 AGOSTO, ORE 12.00

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

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Ultima settimana di lavori parlamentari prima della pausa estiva. Alla Camera continua spedito l’iter per l’approvazione in seconda lettura della riforma dell’art. 9 della Costituzione: tutte le Commissioni hanno dato parere positivo al testo approvato dal Senato. Nella Commissione Giustizia del Senato, dopo la sconvocazione dei lavori di Commissione della scorsa settimana, è stato ricalendarizzato per mercoledì prossimo il ddl di riforma del codice penale che dovrebbe inasprire la normativa sul maltrattamento degli animali. Mercoledì 4 agosto, nella Commissione Agricoltura della Camera, si svolgeranno le audizioni di Ispra, Coldiretti e Agrinsieme nell’ambito delle proposte di legge recanti disposizioni in materia di danni provocati dalla fauna selvatica, l’obiettivo è di allargare oltremodo le maglie della caccia : cacciare sempre, cacciare senza limiti.

Fuori dai Palazzi: continua senza sosta l’impegno dei volontari della Lav per salvare gli animali scampati dalle fiamme degli incendi che hanno devastato la zona dell’Oristanese, in Sardegna. Tantissimi animali non ce l’hanno fatta e, purtroppo, molti cani sono arsi vivi perché legati alle catene. La Lav ha chiesto ai Comuni interessati di emanare un’ordinanza urgente per vietare la detenzione degli animali a catena.

In questo momento la priorità è mettere in salvo quanti più animali possibile: sul posto è arrivata da Roma anche l’ambulanza della Lav, ma l’impegno per soccorrere e curare in cliniche specializzate tutti gli animali è veramente oneroso. E’ possibile sostenere l’attività di soccorso della LAV effettuando una donazione a questo indirizzo: https://bit.ly/Emergenza-Incendi-Sardegna. Anche un piccolo contributo potrà fare la differenza.

ANIMALI & PALAZZI riprenderà le trasmissioni a partire da lunedì 13 settembre, sempre alle ore 12.00.

Buon ascolto e buone vacanze!

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 19 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

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In evidenza questa settimana. Alla Camera approvata all’interno del decreto sostegni-bis una norma (bipartisan PD/Lega) che riduce per tutto il 2021 l’IVA al 10% per l’acquisto di animali vivi per uso venatorio: la norma pro caccia costerà ai contribuenti un minino di 500 mila euro.

Presentata un’interrogazione da parte dell’on. Filippo Maturi, responsabile del Dipartimento animali della Lega, per chiedere un intervento immediato del Ministro Speranza in merito all’epidemia di brucellosi scoppiata in un allevamento di cani nelle Marche a seguito dell’importazione di alcuni cuccioli dalla Russia, malattia tra l’altro trasmissibile anche all’uomo. Gravi le responsabilità tanto del servizio veterinario locale, per non avere effettuato le verifiche necessarie, quanto della Regione Marche che dopo mesi ancora non è intervenuta per debellare l’epidemia. Al momento sono morti più di 200 cani.

Sempre a Montecitorio l’on. Patrizia Prestipino (PD), autrice dell’emendamento che ha previsto la possibilità per i veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Ministro Speranza una campagna informativa per la corretta applicazione di questa disposizione: una richiesta arrivata dopo le dichiarazioni di un dirigente del Ministero della Salute che ha pubblicamente criticato questa misura esortando i veterinari a non applicarla.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 12 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. La Commissione Affari costituzionali della Camera ha bocciato gli emendamenti che miravano a togliere il riferimento alla tutela degli animali nella riforma dell’art. 9 della Costituzione: il provvedimento andrà a settembre all’esame dell’Aula di Montecitorio nel medesimo testo approvato dal Senato. Fuori dai Palazzi: il Tar ha rigettato il ricorso di Big Pharma, teso ad impedire ai veterinari di prescrivere farmaci equivalenti per uso umano anche per gli animali. Perplessità per la posizione “nuova” posizione del Ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, in merito al consumo di carne: solo quattro mesi fa sosteneva la necessità di ridurre il consumo di carne per questioni di impatto ambientale e sanitarie, oggi invece si è schierato a favore delle grandi industrie della carne. Nel frattempo, Coldiretti dichiara “guerra ai cinghiali” davanti Montecitorio, riscuotendo il sostegno trasversale di diversi parlamentari.

Buon ascolto…

E’ NATA L’AGENZIA PER LA CYBERSICUREZZA NAZIONALE (ACN).

Con l’on. Angelo TOFALO (M5S), Commissione Difesa della Camera.

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 15.00

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Il 14 giugno scorso il Governo Draghi ha emanato il decreto-legge n.82, recante “Disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza, definizione dell’architettura nazionale di cybersicurezza e istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale”. Nella società digitale il tema della sicurezza informatica, riferita tanto alle infrastrutture digitali quanto alla gestione dei dati, è fondamentale per la salvaguardia degli interessi e la sicurezza del Sistema Paese.

L’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale rappresenta sicuramente un importante punto di svolta per la realizzazione di una “rete di sicurezza” all’interno della pubblica amministrazione italiana. Parimenti, è chiaro che la cyber security è divenuta sempre di più una questione legata soprattutto agli assetti geopolitici, non a caso in questi ultimi anni l’intelligence italiana ha avuto un ruolo centrale in questo campo. Ecco perché la repentina emanazione di questo decreto costituisce un’inversione di rotta da parte dell’Esecutivo Draghi rispetto ai precedenti governi politici.

Secondo l’on. Angelo Tofalo, relatore del provvedimento nella Commissione Difesa della Camera, questo decreto se da una parte costituisce un importante passo in avanti per la sicurezza del Paese e per la pubblica amministrazione, dall’altra rappresenta un notevole passo indietro per l’intelligence italiana. Si tratta di un “momento di confusione” del Governo, oppure è in atto una diversa strategia da parte di Palazzo Chigi? Intanto, il Parlamento sovrano cerca di riequilibrare il tiro in sede di conversione. Di tutto ciò, ne abbiamo parlato in questo podcast con l’on. Tofalo.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Puntata di lunedì 5 luglio, ore 12.00

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua alla Camera l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione: mercoledì nella Commissione Affari costituzionali l’esame degli emendamenti al testo approvato dal Senato. Approvata all’unanimità nella Commissione agricoltura del Senato la risoluzione sui (presunti) danni all’agricoltura causati dalla fauna selvatica, che ha accolto le richieste dei cacciatori.

Due buone notizie, invece, arrivano dall’Europa. Il Consiglio europeo dell’agricoltura ha dato l’ok alla proposta di vietare gli allevamenti di visoni: la Commissione dovrà avviare una proposta legislativa per recepire la decisione dei Ministri dell’Agricoltura. Inoltre, la Commissione europea ha annunciato un provvedimento per l’abolizione delle gabbie negli allevamenti intensivi, che dovrebbe entrare in vigore in tutti i Paesi dell’Unione entro il 2027.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV.

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In evidenza questa settimana. Continua spedito l’iter della riforma dell’art. 9 della Costituzione nella Commissione Affari costituzionali della Camera: stabilito il termine per la presentazione degli emendamenti. Nella Commissione Agricoltura del Senato continua il ciclo delle audizioni nell’ambito del ddl sulla disciplina della professioni cinofile. Attesa la decisione del Consiglio europeo sull’agricoltura sulla chiusura degli allevamenti di visoni.

Fuori dai Palazzi: polemica a Roma per un’opera “artistica” situata a Trastevere che raffigura una porchetta con il volto di un maiale: la statua fa parte di un progetto artistico dedicato alla rigenerazione urbana ( finanziato con soldi pubblici): chiesta la rimozione.

Buon ascolto…

FAMILY ACT E ASSEGNO UNICO: TUTTE LE NOVITÀ PER LE FAMIGLIE.

Con l’on. Vito DE FILIPPO (PD), relatore del disegno di legge sul Family Act e Domenico COSENTINO, presidente dell’Associazione FAREdiPiù.

Puntata di lunedì 28 giugno, ore 13.00

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Un podcast che fa chiarezza sulle misure che Governo e Parlamento stanno mettendo in campo per il sostegno della famiglia e a favore della natalità. Dal Family Act, attualmente in discussione nella Commissione Affari sociali della Camera; alla Legge n.46 del 1° aprile 2021 istitutiva dell’ Assegno unico e universale per i figli a carico, che entrerà a regime da gennaio 2022; fino alla “norma ponte” prevista dal decreto-legge 8 giugno 2021, n. 79, che ha introdotto l’assegno temporaneo per figli minori ( in vigore dal 1° luglio al 31 dicembre 2021) per quelle categorie fino a questo momento escluse dagli assegni al nucleo familiare ( come lavoratori autonomi e disoccupati). Chi sono i beneficiari dell’Assegno ponte, cosa cambierà dal prossimo gennaio in tema di sussidi con l’introduzione dell’Assegno Universale, quali novità saranno introdotte dal Family Act per valorizzare la genitorialità: tutte le risposte ai dubbi che sono sorti in queste settimane.

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EUTANASIA LEGALE: AL VIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

Con l’on. Gilda SPORTIELLO (M5S), Commissione Affari Sociali della Camera

Puntata di martedì 22 giugno, ore 12.30

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La scorsa settimana l’on. Gilda Sportiello ha ospitato alla Camera dei deputati una conferenza stampa dei rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni ( Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby) per promuovere la raccolta firme necessaria per indire un referendum popolare sulla questione del fine vita o eutanasia legale. Nella Commissione Affari sociali di Montecitorio dal 2019 si sta discutendo sulla questione, eppure dopo tre cicli di audizioni ancora non si è approdati a nessun testo base: il rischio molto probabile è di chiudere anche questa legislatura con un nulla di fatto.

E mentre il nostro legislatore non vuole assumersi la responsabilità di varare una legge su questa delicata materia, migliaia di persone ogni giorno vanno incontro a morte inevitabile dovendo patire atroci sofferenze. Al dramma personale si aggiunge l’impotenza e la sofferenza dei familiari, che assistono spesso ad un accanimento terapeutico nei confronti dei propri cari senza avere il potere di fare nulla.

Per queste ragioni ci auguriamo che i cittadini italiani possano esprimersi e dare un’indicazione alla politica su quale intendimento debba prevalere in ambito parlamentare. Il termine ultimo per la raccolta firme è il 30 settembre. Per avere maggiori informazioni su come firmare e aderire all’iniziativa, è possibile consultare il sito: https://referendum.eutanasialegale.it/.

Un sentito ringraziamento all’on. Sportiello per il suo impegno.

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RINEGOZIAZIONE CANONE LOCAZIONE PER IMMOBILI COMMERCIALI: FUMATA NERA DA PARTE DELLA MAGGIORANZA.

Con l’on. Riccardo ZUCCONI (Fratelli d’Italia), primo firmatario della proposta di legge n. 2763

Puntata di martedì 22 giungo, ore 11.00

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Questa settimana all’ordine del giorno dell’Aula di Montecitorio compare la discussione della proposta di legge concernente disposizioni per la rinegoziazione dei contratti di locazione di immobili destinati ad attività commerciali, artigianali e ricettive per l’anno 2021, presentata dall’on. Riccardo Zucconi lo scorso novembre. La proposta intende incidere sui quei “costi fissi” che durante le chiusure imposte dal Covid hanno impattato profondamente sulle piccole e medie attività, sovente facendo la differenza tra chiusure temporanee e definitive.

Nello specifico, il provvedimento promuove la rinegoziazione volontaria dei canoni di locazione che, attraverso un contributo a fondo perduto e crediti d’imposta, consentirebbe di ridurre del 50% il canone di locazione a carico del locatario per dodici mesi, senza perdite economiche e oneri per il proprietario dell’immobile. Inoltre, per chi usufruisce di questa agevolazione, è altresì prevista la riduzione (per un periodo di 6 mesi) delle spese sostenute per le utenze elettriche.

Senonché, la scorsa settimana la maggioranza di governo, attraverso un emendamento soppressivo di tutto l’articolato, ha espresso un parere negativo sulla proposta, adducendo come ragione il fatto che una norma similare è già contenuta del decreto sostegni-bis. Peccato che la norma in questione prevede un credito d’imposta per i canoni di locazione fino alla luglio e per quelle attività che possono dimostrare una perdita del 30% del fatturato rispetto al 2019/20. Una previsione legislativa, quindi, di carattere transitorio che, tra l’altro, non tiene conto del fatto che l’emergenza economica conseguente alla pandemia è appena iniziata. Questa proposta avrebbe dato respiro a migliaia di piccoli imprenditori e professionisti che non hanno la forza economica per programmare la loro attività a partire da settembre.

Quali sono, quindi, le ragioni che sottendono questa decisione del Governo, avallata dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene? Ne abbiamo parlato in questo podcast l’on. Zucconi.

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SOSPENSIONE PROTESTI: IL GOVERNO ACCOGLIE L’ODG DELL’ON. MANFREDI POTENTI.

Con l’on. Manfredi POTENTI (Lega), Commissione Giustizia della Camera dei deputati

Puntata di mercoledì 9 giugno, ore 18.00

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Per molte piccole imprese e attività commerciali la ripartenza è tutt’altro che facile. Dopo quasi un anno di chiusure manca la liquidità necessaria per ritornare ad una normalità che adesso non appare più come un miraggio, e l’ultimo miglio da percorrere è quello più difficile. Molte attività non hanno riaperto, altre rischiano di non superare la prova dell’estate. Ecco perché, in questo delicato momento, l’Ordine del Giorno presentato dall’on. Manfredi Potenti e accolto ieri dal Governo, ci appare veramente un’iniziativa di buon senso.

L’ODG in questione ha impegnato il Governo a “valutare l’opportunità” di prorogare i termini di scadenza relativi a vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito aventi efficacia esecutiva. Una disposizione normativa già contenuta prima nel decreto Liquidità dell’aprile 2020 e successivamente dalla Legge di Bilancio varata a dicembre, i cui effetti però si sono esauriti lo scorso 31 gennaio.

Si tratta – ci ha spiegato l’on. Potenti – di una misura volta a prevenire il fenomeno dei protesti bancari e delle conseguenti segnalazioni nelle banche dati commerciali e quelle CAI, la cui azione sarebbe limitata nel tempo e senza oneri per lo Stato. L’approvazione dell’OdG è un primo positivo risultato che fa sperare nell’accoglimento da parte dell’Esecutivo dell’emendamento presentato dall’on. Potenti al decreto Sostegni-bis. Ci auguriamo che anche altre forze politiche possano unirsi a questa battaglia.

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A tu per tu con suor Monia Alfieri – LA SCUOLA CI SALVERÀ. CHI SALVERÀ LA SCUOLA?

Con la partecipazione dell’on. Sara DE ANGELIS (Lega), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati.

Puntata di venerdì 4 giugno, ore 11.00

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Secondo appuntamento dedicato al mondo della scuola. Siamo giunti alla fine di un anno scolastico oltremodo difficile: adesso è indispensabile programmare la ripartenza a settembre evitando di ripetere gli errori del passato. Per suor Monia è necessario sostituire la visione parcellizzata della scuola con un approccio sistemico e di sistema. Basta con i contributi a pioggia, occorre individuare le priorità, agire con risolutezza e tempestività per scongiurare una catastrofe educativa: in pericolo c’è la tenuta del Paese, con il Sud che rischia di rimanere fortemente indietro rispetto al resto del territorio nazionale dal punto di vista dell’offerta e della qualità del sistema educativo. Sicuramente, la politica ha il dovere di pensare alla scuola come luogo di crescita e di sviluppo dei giovani e non come “postificio” per aspiranti docenti. La qualità della didattica, ha affermato l’on. Sara De Angelis, deve tornare al primo posto.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV, e la partecipazione della sen. Alessandra MAIORINO (M5S), relatrice della riforma dell’art. 9 della Costituzione.

Puntata di lunedì 24 maggio, ore 12.00

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Puntata speciale dedicata alla riforma dell’art.9 della Costituzione, con la partecipazione della senatrice Alessandra Maiorino, relatrice del provvedimento. Mercoledì 18 maggio, infatti, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha votato all’unanimità il primo SÌ al testo presentato dalla sen. Maiorino. Un risultato che, a fronte della ferrea opposizione della Lega all’inserimento in Costituzione della tutela degli animali, non era per niente scontato: eppure ce l’abbiamo fatta! Il testo approvato mercoledì scorso recita: “(La Repubblica) tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Adesso, il disegno di legge dovrà passare all’Aula di Palazzo Madama. In base all’art. 138 della Costituzione, ciascuna Camera dovrà approvare il testo di riforma con due diverse deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi: non c’è quindi tempo da perdere, se si vuole raggiungere questo importante risultato entro la fine della Legislatura.

Sempre in Senato, questa settimana è previsto nella Commissione Giustizia l’esame degli emendamenti al provvedimento per la riforma dei Codici per la tutela degli animali. Anche in questo caso, si cerca un compromesso politico per fare andare avanti l’iter del disegno di legge, fermo oramai dallo scorso dicembre.

Inoltre, è stato finalmente pubblicato in G.U. il Decreto del Ministro della Salute, Roberto Speranza, dello scorso 12 aprile: finalmente i veterinari possono prescrivere farmaci per uso umano che contengano gli stessi principi attivi dei farmaci veterinari, con un notevole risparmio per le famiglie e rifugi per animali.

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A tu con suor Monia Alfieri – LA SCUOLA CI SALVERÀ. CHI SALVERÀ LA SCUOLA?

Con la partecipazione dell’on. Valentina APREA (FI), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera.

Puntata di venerdì 21 maggio, ore 17.30

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La pandemia ha messo in evidenza da una parte l’importanza della scuola per il sistema paese, dall’altra tutti i limiti del nostro sistema educativo. Questo è il momento della ripartenza: al legislatore il compito di fare tesoro dell’esperienza acquisita e degli errori commessi per rinnovare il sistema scolastico del nostro Paese. Il decreto sostegni-bis ha stanziato 350 milioni di euro per le scuole statali e altri 50 milioni per le scuole paritarie. E’ un buon inizio, ma non basta. I dati forniti da suor Monia Alfieri ci indicano una delle priorità da perseguire nei prossimi mesi: garantire il pluralismo educativo su tutto il territorio nazionale. Da questo punto di vista, è necessario agire soprattutto in quelle regioni del Sud che oggi, a seguito delle conseguenze della pandemia, sono in maggiore sofferenza.

“Peggio di questa crisi” – ha detto Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”. In tal senso, le dichiarazioni dell’on. Valentina Aprea, manifestano una rinnovata consapevolezza della politica su queste tematiche e sulle priorità da perseguire. A quanto pare, questa volta si sta procedendo, tutti insieme, nella giusta direzione.

Buon ascolto…

I DATI DELLA SCUOLA – a cura di suor Monia Alfieri

NEXT GENERATION ITALIA – MISSIONE 1: DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITÀ, CULTURA

Con l’on. Massimiliano CAPITANIO (Lega), Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni.

Puntata di martedì 18 maggio, ore 14.30

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Lo scorso 22 aprile il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi, di cui: 191,5 miliardi di euro finanziati attraverso il Recovery Plan; 13,5 miliardi riferiti al fondo supplementare per la politica di coesione, c.d. React-EU; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. In generale, secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, del 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1- digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 – rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione E coesione; 6- salute.

Alla Missione 1, denominata digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, sono destinati 46,3 miliardi di euro, pari al 20,7% delle risorse totali del Piano. Essa è costituita da 3 Componenti o aree di intervento: (i)digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA; (ii) digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; (iii) turismo e cultura 4.0.

La Componente 1, digitalizzazione, innovazione e sicurezza della PA, è a sua volta è articolata in tre settori di intervento: (i) digitalizzazione della PA; (ii) modernizzazione della PA; (iii) innovazione organizzativa della giustizia. In particolare, gli interventi sulla digitalizzazione interesseranno: gli investimenti in infrastrutture digitali e cyber security; la compiuta realizzazione della Cittadinanza digitale, attraverso lo sviluppo di servizi digitali in favore dei cittadini e delle imprese (quali identità digitale (SPID e CIE), firma elettronica, strumenti di pagamento digitale per pubblico e privato (PagoPA, Italia Cashless community, piattaforma notifiche, ANPR, AppIO). Per quanto riguarda la modernizzazione della P.A. gli interventi sono incentrati a migliorare la capacità di reclutamento del personale e la valorizzazione del capitale umano. E’ prevista una programmazione continua e periodica dei concorsi pubblici; la realizzazione di un piano organico straordinario di assunzioni di personale a tempo determinato; la realizzazione di un “Portale del reclutamento” che consentirà ai cittadini di accedere in maniera centralizzata e sistematica a tutti i concorsi. Parimenti, al fine di rafforzare la conoscenza e le competenze del personale, dirigenziale e non, è previsto un sistema nazionale di certificazione ed accreditamento degli organismi di formazione e l’individuazione di più efficaci forme di valorizzazione del personale. In merito all’attività della Pubblica Amministrazione, il Piano mira a sopprimere i procedimenti non più necessari, ridurne i tempi e i costi, digitalizzare le fasi procedimentali, garantendo servizi di qualità per cittadini e imprese. A tal fine, il Governo intende svolgere, in via propedeutica, un “censimento dei procedimenti”, ossia una mappatura completa dei procedimenti amministrativi, con priorità per quelli necessari alla rapida attuazione dei progetti del PNRR.

In merito all’innovazione organizzativa della giustizia, il Piano prevede principalmente interventi atti alla riduzione dei tempi della giustizia” attraverso: la collaborazione integrata tra giudici ordinari, onorari, personale amministrativo e tecnico; lo smaltimento degli arretrati nel settore civile e tributario, mediante l’innesto straordinario di magistrati onorari aggregati e/o onorari ausiliari; il completamento della digitalizzazione del processo civile e di quello penale; la valorizzazione degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie; il potenziamento del giudizio arbitrale; la modifica alla disciplina delle spese di giustizia volte a premiare le parti che concorrano a snellire la fase decisoria in Cassazione.

La Componente 2, digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, mira a stimolare il sistema produttivo e renderlo maggiormente competitivo attraverso investimenti in tecnologie all’avanguardia e la cd. Transizione 4.0. In questo senso, è prevista la realizzazione delle reti ultraveloci in fibra ottica, 5G e satellitari per la realizzazione, l’ammodernamento e il completamento delle reti ad altissima capacità collegate all’utente finale nel Mezzogiorno e nelle aree bianche e grigie, nonché interventi per garantire la connettività di realtà pubbliche ritenute prioritarie e strategiche. In merito alla transizione 4.0 sono, invece, previsti incentivi fiscali per investimenti in beni materiali strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e in beni immateriali ad essi connessi, nonché in attività di ricerca e sviluppo, in una logica di neutralità tecnologica.

La Componente 3, si occupa di turismo e cultura. Il Piano intende investire su piattaforme e strategie digitali per l’accesso al patrimonio culturale di archivi, biblioteche, musei e luoghi della cultura , nonché migliorare l’accessibilità fisica e cognitiva a istituti e luoghi della cultura, anche mediante la realizzazione di un Piano strategico per l’eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A) senso-percettive, culturali e cognitive. Sono anche previsti interventi per la città di Roma, in vista del Giubileo del 2025. Inoltre, saranno potenziati gli studi cinematografici di Cinecittà e rilanciate le attività della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia. Una parte importante di questa componente riguarda il Piano Nazionale Borghi, per valorizzare il patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico dei piccoli centri e favorire la rinascita delle antiche strutture agricole e dei mestieri tradizionali (ad es. l’artigianato). Sempre al fine di contrastare lo spopolamento dei territori, sono previsti sostegni anche per l’attivazione di iniziative imprenditoriali e commerciali, come ospitalità diffusa e albergo diffuso. Parimenti, sono previsti investimenti per la riqualificazione urbana di periferie, parchi e giardini storici, sostenendo progetti di rigenerazione urbana a base culturale di competenza comunale, in partenariato con attori pubblici e privati. E’ previsto anche un progetto “Percorsi nella Storia- Turismo lento”, a cui si punta per generare nuove aree di attrazione turistica aprendo alla valorizzazione di nuovi territori in chiave di sostenibilità e autenticità, (cammini, percorsi ciclabili, percorsi ferroviari, riscoperta di aree archeologiche “dimenticate”).

Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella predisposizione del c.d. cronoprogramma, che dovrà definire le modalità di attuazione di quanto declinato nel PNRR. Entro giugno, quando arriverà il nulla osta definitivo da parte del Consiglio europeo, questa poderosa macchina di riforma comincerà il suo cammino: il Paese non può permettersi margini di errore. Da questo punto di vista saremo tutti chiamati a “vigilare”: protagonisti, nel bene e nel male, del nostro futuro. E il primo passo da fare è verso la conoscenza, dacché essere adeguatamente informati sui contenuti del PNRR è essenziale per poter chiedere conto della sua attuazione. Nell’ambito di questo progetto di divulgazione, ringraziamo l’on. Massimiliano Capitanio per le preziose informazioni che ha condiviso con tutti noi.

Buon ascolto…

NEXT GENERATION ITALIA: ISTRUZIONE E RICERCA.

Con l’on. Marco BELLA (M5S), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati.

Puntata di venerdì 14 maggio, ore 11.00

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Lo scorso 22 aprile, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha presentato alle Camere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), nel quale sono specificate le modalità di utilizzo dei fondi messi a disposizione dall’Europa attraverso il Next Generation EU. Nello specifico, il PNRR prevede investimenti per 235,6 miliardi di euro, di cui: 191,5 miliardi finanziati attraverso lo strumento del Recovery Fund; 13,5 miliardi riferiti al React-EU, il Fondo supplementare per la politica di coesione; 30,6 miliardi di risorse nazionali che costituiscono un apposito Fondo complementare di finanziamento. Secondo i criteri stabiliti dall’Europa, il 27% delle risorse è destinato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico, il 10% alla coesione sociale. Più in generale, il Piano è suddiviso il 6 Missioni, o macro aree di intervento: 1digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2 rivoluzione verde e transizione ecologica; 3- infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4 – istruzione e ricerca; 5 – inclusione ci ha e coesione; 6- salute.

In questo podcast, l’on. Marco Bella, ci ha illustrato gli assi portanti della Missione 4: Istruzione e Ricerca. Un progetto ambizioso, volto a migliorare i percorsi scolastici e universitari, a colmare il deficit di competenze, ed a rafforzare i sistemi di ricerca. A disposizione ci sono 31,9 miliardi di euro, suddivisi in due linee di intervento, o “Componenti”, di cui: 19,44 miliardi destinati al potenziamento dei servizi di istruzione, a partire dagli asili nido fino alle Università; 11,4 miliardi per la ricerca.

La Componente 1, mira ad implementare l’offerta degli asili nido, la diffusione del tempo pieno nelle scuole, a contrastare l’abbandono scolastico, a ridurre il divario territoriale, ad ampliare l’offerta formativa ( è prevista, tra l’altro, la riforma degli ITS), alla messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici scolastici ( con particolare riguardo alla costruzione di palestre e strutture sportive). In merito al sistema universitario, è previsto l’aumento di borse di studio e l’innalzamento delle fasce per l’accesso gratuito, nonché l’implementazione degli alloggi universitari. Particolare attenzione è riservata ai ricercatori, attraverso la riforma dei dottorati di ricerca e l’aumento di borse di studio. Al riguardo, l’on. Bella ha segnalato una proposta di legge, già all’esame della Commissione Cultura della Camera, che prevede “Norme in materia di reclutamento e stato giuridico dei ricercatori universitari e degli enti di ricerca, nonché di dottorato e assegni di ricerca”.

La Componente 2, invece, prevede interventi per il rafforzamento della ricerca attraverso il finanziamento di 12 progetti, che vanno dal potenziamento delle infrastrutture di ricerca, al finanziamento dei nuovi PRIN (Progetti di ricerca di interesse nazionale), incentivi alla partecipazione degli IPCEI (Progetti di Interesse Comune Europeo), il finanziamento di accordi per l’innovazione, nonché il finanziamento di progetti di ricerca di giovani ricercatori.

Il PNRR è attualmente al vaglio della Commissione europea. Entro la fine di giugno dovrà pronunciarsi in via definitiva il Consiglio europeo, dopo di che, già a luglio dovrebbe arrivare la prima tranche ( circa il 13% dell’ammontare complessivo del Piano). Superate queste tappe, dovremo dimostrare di essere capaci di attuare questo incredibile Piano di riforma del Paese, soprattutto, di rispettare gli obiettivi e le tempistiche in esso descritti, in modo da superare le verifiche semestrali della Commissione. Diversamente, avremo perso un’occasione irripetibile.  “Peggio di questa crisi” – ha affermato l’on. Bella, riprendendo una frase pronunciata da Papa Francesco – “c’è solo il dramma di sprecarla”.

Buon ascolto…

ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV.

Puntata di lunedì 10 maggio, ore 12.00

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In evidenza, in questa puntata. Settimana decisiva per l’inserimento della tutela degli animali in Costituzione: dopo il parere positivo della Commissione Ambiente, attesa nella Commissione Affari costituzionali del Senato la riformulazione del testo base della riforma dell’art.9. Sempre al Senato, nella Commissione Giustizia, dovrebbe riprendere martedì ( dopo oltre 5 mesi di stop) l’iter della riforma dei Codici per la tutela degli animali. Per quanto riguarda le interrogazioni, si segnala quella presentata dalla sen. Gabriella Di Girolamo per la prevenzione degli incidenti stradali che vedono coinvolti animali selvatici.

Inoltre, è stata presentata dall’on. Patrizia Prestipino una proposta di legge per vietare l’uso di pelli di canguro per la fabbricazione di scarpe da calcio, tute motociclistiche, capi di abbigliamento e accessori di lusso. Al riguardo, è possibile aderire alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla LAV, per chiedere all’azienda LOTTO di rinunciare ad utilizzare le pelli di canguro, così come hanno già fatto altre aziende sportive. FIRMA L’APPELLO: https://www.lav.it/news/video-lotto-salva-canguri

Buon ascolto!

A tu per tu con suor Monia Alfieri. “MINORI FRAGILI DIMENTICATI DALLA PANDEMIA”.

Con la partecipazione dell’on. Maria Teresa BELLUCCI (FdI), Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza.

Puntata di giovedì 22 aprile, ore 10.30

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La pandemia in questo lungo anno non ha fatto sconti a nessuno. Tuttavia, c’è chi ha subito maggiormente le conseguenze delle restrizioni che si sono rese necessarie per contrastare il virus. Stiamo parlando di migliaia di minori, bambini e giovani ragazzi, che già prima del Covid vivevano in contesti sociali e familiari contraddistinti da povertà e violenza. La chiusura delle scuole e la sospensione dell’operatività della maggior parte dei servizi sociali territoriali, per questi minori ha portato conseguenze gravissime. Da questo punto di vista, sbaglia chi pensa alla riapertura delle scuole in “chiave economica”, per permettere ai genitori di lavorare senza avere l’incombenza di accudire la propria prole. La scuola è prima di ogni cosa un luogo sicuro per migliaia di bambini e ragazzi. Un luogo sicuro perché li tiene lontano dalla violenza domestica e da un ambiente sociale compromesso. Un luogo sicuro perché per molti di questi minori le mense scolastiche solo l’unica occasione della giornata per consumare un pasto completo. Secondo gli ultimi dati, infatti, sappiamo che sono oltre 450 mila i minori in carico ai servizi sociali.

Oltre a ciò, esiste un esercito di minori invisibili, dimenticati anche dallo Stato. Nel nostro ordinamento la normativa che regola gli affidi familiari è costellata da troppe ombre, laddove quando si parla di bambini tolti alle loro famiglie la trasparenza dovrebbe essere oltremodo doverosa. In assenza di un Registro nazionale dei minori dati in affido, lo Stato non ha contezza della sorte di questi minori. Secondo un Report diffuso dal Ministero della Giustizia, per l’88% dei minori allontanati non si è più in grado di indicare la destinazione. Sappiamo però che negli ultimi 20 anni sono stati 160 mila i minori allontanati dalle loro famiglie: nella metà dei casi si è trattato di “errori giudiziari”.

Un dato particolarmente allarmante riguarda l’ormai consueta prassi di togliere i minori alle famiglie per “questioni economiche”. Non ci riferiamo, quindi, a casi di violenza o maltrattamento, ma a provvedimenti che colpiscono le famiglie indigenti. In pratica, lo Stato invece di sostenere le famiglie che si trovano in una situazione di fragilità economica, preferisce allontanare i minori da quel nucleo familiare. E dove li manda? Nel 79% dei casi, i minori tolti alle famiglie per questioni economiche vengono mandati in una casa famiglia. E sull’operato di queste case famiglie si apre un capitolo veramente preoccupante. Non c’è chiarezza e uniformità nemmeno sulle “tariffe” che Comuni e Regioni versano alle cooperative per ogni bambino ospitato. Sappiamo soltanto che ogni minore affidato a queste cooperative “vale” dai 50 ai 400 euro al giorno, sulla base di variabili che neppure il Ministero conosce nel dettaglio. ll rischio, più che concreto, è che affidare i minori alle comunità sia diventato un business. Un’accusa forte, ma fondata su validi elementi.

Dopo i fatti di Bibbiano che hanno interessato la comunità “Il Forteto”, ci si sarebbe aspettato da parte del nostro Parlamento un impegno maggiore per rimettere mano a tutto il sistema degli affidi e regolare meglio l’operato delle comunità. Non solo ciò non è avvenuto, ma in questo ultimo anno sono accaduti fatti che gettano ancora maggiori sospetti su chi o quanti alimentano questo sistema.

Lo scorso luglio il Parlamento ha approvato una legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sul sistema degli affidi e sulle attività delle case famiglia e comunità che accolgono i minori allontanati dalle loro famiglie. Dopo dieci mesi dall’approvazione della legge, la Commissione parlamentare non si è ancora insediata. Formalmente, spetta ai presidenti delle Camere indire la prima riunione. L’elemento ostativo riguardava la mancata indicazione da parte di alcuni Gruppi parlamentari dei loro componenti. Abbiamo appreso dall’on. Maria Teresa Bellucci, che da mesi sta portando avanti in solitaria questa battaglia, che da un paio di settimane questo impedimento formale non esiste più. Ergo, la Commissione potrebbe cominciare a lavorare anche oggi stesso. Ma è quel “potrebbe” a fare la differenza.

Dieci mesi per dei bambini sottoposti ad abusi e violenze è un tempo infinito, che dovrebbe pesare sulla coscienza di tutti. Uno Stato che non annovera tra le sue priorità la tutela dei bambini e dei minori, non solo non dovrebbe nemmeno forgiarsi dell’epiteto “democratico”, ma ci spaventa. Allo stesso modo, senza correttivi legislativi, ci spaventano le conseguenze di una pandemia che ha reso migliaia di famiglie più povere. Dobbiamo forse aspettarci che a molte di queste famiglie siano tolti i loro figli? Ma c’è di più. L‘on. Bellucci ci ha fatto presente che, secondo la legge vigente, i bambini non potrebbero essere allontanati dalle famiglie per questioni di indigenza. Eppure i dati dicono che ciò accade nel 39% dei casi, e la casistica continua ad aumentare.

Dobbiamo ritrovare il coraggio di dire chiaramente chi ha interesse a lasciare la situazione così com’è – ha affermato Suor Monia – appellandosi magari ad una burocrazia troppo farraginosa: dietro c’è sempre la malavita e la corruzione. Allora è arrivato il momento di far sentire la nostra voce, la voce dei cittadini che chiedono giustizia per tutti i bambini dimenticati, che non hanno voce per difendersi. Il primo passo è far conoscere il problema, far sapere a quante più persone possibile che esiste questa orribile realtà. Il silenzio assordante di certa politica e dei mezzi di comunicazione, è un’indifferenza colpevole: ognuno di noi può decidere di prenderne le distanze. “Non sprechiamo questa pandemia chiudendoci in noi stessi, combattiamo l’egoismo” – ha detto Papa Francesco – “perchè peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”.

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca FELICETTI, presidente della LAV

Puntata di lunedì 19 aprile, ore 12.00

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Questa settimana in evidenza dai Palazzi della politica. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il decreto attuativo che consentirà ai veterinari di poter prescrivere farmaci “ad uso umano”, i c.d. equivalenti, per curare gli animali. Il provvedimento sarà in vigore dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In Senato si attente la definitiva approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi. Nella Commissione Affari costituzionali del Senato, il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl di riforma dell’art.9 della Costituzione, è slittato a domani ( era previsto per la scorsa settimana). Attesa nella Commissione Agricoltura del Senato la relazione ai danni ( presunti) causati dalla fauna selvatica. E proprio in relazione alla fauna selvatica e alla mancanza di norme adeguate per la tutela degli animali, si segnala un episodio di cronaca: i carabinieri della Forestale hanno “interrotto” un pranzo illegale tra circa 20 dipendenti della Comunità Montana Valtrompia a base di specie di uccelli protetti. Al riguardo, si attende ancora la calendarizzazione da parte della Commissione Giustizia del Senato, dei ddl per la riforma dei codici per la tutela degli animali. Una buona notizia, invece, che riguarda l’Orsa JJ4: vinto il ricordo al Tar presentato dalla LAV e altre associazioni. L’orsa e i sui cuccioli potranno continuare a vivere liberamente nei boschi!

Buon ascolto!

TUTTI A SCUOLA “A LARGA MAGGIORANZA”

Con l’on. Marco BELLA (M5S), Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

Puntata di martedì 13 aprile, ore 16.00

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La scorsa settimana l’Aula di Montecitorio ha approvato all’unanimità una mozione presentata dall’on. Marco Bella, concernente “iniziative volte alla riapertura in sicurezza degli Istituti scolastici di ogni ordine e grado”. Un messaggio importante che il Parlamento ha voluto dare al Governo e al Paese, per ribadire l’importanza di permettere a bambini e ragazzi di tornare a scuola in presenza. Nel suo intervento alla Camera, l’on. Bella ha ribadito con forza che “la scuola non è solo edifici, ma è studenti e studentesse, è personale scolastico che ogni giorno si impegna per loro, è istruzione, cioè nozioni e capacità di elaborarle, ma la scuola è soprattutto educazione”.

Dopo più di un anno di pandemia, infatti, consentire agli studenti di tornare a scuola significa proprio metterli in “sicurezza”. Significa garantirgli diritti altrimenti negati. Il testo della mozione, nelle sue premesse, ripercorre, attraverso dati e studi scientifici, la situazione attuale, che ci mette davanti a delle riflessioni preoccupanti. La pandemia ha accentuato in maniera esponenziale le differenze socio-culturali tra i ragazzi, e non solo perché le famiglie meno abbienti hanno avuto maggiori difficoltà a garantire ai loro figli l’accesso a dispositivi elettronici e la connessione digitale per seguire la didattica a distanza. E’ preoccupante apprendere dal monitoraggio effettuato da Save the Children, che circa 160 mila studenti sono rimasti senza cibo e/o pasti bilanciati, in ragione della chiusura delle mense scolastiche.

Quando ci saremo lasciati alla spalle l’incubo del Covid-19, sarà doveroso mettere in atto tutti i cambiamenti necessari per ridisegnare una società che garantisca a tutti i giovani i diritti essenziali e pari opportunità di vita. In questo senso, l’on. Marco Bella ha ripreso efficacemente una frase pronunciata da Papa Francesco: “Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi”. Iniziamo il cambiamento, riaprendo le scuole!

Buon ascolto…

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ANIMALI & PALAZZI

Con Gianluca Felicetti, presidente della LAV

Puntata di lunedì 12 aprile, ore 12.00

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Questa settimana dal Parlamento. Prosegue in Senato l’iter della riforma dell’articolo 9 della Costituzione, che nel testo presentato dal Comitato ristretto prevede anche l’inserimento della tutela degli animali: fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, che dovranno essere approvati dalla Commissione Affari costituzionali nelle prossime settimane. Sempre in Senato, terza e ultima lettura dell’inter di approvazione della legge di delegazione europea, che prevede al suo interno una delega al Governo per un’importante trasformazione di un Regolamento europeo sulla sanità animale e prevenzione delle zoonosi.La scorsa settimana alla Camera bocciati gli emendamenti che chiedevano la cancellazione della delega. Seconda lettura anche per la legge europea, che al suo interno prevede (purtroppo) la proroga di sei mesi dello stop ai test sugli animali per le sostanze di abuso. Si attende nelle prossime settimane la calendarizzazione alla Camera dei deputati di una proposta di legge, a prima firma dell’on. Sara Moretto (IV), per il riconoscimento dell’”attività di toelettatura degli animali di affezione”, la cui approvazione eliminerebbe anche la confusione sulle aperture e chiusure relative alla pandemia.

Fuori dai “Palazzi”. Grazie alla Lav, che ha fatto richiesta di accesso agli atti, si è scoperto un focolaio in un allevamento di visoni a Padova. A riprova che l’ordinanza del Ministro della Salute in merito alla sospensione delle attività di queste aziende, non basta: occorre un divieto definitivo, alla stregua di quanto deciso da diversi Paesi europei. Nel frattempo altri 2000 visioni saranno soppressi la prossima settimana. Ancora soldi a pioggia ai circhi che utilizzano animali dal vivo: non accolto l’appello della LAV di condizionare la corresponsione economica con concrete azioni per superare l’suo degli animali negli spettacoli.

Si ricorda, infine, che sabato 17 aprile, dalle ore 15.00, sul sito lav.it e sulla pagina facebook dell’associazione sarà possibile partecipare al convegno scientifico “Convivere con gli orsi in Trentino”.

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L’OCCIDENTE TENTA DI FRENARE L’AVANZATA DELLA CINA

Con l’on. Paolo FORMENTINI (Lega), vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, e l’avv. Antonio DI MURO, analista politico.

Puntata di lunedì 29 marzo, ore 15.00

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L’avanzata del “dragone cinese” sta per essere fermata, o quanto meno sta per conoscere una battuta d’arresto. E’ questa l’impressione che hanno avuto diversi osservatori della politica a seguito dell’audizione dell’Ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, Li Junhua, che si è svolta la scorsa settimana nella Commissione Esteri della Camera. Per la prima volta abbiamo assistito ad un incalzare deciso e bipartisan da parte dei Commissari parlamentari nei confronti dell’Ambasciatore cinese: dalle pratiche economiche distorsive delle aziende cinesi, alla questione di Hong Kong, alle responsabilità sulla pandemia, alle continue violazioni dei diritti umani ( grave il genocidio nei confronti dell’etnia uigura), alle tensioni sempre più crescenti nel Mar Cinese Meridionale.

Indubbiamente, non si tratta di fatti nuovi. Quel che è nuovo è l’atteggiamento da parte dell’Occidente che, a seguito della pandemia, comincia evidentemente a risvegliarsi dal torpore che lo aveva reso inerte dinanzi alle prepotenze del regime cinese. Le omissioni della Cina dinanzi al propagarsi del virus Sars-Cov2, al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate, sono oramai palesi all’opinione pubblica internazionale. Allo stesso tempo, la Cina è l’unico paese al mondo che, in piena pandemia, ha chiuso il suo bilancio economico del 2020 con un aumento del Pil del +3,2%. Constatazioni che, probabilmente, hanno fatto maturare nella politica un’avveduta riflessione sulla necessità di dar vita ad un nuovo atlantismo, che prenda il via da un rinnovato legame tra gli Stati Uniti e l’Europa. Il G20 che si terrà in autunno, sarà il vero banco di prova.

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INFRASTRUTTURE. GLI INTERVENTI STRATEGICI E LE PRIORITÀ DEL PAESE

Con Diego SOZZANI, membro della Commissione Trasporti della Camera e responsabile Dipartimento Infrastrutture di Forza Italia.

PUNTATA DI GIOVEDÌ 18 MARZO, ORE 15.00

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on. Diego SOZZANI

La scorsa settimana le Commissioni parlamentari competenti della Camera, Ambiente e Trasporti, hanno espresso il parere all’Atto Governo n.241. Con il provvedimento in questione, in attuazione di quanto disposto dal decreto-legge 32/2019, il c.d. “sblocca cantieri”, il Governo ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche e altrettanti Commissari straordinari, che dovranno assicurare l’esecutività delle opere in questione. Il neo Ministro per le Infrastrutture e le mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, intervenuto in audizione nelle succitate Commissioni proprio nell’ambito della discussione dell’Atto 241, ha altresì annunciato l’emanazione, entro il prossimo giugno, di un ulteriore decreto con l’individuazioni di ulteriori opere. Basterà questo “commissariamento di massa” a far ripartire i cantieri, e soprattutto a portare a termine opere i cui lavori sono fermi da diversi anni per le più disparate motivazioni?

Ne abbiamo parlato in questo podcast con l’on. Diego Sozzani, che nel corso dell’audizione del Ministro del Ministro Giovannini ha sollevato alcune questioni degne di approfondimento. Una tra tutte: “Esiste un piano industriale nazionale sulle infrastrutture che devono essere realizzate?”. Secondo l’on. Sozzani, infatti, le opere devono essere “interconnesse tra di loro” per portare dei concreti benefici all’economia del paese. In quest’ottica, ad esempio, per rendere competitivo il sistema portuale italiano, non basta investire nei porti ma anche sullo sviluppo dei retroporti e delle infrastrutture ferroviarie e viarie, senza le quali le merci non possono viaggiare. Diversamente, si continueranno ad utilizzare le risorse pubbliche per realizzare le ennesime “cattedrali nel deserto”. E mentre il Governo decide sul da farsi, ci sono 640 opere ( pubbliche e private) ferme da anni perché aspettano ( invano) la Valutazione di impatto ambientale.

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AFFIDI FAMILIARI E ALLARME POVERTÀ. PER UNA TUTELA DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI.

Con l’on. Maria Teresa BELLUCCI (FdI), membro della Commissione Bicamerale per l’Infanzia.

PUNTATA DI MERCOLEDÌ 17 MARZO 2021, ORE 17.00

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on. Maria Teresa Bellucci

Bambini allontanati dalle famiglie per motivi economici. E’ come dire che i “poveri” non possono avere o crescere i propri figli. E’ la drammatica realtà del nostro paese, che invece di sostenere le famiglie che si trovano in un momento di fragilità economica, preferisce portare via i bambini fuori dal loro contesto familiare. Questa situazione rischia nei prossimi mesi di diventare oltremodo pericolosa, se pensiamo che a seguito della pandemia la povertà in Italia sta crescendo a dismisura. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di individui vivono in Italia in uno stato di povertà assoluta. Dati che sono destinati a crescere in questo 2021. Questo significa che tante famiglie che a causa del Covid hanno perso il lavoro, che si trovano senza un sostentamento sicuro, rischiano anche di vedersi portare via dallo Stato i propri figli? Noi, ci auguriamo di no. Tuttavia, dobbiamo prendere atto che per questa politica il benessere dei minori e delle famiglie non è un priorità.

L’on. Maria Teresa Bellucci continua a chiedere al Parlamento italiano di dare attuazione ad una legge approvata nel luglio 2020, che ha istituito una Commissione d’inchiesta sul sistema degli affidi e sulle attività delle case famiglia e comunità che accolgono i minori allontanati dalle loro famiglie. Dalle dichiarazioni dell’on. Bellucci abbiamo appreso che, dopo oltre 7 mesi dall’approvazione della legge istitutiva, la Commissione non inizia i suoi lavori perchè i Gruppi parlamentari non designano i loro componenti. Parimenti, abbiamo appreso che non esiste nel nostro paese un monitoraggio dei minori dati in affido, ossia lo Stato non sa quanti minori sono stati allontanati dalle famiglie, le motivazioni, il percorso socio-rieducato e giudiziario, la durata di questi provvedimenti. Fratelli d’Italia nei mesi scorsi ha anche presentato una mozione, chiedendo all’Esecutivo un impegno per rimediare a questa lacuna legislativa. Ebbene, il Governo come condizione per accettare le richieste inserite nella mozione parlamentare ha espressamente chiesto che, diversamente da quanto era stato proposto da Fratelli d’Italia, il monitoraggio non venisse effettuato a cadenza annuale, bensì a cadenza triennale.

La tutela dei minori e della famiglia non può essere considerata una lotta politica o di un partito politico. Dovrebbe essere la prima ragione di vita di ognuno di noi, poichè i bambini sono il bene più prezioso di una collettività. Questo silenzio assordante sulle condizioni dei minori tolti alle loro famiglie è drammatico, ed è presagio di una società che sta perdendo le fondamenta dei suoi valori. Secondo un’inchiesta effettuata dall’Università di Padova, sarebbero oltre 160 mila i minori allontanati dalle famiglie negli ultimi 20 anni: nella metà dei casi si è trattato di “errori giudiziari”. L’on. Maria Teresa Bellucci ci ha anche fornito dei dati ufficiali, quelli relativi ad un’indagine conoscitiva svolta dalla Commissione per l’Infanzia nella scorsa Legislatura. I risultati di questa indagine, durata per ben tre anni, ci dicono che nel 39% dei casi i bambini vengono allontanati dalle famiglie per indigenza economica, di questi il 79% viene affidato ad una casa famiglia.

Una società che smette di indignarsi per come vengono trattati i suoi figli più fragili e sfortunati, è arrivata al capolinea. Possiamo invertire questo percorso scegliendo di non girarci dall’altra parte. Scegliendo la consapevolezza, all’indifferenza. Ognuno può fare la differenza, informandosi e divulgando queste informazioni. Questa intervista è il contributo che vogliamo condividere con tutti voi.

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INFRASTRUTTURE E SUD. LA SFIDA DEL RECOVERY E L’EMERGENZA DELLA RETE IDRICA IN CAMPANIA.

Con l’on. Generoso MARAIA (M5S), membro della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati.

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Le infrastrutture rappresentano l’ossatura di un paese, eppure l’Italia continua in questo settore ad accumulare ritardi non più giustificabili. Le risorse del Next Generation EU saranno certamente un’opportunità, ma se non ci sarà a livello politico un cambio di passo, il rischio sarà quello di perdere anche questa occasione.

Il problema tutto italiano, infatti, è che anche quando le risorse economiche sono state stanziate, gli interventi infrastrutturali non vengono realizzati. Non a caso il Parlamento sta discutendo il parere ( che dovrebbe essere espresso proprio questa settimana) all’Atto del Governo n. 241, che ha individuato 58 opere infrastrutturali strategiche da Commissariare. Si tratta di “opere incompiute” per le quali le risorse sono già state allocate, eppure i lavori sono fermi da anni per le più disparate ragioni.

Al riguardo, è emblematico il caso della rete idrica della Campania: le risorse ci sono ma le amministrazioni locali, gli enti preposti e la regione non trovano il modo di risanare quella che da molti è stata ribattezzata una “rete idrica bucata”. La situazione è drammatica, e in alcune zone del territorio campano si arriva addirittura ad avere una dispersione dell’acqua vicina all’80 per cento.

Stante questa situazione, la politica sta cercando di trovare una soluzione per far ripartire i cantieri anche utilizzando in maniera strategica le risorse del Recovery Fund. L’ipotesi è quella di replicare su tutto il territorio nazionale il “modello Genova“, che permetterà al paese di superare in gap infrastrutturale di cui soffre da decenni. E forse a giugno, come ci ha anticipato l’on. Generoso Maraia, potrebbe arrivare un Commissario ad hoc per la gestione di tutta la rete idrica campana. La proposta avanzata da parte dell’on. Maraia, infatti, dovrebbe essere introdotta nel parere al Governo che le Commissioni parlamentari stanno predisponendo. Speriamo sia la volta buona.

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MYANMAR. DAL COLPO DI STATO ALLE PROTESTE

RISIKO – Con Antonio ALBANESE direttore di AGC Communication, e la partecipazione dell’on. Gennaro MIGLIORE (Iv), Commissione Esteri della Camera, e Cecilia BRIGHI, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.Insieme”.

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Nel sudest asiatico, il Myanmar (fino al 1989 conosciuto col nome di Birmania) continua la sua difficile transizione democratica, ancora una volta messa in pericolo dal potere militare. Conseguita l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, la Birmania è stata caratterizzata da un alternarsi di governi democraticamente eletti e da colpi di stato, fino alla dittatura militare instauratasi nel 1962. Soltanto nel 2010, l’opposizione guidata dalla leader Aung San Suu Kyi (figlia del capo politico Aung San che negoziò l’indipendenza birmana dagli inglesi) è riuscita ad avviare la svolta democratica. Di fatto, dalle elezioni del 2012 la Lega Nazionale per la Democrazia, il partito guidato da San Suu Kyi, ha vinto tutte le elezioni politiche, comprese quelle che si sono svolte lo scorso novembre.

Nonostante ciò, in tutti questi anni il processo democratico del Myanmar ha continuato a reggersi su un precario equilibrio tra spinte democratiche e il partito dei militari, in un sistema “semi civile” che, fino allo scorso gennaio, ha garantito ai militari il 25 per cento dei rappresentanti in Parlamento ( non eletti ma nominati dai vertici dell’esercito) e il controllo di tre ministeri chiave: Difesa, Affari di Confine e Interni. Poi, il 1° febbraio 2021, i carri armati hanno di nuovo occupato le strade della capitale. Il Segretario di Stato, San Suu Kyi, è stata messa agli arresti domiciliari, e i membri del Parlamento bloccati nelle loro residenze. I militari sono tornati di fatto al potere.

Le ragioni di questo colpo di stato, come ci ha spiegato Cecilia Righi, segretaria generale dell’Associazione “Italia-Birmania.inseme”, riguardano prevalentemente motivi economici. Forte del risultato elettorale delle elezioni dello scorso novembre, infatti, il partito guidato da San Suu Kyi, si apprestava ad avviare riforme importanti per contrastare la dilagante corruzione interna, legata soprattutto agli interessi economici dei capi militari e dei loro sostenitori. Gli affari militari riguardano soprattutto il traffico di droga, in particolare la produzione e il commercio di anfetamine, nonché interessi strategici legati alle infrastrutture energetiche (gasdotti e oleodotti), che vedono il coinvolgimento soprattutto dei paesi vicini: Cina, India e Thailandia.

Ciò che i militari non si aspettavano ( ho hanno sottovalutato) è stata la forte opposizione della popolazione, scesa in piazza in difesa della democrazia. “La gente preferisce morire pur di cambiare la situazione, nessuno vuole tornare indietro alla dittatura”, sono state le parole di Maung Maung, leader della Federazione birmana dei sindacati, ascoltato lo scorso 4 marzo in videoconferenza nella Commissione Esteri della Camera dei deputati. Gli scontri tra l’esercito e la popolazione birmana hanno già provocato più di 18 morti civili, e le proteste continuano. In difesa della democrazia, anche i diversi gruppi religiosi, solitamente contrapposti. La minoranza cristiana ha chiesto a tutte le autorità religiose del paese di sostenere i manifestanti, ed è diventata “virale” sul web la foto di una suora in ginocchio davanti ai militari nell’intento di bloccare una carica contro la popolazione. Nel frattempo i lavoratori hanno cementificato i bocchettoni del gas-oleodotto per bloccare le forniture dell’esercito. Stante la situazione, molti militari hanno cominciato a disertare, rifiutandosi di attaccare la popolazione.

Davanti a questa “rivolta democratica” la comunità internazionale comincia a far sentire la sua voce, condannando apertamente il colpo di stato e la repressione contro la popolazione. Anche la Cina, che alcune voci avevano additato come uno dei mandanti del golpe, ha preso le distanze dai militari. E proprio la risposta internazionale sarà determinante per bloccare la violenza dei militari. L’on. Gennaro Migliore, membro della Commissione Esteri della Camera dei deputati, parla di una necessaria “mobilitazione delle coscienze” per convincere le opinioni pubbliche a prendere una posizione decisa contro il regime militare per ripristinare la democrazia. In questo senso, l’Unione europea dovrà far sentire la sua voce in maniera chiara, e soprattutto in tempi brevi, anche chiedendo sanzioni nei confronti dei responsabili militari.

Quello che ci si aspetta nelle prossime settimane – spiega Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – è un passo indietro “onorevole” da parte dei militari, anche se sarà difficile trovare un nuovo equilibrio. Quel che è certo è che la popolazione birmana è determinata a proteggere la democrazia duramente conquistata, e guarda all’Occidente chiedendo sostegno. Significative le immagini dei manifestanti che usano in segno di protesta il saluto con le tre dita unite della saga di americana The Hunger Games. Un simbolo che ci ricorda che la lotta per la libertà non conosce confini e parla un unico linguaggio universale.

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LA GUERRA DEI SATELLITI. LA GEOPOLITICA NELLO SPAZIO.

RISIKO – Con l’on. Roberto Ferrari, capogruppo Lega Commissione Difesa della Camera, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication.

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Il 24 ottobre 1946 un razzo effettuò per la prima volta una foto della Terra dallo spazio. Da allora, il cielo sopra nostre teste si è affollato di migliaia di infrastrutture spaziali dalle molteplici funzioni. Circa 6.000 satelliti che osservano la Terra , e forse anche noi. Studiano l’atmosfera, i cambiamenti climatici, monitorano il suolo, fanno funzionare i nostri cellulari, ci permettono di trovare una strada e analizzano le previsioni meteorologiche. Ma la corsa allo spazio non si è fermata al campo scientifico e commerciale, e sempre di più sono i sistemi satellitari ad uso militare ad impegnare le grandi potenze internazionali.

Il cyber spazio è considerato il quinto dominio di guerra, destinato a diventare sempre più determinante negli equilibri strategici e geopolitici. Del resto, la sopravvivenza della società globale è oramai estremamente dipendente dalle tecnologie legate al ciberspazio. Ciò significa che, in un’ipotetica guerra, non sarà più necessario schierate migliaia di militare per invadere il territorio nemico, piuttosto basterà distruggere gli apparati di comunicazione che provvedono a fornire energia elettrica oppure l’approvvigionamento di acqua ad una comunità. Quella che negli anni Ottanta era considerata fantascienza, oggi è divenuta una realtà plausibile, sicuramente da prendere seriamente in considerazione come una concreta probabilità. Non a caso anche l’Italia, come ci ha spiegato l’on. Roberto Ferrari, sì è recentemente dotata di un Comando per le operazioni spaziali. La guerra dei satelliti, è appena iniziata.

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PER NON DIMENTICARE. GIORNATA DELLA MEMORIA 2021.

Con l’on. Ettore ROSATO, vicepresidente della Camera dei deputati e Maya KATZIR, addetta culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia.

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Il 27 gennaio 1945 le truppe russe liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Da quel momento, il mondo prese coscienza dell’orrore della Shoah. A distanza di 76 anni, c’è chi nega ciò che accaduto, altri addirittura lo tollerano. Il “Giorno della Memoria” è quindi un’occasione per fermarsi a riflettere, affinché le nostre coscienze, come diceva Primo Levi, non siano nuovamente sedotte e oscurate.

Oggi, anche noi di Radio Sparlamento, abbiamo voluto dare il nostro contributo per non dimenticare, insieme all’on. Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei deputati, e al Consigliere diplomatico Maya Katzir, addetta culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia. Abbiamo scelto di commemorare questa giornata, commentando l’eredità che ci è stata tramandata da grandi uomini e pensatori. Dal filosofo George Santayana, a Primo Levi, fino ad arrivare alla saggezza Talmud. In questo momento storico terso di ombre, ricordare ciò che siamo stati, potrà aiutarci a superare le ferite interiori che questa pandemia sta procurando in ognuno di noi, in maniera consapevole e costruttiva.

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LA CULTURA, ANTIDOTO PER NON DIMENTICARE.

I CONSIGLI DEI NOSTRI OSPITI

Un libro: “Per questo ho vissuto”, di Sami Modiano

Un film: “Il pianista”, di Roman Polanski

Un luogo: Risiera di San Sabba, Trieste

Un libro: “L’estate di Aviha”, di Gila Almagor

Un film: “Shalom Italia”, di Tamar Tal Anatii

CHI HA ACCESO LA MICCIA?LE CAUSE DELLO SCOPPIO DELLA PANDEMIA SARS-COV 2

Con Laura Harth, rappresentante del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” e l’on. Paolo Formentini, membro della Commissione Esteri della Camera.

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Lo scorso 22 dicembre, nelle Commissioni riunite Esteri e Affari sociali della Camera, è iniziato un ciclo di audizioni nell’ambito dell’esame della proposta di legge presentata dall’on. Paolo Formentini (Lega), per l’istituzione di una “Commissione d’inchiesta sulle cause dello scoppio della pandemia di SARS-CoV-2 e sulla e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Oms per evitarne la propagazione nel mondo”. In questo contesto, Laura Harth, responsabile del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, nella sua relazione ha ricostruito in maniera minuziosa tutte le tappe che hanno fatto scoppiare la miccia di questa tragica pandemia, con cui il mondo intero sta ancora lottando. Tutto il mondo tranne, a quanto pare, la Cina.

E la ricostruzione dei fatti suona come una condanna senza appello contro il “Celeste Impero”, colpevole di avere taciuto alla comunità internazionale, già nel dicembre 2019, le notizie di una “polmonite anomala”; di avere ostacolato l’arrivo degli operatori dell’OMS in loco; di avere intimidito, arrestato e “fatto sparire” cittadini cinesi che avevano tentato di dare l’allarme al resto del mondo; di opporsi tuttora alla condivisione dei dati sul Covid e ostacolare l’entrata in territorio cinesi del team di esperti internazionali che dovrebbe fare luce sulle cause della pandemia. Eppure, tanto l’esame della proposta per istituire una Commissione d’inchiesta, tanto il contenuto della relazione predisposta dal Global Committee “Marco Pannella”, sono notizie che non hanno trovato spazio nell’informazione mainstream.

Vi proponiamo in questo approfondimento la “versione integrale” dell’indagine svolta dal Global Committee, con il contributo dell’on. Paolo Formentini che, insieme ai parlamentari del centro destra, si sta battendo anzitutto per rivendicare il diritto di conoscere la realtà dei fatti. E questa realtà potrebbe indicare la pandemia come l’inizio di un capovolgimento mondiale in grado di minare seriamente la civiltà Occidentale a cui apparteniamo. Strane congiunture stanno avvenendo: dalla vittoria ( sul filo del rasoio) di Joe Biden alla Casa Bianca; all’accordo sugli investimenti trovato a fine dicembre, dopo 9 anni di stallo, tra l’Europa e la Cina che, guarda caso è avvenuto durante la presidenza europea della Germania. Senza dimenticare che la Cina è l’unico Paese al mondo che nel 2020 ha chiuso il suo bilancio economico in positivo, e che in questi mesi ha avviato una riconversione industriale a livello nazionale che punta all’autosostentamento, cioè alla piena capacità di produrre a livello interno tutto ciò di cui i cinesi hanno bisogno senza ricorrere all’import ( almeno non per necessità primarie). Una Cina che attraverso il progetto Belt and Road Iniziative, meglio conosciuto come “La nuova via della seta” sta letteralmente conquistando il mondo. L’Europa ben presto si troverà accerchiata, a Sud dall’espansione cinese in Africa e ad Est da quella nei Balcani.

Ognuno di noi ha il diritto di giungere a conclusioni diverse, ed è probabile che ad una “verità” certa nessuno riuscirà mai ad arrivare. E’, tuttavia, fondamentale in questo momento storico che ogni individuo sia adeguatamente informato, poiché a dispetto delle proprie convinzioni e opinioni, i fatti sono inconfutabili. C’è qualcuno che sta cambiando l’architettura del nostro mondo, proprio mentre noi tutti siamo distratti a fronteggiare le conseguenze economiche e sociali di questa pandemia. Proviamo quanto meno dimostrare a certi “poteri” che abbiamo ancora una testa per pensare e un cuore che batte, e che rivendica i suoi diritti di essere umano. Non facciamoci trovare impreparati, perché ogni sana decisione passa attraverso la conoscenza. Le libertà che diamo oggi per scontate, per le prossime generazioni potrebbero diventare una conquista da raggiungere. Per quanto di nostra competenza, Radio Sparlamento, continuerà a raccontare le notizie che l’informazione nazionale volutamente ha deciso di ignorare. Nessuno di noi da solo potrà cambiare il mondo, ma ognuno di noi con le proprie scelte può fare la differenza. Buon ascolto!

ARCURI: I VACCINI COVID-19 DISTRIBUITI DALLE CASE FARMACEUTICHE.

PIANO VACCINI – Audizione del Commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, nelle Commissioni Riunite Trasporti e Affari sociali della Camera, 3 dicembre 2020

Il Commissario straordinario, Domenico Arcuri, ha esposto nelle Commissioni competenti della Camera, il Piano vaccini anti-Covid, stemperando ( almeno per il momento) le preoccupazioni che la scorsa settimana erano emerse tra i Commissari di maggioranza e di opposizione, a seguito dell’audizione dei rappresentanti della logistica nazionale.

Questo, in sintesi, il Piano messo a punto dalla Struttura del Commissario Starordinario.

L’Italia ha prenotato 202,573 milioni di dosi di vaccini, la maggior parte delle quali dovrebbero arrivare nel prossimo anno. Nello specifico, si attendono per il 2021: circa 28 milioni di dosi nel 1° trimestre; 57 milioni nel 2° trimestre; 74 milioni nel 3° trimestre; 35 milioni nel 4° trimestre. Entro il primo trimestre del 2022, le restanti 8 milioni di dosi.

Per quanto riguarda la distribuzione dei vaccini, il Commissario Arcuri ha chiarito che la distribuzione dei vaccini avverrà a cura delle aziende farmaceutiche, senza alcun onere economico aggiuntivo. Si tratta di un accordo stipulato a livello europeo, valido per tutti i Paesi UE. Nello specifico, sono stati individuati due tipi di modelli di distribuzione, in ragione delle diverse caratteristiche dei vaccini.

MODELLO 1I vaccini che dovranno essere conservati ad una temperatura di -75 gradi, saranno distribuiti dalla aziende farmaceutiche nei 300 punti di somministrazione individuati a livello nazionale attraverso un accordo con Regioni e Province autonome. L’87% di questi presidi ospedalieri sono già dotati di celle frigorifere atte alla conservazione del vaccino, secondo le temperature indicate. Per il restante 13%, sarà la struttura Commissariale a fornire le attrezzature necessarie entro gennaio, dal momento che il primo vaccino disponibile sarà quello prodotto dalla Pfizer, con le caratteristiche sopra descritte. Per la somministrazione diretta, interverranno delle unità mobili che porteranno il vaccino in ogni zona del paese.

MODELLO 2I vaccini che dovranno essere conservati a temperatue dai 2 agli 8 gradi, che costituiscono il numero maggiore, non necessitano di particolari attrezzature di conservazione. La Struttura commissariale individuerà un unico Hub a livello nazionale, dove le aziende farmaceutiche (sempre a loro carico) faranno arrivare i vaccini. La distribuzione a livello nazionale sarà gestita prevalentemente dall’Esercito, che smisterà le dosi in circa 1.500 punti di somministrazione ( oltre ai 300 organizzati per accogliere i vaccini del modello 1, saranno individuati altri 1.200 punti). In generale, si prevede un presidio ogni 30 mila abitanti. Anche in questo caso, interverranno unità mobili per la somministrazione diretta.

Altro punto interessante del Piano vaccini riguarda la realizzazione di un Sistema informativo di tracciamento nazionale, che terrà conto, per ogni singola dose, di tutti gli spostamenti: dal punto di smistamento, alle unità mobili, fino all’avvenuta somministrazione. I dati confluiranno giornalmente nel sistema informatico del Minsitero della Salute. Questo sistema informatico è stato realizzato grazie alla cooperazione con Poste italiane e la società ENI, che non hanno ricevuto nessun tipo di compenso per l’attività prestata.

Infine, per quanto riguarda il personale che dovrà effettivamente somministare ogni singola dose di vaccino ai cittadini, la Struttura del Commissario ha stimato la necessità di avere disponibili circa 20 mila operatori, che verranno reclutati atttraverso una procedura di manifestazione d’interesse pubblica. Gli operatori saranno successivamente formati attraverso moduli formativi, che potranno essere svolti anche a distanza.

Insomma, il Commissario Arcuri non ha dubbi. Quando arriveranno i vaccini, il Paese sarà pronto e operativo.

PIANO VACCINI. CONFETRA: ABBIAMO CONTATTATO NOI IL GOVERNO, ANCORA NESSUN TAVOLO PER LA DISTRIBUZIONE.

Audizione Confetra, 24 novembre – la sintesi di Radio Sparlamento

Lo scorso martedì i rappresentanti di Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica), nell’ambito della loro audizione nella Commissione Trasporti della Camera, hanno rappresentato una realtà ben diversa da quella raccontata all’opinione pubblica dal Commissario Straordinario, Domenico Arcuri. Il tavolo di lavoro per definire il Piano Vaccini del Paese ancora non esiste, e le interlocuzioni informali tra le associazioni di categoria, Palazzo Chigi e la struttura del Commissario, nonchè il Ministero dei Trasporti, sono avvenute per iniziativa delle associazioni della logistica, che a seguito dell’approvazione della Strategia Ue per i vaccini hanno prontamente scritto al Governo e alla struttura commissariale. “Il problema non è scambiare quattro chiacchiere – ha dichiarato il Direttore Generale di Confetra, Ivano Russo – ma è sedersi ad un tavolo per provare insieme a ragionare sul fatto che il Piano vaccini non può non avere un capitolo interamente dedicato agli aspetti trasportistici, logistici e infrastrutturali”. Le reazioni in Commissione Trasporti non sono mancate. Ad alzare la voce sono stati l’on. Edoardo Rixi della Lega, l’on. Simone Baldelli di Forza Italia, e la stessa presidente della Commissione, l’on. Raffaella Paita, di Italia Viva. Gli operatori della distribuzioni hanno manifestato la loro preoccupazione, e chiedono di agire con tempestività, per poter garantire lo stoccaggio, il trasporto e la distribuzione del vaccino in tutto il territorio nazionale. A rischio c’è la tenuta dell’ordinaria distribuzione dei farmaci, compresi quelli salva vita. “Non è che i nostri magazzini e mezzi sono vuoti, perché si continueranno a trasportare anche altri farmaci. Bisogna sedersi e costruire possibili scenari”, ha chiarito il Direttore Generale di Confetra. Il problema non è la catena del freddo, quanto la viabilità: quasi il 90% del trasporto dei farmaci avviene su gomma, e già adesso ci sono zone del Paese dove, a causa di strade inadeguate, i trasporti speciali non possono esse effettuati. “E’ necessario conoscere tutti gli scenari possibili” – ha dichiarato il Direttore Russo – “per poter capire se il sistema italiano può essere performante”. Siamo arrivati, invece, a dicembre senza sapere i volumi da dover trasportare, le tempistiche, le tipologie dei prodotti, e le zone del Paese interessate. Se ad esempio – ha fatto presente Ivano Russo – il Governo dovesse decidere di dare la precedenza alle categorie più fragili, bisogna tenere presente che gli over 65 in Italia sono circa 21 milioni, di cui il 55% è concetrato in 4 Regioni: in base alle caritteristiche dei vaccini, si potrebbe verificare la situazione di avere i destinatari del farmaco in alcune aree del territorio e gli hub logistici dislocati nella parte opposta dell’Italia. Insomma, anche cercando di essere positivi, è difficile immaginare una compiuta definizione della distribuzione dei vaccini in ambito nazionale per la fine di gennaio, e più in generale per tutto il 2021.

LA PROSSIMA CRISI POTREBBE NON ESSERE UNA PANDEMIA. L’ALLARME DEL GENERALE VECCIARELLI AL PARLAMENTO.

Audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, nell’ambito dell’esame del Documento programmatico della Difesa 2020/22 – Commissioni Riunite Difesa di Camera e Senato.

L’audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, che si è svolta lo scorso mercoledì nelle Commissioni Riunioni Difesa di Camera e Senato, ha messo in evidenza la mancanza di una visione strategica del nostro Paese in una prospettiva geopolitica globale. Il Generale Vecciarelli, seppure con il garbo istituzionale che compete ad un rappresentante delle Forze Armate, ha detto chiaramente ai parlamentari delle Commissioni Difesa di Camera e Senato che, se non ci sarà il cambio di paradigma da parte della politica, ci aspettano scenari potenzialmente disastrosi.

“La prossima crisi potrebbe non essere una pandemia.” – ha avvertito il Capo di Stato Maggiore della Difesa – “Non viviamo più in un mare calmo e ciò che sta accadendo nei Balcani, in Medio Oriente e in Africa è totalemnte diverso dallo scenario con cui ci siamo confrontati soltanto qualche anno fa”. Il Mediterraneo è diventato “un’area multivettoriale a complessità crescente, dove è sempre più marcata la competizione tra gli Stati”. In particolare, nel Medio Oriente competitor internazionali “spregiudicati” hanno recuperato posizioni e ruoli, ribaltando la situazione precedente che vedeva l’Italia in vantaggio nei rapporti bilaterali. Questa competizione – ha affermato il Generale Vecciarelli – “sta minando le basi della valenza nazionale presso numerosi interlocutori di primo piano per l’italia, destando forti preoccuazioni”.

In questo scenario, la Difesa nazionale presenta delle evidenti vulnerabilità, dovute alla mancanza delle necessarie risorse per mettere le Forze Armate in condizione di gestire le crisi che si vanno a delineare. Il Capo di Stato Maggiore parla di una “incrongruenza tra le risorse assegnate e il fabbisogno dello strumento della Difesa”, con danni evidenti in termini di operatività, prontezza ed efficienza delle risposte messe in campo. Le risorse di cui dispone la Difesa per assolvere ai suoi compiti sono pari a 22,9 miliardi di euro. A questa somma vanno tolte le risorse necessarie per mantenere la sicurezza sul territorio, demandata all’Arma dei Carabinieri. Si arriva quindi a 15,3 miliardi, che vanno suddivisi in tre voci di spesa: 10,36 miliardi sono per il personale, pari al 68% delle risorse; 2,14 miliardi per l’esercizio, pari al 14% del totale; soltanto 2,81 miliardi, pari al 18%, assegnati per gli investimenti. A questi stanziamenti, in un quadro di bilancio integrato, vanno aggiunti i Fondi del MISE e i finaziamenti per le Missioni internazionali. Tuttavia, la situazione non cambia di molto, e le criticità di bilancio sono evidenti. Di certo siamo lontani dal raggiungimento della soglia del 2% del Pil prevista dalla NATO ( attualmente la soglia italiana è dell’1,21%), così come siamo lontani dalla ripartizione del budget nelle quote 50-25-25, riconosciuta a livello internazionale come standard per il corretto funzionamento dello strumento militare.

La conseguenza di questa incapacità strutturale – spiega il Generale Vecciarelli – è quella di dovere assumere delle “scelte dolorose, di salvataggio selettivo”. Le minacce, però, sono incombenti. Siamo vulnerabili per quanto riguarda le nuove tecnologie digitali, il ciber e lo spazio e, senza un’inversione di questo trend, si potrebbero aprire scenari tragici. Ergo, servono investimenti urgenti. Uno di questi scenari, potrebbe essere l’eventuale sospensione di servizi essenziali, di cui il Paese non ha il controllo e la piena sovranità di alcune funzioni. C’è poi la questione delle operazioni spaziali, settore che sarà sempre più cruciale negli equilibri internazionali, tant’è che nei prossimi anni – spiega il Generale Vecciarelli – ci saranno migliaia di satelliti che gireranno attorno alla Terra. Gli USA hanno appena investito 20 miliardi di dollari in questo settore; la Francia di recente ha stanziato 4 miliardi; l’Italia ha aperto un Comando per le operazioni spaziali: il budget attuale è di 0,00 euro.

Occorre ripensare alla Difesa come priorità indispensabile e strategica di politica estera e di sicurezza nazionale. Occorre che queste notizie siano conosciute dai cittadini, ignari delle scelte poco avvenute del decisore politico. Stiamo perdendo di vista il futuro del Paese. Quel che è peggio, è che lo stiamo negando alle giovani generazioni.

Cristina Del Tutto
direttore Radio Sparlamento

L’ITALIA IN CRISI, MA IL GOVERNO REGALA ALLA RAI 85 MILIONI DI EURO.

COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI, AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA, ROBERTO GUALTIERI.

Cristina Del Tutto,
direttore Radio Sparlamento

L’ audizione del Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che si è svolta mercoledì scorso nella Commissione di vigilanza Rai, ha assunto una dimensione quasi surreale. All’annuncio del Governo di voler elargire alla fallimentare gestione RAI altri 85 milioni di euro nella legge di bilancio, si sono sollevate aspre critiche tanto dalla maggioranza, quanto dall’opposizione. In un momento tragico per il Paese, in cui si stanno chiedendo sforzi immani agli italiani e a tutto il sistema produttivo del Paese, la televisione pubblica riceve un premio di quasi cento milioni di euro per aver svolto male il suo lavoro ed aver speso male i soldi che vengono prelevati d’imperio agli italiani.

L’ on. Giorgio Mulè, di Forza Italia, è stato il primo a scagliarsi contro il Ministro Gualtieri, ed ha parlato di una scelta vergognosa da parte del Governo, che in questa crisi non ha di certo mostrato la stessa disponibilità nei confronti dell’intero comparto editoriale e televisivo italiano.

E’ l’on. Federico Mollicone a ricordare che dei 100 miliardi di scostamento accordati dal Parlamento, il Governo ha assegnato al Fondo per il pluralismo soltanto lo 0,2%, ossia 200 milioni, quando la Francia ha stanziato per il settore 1 miliardo di euro. Ciò significa che, quando la pandemia sarà passata, il settore dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale sarà in ginocchio.

Non solo. L’attuale amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, di fatto sfiduciato dal Ministro Gualtieri ma ancora ben ancorato alla sua poltrona, ha annunciato una diminuzione del badget per le fiction Rai di circa 80 miliardi. Una scelta che, come ha messo in evidenza dall’on. Alessandro Morelli, della Lega, andrà a penalizzare e mettere in crisi proprio le aziende broadcaster italiane, per le quali le fiction sono un core business essenziale. Senza contare tutto l’indotto che c’è dietro a questo mondo.

Il malumore si è fatto sentire anche nella maggioranza. L’on. Alberto Airola, del M5S, vuole vederci chiaro. Denuncia la poca trasparenza dei conti, soprattutto quelli che derivano dal canone pagato dai cittadini. La domanda che è rimasta senza risposta è: a chi vanno questi soldi, e come vengono spesi?

Ma a parlare fuori dai denti è un altro membro della maggioranza, l’on.Michele Anzaldi, di Italia Viva, che non risparmia critiche durissime all’Esecutivo. Già, perchè c’è un’altra questione. Il CdA guidato da Salini, che rimarrà in carica per altri quattro mesi, ha annunciato oltre venti nomine dirigenziali da oltre 130 mila euro ciascuna. L’on. Anzaldi fa presente che tutto il settore televisivo è in crisi in questo momento, eppure gli altri Gruppi non sono in perdita, e i loro dipendenti hanno anche optato per contratti di solidarietà. E poi c’è la questione dei contenuti, che non è irrilevante per un’azienda televisiva. L’on. Alzandi lo dice senza mezzi termini: l’informazione politica e di intrattenimento è fornita alla reti Mediaset e da La7, la Rai è quasi completamente assente nonostante abbia a disposizione ben tre reti pagate dai cittadini!

Tutte belle parole, quelle dei nostri parlamentari. C’è qualcosa, però, che non torna. E’ lo Stato l’azionista pubblico di controllo, con il quale la società Rai è legata da un contratto di servizio. E’ il Parlamento in seduta comune a nominare i componenti del CdA della Rai ( soltanto l’AD viene nominato dai consiglieri). C’è anche una Commissione bicamerale di vigilanza sull’operato della Rai. Non è chiaro allora chi fa cosa, e a nome di chi. Sopratutto, di chi è la responsabilità della gestione amministrativa della Rai e delle scelte riferite al palinsesto? Non è una questione di poco conto, perchè questo enorme mostro chiamato Rai ingurgita ogni anno oltre 2 miliardi di euro di soldi pubblici, e di informazione e di cultura ne vediamo veramente poca.

Questi i dati forniti ieri dal MEF. Nel 2019 la Rai ha avuto ricavi pari a 2 miliardi e 443 milioni di euro, di cui circa 1 miliardo e 758 milioni derivanti dal canone estorto ai cittadini, mentre altri 540 dai proventi della pubblicità. Il personale costa allo Stato oltre 900 milioni di euro all’anno; oltre 1 miliardo e 300 milioni ricadono nella voce “costi operativi”. Più in generale, il Ministro Gualtieri ha parlato di un peggioramento dell’indebitamento netto della società, che è passato dai 251 milioni del 2018, ai 537 milioni del 2019. E il 2020 sarà ancora più disastroso.

L’ultima parola spetterà al Parlamento, in sede di approvazione della legge di bilancio.

Questi numeri per gli italiani che cercando di sopravvivere a questi crisi economica generata allo stomaco sono peggio di un pugno allo stomaco. Se la politica vuole rispetto ed esige il rispetto delle regole, allora deve cominciare a rispettare gli italiani, perché la pazienza sta per finire. L’ultima parola sulla Rai spetterà al Parlamento, e il Parlamento questi 85 milioni di euro alla Rai non li deve concedere.

RUSSIA. L’AGO DELLA BILANCIA TRA USA E CINA.

RISIKO – Con Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication. Con la partecipazione dell’on. Matteo Perego (FI), Commissione Difesa della Camera; Daniele Pascale, avvocato internazionalista; Andrea Barzon, analista internazionale.

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In questa puntata di Risiko, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, insieme agli ospiti intervenuti, hanno cercato di delineare i possibili scenari che potrebbero aprirsi a seguito dell’esito delle elezioni negli Stati Uniti d’America. E’ nota la posizione anti-russa del nuovo presidente della Casa Bianca, Joe Biden, che prima delle elezioni indicò la Russia di Vladimir Putin, come la principale minaccia per la sicurezza nazionale statunitense. Allo stesso tempo il presidente Biden è conosciuto per il suo atteggiamento morbido nei confronti della Cina. Da queste premesse, diversi osservatori sostengono che assisteremo, da una parte ad un raffreddamento dei rapporti tra Mosca e Washington, dall’altra ad un allentamento delle tensioni politico-commerciali tra gli USA e la Cina. E’ un’ipotesi, nemmeno molto scontata, dacché non è detto che Joe Biden, una volta indossata ufficialmente l’uniforme da presidente degli Stai Uniti, continuerà a sostenere queste posizioni. Ad ogni modo, è indubbio che i nuovi giochi di forza tra la gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, andranno a riposizionare tutti i pezzi dello scacchiere internazionale.

Tra questi giganti mondiali, c’è l’Europa, che da una parte intravede la possibilità di un cambiamento di atteggiamento da parte del neo presidente americano, in senso più paneuropeista; dall’altra ha tutto l’interesse a rivedere le sanzioni contro la Russia, almeno nei settori di maggior interesse per l’economia europea. C’è poi la questione della Turchia, che sta giocando diverse partite a livello internazionale: dalle sue aspirazioni in Medio Oriente, al suo ambiguo ruolo all’interno della NATO, dal momento che la decisione della Turchia di utilizzare i missili antiaerei russi S-400 appare l’ennesima sfida del presidente Erdogan verso l’Alleanza Atlantica.

E’ ancora presto per poter capire come si andranno a modificare gli equilibri internazionali. Le variabili sono tante, e non tutto è scontato come ad un prima osservazione potrebbe apparire. Al momento, infatti, il “nemico” maggiore per gli Stati Uniti resta la Cina, anche perché la Russia si trova oggettivamente in questo frangente in difficoltà economiche e politiche. Il rublo è ai minimi storici; ben cinque ministri si sono dimessi nell’ultima settimana; non esiste ancora una reale successore allo zar Putin. Ciò significa che qualora le voci sulle eventuali dimissioni del presidente Putin fossero vere, si andrebbe a creare un vuoto politico che potrebbe portare la Russia all’irrilevanza internazionale. Stante questa situazione, è improbabile che la nuova amministrazione statunitense possa cambiare repentinamente rotta, specialmente nei confronti della Cina. E non è escluso che gli USA possano chiedere all’Europa una prova di amicizia, ossia una collaborazione per arrestare l’avanzata cinese.

In attesa dell’insediamento del 46° presidente degli Stati Uniti, tutte le grandi potenze si preparano a muovere le loro pedine, studiando tattiche e strategie per guadagnare terreno e non perdere posizioni. Quel che è certo, è che sarà l‘Africa il prossimo campo di battaglia dove si svolgeranno le prossime guerre geopolitiche.

Buon ascolto!

L’ALLARME DEL SETTORE FIERISTICO: SENZA INTERVENTI COSTRETTI A SVENDERE A COMPETITOR STRANIERI.

Audizione parlamentare del presidente di AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere italiane, Maurizio Danese . Camera deputati martedì 3 novembre 2020.

Il sistema fieristico italiano vale 60 miliardi all’anno. La cifra si duplica se si tiene conto dell’indotto diretto (allestitori, fornitori,catering, ecc), e arriva a decuplicarsi nelle città dove si svolgono le manifestazioni. Rappresenta un settore economico strategico di fondamentale importanza, tant’è che il 50% delle esportazioni nascono da contatti avvenuti nell’ambito fieristico. Il presidente dell’ AEFI – Associazione Esposizioni e Fiere italiane, MaurizioDanese, lo scorso martedì alla Camera ha lanciato un allarme alla politica. Nel 2020 il comparto fieristico chiuderà con una perdita di fatturato dell’80%. Senza un sostegno “a fondo perduto” molte società saranno costrette a portare i Libri in Tribunale, oppure a svendere l’attività. “Le società fieristiche italiane saranno facile preda di strutture straniere” – ha dichiarato il presidente Danese – soprattutto di Francia e Germania e Cina, paesi che credono molto nel settore fieristico. Se perdiamo le Fiere a favore di competitor stranieri, non so quali obiettivi avranno questi governi a sviluppare il made in Italy nel mondo”. A destabilizzare il sistema è soprattutto l’incertezza legislativa. Un caso eclatante ha riguardato la Fiera di Parma: 60 mila metri di fiera allestiti e smantellati il giorno prima dell’apertura, in ragione dell’entrata in vigore del penultimo Dpcm. Le perdite economiche sono state enormi. Le risorse messe a disposizione dal Governo, inoltre, non sono ancora fruibili, dacché mancano i decreti attuativi. Nel video la sintesi dell’audizione del presidente di AEFI, Maurizio Danese.

COVID-19. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE NEL MONDO

RISIKO – Con l’on. Eugenio Zoffili, presidente della Commissione Bicamerale Schengen e capogruppo Lega nella Commissione Esteri della Camera; Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication

ASCOLTA IL PODCAST

In questa puntata di RISIKO, Antonio Albanese e Graziella Giangiulio, direttore e condirettore di AGC Communication, dati alla mano, hanno analizzato la situazione del COVID-19 nel mondo: come si è sviluppata la pandemia nei diversi Paesi; quali misure sanitarie e di contenimento dei contagi sono state intraprese.

Iniziamo con una panoramica generale della situazione. Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), lo scorso 21 di ottobre i contagi nel mondo sono arrivati alla cifra di 40.455.651 casi. Soltanto negli ultimi sette giorni si sono registrati oltre 37 mila decessi. Il primato è tristemente detenuto dagli Stati Uniti con 8.120 decessi, segue l’India con i suoi 7.851 morti. Preoccupante anche la situazione in Russia e in Sud America.

Ma quanto sono attendibili questi dati? In realtà non esiste a tutt’oggi un protocollo internazionale che fornisca dei parametri univoci sulle modalità di raccolta dei dati, in mancanza del quale ogni Stato fornisce giornalmente alla OMS i propri dati sulla base di linee guida nazionali. In Italia i criteri relativi alle attività di monitoraggio e raccolta dati sono descritti all’interno del decreto del Ministero della Salute del 30 aprile 2020. In pratica, il nostro Paese si affida ad un algoritmo in base a dati numerici forniti dalle Regioni e Province autonome, che inviano quotidianamente all’Istituto Superiore della Sanità (ISS) i dati relativi a tutti gli individui con infezione da SARS-CoV-2, confermati in laboratorio. E’ un buon metodo? E’ difficile poter dare una valutazione, dal momento che non ci sono precedenti al riguardo. Possiamo però mettere a confronto il sistema italiano con quello adottato da altri Paesi. Per esempio, la Francia ci spiega Graziella Giangiulio, condirettore di AGC Communication – ha optato per una raccolta dei dati su base nazionale. I dati vengono forniti e gestiti dai singoli operatori sanitari, che giornalmente li comunicano attraverso una piattaforma web attiva dallo scorso maggio. Quando una persona risulta positiva, automaticamente tutte quelle afferenti al medesimo nucleo familiare sono a carico dello stesso operatore sanitario. Inoltre, vengono monitorati tutti i dati relativi al singolo paziente . Questo permette alla piattaforma di effettuare un audit delle terapie, per capire se stanno funzionando e, nel caso, di sostituirle con diverse cure farmacologiche. E’ probabile che, attraverso questo sistema, la Francia nel medio periodo possa arrivare ad avere la situazione sotto controllo a livello nazionale, nonostante in questo momento stia vivendo una fase di acuta recrudescenza della malattia. A ben vedere, purtroppo, la situazione francese è lo specchio di una situazione globale che vede un generalizzato dilagare del Covid-19, che ha costretto tutti i Paesi ad intraprendere drastiche misure per cercare di contenere la diffusione della pandemia.

La situazione appare drammatica in diversi paesi europei. In Olanda, bar e ristoranti rimarranno chiusi fino a dicembre. Nel Regno Unito, la Scozia ha prorogato le restrizioni sulla circolazione delle persone fino al 2 novembre. In Irlanda è stata decretata la chiusura totale, consentiti soltanto gli spostamenti necessari entro 5 km dalla propria abitazione. Introdotte restrizioni alla mobilità delle persone anche in Svezia, nella città di Uppsala, e il governo di Stoccolma ha annunciato una stretta generalizzata se i casi di contagio non diminuiranno nelle prossime due settimane. Anche in Germania la situazione è critica con oltre 363 mila casi accertati, e attualmente sono state messe in atto chiusure parziali per scongiurare un blocco totale del paese. Allarme molto alto anche in Ungheria, che detiene il numero più alto dei decessi in Europa. Il Governo ungherese ha vietato tutti gli eventi pubblici. Il Parlamento del Portogallo, nonostante la situazione sia ancora critica, ha recentemente bocciato la proposta del governo di rendere obbligatoria per tutti i cittadini la App per il tracciamento dei contagi. Dall’altra parte del globo, invece, a Singapore, la app Trace Together che lo Stato ha reso obbligatoria, sta funzionando molto bene, tanto che sono state allentate le misure di contenimento.

Diversa la situazione nell’emisfero occidentale del pianeta, dove per scelte politiche le misure di protezione personale per diminuire la diffusione della pandemia, come mascherine e distanziamento, non sono state rese obbligatorie. Negli Stati Uniti – ci spiega Antonio Albanese, direttore di AGC Communication – la situazione è drammatica in diversi Stati, come in Tennessee, nel Sud Dakota, in Nebraska, in Oklahoma, che reclamato da Washington un intervento immediato, mentre in California si è registrato un incremento del 15% dei casi in soli due giorni. La situazione è esplosiva in Sud America. L’Argentina ha superato gli 1,2 milioni di casi. Colombia, Messico e Perù, entro la fine della settimana arriveranno tutti a superare la soglia di un 1 milione di contagi a livello nazionale.

In generale, la pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza le criticità dei sistemi sanitari nazionali. Da questo punto di vista, è possibile avanzare un’osservazione: le problematiche maggiori si sono evidenziate in quegli Stati che nel corso degli anni hanno effettuato maggiori tagli alla spesa sanitaria e, in conseguenza di ciò, “delegato” alle strutture private i servizi sanitari per i cittadini. Ciò ha prodotto un mancato raccordo nazionale, così come è sorto un po’ ovunque il problema dei posti letto nei reparti di rianimazione. A ciò si aggiunge un’ulteriore considerazione. Dal 2008 l’OMS aveva messo in guardia il mondo in merito all’arrivo di una pandemia, avvertendo che la domanda da porsi doveva essere non “se” ma “quando” si sarebbe manifestata. I richiami a prepararsi ad un simile evento non stati ascoltati, e tutto il mondo si è dimostrato impreparato all’arrivo del Covid-19.

Un caso che merita di essere trattato “a latere” è quello della Cina. E’ un fatto che Pechino sapesse dell’esistenza di casi di “polmonite atipica” sul suo territorio già dallo scorso novembre. Il dott. Li Wenliang, un medico che lavorava nell’ospedale centrale di Wuhan, nel dicembre 2019 aveva pubblicamente avvisato del pericolo di questo nuovo virus, avvertendo della presenza di un focolaio epidemico nel suo nosocomio. Un appello rimasto inascoltato paradossalmente dalla stessa OMS, che sarebbe dovuta intervenire per tempo nella dichiarazione di emergenza internazionale. Il dott. Wenliang è deceduto il 7 febbraio scorso a causa del Covid-19, a soli 33 anni.

A quanto pare, per ragioni che in un prossimo futuro dovranno essere attenzionate, c’è stata un’evidente sottovalutazione del problema. L’on. Eugenio Zoffili, ha riportato la sua testimonianza diretta. Ai microfoni di Radio Sparlamento, l’on. Zoffili ha riferito che, in qualità di presidente della Commissione Bicamerale Schengen e a seguito dei preoccupanti dati disponibili già dalla metà di gennaio, chiese la sospensione degli accordi di Schengen in ben due occasioni: il 3 febbraio 2020 nell’ambito di una riunione a Palazzo Chigi, alla presenza del Premier Conte e del Capo della Protezione Civile; nonché l’11 febbraio al Ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto in audizione proprio nella Commissione Schengen. In entrambi i casi la risposta fu negativa.

Ad ogni modo, i dati economici della Cina sono in controtendenza in rapporto alla situazione globale, registrando una crescita del PIL del 4,9% nel terzo trimestre di quest’anno. A differenza delle altre economie internazionali la Cina, essendo un’economia chiusa gestita da un partito unico al potere, ha potuto emanare dei prodotti finanziari ad hoc da vendere alle aziende nazionali indebitate. In pratica – ci spiega Graziella Giangiulio – il Governo cinese ha fornito liquidità alle aziende che erano in grado di riconvertirsi, per produrre all’interno del territorio cinese quei prodotti che prima della pandemia venivano importati. In questo modo la Cina ha risollevato l’economia, aumentato i posti di lavoro, e ha reso autosufficiente la sua produzione interna.

Anche sul fronte vaccini la Cina gioca un ruolo dominate, dal momento che dei 19 vaccini su cui è in atto la sperimentazione e che dovrebbero essere disponibili nel breve periodo, 11 sono a “marchio” cinese. Probabilmente bisognerà cominciare ad interrogarsi sugli scenari che si presenteranno alla fine di questa pandemia. Nel frattempo, sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione a livello internazionale per la condivisione dei dati sul Covid-19, in modo da trovare quanto prima una strategia comune per contrastare questo virus. La priorità è senza dubbio quella di debellare la pandemia e tornare a condurre una vita normale. Chi non ha risentito dell’effetto Covid è la Corea di Kim Jong Un, a cui in maniera ilare il direttore Albanese ha conferito la “palma d’oro” nella lotta ad un virus. Ma il primato resta in Antartide, con zero casi accertati!

Per tutti i particolari, vi invito ad ascoltare il podcast. Buon ascolto!

VERSO LA DEMOCRATIZZAZIONE DEL LINGUAGGIO GIURIDICO

LA PROPOSTA DELL’ON. DEVIS DORI (M5S), PROMOTORE DEL CONVEGNO “LE PAROLE DELLA LEGGE” – CAMERA, 1° OTTOBRE 2020

In questo video Radio Sparlamento propone la sintesi di un’interessante seminario di studio promosso dall’on. Devis Dori (M5S), membro del Comitato per la Legislazione di Montecitorio, che si è svolto la scorsa settimana alla Camera, con l’ambizioso obiettivo di trovare delle soluzioni percorribili per riavvicinare il linguaggio giuridico tecnico al linguaggio comune, colmando in tal modo lo scollamento che negli anni si è venuto a creare tra la norma e il destinatario della norma.

La domanda che l’on. Devis Dori ha posto agli esimi giuristi che hanno partecipato all’iniziativa è stata: “Com’è possibile rendere comprensibile immediatamente il contenuto di una norma, che è scritta necessariamente in un linguaggio tecnico?” Non è una mera questione di forma, ma riguarda la democraticità del nostro ordinamento. E, infatti, l’on. Dori ha menzionato la sentenza n. 209 del 2010 della Consulta, attraverso cui la Suprema Corte ha inserito tra i valori fondamentali di civiltà giuridica da tutelare, la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico.

Questo significa che in futuro la Corte potrebbe anche essere indotta a sancire l’incostituzionalità di una norma, qualora non si trovi una soluzione a quello che il prof. Antonio Palma, dell’Università Federico II di Napoli, ha definito “il percorso inarrestabile della legge verso l’oscurità”. Secondo il prof. Palma, infatti, nell’ordinamento giuridico italiano è venuta meno una delle dimensioni delle interpretazioni della legge: quella logico-sistematica . Il prof. Palma chiarisce anche un punto fondamentale della questione, ossia che i sistemi democratici si reggono per il 90 per cento sull’osservanza spontanea della legge. Questo significa che i fenomeni interpretativi non possono appartenere soltanto al ceto dei giuristi – spiega il prof. Palma – ma devono essere compresi da coloro che sono chiamati all’osservanza spontanea della legge. E’ quella che si chiama “democrazia del linguaggio”.

Ci auguriamo che questo percorso avviato dall’on. Devis Dori, possa portare all’individuazione di soluzioni percorribili. Il fatto che a livello istituzionale questo problema sia arrivato ad essere discusso, è sicuramente un buon punto di partenza. Consiglio vivamente l’ascolto degli interventi dell’on.Devis Dori e quello del prof. Antonio Palma.

SISTEMA ALIMENTARE SOSTENIBILE: LA STRATEGIA UE “DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE” ARRIVA IN PARLAMENTO

AUDIZIONE DELLA DR.SSA ELISABETTA LUPOTTO, DIRETTORE C.R.E.A. ALIMENTI E NUTRIZIONI – COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA

Il 20 maggio 2020 la Commissione europea ha presentato la comunicazione “Una strategia dal produttore al consumatore” (Farm to fork strategy – F2F) (COM(2020)381), insieme alla comunicazione “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030” (COM(2020)380), per rafforzare l’ecosostenibilità dell’economia dell’UE nella prospettiva di azzerare le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. In particolare, la strategia “Dal produttore al consumatore” per un sistema alimentare più sano e rispettoso dell’ambiente, intende guidare la transizione della produzione agroalimentare europea verso uno standard globale di sostenibilità.

SINTESI DELL’AUDIZIONE DEL C.R.E.A – DR.SSA ELISABETTA LUPOTTO

La Comunicazione è attualmente all’esame della Commissione Agricoltura della Camera. In questo video Radio Sparlamento propone la sintesi dell’audizione del CREA ( Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) svolta dalla dr.ssa Elisabetta Lupotto, direttore CREA Alimenti e Nutrizioni, che individua gli obiettivi della strategia e la posizione dell’Italia.

In sintesi – spiega la dr.ssa Lupotto – la strategia si pone di raggiungere obiettivi importanti entro il 2030, tra cui la riduzione fino al 50% dell’uso dei pesticidi; la diminuzione significativa dei fertilizzanti, soprattutto quelli che forniscono azoto e fosforo, nonché la drastica riduzione della loro perdita per la conservazione della fertilità dei suoli; la riduzione del 50% degli antimicrobici negli allevamenti animali; l’ampliamento dell’agricoltura biologica. La strategia pone molta attenzione anche sulla non sostenibilità dei regimi alimentari della UE, caratterizzati da un eccesso di alimenti ad alta densità energetica ( soprattutto carni rosse, zuccheri, sali e grassi) e un uso al di sotto del necessario di cereali frutta, verdura, legumi e frutta secca. In questo ambito la strategia prevede anche una particolare attenzione alla riduzione dello spreco alimentare, prevedendo il dimezzamento dello spreco pro capite entro il 2030. Al riguardo, è importante sottolineare come i comportamenti alimentari scorretti siano alla base dell’incremento delle malattie cronico degenerative come l’obesità, le malattie cardiovascolari, il diabete e iperpressione. Tra l’altro, in questo senso la pandemia ha messo in evidenza come lo stato di salute della popolazione sia determinante per contrarre il Covid-19.

Veniamo alla situazione italiana. Il C.R.E.A. ha sottolineato come l’Italia risulti essere uno dei Paesi europei più virtuosi in questo settore, in ragione dei progressi legislativi dei ultimi anni che di fatto hanno già avviato il percorso di transizione sostenibile previsto dalla UE. Difatti, per quanto riguarda la diminuzione dei gas serra, l’Ispra ha recentemente rilevato un calo delle emissioni derivanti dal settore agricolo nazionale. In particolare negli ultimi 10 anni – osserva la dr.ssa Elisabetta Lupotto – in Italia si è assistito ad un calo del 10% delle vendite dei fitofarmaci e dei fertilizzanti azotati. Dal 2006, inoltre, al fine di migliorare il benessere degli animali, è stato previsto il blocco degli antibiotici per gli animali da allevamento, che ha portato alla riduzione fino al 50% dell’impiego di antibiotici a scopo terapeutico. Un altro passo in avanti in questo settore è stato conseguito nel 2018, con la previsione di una Banca Dati nazionale che, attraverso l’informatizzazione delle ricette, monitora il consumo di farmaci e antibiotici somministrati nel settore zootecnico.

Nell’ambito delle produzioni vegetali, invece, lo sviluppo di pratiche di produzione integrata ha portato ad una significativa riduzione dell’impiego dei fitofarmaci stimata nel 20%, grazie all’ampliamento delle conoscenze scientifiche, all’innovazione dei prodotti, a programmi di miglioramento genetico, all’affinamento dell’agricoltura digitale di precisione. Dall’ottobre 2019 è in corso un esame della situazione italiana con la pubblicazione della bozza del nuovo Piano nazionale per la sostenibilità dei prodotti fitosanitari, come richiesto dalla Direttiva 2009/128, per ridurre la dipendenza dell’agricoltura e del verde urbano da prodotti fitosanitari. Il C.R.E.A. – sottolinea la dr.ssa Lupotto – lo scorso 31 agosto, nell’ambito del G20 MACS (Meeting of Agricultural Chief Scientists G20) organizzato in Arabia Saudita, ha presentato risultati prontamente applicabili per il recupero di molecole bioattive mediante processi di estrazione green applicabili a diversi settori industriali. Infine, si rileva che negli ultimi anni in Italia si è registrato un aumento della scelta del consumatore verso i prodotti bio, un settore che nel 2019 ha raggiunto i 3 miliardi di euro. Per quanto riguarda lo spreco alimentare, l’Osservatorio sulle eccedenze, sui recuperi e sugli sprechi alimentari, istituito nel 2017 dal MIPAAF e il CREA, ha messo in atto misure concrete per facilitare azioni di recupero dell’invenduto alle donazioni agli indigenti.

La comunicazione 2020/381 è accompagnata da un allegato contenente un cronoprogramma con l’elenco degli interventi e il loro calendario indicativo, per l’adozione anche di nuovi atti legislativi e la revisione di quelli esistenti in importanti ambiti della politica agricola, come verrà specificato nel prosieguo della trattazione. Il CREA sottolinea l’importanza per l’Italia di fortificare le conoscenze del consumatore per una scelta consapevole degli alimenti, soprattutto prevedere un’etichettatura che riconosca l’impronta ecologica dei prodotti.

IL MINISTRO FRANCESCHINI ANNUNCIA IL PIANO CULTURA E TURISMO PER IL RECOVERY FUND

Il Ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, in audizione ieri nella Commissione Cultura della Camera dei deputati, ha illustrato le proposte del suo Dicastero in merito all’utilizzo delle risorse del Recovery Fund.

Anzitutto, il Ministro annuncia un imponente Piano per la digitalizzazione del patrimonio culturale pubblico, a partire dalla Digital Library, per rendere fruibile tutto il patrimonio italiano degli archivi, delle biblioteche, delle Sovrintendenze, e non solo. Per questo settore il Ministro Franceschini parla di “possibilità concrete  di un finanziamento consistente”, tanto per le risorse umane quanto per quelle tecniche. Sempre nel comparto della digitalizzazione è stata avanzata una proposta per l’ammodernamento delle agenzie di viaggi e tour operator.

Un punto importante della relazione del Ministro ha riguardato il potenziamento del settore audiovisivo. “Investite in cinema significa investire nella capacità attrattiva del nostro Paese” – spiega il Minsitro Dario Franceschini – perchè ” un film girato in Italia è un’opera di promozione del Paese molto più di qualsiasi campagna di promozione e spot a pagamento”.

Sempre in ambito del turismo, il Ministro ha anche annunciato un grande Piano nazionale di riqualificazione imprese ricettive a cui saranno dedicate “risorse significative”. “Abbiamo bisogno – afferma il Ministro – di un turismo di qualità che oggi non trova risposte adeguate in particolare in molte zone del Paese, dove ci sono pochi alberghi a 5 stelle e strutture qualificate”.

Il Ministro Franceschini annuncia anche un Piano di riqualificazione dell’edilizia rurale, recupero dei borghi e riqualificazione dei centri storici. Al riguardo saranno previsti una serie di incentivi, quali il bonus facciate per mettere in condizioni i proprietari privati di beni vincolati di poterli restaurare e renderli fruibili al pubblico. Annunciate anche risorse ingenti da investire nella formazione turistica.

E ancora. Tra le proposte che il Ministero della Cultura ha portato al Tavola interministeriale per discutere il Recovery Plan, figurano la rigenerazione delle aree industriali dismesse e un Piano straordinario per la messa in sicurezza antisismica e efficientamento energetico di tutti i luoghi della cultura.

Da ultimo, è previsto un Piano strategico per il turismo lento per sviluppare le aree interne del paese, valorizzando le ferrovie storiche, i treni turistici, i cammini, le piste ciclabili, anche attraverso la crescita delle attività imprenditoriali di supporto. Un Piano turistico sostenibile che – afferma il Ministro – a seguito della pandemia è considerato un “turismo sicuro”.

A quanto pare, lo spettacolo dal vivo sembra essere il grande assente di questo Piano nazionale per la cultura e il turismo, almeno in questa fase. Il Ministro Franceschini ha parlato di incentivi e detrazioni, ma soltanto rispondendo ad alcune domande dei Commissari in merito alla filiera dello spettacolo. Ad ogni modo, il Ministro ha chiarito da una parte che si tratta di proposte che dovranno essere discusse collegialmente dal Governo, dall’altra ha puntualizzato che “il Recovery Plan non è un contenitore in cui può entrare di tutto e che i progetti vanno inseriti nel rispetto delle linee guida nazionali e di quelle europee”. Forse un messaggio per gli esclusi.  La scadenza ultima è il 30 aprile 2021.

COVID: DISABILI E CAREGIVER LASCIATI A LORO STESSI.

Audizione parlamentare dei rappresentanti dell’Associazione Famiglie Disabili (A.FA.D. ONLUS) e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) – Commissione Affari Sociali della Camera, 8 settembre 2020

Le persone con disabilità e le loro famiglie sono stati lasciati a loro stessi. E’ questo il giudizio unanime delle associazioni che tutelano i diritti dei disabili, intervenute nell’ambito delle audizioni svolte dalla Commissione Affari sociali della Camera dei deputati in merito alle ricadute sociali dell’emergenza Covid per le persone con disabilità e gli anziani.

In particolare, in questo video Radio Sparlamento propone una sintesi degli interventi di Massimo Rolla, rappresentante dell’Associazione Famiglie Disabili (A.FA.D. Onlus), e di Paolo Bandiera, rappresentante dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), che hanno esposto davanti ai Commissari le loro proposte e le priorità per affrontare adeguatamente le sfide che ci attendono dal prossimo autunno.

Anzitutto, la questione della ripartenza scolastica. Il diritto all’istruzione per i bambini e ragazzi disabili deve essere garantito dal primo giorno di scuola, spiega il dott. Massimo Rolla. Questo significa che alla riapertura devono essere presenti a scuola tutti gli assistenti di sostegno necessari, così come deve essere garantito il trasporto scolastico. Senza questi servizi non sarà possibile garantire il diritto alla frequenza scolastica per gli studenti con disabilità. C’è poi la questione della didattica a distanza, che durante il lockdown è stata un disastro per i bambini e ragazzi disabili. E’ necessario un adattamento per permettere agli studenti con disabilità di poterne usufruire, ad esempio prevedendo sottotitoli per le persone sorde, così come apparecchiature informatiche speciali per le persone con disabilità visiva. Soprattutto, è necessario prevedere un servizio di inclusione scolastica con assistenza domiciliare del personale, per supportare lo studente e la famiglia nello svolgimento delle attività didattiche. Un servizio essenziale per gli studenti con autismo.

Inoltre – aggiunge Rolla – questo processo di inclusione deve prevedere una maggiore partecipazione delle famiglie che hanno figli con disabilità. In questo senso, Rolla invita esplicitamente il legislatore a prevedere il coinvolgimento delle famiglie nell’approvazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e dare attuazione alla Legge 328/00. E’ necessario garantire un “progetto di vita” alla persona con disabilità specialmente dopo il compimento della maggiore età, quando spesso i ragazzi vengono abbandonati dalle Istituzioni.

VIDEO AUDIZIONE -SINTESI

La disabilità all’interno della scuola non interessa soltanto gli studenti, e a ricordarcelo è Paolo Bandiera, Segretario generale dell’AISM. Molti insegnanti che soffrono di sclerosi multipla, infatti, non sanno se potranno ritornare ad insegnare in ragione dei rischi a cui la loro immunodepressione li espone. Al riguardo il dott. Bandiera considera un errore legislativo quello di non aver prorogato nel Decreto Agosto la norma contenuta all’art. 26 , comma 2, del decreto Cura Italia, che equiparava l’assenza dal lavoro al ricovero ospedaliero per le persone con grave disabilità e immunodepresse. In questo modo, si espongono i lavoratori più fragili a seri rischi per la loro salute, che si troveranno costretti a dover ricorrere alle ferie o alla malattia per salvaguardare la loro incolumità.

Le persone con sclerosi multipla – ricorda il dott. Bandiera – sono già state enormemente danneggiate dal Covid. Durante il lockdown il 40% dei malati di sclerosi multipla hanno trovato difficoltà anche all’acceso ai farmaci, mentre il 75% non è riuscito a proseguire l’attività riabilitativa. Il problema è che anche adesso si riscontrano a livello territoriale delle “inerzie non giustificate”, che non garantiscono i diritti essenziali di cura ai malati.A tal proposito, dott. Paolo Bandiera ricorda che è in attesa di approvazione presso il Ministero della Salute un importante documento sull’appropriatezza dei ricoveri riabilitativi. L’auspicio è che la riabilitazione venga integrata pienamente all’interno dei LEA e dei Piani Terapeutici Personalizzati.

Anche l’AISM invita il legislatore a prevedere un maggior coinvolgimento dei caregiver, che dovrebbero essere concepiti come figure che agiscono attivamente all’interno dell’equipe che interviene a livello domiciliare.

La sfida per il futuro è quella di creare un welfare di prossimità, che potrà funzionare allorché si riuscirà ad integrare le competenze ospedaliere e quelle territoriali, valorizzando anche il ruolo del Terzo Settore.

Infine, c’è da affrontare con urgenza la questione economica, proprio perché la pandemia ha aggravato le già difficili condizioni economiche delle famiglie con disabili. Il Fondo per le per la disabilità e la non autosufficienza deve essere necessariamente implementato, l’invito dell’A.FA.M. è di erogare direttamente i fondi alle famiglie senza farli “transitare” per le cooperative di turno.

RECOVERY FUND: LE TAPPE, I TEMPI, LE PRIORITÀ.

AUDIZIONE PARLAMENTARE DEL COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA, PAOLO GENTILONI

Il Parlamento riprendere i suoi lavori, dopo la pausa estiva, e il primo importante appuntamento è con il Commissario Europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che ieri ha riferito nelle Commissioni Riunite Bilancio e Politiche europee di Camera e Senato.

Nell’ambito dell’ audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito le tappe, i tempi e le priorità a cui dovranno attenersi i 27 Paesi dell’Unione europea nell’attuazione del Next Generation UE. “E’ un’opportunità, ma anche una grande responsabilità – ha dichiarato Paolo Gentiloni – per rendere le nostre economie più resilienti, competitive e sostenibili”. Un imponente progetto da 750 miliardi di euro. L’Italia, nell’ambito di questa strategia comune, sarà il Paese che potrà contare sul volume più alto di risorse: circa 209 miliardi ( tra sovvenzioni e prestiti) messi a disposizione attraverso il c.d. Recovery Fund (Recovery and Resilience Facility).

Per accedere a questi fondi, ogni Stato dovrà presentare un Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo percorso inizierà dal 15 di ottobre, quando i singoli governi potranno presentare le prime bozze con l’indicazione degli obiettivi generali, le linee di intervento e le priorità. La presentazione “formale” e definitiva dei Piani, avverrà dai primi mesi del 2021 e fino alla fine di aprile, definito come termine ultimo. Da quel momento, la Commissione avrà 8 settimane di tempo per proporne al Consiglio europeo l’approvazione. Il Consiglio, dopo “una esaustiva discussione”, avrà a disposizione ulteriori 4 settimane per decidere a maggioranza qualificata. Al momento dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio, allo Stato membro verrà erogato dalla Commissione il 10% dell’ammontare del Piano. Le successive erogazioni, invece, avverranno a cadenza semestrale e – ricorda il Commissario Gentiloni – saranno legate ad una procedura complessa sulla base dei risultati raggiunti a livello nazionale e sul rispetto dei tempi previsti. Quindi: l’approvazione definitiva dei Piani è prerogativa del Consiglio, le erogazioni delle risorse sono di competenza della Commissione. La restituzione del debito avrà durata trentennale, a partire dal 2026. Le “condizionalità” che ogni Paese dovrà rispettare per ricevere ulteriori erogazioni in denaro, saranno due. Non basterà attenersi soltanto alle tempistiche. I risultati raggiunti dovranno essere esattamente quelli descritti nel Piano approvato dal Consiglio europeo.

I Piani nazionali – chiarisce il Commissario all’Economia – dovranno rappresentare la giusta armonia tra responsabilità nazionali ed equilibrio europeo. Da questo punto di vista, Paolo Gentiloni ha chiarito da una parte che i Piani non saranno redatti o imposti da Bruxelles, dall’altra che la Commissione non è un intermediario finanziario, ma ha l’obbligo di garantire le priorità comuni europee. E le priorità europee sono tre. La prima priorità è contribuire alla sostenibilità ambientale. Il Next generation prevede un vincolo del 30% legato alla transizione ambientale, che all’interno dei singoli piani nazionali sarà di circa il 35% delle risorse complessive. E’ anche specificato che nei Piani nazionali non saranno accettate misure e investimenti dannosi per l’ambiente. La seconda priorità è rappresentata dalla resilienza e sostenibilità sociale. La terza priorità riguarda la transazione digitale.

C’è poi un’ulteriore indicazione che i singoli Paesi dovranno seguire nel redigere i Piani nazionali, e trattasi del rispetto del pacchetto di raccomandazioni che la Commissione ha predisposto per ogni Paese, in particolare quelle relative al 2019/2020. Per quanto riguarda il nostro Paese, esse riguardano soprattutto: la digitalizzazione, l’adeguamento delle strutture sanitarie, la riforma della giustizia civile e della Pubblica Amministrazione, l’aumento del tasso di occupazione, soprattutto riguardo al Sud e alla popolazione giovanile e delle donne.

Ciò detto, appare chiaro che le risorse del Recovery Fund saranno disponibili a partire dalla seconda metà del 2021. Oltre al pacchetto Sure, che è intervenuto per finanziarie la cassa integrazione, le risorse disponibili nel 2020 – chiarisce Paolo Gentiloni – sono i fondi del RIACT-UE e dell MES. L’allocazione dei 47 miliardi del RIACT-EU è ancora in corso di discussione, si tratta comunque di risorse che saranno disponibili nell’ultimo trimestre del 2020.

Esiste una evidente diffidenza nei confronti del Meccanismo Europeo di Stabilità,anzitutto perché si tratta di un organismo non comunitario ma intergovernativo, con un proprio CdA che prende le sue decisioni. Tuttavia, nell’ambito della sua audizione, il Commissario Gentiloni ha chiarito due punti in merito alla cancellazione delle condizionalità macroeconomiche per i prestiti straordinari destinati ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19. Anzitutto, a seguito di una lettera della Commissione del 7 maggio 2020 ( a firma Gentiloni/Dombrosky), il CdA del MES si è espresso per la non applicazione delle norme sul rafforzamento della “sorveglianza economica e di bilancio” per i prestiti con destinazione vincolata all’adeguamento sanitario. Da ultimo, il Parlamento europeo, in data 19 giugno ha approvato – spiega il Commissario all’Economia – un emendamento al Regolamento UE del 13 maggio 2013, che specifica in maniera inequivocabile che per la linea di prestiti per il settore sanitario non ci saranno richieste legate alla situazione macro economica degli Stati. Rimane il fatto, però, che al momento, nonostante tutte queste rassicurazioni, dei 27 Paesi della UE soltanto Cipro ha richiesto di accedere a questa linea di credito.

Un aspetto di non poco conto per decifrare la portata complessiva del Next Generation UE riguarda la reintroduzione delle norme sul patto di stabilità e sugli aiuti di Stato, e su questo punto diversi parlamentari hanno chiesto lumi al Commissario. Parrebbe, tuttavia, che al momento la questione sia stata lasciata in sospeso. L’auspicio del Commissario Gentiloni è che le clausole che hanno sospeso il patto di stabilità non vengano reintrodotte presto, in quanto potrebbero generare effetti recessivi. Allo stesso tempo – aggiunge Gentiloni – tornare a delle regole condivise, non significa tornare alle stesse regole di prima. Ma questo è soltanto un auspicio. Ad ogni modo, Gentiloni avverte il nostro Paese: “Non possiamo immaginare che questa grande operazione europea abbia cancellato il debito pubblico italiano”. E questo suona più come un avvertimento.

Di buon auspicio, e molto apprezzabile, è stato l’intervento del neo presidente della Commissione Affari europei del Senato, il sen. Dario Stefano, il quale “correggendo” un’affermazione del Commissario Gentiloni, ha voluto sottolineare che non è il Governo a dover varare il Piano nazionale, ma il Parlamento. Non solo. Ha anche esplicitamente invitato la politica ad “evitare una deriva governativa”. Davanti ad un Piano di oltre 200 miliardi, che impegnerà il Paese per circa 30 anni, non è pensabile che sia soltanto una parte politica a decidere il futuro dell’Italia. Il fatto che a pronunciare queste parole sia stato un membro dell’attuale maggioranza, nonché presidente di una Commissione cruciale in questo momento politico, ci fa ben sperare!

SINTESI AUDIZIONE PARLAMENTARE DI PAOLO GENTILONI, COMMISSARIO EUROPEO ALL’ECONOMIA

SCUOLA: MIOZZO (CTS), MASCHERINA SOLO SE NON SI RISPETTA LA DISTANZA DI 1M

Si è svolta ieri alla Camera dei deputati l’audizione del dott. Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), chiamato a chiarire ai commissari presenti, per quasi tre ore, le valutazioni del CTS per la riapertura delle scuole.

Dopo settimane in cui abbiamo assistito a surreali dibattiti politici che hanno detto tutto e il contrario di tutto, alimentando l’insicurezza generale nei cittadini, il dott. Miozzo ha esposto in maniera chiara, diretta e precisa, le valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico. Per cominciare, meritano di essere annoverate tre dichiarazioni di carattere generale .

La prima. La pandemia è un’emergenza globale, sanitaria, economica, sociale e di sicurezza. Un evento che non ha precedenti nella storia moderna. Questo significa – dice il dott. Miozzo – che la comunità scientifica internazionale si trova in un momento di “fragilità”. “Non ci sono precedenti a cui ricollegarsi, perché nella storia non si è mai verificato nulla del genere” e “non è mai capitato che 1,5 miliardi di studenti rimanessero a casa per un lockdown”. Data questa premessa, le determinazioni che arrivano dal mondo scientifico non possono essere considerate “granitiche”, poiché possono essere soggette a valutazioni diverse sulla base di evidenze mutevoli.

La seconda. “Nella peggiore delle ipotesi ci saranno, se necessari, lockdown locali” – spiega Miozzo – ad ogni modo “il lockdown generale che abbiamo vissuto nei mesi scorsi è memoria del passato”. Ripeto: per il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico non è plausibile ipotizzare un lockdown generale come quello che abbiamo vissuto da marzo a maggio. Chi continua a paventare questa ipotesi, alimenta paure prive di fondamento.

La terza dichiarazione riguarda nello specifico la riapertura delle scuole. Con molta chiarezza il dott. Miozzo ha sostenuto che, secondo le evidenze del Comitato Tecnico Scientifico, i bambini da 0 a 6 anni possono tornare a scuola senza l’obbligo della mascherina. Per quanto riguarda le fasce di età ricomprese tanto nella scuola primaria ( da 6 a 10 anni) quanto in quella secondaria di primo e secondo grado ( da 10 a 18 anni), gli studenti avranno l’obbligo di indossare la mascherina quando sono “in movimento” e durante i momenti di aggregazione. Tuttavia – continua Miozzo – quando gli studenti sono in classe seduti al loro posto e “l’insegnate può confermare il distanziamento di 1 metro l’uno dall’altro, gli studenti possono togliere la mascherina”. Questo significa che gli studenti non dovranno indossare la mascherina per 8/9 ore, cioè per tutto il tempo della loro permanenza a scuola. Gli educatori, invece, hanno sempre l’obbligo di indossare la mascherina. Un’importante precisazione: “il parametro per definire il distanziamento di 1 metro” – spiega Miozzo – “non deve essere considerato da banco a banco, bensì si considera tra le rime buccali” (non tra spalla e spalla per capirci).

Il dott. Agostino Miozzo ha poi risposto alle diverse domande che gli sono state sottoposte dai Commissari, chiarendo alcune questioni. Sui banchi a rotelle, il dott. Miozzo ha risposto che il Comitato Tecnico Scientifico “non si è mai espresso al riguardo, perché nessuno lo ha richiesto”, specificando che l’unica valutazione fatta dal CTS ha riguardato soltanto la seduta fissa.

Per quanto riguarda, invece, il tampone per gli insegnanti, Miozzo risponde “a titolo personale”, chiarendo che secondo il suo parere dovrebbero essere obbligatori per tutto il personale scolastico. In questo senso il CTS – ha spiegato Miozzo – aveva ipotizzato di iniziare l’anno scolastico con tamponi per tutti gli operatori del settore, per poi procedere durante l’anno con dei test a campione sia per il personale scolastico che per gli studenti.

Più complessa la questione della misurazione della temperatura. Il dott. Miozzo ha chiarito che il CTS non è contrario alla misurazione della temperatura nelle scuole con i termo scanner. Il Comitato, tuttavia, ha effettuato delle “simulazioni” in base alle quali si è giunti alla conclusione che occorrerebbero circa 4/5 secondi per bambino/ragazzo per effettuare ogni singola misurazione. Ciò significa che in una scuola di circa 1000 bambini questa procedura comporterebbe ogni giorno circa 83 minuti di tempo. In questo senso, la criticità maggiore riportata dal CTS riguarda l’inevitabile assembramento che si formerebbe all’ingresso delle scuole, molte delle quali hanno una sola entrata (spesso anche su strada). In pratica il CTS ha valutato maggiormente pericolosi gli assembramenti davanti alle scuole per ottemperare alle misurazioni, anziché la misurazione della temperatura effettuata a casa dai genitori degli studenti.

La questione non risolta riguarda il trasporto scolastico. Per gli scuolabus sono state varate delle linee guida, e non dovrebbero esserci particolari problemi. Diverso il discorso per il trasporto pubblico locale. Sono stati forniti diversi “suggerimenti” al Ministero dei Trasporti, ma nulla più.  

Rimane, invece, un grosso punto interrogativo per quanto riguarda gli studenti disabili. Il dott. Agostino Miozzo nella sua lunga audizione ha citato una volta soltanto, e soltanto marginalmente, gli studenti disabili, accennando ad una mascherina trasparente che è in corso di validazione e che, se supererà i test, permetterà ai bambini e ragazzi non udenti di poter leggere il labiale degli insegnanti. Un po’ troppo poco, se pensiamo che saranno proprio gli studenti disabili i soggetti più fragili che dovranno affrontare le nuove regole della scuola post-pandemia.  A onor del vero, è assai probabile che la questione disabili non sia di pertinenza del CTS, quanto della politica.

E proprio dalla politica si attendono le decisioni finale. Come ha ricordato il dott. Agostino Miozzo, il Comitato Tecnico Scientifico fornisce della valutazioni sulla base delle evidenze scientifiche attuali. L’ultima parola spetta al Parlamento e al Governo.

In questo breve video, la sintesi dell’audizione alla Camera del dott. Agostino Miozzo

AUDIZIONE AGOSTINO MIOZZO, COORDINATORE COMITATO TECNICO SCIENTIFICO

RISIKO – L’ARMA CINESE DEL 5G

Con il sen. Andrea DE BERTOLDI, l’on. Massimiliano CAPITANIO, Antonio ALBANESE e Graziella GIANGIULIO, direttore e condirettore di AGC Communication

PODCAST – PUNTATA DI MERCOLEDÌ 5 AGOSTO ORE 15.00

Le Istituzioni nazionali si apprestano a gestire l’inevitabile rivoluzione tecnologica. Anche in questo ambito, a destare preoccupazione è ancora una volta la politica espansionistica della Cina, che sta utilizzando l’arma tecnologica del 5G per conquistare l’Occidente.

La politica italiana, in questa prospettiva, si troverà nel breve periodo a prendere decisioni che tracceranno inesorabilmente il percorso del nostro futuro. Ogni scelta presa, fatalmente escluderà tutte le altre. Il principio di precauzione, quindi, suggerirebbe al decisore politico di valutare tutte le implicazioni della sua strategia, prima di fare le sue mosse (e non dopo).

La prospettiva di realizzare un’autostrada digitale che percorra tutto il territorio nazionale, in grado di colmare il gap tecnologico dell’Italia e aumentare significativamente il Pil, è senza dubbio una prospettiva allettante. Ma qual è il prezzo che la nostra società dovrà pagare nel lungo periodo per questa scelta?

La Cina si è preparata a vincere questa battaglia decenni fa, ed ha già pianificato tutto. Il nuovo Celeste Impero si appresta a conquistare il “barbaro” Occidente e dominarlo per millenni, non per una manciata di decenni. La forza dei cinesi è proprio quella di porsi obiettivi a lungo periodo, lavorare sodo per raggiungere lo scopo prefisso, colpire soltanto al momento opportuno.

E il vantaggio tattico alla Cina è stato offerto proprio dal Vecchio Continente. Quando la Cina ha cominciato a considerare strategico il settore hi-tech, l’Italia e gli Stati europei hanno pensato bene che non fosse più conveniente investire nella tecnologia, dal momento che era possibile comprarla a basso costo da Pechino.

Questo il risultato: oggi è praticamente impossibile realizzare la tecnologia 5G senza stringere un “patto col diavolo” con il regime cinese. Non basta infatti escludere Huawei dalla lista dei fornitori della tecnologia 5G, giacché la Cina (che si sta preparando da tempo a questo momento) continua ad acquisire quote rilevanti in società quotate in borsa che forniscono tecnologia 5G.

C’è poi la questione dei Paesi Balcani, che a livello economico dipendono sempre di più dagli investimenti cinesi. Le antenne 5G cinesi installate in Croazia, Serbia, Bosnia, Albania, Kosovo, non avrebbero nessun problema a captare e catturare i dati italiani. Non è un caso che tra le Missioni internazionali dell’Italia per il 2020, figura il mantenimento della sicurezza cibernetica nei Balcani.

In questo momento nel Parlamento italiano coesistono almeno due posizioni, che stanno osservando il fenomeno 5G da diversi punti di vista. Una parte, che abbraccia partiti tanto di maggioranza quanto di opposizione, spinge per accelerare l’attuazione del 5G nel territorio nazionale. L’altra parte, invece, chiede di valutare con maggiore attenzione le conseguenze per la sicurezza nazionale prima di dare attuazione al 5G Action Plan italiano.

L’auspico è che queste due “anime” del Parlamento comincino a dialogare, per trovare una sintesi e una linea comune. Spiegare il 5G al Paese, significa anzitutto rendere edotta la cittadinanza in merito a tutte le conseguenze derivanti dalla rivoluzione tecnologica. Non vorremo trovarci tra vent’anni a fare la fine di Hong Kong.

L’ITALIA E’ PRONTA PER IL 5G? LA POLITICA ESPRIME PARERE FAVOREVOLE.

Lo scorso 28 giugno, la Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera dei deputati, ha presentato la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sulla tecnologia 5G.

Un lavoro che vede maggioranza e opposizione concordi sulla necessità di avviare e incentivare questa “svolta tecnologica” che, secondo i dati forniti dal Ministro per l’innovazione tecnologica, in 15 anni porterà al nostro Paese un aumento del Pil di circa 80 miliardi.

Attorno a questa nuova tecnologia sono tuttora aperte molte discussioni, che abbracciano diversi campi d’interesse: da quello relativo ai potenziali rischi per la salute e l’ambiente; a quello sulla sicurezza nazionale, che suggerirebbe di valutare molto attentamente la scelta dei “partner” che dovrebbero fornire la tecnologia 5G al nostro Paese.

In ogni caso, quando si parla di 5G il “principio di precauzione”, tanto in riferimento alle questioni geopolitiche quanto a quelle relative alla salvaguardia dell’habitat, è quanto mai dirimente.

Quel che è certo, è che diventa sempre più difficile per i non addetti ai lavori valutare nel merito le questioni che accompagnano il dibattito sul 5G. In questo senso, Radio Sparlamento si limita a fornire il punto di vista del decisore politico, e in questo caso le posizioni di maggioranza e opposizione convergono.

L’invito al Parlamento dell’ex presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Lega, Alessandro Morelli, e del Ministro per l’innovazione tecnologica del M5S, Paola Pisano, è quello di fare presto. Di accelerare la transizione verso il 5G “senza timori”, portando anzitutto a compimento l’iter parlamentare di tutti quei progetti di legge, attualmente in discussione, che intervengono in maniera diversa sulla materia.

In questo video, la sintesi dell’intervento del Ministro Paola Pisano, dell’ex presidente della IX Commissione della Camera, Alessandro Morelli, nonché l’intervento “tecnico” svolto dal prof. Nicola Brefari Melazzi, presidente del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni. Ognuno tragga le proprie conclusioni.

STATO DI EMERGENZA PERMANENTE. La parola al Comitato per la Legislazione della Camera dei deputati

Il dibattito sullo stato di emergenza, che si è definito questa settimana con la proroga dello stesso fino a 15 di ottobre, è stato affrontato prevalentemente nella sua dimensione politica, per capirci nella contrapposizione tra le ragioni della maggioranza da una parte e quelle delle opposizioni dall’altra. Scarsa attenzione, invece, è stata riservata alla disamina degli effetti dell’emergenza ai fini della tenuta delle Istituzioni democratiche.

In questo ambito è di particolare interesse il Rapporto sulla legislazione 2019/2020 presentato, lo scorso martedì 28 luglio, dal Comitato per la Legislazione della Camera dei deputati. Tra l’altro, in pochi sanno che il Parlamento ha potuto discutere della proroga dello Stato di emergenza in ragione di un Ordine del Giorno elaborato dal Comitato per la Legislazione della Camera, che ha impegnato il Governo a riferire alle Camere in caso di una eventuale proroga dell’emergenza. Diversamente l’Esecutivo avrebbe provveduto con delibera del Presidente del Consiglio.

Nel merito della questione, il Rapporto ha messo in evidenza come l’operato del Governo durante l’emergenza Covid-19 abbia ulteriormente alterato gli equilibri costituzionali e prodotto una legislazione confliggente, e non in grado di assolvere in maniera compiuta agli obiettivi che i decreti avrebbero dovuto perseguire.

Al riguardo, ci forniscono degli esempi eclatanti l’abitudine di abrogare norme di un decreto-legge in fase di conversione mediante un altro decreto-legge. Il decreto Liquidità ha abrogato ben 5 disposizioni del decreto Cura Italia, così come il decreto Rilancio ha abrogato tre disposizioni del decreto Liquidità. Un sistema che, oltretutto, crea dei problemi interpretativi sulle singole disposizioni, dacché che le norme dei decreti-legge dispiegano i loro effetti dal momento della pubblicazione in GU. Per non parlare della “mole” inedita dei decreti, che da un’analisi del Comitato non ha precedenti: dai 171 articoli del decreto Cura Italia, ai 344 del decreto Rilancio.

E’ stato altresì alterato il sistema delle fonti, laddove un decreto del Ministro dell’Economia ( fonte regolamentare) si è arrogato il potere di rimodulare le autorizzazioni di spesa autorizzate da una legge (fonte primaria). Se ciò non bastasse, l’emergenza ha ulteriormente minato l’impianto del bicameralismo su sui è fondato il nostro sistema parlamentare.

Il Rapporto ha anche messo in evidenza come durante la fase di emergenza il bicameralismo sia stato superato da un “monocameralismo casuale e alternato”, in base al quale una Camera discuteva e modificava i decreti, mentre l’altra si accontentava di ratificarli. Stesso discorso si può applicare alla discussione degli emendamenti, che senza le relazioni tecniche (che sono in mano al Governo) non hanno modo di essere adeguatamente sottoposti al vaglio del Parlamento.

Va fatta una dovuta precisazione. Si tratta di “patologie” di cui il nostro sistema democratico soffre ormai da diverso tempo. Sarebbe ingeneroso imputare tutti i mali della nostra democrazia a questo Governo. E’ un fatto però che la legislazione emergenziale abbia ulteriormente accentuato questi aspetti.

Quel che è certo, è che la politica dovrebbe aprire sulla questione una chiara e trasparente discussione. Ci conforta constatare che il dibattito per la salvaguardia della prima istituzione democratica del nostro ordinamento costituzionale, qual è il Parlamento, non sia ostacolato dalle contrapposizioni di partito. In quest’epoca più che mai abbiamo bisogno di una politica lungimirante, animata dalla ricerca del “bene comune”. In questo senso le Istituzioni rappresentano le “fondamenta” della nostra società. Del resto, il 15 ottobre verrà meno lo stato di emergenza, le criticità di cui soffre la nostra democrazia rimarranno ancora lì, in attesa di essere risolte.

In questo video, la sintesi della presentazione del Rapporto sulla Legislazione del 28 luglio 2020, con gli interventi del vicepresidente della Camera dei deputati, Ettore Rosato, la presidente del Comitato, Maura Tomasi, e il vicepresidente dello stesso, Stefano Ceccanti.

REPORTER ALLO SBARAGLIO? Con l’on. Alessandra Ermellino e Antonio Albanese, direttore di AGC Communication

REPORTER ALLO SBARAGLIO? – CON L’ON. ALESSANDRA ERMELLINO E ANTONIO ALBANESE, DIRETTORE AGC COMMUNICATION

Le loro inchieste fanno il giro del mondo. Rischiano la vita per informare. Non hanno alcuna tutela. E’ la condizione in cui si trovano soprattutto i giornalisti italiani che inseguono le notizie in ogni parte del mondo. E quando le loro inchieste fanno emergere questioni scottanti, che certi regimi preferirebbero tenere nascosti, allora arrivano le intimidazioni. Mettere il bavaglio all’informazione e alla libera circolazione delle notizie, significa mettere a repentaglio la tenuta del sistema democratico. La politica, questo lo ha compreso? Dal 2018 in Parlamento sono state depositate diverse proposte legislative che andrebbero a tutelare la “funzione” del giornalista, anche mediante apposite previsioni per salvaguardare l’incolumità di quei professionisti oggetto di minacce, così come per prevenire i fenomeni intimidatori. Eppure, nei piani alti dei Palazzi della politica dove si decidono le priorità del Paese, si prende tempo. Lo scorso venerdì 17 luglio alla Camera dei deputati è stata discussa l’interpellanza presentata dall’on. Alessandra Ermellino, attraverso cui la parlamentare ha chiesto al Governo un intervento a tutela della libertà di stampa e per la salvaguardia dell’incolumità dei giornalisti che operano in Italia, nonché una presa di posizione pubblica per stigmatizzare l’atteggiamento di Neville Gafà nei confronti del giornalista Nello Schiavo. La risposta del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Castaldi, non lascia intravedere un cambio di rotta da parte dell’Esecutivo. Non solo. Il direttore di AGC Communication, Antonio Albanese, ha fatto notare come, proprio in relazione alla vicenda di Nello Scavo, tanto il Ministero degli Esteri quanto la Presidenza del Consiglio abbiamo ( per usare un termine giornalistico) “preso un buco grosso come una casa”. Secondo il Sottosegretario Castaldi, infatti, il signor Gafà non ha mai avuto incarichi ufficiali nel Governo maltese, ergo l’Esecutivo italiano non si “sente autorizzato” ad intervenire pubblicamente in difesa di un giornalista italiano che, nell’ambito della sua inchiesta sul traffico di migranti, ha ricevuto pubbliche minacce. Ricordo che il signor Gafà, a mezzo di twitter, intimò a Nello Scavo: ” Ferma i tuoi affari sporchi, altrimenti ti fermeremo noi”. Peccato che – ha opportunamente fatto notare Antonio Albanese – è noto a tutti che Neville Gafà all’epoca dei fatti era alle dipendenze del Governo maltese come consulente dell’ex Premier Muscat. Ponzio Pilato, non avrebbe fatto di meglio! Nel frattempo, la Corte Costituzionale ha dato alla politica un anno di tempo per legiferare sulla disciplina che punisce con il carcere i giornalisti condannati per reato di diffamazione. Riuscirà il nostro Parlamento in questa impresa? Senza un’adeguata normativa i giornalisti, specialmente quelli indipendenti, continueranno ad essere professionisti allo sbaraglio, alla mercé degli eventi. Speriamo che non debba “scapparci il morto” per far intervenire il legislatore.

SAVONA: Serve un centro di coordinamento per gestire le nuove iniziative legislative europee

Il prof. Paolo Savona, attuale presidente della CONSOB, è intervenuto questa settimana alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul futuro dell’Unione europea, che si sta svolgendo presso la Commissione per gli Affari Europei. Il presidente Savona le carte le legge, ed è capace anche di interpretarle: attualmente sono in corso 216 tavoli di discussione in Europa, di cui 43 riguardano le nuove iniziative e 44 il riadattamento delle vecchie. Si tratta di una mole legislativa immensa, dove spesso la sintesi si trova nelle clausole e negli allegati. Per comprendere, quindi, la reale portata e l’incidenza di queste iniziative, occorre un coordinamento unico in grado di valutare gli effetti micro e macro di tutte le 213 iniziative. Tutti i Paesi europei – ha dichiarato il prof. Savona – sono provvisti di un nucleo formato da un imponente numero di persone: la Germania ne conta 800, la Francia 600. E in Italia? Anche in questo caso il nostro Paese va in ordine sparso, ognuno attaccato più alle proprie prerogative che al perseguimento del bene del Paese. Esiste un Ministero senza portafogli per le politiche UE, che agisce nell’ambito di un Dipartimento a Palazzo Chigi. Esiste una Direzione Generale al MEF, per gli aspetti economici e finanziari. Esiste un’altra Direzione Generale al MAE, per gli affari generali. Secondo il presidente Savona, in questo momento più che mai, è necessario un coordinamento unico che riferisca direttamente al Presidente del Consiglio. E’ quindi auspicabile che l’Esecutivo riprenda l’esperienza iniziata nel Governo Conte I, quella relativa al Comitato Interministeriale per gli Affari europei (CIAE), che era preposto proprio a questo compito. Nel precedente Governo, la delega a coordinare il CIAE era stata data al Dicastero guidato proprio dal prof. Savona. Peccato, racconta il presidente, che alle riunione del CIAE sia il MAE che il MEF non abbiano mai partecipato, preferendo procedere ognuno per proprio conto. Sarà questo il motivo che ha spinto il prof. Savona ha lasciare il Governo I, preferendogli la presidenza della Consob?

UNA QUESTIONE DI DIFESA – Intervista all’on. Alessandra Ermellino

ASCOLTA IL PODCAST DELL’INTERVISTA ALL’ON. ALESSANDRA ERMELLINO

L’on. Alessandra Ermellino, membro della Commissione Difesa della Camera, ha raccontato ai microfoni di Radio Sparlamento una vicenda molto interessante avvenuta la scorsa settimana nella Commissione Difesa della Camera. Tutto ruota attorno all’art. 211, commi 2 e 3, del decreto Rilancio, che prevede la concessione di beni immobili della Difesa a soggetti privati. I dubbi non riguardano tanto il merito della previsione normativa, quanto le modalità con cui il Governo ha deciso di procedere. Anzitutto, non si ravvedono i criteri di necessità e urgenza, che avrebbero dovuto ispirare la norma. In secondo luogo la disposizione appare troppo generica, lasciando ampi spazi discrezionali in merito alla sua interpretazione. Anche gli stranieri possono accedere alle convenzioni? Gli accordi si intendono a titolo oneroso? Soprattutto: come si deve interpretare questa norma alla luce della normativa già vigente, che dal 2009 ha affidato a Difesa Servizi S.p.A. la valorizzazione del patrimonio della Difesa attraverso anche concessioni con i privati? E ancora. Se la norma è stata inserita nel decreto Rilancio per una questione di “cassa”, perché manca la relazione tecnica attraverso cui il Governo avrebbe dovuto quantificare ( e quindi giustificare) la norma? A far sorgere dei sospetti sulla natura di questa disposizione, è stata anche la vicenda personale che ha interessato l’onorevole Ermellino la quale, allo scopo di rimandare la discussione ad un provvedimento più completo, propose un emendamento soppressivo della norma. Almeno così credeva, dal momento che il suo emendamento non è stato presentato dal Gruppo parlamentare di appartenenza (il Movimento 5 Stelle), nonostante avesse avuto al riguardo le rassicurazioni del suo capogruppo. A seguito di questi fatti, l’on. Ermellino ha dapprima espresso voto contrario al parere espresso dalla Commissione Difesa, successivamente ha ritenuto opportuno lasciare il M5S. Viene spontaneo, quindi, domandarsi quale disegno ci sia dietro questa norma, dal momento che stiamo pur sempre parlando del patrimonio immobiliare dello Stato che, ci ha fatto sapere l’on. Ermellino, non è al momento “quantificabile”. L’ultimo censimento del Ministero della Difesa, infatti, risale al 2015. In pratica stiamo consentendo a soggetti privati concessioni su beni appartenenti alla Difesa, senza conoscerne l’effettiva entità. Come andrà finire questa vicenda? La caparbietà dell’on. Alessandra Ermellino ci fa presumere che le polemiche siano soltanto iniziate.

L’acciaio cinese a basso costo sta per (s)travolgere il settore siderurgico italiano ed europeo.

L’informativa del Ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, che si è svolta alla Camera lo scorso 26 maggio, è occasione per riflettere sulla crisi del settore siderurgico, in Italia quanto nel resto del mondo. Il nostro Paese manca di un piano industriale nazionale, in un settore che rimane strategico per la nostra economia: più di 40 miliardi fatturati lo scorso anno e un indotto occupazionale che, tra lavoratori diretti e indiretti, impiega circa 300 mila dipendenti. La sovra eccedenza di acciaio a basso costo proveniente soprattutto dalla Cina (che da sola produce il 53 per cento dell’acciaio globale) causata dalla politica dei dazi dell’amministrazione Trump, sta per riversarsi sul mercato europeo. Le conseguenze per il settore nel nostro Continente, specialmente in questo momento emergenziale, rischiano di essere veramente disastrose. Nonostante ciò, l’Europa si mostra ancora una volta assente, ed ogni Paese reagisce a questa minaccia e alla crisi economica in ordine sparso. L’Europa e il mondo intero hanno vissuto momenti tragici a causa della “guerra siderurgica”. Tre date sicuramente da ricordare: 1870, 1915, 1940. E non dimentichiamo che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il primo passo per la crearezione l’Unione europea fu proprio l’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Se la situazione dovesse sfuggire di mano il rischio è che il passato torni a bussare alla porta del nostro presente, poiché la produzione di acciaio nel mondo è ancora in grado di condizionare le dinamiche internazionali. In questo video, Sparlamento propone la sintesi dell’informativa parlamentare attraverso le dichiarazioni del Ministro Patuanelli e degli interventi dei rappresentanti dei diversi partiti, per fornire una panoramica generale dell’attuale dibattito nazionale su questo setto

Il decreto Rilancio per uscire dalla crisi? Le perplessità di Cottarelli in audizione alla Camera

ono in corso presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati le audizioni sul “decreto rilancio”. Giovedì 28 maggio, il prof. Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici, ha svolto la sua relazione. Secondo il prof. Cottarelli si tratta di un provvedimento troppo complesso e scritto male, che abbisogna di oltre 80 decreti attuativi. Le misure di sostegno al reddito, considerata l’entità della crisi, sono troppo brevi e probabilmente abbisogneranno di ulteriori finanziamenti. E ancora: 4/5 delle misure contenute del decreto sono di tipo compensativo, volte ad attenuare le perdite di reddito, quindi non saranno in grado di rimettere in moto l’economia. Ancora una volta il “caso Alitalia” desta molte perplessità, soprattutto perché continua a mancare un piano di rilancio industriale. Perplessità anche sull’uso (o abuso) dei crediti di imposta, che per Cottarelli rappresentano una sorta di “debito pubblico nascosto” di cui nessuno conosce l’esatta entità. Infine, la questione del debito pubblico. Quando ci saremo lasciati la crisi alle spalle, che ne sarà dell’enorme debito accumulato? Il presidente della Commissione Bilancio, Claudio Borghi, pone questa domanda.

La Borsa ai tempi del virus: Consob doveva intervenire prima? Savona Vs De Bertoldi

Durante la prima fase della pandemia la Borsa italiana ha subito ingenti perdite, stimate in diversi miliardi di euro. Una parte della politica chiese da subito di “mettere in sicurezza” i risparmi degli italiani. Secondo la Consob, però, l’andamento negativo della Borsa italiana non era il riflesso di attacchi speculativi. Soltanto il 18 marzo la Consob decise di vietare le vendite allo scoperto. Giovedì 28 maggio nell’ambito dell’audizione dei vertici della Consob nella Commissione bicamerale d’ichiesta sul sistema bancario c’è stata una sorta di “resa dei conti” tra il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea De Bertoldi, e il presidente della Consob, Paolo Savona. Si poteva o doveva agire diversamente? Secondo il presidente Savona, “il potere di chiudere la Borsa non ce l’ha la Consob, ce l’ha il Ministero del Tesoro”.

Mascherine: l’Italia sarà autosufficiente entro la fine di settembre grazie a 135 aziende italiane.

Mercoledì 27 maggio si è svolta alla Camera dei deputati l’audizione del Commissario Straordinario, Domenico Arcuri, che ha riferito dinanzi la Commissione Affari sociali in merito alla questione dei dispositivi di protezione personale, in particolare: sulla sostenibilità del prezzo fissato a 0,50 centesimi per singola mascherina e sugli obiettivi che l’Ufficio Commissariale sta perseguendo. Riguardo alla prima questione, il Commissario ha “mancato” di riferire in merito ai costi sostenuti dallo Stato per garantire il prezzo calmierato su tutto il territorio nazionale, dal momento che l’Uffiicio commissariale si è impegnato a riconoscere ai distributori il “maggior prezzo” sostenuto. La buona notizia è che dalla fine di settembre la produzione nazionale sarà in grado di soddisfare tutta la richiesta in Italia senza dover più importare dalla Cina. Una sola nota stonata: l’atteggiamento ecessivamente autorefereziale del Commissario Arcuri nei confronti di quanti hanno l’ardire di mettere in discussione il suo operato e dei cittadini, a cui il Commissario si rivolge definendoli “gente” per di più “birichina”. Alcuni parlamentari non hanno ( giustamente) mancato di farglielo notare.

 

 

Il decreto rilancio alla sua prima prova parlamentare: l’informativa del Premier Conte

In politica nulla accade per caso. L’informativa di questa mattina del Presidente del Consiglio Conte doveva essere il primo momento di confronto tra maggioranza e opposizione sul “decreto rilancio”. Com’è finita? L’attenzione mediatica si è focalizzata sulla polemica innescata dal M5S sul “caso Lombardia”, quando invece in questo momento gli italiani hanno bisogno di conoscere in concreto le misure economiche dispiegate negli oltre 255 articoli del decreto rilancio. In questo video Sparlamento vi propone la “ricostruzione” di quanto avvenuto, soprattutto riporta gli interventi delle opposizioni e della maggioranza sul merito del decreto. A quanto pare sono state stanziate più risorse per il bonus monopattini che per i disabili. A quanto pare l’abolizione dell’Irap riguarda soltanto una rata. A quanto pare le priorità del PD e di Italia Viva in questo tragico momento riguardano gli esami di maturità, i centri estivi per i bambini e la parità salariale tra uomini e donne. Di altro questa mattina in concreto non si è parlato. Ancora una volta il “gioco mediatico” ha messo in ombra i contenuti della politica, o peggio ha evitato che gli italiani si potessero accorgere che nel periodo più tragico per il nostro Paese sono propri i contenuti politici a mancare. Vi invito a non cadere in questi tranelli studiati a tavolino, e a chiedere spiegazioni alla politica tutta sul suo operato. Le risorse contenute in questo decreto non sono “a costo zero”, le ripagheremo tutti a suon di tasse a partire dal prossimo anno. Assicuriamoci che siano realmente risorse necessarie e propedeutiche a superare l’emergenza causata dalla pandemia.
 
 

Il contributo delle Forze armate e della Difesa italiana nella lotta al Covid-19

Lo scorso 13 maggio il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in audizione nelle Commissioni riunite Difesa di Camera e Senato ha rappresentato il grande contributo che è stato fornito dal comparto della sicurezza e della difesa nella lotta al Codiv-19. Circa 500 unità tra ufficiali medici, infermieri, operatori sanitari, biologi e psicologi, sono tuttora in prima linea in questa fase emergenziale. Non solo. Sono diversi gli stabilimenti militari che sono stati messi a disposizione per dare un fattivo supporto al Paese. Lo stabilimento chimico e farmaceutico di Firenze è stato riconvertito per la produzione di disinfettante alcolico; lo stabilimento militare di Torre Annunziata sta procudento 6 milioni di mascherine al mese, così molte altre realtà militari in tutto il territorio nazionale. Ed è la politica tutta a lodare l’azione dei nostri militari, questa volta senza distinzione tra maggioranza e opposizione, come si evince dai contributi dei parlamentari che sono intevenuti nell’ambito di questa audizione.

Fondi per le imprese: i nodi da sciogliere

La ripresa economica post covid-19 passa anche attraverso il sostegno alle imprese che hanno subito un’ingente perdita di fatturato in ragione del lockdown che si è reso necessario a causa della pandemia. Il decreto liquidità è intervenuto coordinando le diverse misure che erano state previste partire dai primi di marzo, tuttavia la situazione rimane incerta. L’impressione è che anche la task force preposta per l’erogazione delle garanzie navighi a vista, senza avere una visione d’insieme del suo operato. In questo video Sparlamento propone una sintesi dell’audizione del Direttore Generale della Direzione Generale della Direzione incentivi alle imprese del Mise, che lo scorso 13 maggio ha presentato alla Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario i dati relativi all’erogazione dei fondi. Tuttavia, quando si è trattato di rispondere alle domande di due illustri senatori, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai (Lega) e il presidente della Commisisone Bilancio Daniele Pesco (M5S), la replica è stata alquanto deludente.

Informativa del Ministro Franceschini alla Camera

Giovedì 7 maggio il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, on. Dario Franceschini, ha svolto un’informativa parlamentare ( prima al Senato, poi alla Camera) sulla situazione per comparto turirmo e cultura a seguito dell’emergenza Covid-19. Nell’intervento il Ministro indica i possibili interventi che dovrebbe essere contenuti all’interno del “decreto aprile”.

Audizione senza replica per il Ministro Azzolina

Sparlamento propone la sintesi dell’audzione del Minsitro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che si è svolta lo scorso 13 maggio presso la Commissione Cultura della Camera dei deputati. Il video contiene, nella prima parte l’informativa del Ministro Azzolina relativamente alle modalità di svolgimento dell’esame di Stato e alle risorse messe a disposizone per la scula nel “decreto rilancio” di aprile. La seconda parte è dedicata agli interventi di alcuni parlamentari, su questioni ancora non risolte in merito all’emergenza scolastica causata dal Covid-19, tra cui i fondi pre le scuole paritarie, lo svolgiemntod egli esami di Stato per gli studenti privatisti, le modalità di svolgimento del concorso straorinario indetto per luglio, la composizione delle commissioni ‘esame del prossimo giugno, i trasferimenti dei docenti autorizzati a settembre.

Il presidente dell’ ISS, Silvio Brusaferro, riferisce alla Camera

Sparlamento propone una sitnesi dell’audizione informale del presidente dell’Isituto Superiore di Sanità, prof. Silvio Brusaferro, che si è svolta giovedì 7 maggio 2020 presso la Commissione affari sociali della Camera. L’audizione offre importanti informazioni per i i cittadini , relative ai c.d. “contatti interpersonali” nella fase 2 dell’emergenza da Covid-19: a cosa servono le mascherine e quali e quante tipologie ne esistono in commercio; validità dei test seriologici; memoria immunitaria; funzionamento della app per il contact tracing.